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  1. #1
    senza dio, senza patria
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    Predefinito benedetto il fallito, articolo del "teologo" Kung

    LE IDEE
    Benedetto XVI ha fallito
    i cattolici perdono la fiducia
    di HANS KÜNG

    Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger - oggi Benedetto XVI - ed io eravamo i due più giovani teologi del Concilio. Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in piena attività. Ho sempre inteso il mio impegno teologico come un servizio alla Chiesa. Per questo, mosso da preoccupazione per la crisi di fiducia in cui versa questa nostra Chiesa, la più profonda che si ricordi dai tempi della Riforma ad oggi, mi rivolgo a voi, in occasione del quinto anniversario dell'elezione di papa Benedetto al soglio pontificio, con una lettera aperta. È questo infatti l'unico mezzo di cui dispongo per mettermi in contatto con voi.

    Avevo apprezzato molto a suo tempo l'invito di papa Benedetto, che malgrado la mia posizione critica nei suoi riguardi mi accordò, poco dopo l'inizio del suo pontificato, un colloquio di quattro ore, che si svolse in modo amichevole. Ne avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all'università di Tübingen, avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e un'intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II. Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e tanti credenti che vivono con impegno la fede cattolica, non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più di una volta a papa Benedetto nella corrispondenza che ho avuto con lui.

    Indubbiamente egli non ha mai mancato di adempiere con scrupolo agli impegni quotidiani del papato, e inoltre ci ha fatto dono di tre giovevoli encicliche sulla fede, la speranza e l'amore. Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo pontificato si dimostra ogni giorno di più come un'ulteriore occasione perduta, per non aver saputo cogliere una serie di opportunità:
    - È mancato il ravvicinamento alle Chiese evangeliche, non considerate neppure come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l'impossiblità di un riconoscimento delle sue autorità e della celebrazione comune dell'Eucaristia.
    - È mancata la continuità del dialogo con gli ebrei: il papa ha reintrodotto l'uso preconciliare della preghiera per l'illuminazione degli ebrei; ha accolto nella Chiesa alcuni vescovi notoriamente scismatici e antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio XII; e prende in seria considerazione l'ebraismo solo in quanto radice storica del cristianesimo, e non già come comunità di fede che tuttora persegue il proprio cammino di salvezza. In tutto il mondo gli ebrei hanno espresso sdegno per le parole del Predicatore della Casa Pontificia, che in occasione della liturgia del venerdì santo ha paragonato le critiche rivolte al papa alle persecuzioni antisemite.
    - Con i musulmani si è mancato di portare avanti un dialogo improntato alla fiducia. Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato dal papa a Ratisbona: mal consigliato, Benedetto XVI ha dato dell'islam un'immagine caricaturale, descrivendolo come una religione disumana e violenta e alimentando così la diffidenza tra i musulmani.
    - È mancata la riconciliazione con i nativi dell'America Latina: in tutta serietà, il papa ha sostenuto che quei popoli colonizzati "anelassero" ad accogliere la religione dei conquistatori europei.
    - Non si è colta l'opportunità di venire in aiuto alle popolazioni dell'Africa nella lotta contro la sovrappopolazione e l'AIDS, assecondando la contraccezione e l'uso del preservativo.
    - Non si è colta l'opportunità di riconciliarsi con la scienza moderna, riconoscendo senza ambiguità la teoria dell'evoluzione e aderendo, seppure con le debite differenziazioni, alle nuove prospettive della ricerca, ad esempio sulle cellule staminali.
    - Si è mancato di adottare infine, all'interno stesso del Vaticano, lo spirito del Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa cattolica, portando avanti le sue riforme.
    Quest'ultimo punto, stimatissimi vescovi, riveste un'importanza cruciale. Questo papa non ha mai smesso di relativizzare i testi del Concilio, interpretandoli in senso regressivo e contrario allo spirito dei Padri conciliari, e giungendo addirittura a contrapporsi espressamente al Concilio ecumenico, il quale rappresenta, in base al diritto canonico, l'autorità suprema della Chiesa cattolica:
    - ha accolto nella Chiesa cattolica, senza precondizione alcuna, i vescovi tradizionalisti della Fraternità di S. Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della Chiesa cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei suoi punti essenziali;
    - ha promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso l'Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli;
    - non realizza l'intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa cattolica romana rinunciando all'obbligo del celibato.
    - ha potenziato, a livello mondiale, le forze anticonciliari all'interno della Chiesa attraverso la nomina di alti responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato, Congregazione per la Liturgia) e di vescovi reazionari.

    Papa Benedetto XVI sembra allontanarsi sempre più dalla grande maggioranza del popolo della Chiesa, il quale peraltro è già di per sé portato a disinteressarsi di quanto avviene a Roma, e nel migliore dei casi si identifica con la propria parrocchia o con il vescovo locale.

    So bene che anche molti di voi soffrono di questa situazione: la politica anticonciliare del papa ha il pieno appoggio della Curia romana, che cerca di soffocare le critiche nell'episcopato e in seno alla Chiesa, e di screditare i dissenzienti con ogni mezzo. A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate esibizioni di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto mediatico, l'immagine di una Chiesa forte, con un "vicario di Cristo" assolutista, che riunisce nelle proprie mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la politica di restaurazione di Benedetto XVI è fallita. Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi, i suoi documenti non sono serviti a influenzare nel senso della dottrina romana le idee della maggioranza dei cattolici su varie questioni controverse, e in particolare sulla morale sessuale. Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura membri di gruppi carismatici di orientamento conservatore, hanno potuto frenare le defezioni dalla Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio.

    Nella vostra qualità di vescovi voi siete certo i primi a risentire dolorosamente dalla rinuncia di decine di migliaia di sacerdoti, che dall'epoca del Concilio ad oggi si sono dimessi dai loro incarichi soprattutto a causa della legge sul celibato. Il problema delle nuove leve non riguarda solo i preti ma anche gli ordini religiosi, le suore, i laici consacrati: il decremento è sia quantitativo che qualitativo. La rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il clero, e soprattutto tra i suoi esponenti più attivi; tanti si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a causa della Chiesa. In molte delle vostre diocesi è verosimilmente in aumento il numero delle chiese deserte, dei seminari e dei presbiteri vuoti. In molti Paesi, col preteso di una riforma ecclesiastica, si decide l'accorpamento di molte parrocchie, spesso contro la loro volontà, per costituire gigantesche "unità pastorali" affidate a un piccolo numero di preti oberati da un carico eccessivo di lavoro.

    E da ultimo, ai tanti segnali della crisi in atto viene ad aggiungersi lo spaventoso scandalo degli abusi commessi da membri del clero su migliaia di bambini e adolescenti, negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e altrove; e a tutto questo si accompagna una crisi di leadership, una crisi di fiducia senza precedenti. Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di occultamento degli abusi sessuali del clero rispondesse alle disposizioni della Congregazione romana per la Dottrina della fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal cardinale Ratzinger), che fin dal pontificato di Giovanni Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la documentazione su questi casi. In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a tutti i vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi ("Epistula de delictis gravioribus"), imponendo nel caso di abusi il "secretum pontificium", la cui violazione è punita dalla la Chiesa con severe sanzioni. E' dunque a ragione che molti hanno chiesto un personale "mea culpa" al prefetto di allora, oggi papa Benedetto XVI. Il quale però non ha colto per farlo l'occasione della settimana santa, ma al contrario ha fatto attestare "urbi et orbi", la domenica di Pasqua, la sua innocenza al cardinale decano.

    Per la Chiesa cattolica le conseguenze di tutti gli scandali emersi sono devastanti, come hanno confermato alcuni dei suoi maggiori esponenti. Il sospetto generalizzato colpisce ormai indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di grande impegno e di condotta ineccepibile. Sta a voi, stimatissimi vescovi, chiedervi quale sarà il futuro delle vostre diocesi e quello della nostra Chiesa. Non è mia intenzione proporvi qui un programma di riforme. L'ho già fatto più d'una volta, sia prima che dopo il Concilio. Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte, condivise - ne sono convinto - da milioni di cattolici che non hanno voce.
    1. Non tacete. Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende corresponsabili. Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate leggi, disposizioni o misure abbiano effetti controproducenti, dovreste dichiararlo pubblicamente. Non scrivete lettere a Roma per fare atto di sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!
    2. Ponete mano a iniziative riformatrici. Tanti, nella Chiesa e nell'episcopato, si lamentano di Roma, senza però mai prendere un'iniziativa. Ma se oggi in questa o quella diocesi o comunità i parrocchiani disertano la messa, se l'opera pastorale risulta inefficace, se manca l'apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le colpe su Roma. Tutti, dal vescovo al prete o al laico, devono impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia. Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in generale in seno alla Chiesa, sono nate dall'iniziativa di singole persone o di piccoli gruppi. Spetta a voi, nella vostra qualità di vescovi, il compito di promuovere e sostenere simili iniziative, così come quello di rispondere, soprattutto in questo momento, alle giustificate lagnanze dei fedeli.
    3. Agire collegialmente. Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e contro la tenace opposizione curiale, la collegialità dei papi e dei vescovi, in analogia alla storia degli apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del collegio degli apostoli. Ma nel periodo post-conciliare il papa e la curia hanno ignorato questa fondamentale decisione conciliare. Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza alcuna consultazione con l'episcopato, Paolo VI promulgò un'enciclica in difesa della discussa legge sul celibato, la politica e il magistero pontificio ripresero a funzionare secondo il vecchio stile non collegiale. Nella stessa liturgia il papa si presenta come un autocrate, davanti al quale i vescovi, dei quali volentieri si circonda, figurano come comparse senza diritti e senza voce. Perciò, stimatissimi vescovi, non dovreste agire solo individualmente, bensì in comune con altri vescovi, con i preti, con le donne e gli uomini che formano il popolo della Chiesa.
    4. L'obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Voi tutti, al momento della solenne consacrazione alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza incondizionata al papa. Tuttavia sapete anche che l'obbedienza assoluta è dovuta non già al papa, ma soltanto a Dio. Perciò non dovete vedere in quel giuramento a un ostacolo tale da impedirvi di dire la verità sull'attuale crisi della Chiesa, della vostra diocesi e del vostro Paese. Seguite l'esempio dell'apostolo Paolo, che si oppose a Pietro "a viso aperto, perché evidentemente aveva torto" (Gal. 2,11). Può essere legittimo fare pressione sulle autorità romane, in uno spirito di fratellanza cristiana, laddove queste non aderiscano allo spirito del Vangelo e della loro missione. Numerosi traguardi - come l'uso delle lingue nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui matrimoni misti, l'adesione alla tolleranza, alla democrazia, ai diritti umani, all'intesa ecumenica e molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti soltanto grazie a una costante e tenace pressione dal basso.
    5. Perseguire soluzioni regionali: il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate richieste dei vescovi, dei preti e dei laici. Ragione di più per puntare con intelligenza a soluzioni regionali. Come ben sapete, un problema particolarmente delicato è costituito dalla legge sul celibato, una norma di origine medievale, la quale a ragione è ora messa in discussione a livello mondiale nel contesto dello scandalo suscitato dagli abusi. Un cambiamento in contrapposizione con Roma appare pressoché impossibile; ma non per questo si è condannati alla passività. Un prete che dopo seria riflessione abbia maturato l'intenzione di sposarsi non dovrebbe essere costretto a dimettersi automaticamente dal suo incarico, se potesse contare sul sostegno del suo vescovo e della sua comunità. Una singola Conferenza episcopale potrebbe aprire la strada procedendo a una soluzione regionale. Meglio sarebbe tuttavia mirare a una soluzione globale per la Chiesa nel suo insieme. Perciò
    6. si chieda la convocazione di un Concilio: se per arrivare alla riforma liturgica, alla libertà religiosa, all'ecumenismo e al dialogo interreligioso c'è stato bisogno di un Concilio, lo stesso vale oggi a fronte dei problemi che si pongono in termini tanto drammatici. Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza aveva deciso la convocazione di un concilio ogni cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla Curia romana, la quale anche oggi farà indubbiamente di tutto per evitare un concilio dal quale non può che temere una limitazione dei propri poteri. È responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la proposta di un concilio, o quanto meno di un'assemblea episcopale rappresentativa.
    Questo, a fronte di una Chiesa in crisi, è l'appello che rivolgo a voi, stimatissimi vescovi: vi invito a gettare sulla bilancia il peso della vostra autorità episcopale, rivalutata dal Concilio. Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi del mondo sono rivolti a voi. Innumerevoli sono i cattolici che hanno perso la fiducia nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a ripristinarla è quello di affrontare onestamente e apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne conseguono. Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di fare la vostra parte, ove possibile in collaborazione con altri vescovi, ma se necessario anche soli, con apostolica "franchezza" (At 4,29.31). Date un segno di speranza ai vostri fedeli, date una prospettiva alla nostra Chiesa.
    Vi saluto nella comunione della fede cristiana.
    Benedetto XVI ha fallito i cattolici perdono la fiducia - Repubblica.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: benedetto il fallito, articolo del "teologo" Kung

    A dissacrato', la prossima volta che decidi di improvvisarti teologo, scegliti un maestro migliore, perché questo qui in mezza pagina ha detto tante e tali vaccate in materia ecclesiologica e liturgica (voglio dire, se me ne accorgo persino io che teologo non sono, c'è qualcosa che non va)... iaociao:

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da anarchico_dissacratore Visualizza Messaggio
    - non realizza l'intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa cattolica romana rinunciando all'obbligo del celibato.
    Ecco, tutto questo è semplicemente ingiusto, perchè discrimina i preti cattolici.

    Libera copula in libera chiesa! :gluglu:
    Ultima modifica di Scipione; 17-04-10 alle 13:24
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
    A dissacrato', la prossima volta che decidi di improvvisarti teologo, scegliti un maestro migliore, perché questo qui in mezza pagina ha detto tante e tali vaccate in materia ecclesiologica e liturgica (voglio dire, se me ne accorgo persino io che teologo non sono, c'è qualcosa che non va)... iaociao:
    spiegaci, spiegaci meglio , personalmente sono ansioso di capire quali sono quelle che con tatto e spirito di cristiano amore hai definito "vaccate".
    E penso di non essere l'unico ad attendere i tuoi chiarimenti più approfonditi.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
    A dissacrato', la prossima volta che decidi di improvvisarti teologo, scegliti un maestro migliore, perché questo qui in mezza pagina ha detto tante e tali vaccate in materia ecclesiologica e liturgica (voglio dire, se me ne accorgo persino io che teologo non sono, c'è qualcosa che non va)... iaociao:
    A nazzareno, nun te riconosci nemmeno in quello c'hai predicato..... repapelle: :gluglu:
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  6. #6
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    Predefinito Rif: benedetto il fallito, articolo del "teologo" Kung

    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
    A dissacrato', la prossima volta che decidi di improvvisarti teologo, scegliti un maestro migliore, perché questo qui in mezza pagina ha detto tante e tali vaccate in materia ecclesiologica e liturgica (voglio dire, se me ne accorgo persino io che teologo non sono, c'è qualcosa che non va)... iaociao:
    guarda, per me sono tutti uguali, non a caso ho messo "teologo" (cioe' studioso del nulla) tra parentesi.
    Ovvio che anche lui dica vaccate in materia, essendo la materia che tratta una vaccata clamorosa.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    spiegaci, spiegaci meglio , personalmente sono ansioso di capire quali sono quelle che con tatto e spirito di cristiano amore hai definito "vaccate".
    E penso di non essere l'unico ad attendere i tuoi chiarimenti più approfonditi.
    Lo spirito cristiano non esime dal condannare una cosa falsa ed errata, specie quando c'è il sospetto che sia scritta in malafede.
    Un teologo non può parlare seriamente di riconoscimento da parte luterana dell'autorità papale: o ha dimenticato che si professano due fedi diverse? Perché poi parla solo di protestanti, e non di Ortodossi (coi quali, invece, qualche avvicinamento c'è stato)? Perché finge di non sapere che la concelebrazione è possibile solo se si professa la stessa Fede? Gli Ortodossi, a differenza dei Protestanti, sono riconosciuti come realtà ecclesiale a tutti gli effetti, ma non c'è concelebrazione: Kung sa perché, o finge di non saperlo?
    Un teologo non può definire, senza altre spiegazioni, l'Ebraismo un cammino di salvezza parallelo al Cristianesimo, sennò il Cristianesimo che esiste a fare, in simile prospettiva? Un teologo non può dire che il Papa ha reintrodotto la preghiera per la conversione degli Ebrei, perché il Papa non ha reintrodotto nulla: la preghiera è rimasta esattamente com'era, e non parla di conversione. Solo per chi celebra col Messale del 1962, promulgato da Giovanni XXIII (l'ultima versione della "Messa tridentina", in pratica), c'è la preghiera per la conversione, prevista nel Messale in questione (ed è già diversa dalla precedente, quella che parlava dei "perfidi Giudei"). Qui Kung mente sapendo di mentire, o si diverte a riportare i dati in modo deformato?
    Può un teologo affermare che il Papa "celebra in latino e di spalle"? Non lo sa, che in Vaticano si celebra quasi sempre in latino, e che la celebrazione "di spalle" (cioè "ad Orientem") è perfettamente lecita, anche col Messale del 1969? E perché confonde tutto queste cose, riferite al Messale di Paolo VI, col Messale di Pio V? Forse perché spera di beccare degli sprovveduti che se la bevano.
    Bastano come esempi? Io da uno che si definisce teologo mi aspetto chiarezza, non confusione a scopo propagandistico.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da anarchico_dissacratore Visualizza Messaggio
    guarda, per me sono tutti uguali, non a caso ho messo "teologo" (cioe' studioso del nulla) tra parentesi.
    Ovvio che anche lui dica vaccate in materia, essendo la materia che tratta una vaccata clamorosa.
    Ah ecco. Siccome c'avevi scritto sotto "passerà il compleanno a piangere", pensavo attribuissi a questo scritto chissà quale valore dimostrativo.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazzareno Visualizza Messaggio
    Lo spirito cristiano non esime dal condannare una cosa falsa ed errata, specie quando c'è il sospetto che sia scritta in malafede.
    Un teologo non può parlare seriamente di riconoscimento da parte luterana dell'autorità papale: o ha dimenticato che si professano due fedi diverse? Perché poi parla solo di protestanti, e non di Ortodossi (coi quali, invece, qualche avvicinamento c'è stato)? Perché finge di non sapere che la concelebrazione è possibile solo se si professa la stessa Fede? Gli Ortodossi, a differenza dei Protestanti, sono riconosciuti come realtà ecclesiale a tutti gli effetti, ma non c'è concelebrazione: Kung sa perché, o finge di non saperlo?
    Un teologo non può definire, senza altre spiegazioni, l'Ebraismo un cammino di salvezza parallelo al Cristianesimo, sennò il Cristianesimo che esiste a fare, in simile prospettiva? Un teologo non può dire che il Papa ha reintrodotto la preghiera per la conversione degli Ebrei, perché il Papa non ha reintrodotto nulla: la preghiera è rimasta esattamente com'era, e non parla di conversione. Solo per chi celebra col Messale del 1962, promulgato da Giovanni XXIII (l'ultima versione della "Messa tridentina", in pratica), c'è la preghiera per la conversione, prevista nel Messale in questione (ed è già diversa dalla precedente, quella che parlava dei "perfidi Giudei"). Qui Kung mente sapendo di mentire, o si diverte a riportare i dati in modo deformato?
    Può un teologo affermare che il Papa "celebra in latino e di spalle"? Non lo sa, che in Vaticano si celebra quasi sempre in latino, e che la celebrazione "di spalle" (cioè "ad Orientem") è perfettamente lecita, anche col Messale del 1969? E perché confonde tutto queste cose, riferite al Messale di Paolo VI, col Messale di Pio V? Forse perché spera di beccare degli sprovveduti che se la bevano.
    Bastano come esempi? Io da uno che si definisce teologo mi aspetto chiarezza, non confusione a scopo propagandistico.
    se cortesemente puoi disaggregare il tuo post e porlo, parte per parte , a fianco al testo di apertura ti sarei grato; mi sembra tu tenda un po' ad interpretare più che a confrontarti col testo originale. Grazie
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  10. #10
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    Predefinito Rif: benedetto il fallito, articolo del "teologo" Kung

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    se cortesemente puoi disaggregare il tuo post e porlo, parte per parte , a fianco al testo di apertura ti sarei grato; mi sembra tu tenda un po' ad interpretare più che a confrontarti col testo originale. Grazie
    Proviamo.
    - È mancato il ravvicinamento alle Chiese evangeliche, non considerate neppure come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l'impossiblità di un riconoscimento delle sue autorità e della celebrazione comune dell'Eucaristia.
    Detto in soldoni: l'unico modo per realizzare quanto auspica Kung, è che una delle due parti si converta alla fede dell'altra. Se manca questo presupposto, non ci può essere né riconoscimento di autorità, né intercomunione. Anche l'ultimo dei teologi dovrebbe saperlo. Difatti con gli Ortodossi (che pure sono riconosciuti "Chiese nel senso proprio del termine") non c'è intercomunione sacramentale proprio perché non c'è piena comunione in termini teologici ed ecclesiologici. E a questo proposito, sottolineo come Jung ignori deliberatamente il dialogo cattolico-ortodosso, concentrandosi su quello coi Protestanti (evidentemente, gli pare la cosa più importante :mmm.

    - È mancata la continuità del dialogo con gli ebrei: il papa ha reintrodotto l'uso preconciliare della preghiera per l'illuminazione degli ebrei
    Non è stato reintrodotto un bel niente! La preghiera del Venerdì Santo recita, dal 1970 fino ad oggi: "Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza".
    Di che parla allora Kung? Evidentemente fa allusione alla preghiera per la conversione presente nel Messale tridentino. Quel Messale, come ognuno ben comprende, non è certo opera di Benedetto XVI; l'ultima revisione è di Giovanni XXIII. Ratzinger si è limitato a liberalizzarne l'uso, ampliando delle concessioni già attuate da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Dunque non c'è stata nessuna "reintroduzione". Anzi, Ratzinger ha ordinato di evitare le formule più vecchie, che parlavano di "perfidi Giudei" (dove "perfidus"=non fedele). Si ricordi poi che le comunità che usano il Messale tridentino per il triduo pasquale si contano sulle dita di una mano.
    Invece, per come l'ha buttata lì Kung, pareva che si fossero apportate modifiche alle Messa "normale". E non vado oltre nella questione Ebrei-Liturgia. Un forumista ortodosso (e non esattamente "papalino" :sofico ci fece tuttavia notare, l'anno scorso, come i testi liturgici bizantini siano forse più antigiudaici di quelli latini, ma lì non c'è nessuno scandalo mediatico...:mmm:

    prende in seria considerazione l'ebraismo solo in quanto radice storica del cristianesimo, e non già come comunità di fede che tuttora persegue il proprio cammino di salvezza.
    Detta così, parrebbe che l'Ebraismo è via parallela per la Salvezza. Allora, a che pro essere Cristiani? Non è una domanda retorica, la mia. Voglio evidenziare come la faccenda sia ben più complessa di come la presenta il nostro.

    Si è mancato di adottare infine, all'interno stesso del Vaticano, lo spirito del Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa cattolica, portando avanti le sue riforme.
    Tutti parlano di questo "spirito del Concilio" per giustificare le proprie idee, spesso balzane. Nessuno però sa dire esattamente cosa sia, questo "spirito". Ci sono i documenti, si studino quelli.

    ha promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso l'Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli
    La Messa tridentina l'ha promossa per motivi precisi, spiegati in altre sedi.
    Poi, come già detto, anche la Messa di Paolo VI si può celebrare in latino, e persino "di spalle"; ed è esattamente quello che fa il Papa, in certe circostanze. Anzi, in Vaticano praticamente si usa celebrare quasi solo in latino, ma sempre col rito nuovo. Qui si sta invece (deliberatamente?) facendo confusione tra le due forme del rito romano, quello tridentino e quello di Paolo VI.
    Peraltro, anche i Luterani celebrano spesso "di spalle"...

    - non realizza l'intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa cattolica romana rinunciando all'obbligo del celibato.
    Vedi quanto detto al primo punto per i protestanti. E il celibato del clero non è certo un dogma cattolico, Kung lo sa bene, credo.

    Sugli altri punti non mi soffermo, perché non ho le competenze; ma già queste premesse (piuttosto pesanti, invero), sono abbastanza esemplari della confusione che Kung presenta per creare un quadro malevolo e fazioso del pontificato di Ratzinger. E da queste premesse parte per le proposte e le osservazioni della seconda parte dell'intervento. Lì dice parecchie cose interessanti o anche condivisibili, ma il metodo seguito per la parte iniziale dell'articolo denuncia chiaramente un intento demolitorio e filo-protestante.
    Ultima modifica di Nazzareno; 18-04-10 alle 23:18

 

 
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