Egregio Presidente,
credo che vanno chiariti alcuni punti che ho letto sul Corriere della Sera di sabato 17 aprile 2010, dove a pagina 17, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella fanno dei richiami sui primati dello Stato delle Due Sicilie, rifacendosi a vari personaggi che in verità non conosco, ma che in parte demoliscono alcuni punti da voi fortemente difesi, come i primati di questa nostra antica Nazione.
La prima è come sia possibile che a metà ottocento il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza mondiale, davanti agli Stati Uniti, all'Impero francese, all'Impero britannico, all'Impero ottomano e della stessa Olanda!
Un certo Mario Costa Cardol ricorda che nel 1860 il Piemonte contava 803 chilometri di strada ferrata, la Lombardia 202, il Veneto 298, la Toscana 256, mentre la nostra Nazione solo 98, per altro al solo servizio della Corte Reale.
Credo che sia opportuno iniziare da queste piccole cose a chiarire, con dati alla mano inoppugnabili, la Storia d'Italia.
Stanislao Napolano.Napoli.
Caro Stanislao, accade che per eccesso di rivalsa, qualche presunto storico neo-borbonista commette l’imprudenza di creare queste tabelle astruse, sono da sempre contrario alle classifiche tipo campionato di calcio, quindi rifugio da questo giochino elementare e dilettantistico.
Anche questo modo di esporre i fatti purtroppo non avvicina la gente e, per alcuni casi, non ci fa prendere sul serio da chi di dovere.
Una su tutte la trovata dei 443 milioni di lire-oro, molti mi chiedono : Ma che sono ‘ste lire-oro? In realtà sono 443 milioni di monete, che poi siano di argento, di rame o di oro non è specificato e soprattutto sono ducati ed onze, non lire, ma tant’è, siamo in una fase di ricostruzione identitaria quindi qualche strafalcione possiamo lasciarlo passare ma di certo non giova .
Una cosa però è certa, la nostra antica Nazione, le Due Sicilie erano appartenenti alla elite mondiale dell'epoca. La nostra Patria aveva tra i più alti pil pro capite d'Europa ma non poteva essere certo come l'impero ottomano che aveva 5 volte la nostra popolazione.
Per quanto riguarda la ferrovia è vero che noi avevamo il primato, ma per quanto riguarda i km si deve considerare che il nord Italia non aveva il mare dunque investiva nel trasporto ferrato, mentre noi più su quello marittimo.
Chi si sarebbe mai sognato all’epoca di affrontare un viaggio in treno da Napoli a Palermo e non farlo via nave?
La storiografia italiota dimentica sempre di specificare tutto questo, basti pensare alle navi a vapore dell’epoca tipo” Il Sicilia” realizzato, nel 1854, dai fratelli palermitani Luigi e Salvatore de Pace, che affrontava la linea Palermo –Napoli – New York ,tanto per chiarirci meglio le idee.
Forza e onore.
Fiore Marro
Qualche precisazione...
I 443 milioni erano di Ducati – oro…Il contributo delle Due Sicilie alle casse dell’Italia una corrispondeva cioè all’oro effettivamente detenuto nei Banchi di Napoli e Sicilia e questo contrariamente a quanto succedeva nel regno sabaudo che emetteva come moneta della carta straccia ovvero i “pagherò” relativi ai debiti contratti con i banchieri di mezza Europa..
Riguardo lo sviluppo delle ferrovie, c’è da aggiungere qualche altra cosa:
1) successivamente al primato tutto Napoletano (1839), il Piemonte aveva dato maggior sviluppo alle sue ferrovie principalmente per motivi bellici;
2) all’atto dell’invasione nelle Due Sicilie erano in fase di realizzazione e di progettazione numerose tratte di strada ferrata, alcune delle quali furono di fatto costruite o completate decenni dopo il 1861;
3) oramai lo sanno anche i muri che quella dell’utilizzo “esclusivo” delle ferrovie da parte del Sovrano e della sua corte è una enorme fesseria messa in circolo dai soliti mendaci buffoni che non si sono nemmeno presi la briga di andare a visitare il museo di Pietrarsa dove sono conservati i biglietti ferroviari per le varie classi, nonché le bolle per il trasporto merci.
Inoltre, le locomotive costruite a Pietrarsa venivano esportate anche in altri stati italiani: il Piemonte, ad esempio, nel 1847 ne acquistò sette. Nel 1840 la via ferrata arrivò a Torre del Greco, nel 1842 a Castellammare di Stabia e infine nel 1844 a Nocera. Grazie agli utili netti realizzati, poterono essere abbassati i prezzi e creati biglietti ridotti per i cittadini meno abbienti. Un secondo tronco ferroviario raggiunse Caserta nel 1843 e Capua nel 1844. Nel 1853 fu concessa in appalto la costruzione del tronco Nola-Sarno-Sanseverino, che avrebbe dovuto proseguire per Avellino. Il programma prevedeva poi che la linea Napoli-Capua dovesse essere prolungata a Cassino, e quindi allacciarsi con la ferrovia dello stato della Chiesa. La linea Napoli-Avellino doveva proseguire da un lato per Bari-Brindisi-Lecce e dall’altro per la Basilicata e Taranto.
Furono programmate anche le linee per Reggio e la tratta da Pescara al Tronto. In Sicilia erano previste le linee Palermo-Catania-Messina, e Palermo-Girgenti-Terranova. Nel 1860, al momento dell’annessione al regno di Sardegna, erano in funzione 124 km di ferrovia ed altri 132 erano in costruzione o in preparazione (i kilometri non erano 98, quindi!). Con l’unità d’Italia, il progetto di Re Ferdinando II di realizzare una rete ferroviaria dal Tirreno all’Adriatico fu abbandonato.
Inoltre mi preme specificare che il Regno delle Due Sicilie, pur non essendo la terza potenza industriale al mondo, si vide assegnare nel 1856 il premio come terzo Paese al mondo per sviluppo industriale all'esposizione Internazionale di Parigi. Sicuramente lo sviluppo industriale non implica automaticamente il titolo di "potenza mondiale"...ma è veramente difficile pensare che nel 1860 ci fosse, nella penisola italiana, un'altra nazione in grado di competere con il Regno delle Due Sicilie...
Giuseppe Simonetta
Comitati delle Due Sicilie - Caserta
Comitati Due Sicilie - Lettera ai Comitati Due Sicilie : Ragioniamo sul da farsi




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