La ricarica dei mille



Si è delineato l’approdo: costruire, partendo dai vissuti personali, senza superare e metter in discussione le attuali diverse storie politiche di appartenenza, il nuovo, i nuovi possibili che, una volta nati, si realizzano come riforme, ovvero cambiamento dello status quo. Si è definito lo strumento: un soggetto, un’aggregazione politica partecipata e aperta come risposta al fallimento storico dei partiti continentali di origine giacobina e leninista ormai inghiottiti dalla burocrazia. Si è, infine, scelto l’obiettivo della ricerca: la via d’uscita alla crisi strutturale del sistema istituzionale e politico che tarpa le ali alla democrazia parlamentare con il progressivo scivolamento nella democrazia presidenzialista

Sono le conclusioni a cui sono giunti con un terzo summit, un’ottantina di vecchi e nuovi promotori: Gianni Cuperlo del Pd vicino a Massimo D’Alema, lo storico del Pdci, Nicola Tranfaglia, i verdi Angelo Bonelli e Paola Calducci, la "rifondatola" Elettra Deiana, il socialista Alberto Benzoni, i Liberali Antonietta Brancati, Enzo Marzo e Geppi Rippa, radicale storico. In pratica, l’assemblea dei Mille di Chianciano, ideata dal leader dei Radicali Marco Pannella e dal socialista Mauro Del Bue, ben prima delle elezioni del 13-14 aprile che hanno segnato la duplice sconfitta del Pd per aver fallito il sorpasso sul Pdl e della Sinistra arcobaleno per esser stata addirittura cancellata dal Parlamento.

Ora l’attenzione è concentrata sul quarto "summit" previsto il 12 e 13 luglio. A convocarlo saranno ancora Pannella e Del Bue, aiutati questa volta dall’eurodeputata Sd, Pasqualina Napoletano. Tutto ciò nel bel mezzo dei congressi dei partiti sconfitti alle elezioni. E con il Pd percorso da fibrillazioni continue: l’ex-ministro della Difesa del governo Prodi, Arturo Parisi, bocciando la linea politica di Veltroni, ha chiesto il cambio della leadership. Ci siamo, dunque. E se è prematuro parlare già di successo, non si può far a meno di registrare un’attrazione e un interesse crescenti per la vostra iniziativa.«Guarda, non credo che abbiamo noi causato tutto questo maturare», precisa Pannella. Eppure la "forma-partito" piace, lo dice Cuperlo del Pd: «È stata una bella discussione, viva, piena di stimoli, ma l’aspetto che più mi ha colpito è stata la forma - racconta -, una dimensione riflessiva, utile per ascoltare le ragioni degli altri, per misurare le posizioni con quel tanto di curiosità che raramente si trova altrove, si è ragionato e ci si è confrontati senza fatica».

Un merito questo della "riforma" della forma-partito, basata sulla libertà di associazione, deve pur prenderselo. «Credo che noi abbiamo colto, già 40 anni fa, qualcosa che ha poi effettivamente attraversato la politica italiana: si tratta di occupare aiutare e rafforzare una realtà come quella della galassia radicale che di per sé è quella che viene proposta allo studio e alla decisione di riforma di tutti gli altri partiti: vorremmo - chiosa Pannella - riaffermare la libertà di associazione come forza dell’associazione, non che le associazioni possano essere forti solo se esclusive e non inclusive».

Un passaggio questo «per arrivare a partiti (e sindacati e altri momenti associativi) nuovi con libertà piena di associazione, con piena auto-disciplina personale sul piano statutario, senza comitati etici... come abbiamo vissuto noi per quasi 50 anni: vogliamo rendere alla democrazia e ai partiti le loro ragioni storiche, la loro funzione di fondarsi sulla piena, responsabile, individuale libertà di partecipazione; aiutare la democrazia come recita l’art.49 della Costituzione», evidenzia il leader dei Radicali e poi rammenta: «Tutti noi siamo esseri sociali individualmente e collettivamente, di conseguenza la libertà non è astratta e quindi si tratta di scegliere, nell’arco delle possibilità che esistono, e costruirsi le interdipendenze che sì ritengono più feconde, più ricche di possibilità».

Il confronto dei Mille per esito, tenuta e crescita, prosegue ancora, e in vista del quarto summit «è stato costituito un comitato di proposte politiche che rappresentano sensibilità connotate e connotanti soggetti politici diversi» nota Pannella. Si riferisce a Elettra Deiana, Cesare Salvi, Luigi Manconi, Marco Cappato e Marco Boato. Spetta a loro il compito di riferire all’assemblea. «Devono fare proposte - chiarisce il leader radicale per evidenziare le urgenze politiche, valide non solo per "i dopo -Chianciano" ma anche per tutte le altre forze politiche». E tra queste urgenze politiche c’è spazio per alcuni spunti critici, il "regime leggero" di Fausto Bertinotti e l’idea di Rino Formica di un referendum propositivo, come quello del’46 "tra repubblica" o "monarchia", oggi tra "democrazia parlamentare" o "democrazia presidenziale". «Non v’è dubbio che quello della crisi strutturale del sistema politico e istituzionale sia una delle urgenze politiche - chiarisce - ma guai a noi se facessimo di Berlusconi il responsabile numero uno: ha sì delle responsabilità, è sì l’ultimo protagonista, ma certe battaglie degli anni 70 non si possono e non debbono dimenticare, a cominciare dal golpe del ‘77 quando la Corte costituzionale bocciò il nostro referendum abrogativo del concordato che veniva dopo le vittorie sul divorzio e l’aborto». È da quegli anni, che «si sono chiusi gli spazi di democrazia istituzionale: e oggi c’è l’urgenza di riaprire spazi di democrazia istituzionale continua - e la riforma dei partiti ne è il tassello più importante perché con essa si aprono le porte a una nuova organizzazione istituzionale e sul territorio in contrapposizione ai tradizionali congressi alle porte». Insomma, ci si appresta a una fase politica, come hai avuto modo di dire, surriscaldata del nuovo, dai nuovi possibili che stanno venendo avanti, come la "forma-partito"? «Siano in una fase che può essere rivoluzionante della politica e non solo di una parte politica - risponde - credo che anche il centrodestra ne possa aver bisogno: il trionfo popular-populista non ha in sé idee forza omogenee, che possano durare in quanto tali» pronostica Pannella e lancia l’ennesima: «È illusoria qualsiasi alternativa al degrado territoriale e popolare, economico e sociale, morale e civile del nostro Paese che non sia anche alternativa al processo di declino e corruzione della realtà europea, alla esplosività della situazione medioorientale e mediterranea, alla politica di vero e proprio tradimento ideale, istituzionale, morale contro la vita del Diritto e il Diritto alla vita rappresentato dalla politica di Bush».



da Left del 27 giugno 2008, pag. 3


di Carlo Patrignani