.....Tremonti è proprio ganzo

Non riesco ancora a capire se in generale abbia torto o ragione. Propendo all’ingrosso per il torto. La sua verve apocalittica mi mette in sospetto. Questa evocazione della paura. Questa offerta continua di tutela. Questa improvvisa scoperta dei “valori”. Questo ventinovismo, che dovrebbe portarci a un’autoritativa riscoperta del comando dello stato in economia, sub specie roosveltiana o colbertiana. Il capitalismo ha dei limiti, ovvio. La sua forma globale pone qualche serio problema, chi lo nega. Il nostro ministro finanziario in capo ha tutto il diritto di ragionare su queste cose con quel suo fare malizioso. Ma diffido del suo carattere, pur riconoscendogliene uno, il che è enorme nella politica italiana. Se continua così, però, finisco dritto dritto tra i sedotti di Giulio Tremonti.
Il tipo è proprio ganzo.
I numeri di Osaka furono da grande repertorio.
Annunciò che oggi in Consiglio dei ministri, alle ore 17 e 30, varerà tre leggi finanziarie.
Che porterà al pareggio di bilancio secondo il calendario europeo, appunto in tre anni.
Che ha convinto i poteri locali a rinunciare a una massa di trasferimenti di risorse sempre maggiore, progressivamente maggiore, di qui al 2011.
Che farà il federalismo fiscale, cioè la più grande ristrutturazione del bilancio pubblico, di valore costituzionale e di impatto radicale, della storia della Repubblica.
Che la farà con procedura legislativa ordinaria, a partire dal prossimo mese di settembre, e che ha cominciato a discuterne a Milano con i capi dell’opposizione, sindaci presidenti di Regione e ministri ombra.
Sta intanto mettendo ordine nei numeri, perché se deve cambiare il criterio della distribuzione delle risorse fiscali nel territorio nazionale, è ovvio che è necessario sapere bene come vanno le cose adesso.

In uno speciale dopocena giapponese, Tremonti non ha soltanto annunciato, sarebbe roba da cortile di casa, da provinciale, che non ci sarà più il mercato nero degli emendamenti, con tutto il corteggio di blocco del Parlamento nella sessione di bilancio dedicata al baratto e di dissoluzione di ogni politica economica nel tanto-a-me e tanto-a-te.
Non ha solo promesso che oggi un insieme a sorpresa di provvedimenti triennali ci libererà del vecchio spettacolino da fiera paesana, e per i prossimi tre anni. Non si è limitato ad accennare a un consenso che è già acquisito, a un sostanziale governo bipartisan della riforma federalista che è il frutto del “nuovo clima” benedetto dal Papa, ha fatto altro.
E che altro.
Tra i numeri di Tremonti e le sue promesse per oggi c’è anche la tassa bellissima, quella che trasferisce ricchezza direttamente dalle tasche della speculazione sul petrolio a quelle di chi soffre per mancanza di cibo in seguito alla speculazione sul frumento e sul riso, una Robin tax da non confondere con l’ideologica Tobin tax, l’imposta contro il libero commercio dei capitali: una tassa che farà da modello per l’Europa, alla quale è stata già proposta nelle debite forme, sollevando meraviglia per tanta impudente sicurezza italiana.
E c’è anche una proposta che ha sconcertato a Londra, a New York e a Chicago i mercati dei futures, strumenti finanziari sofisticati e molto inclini al comportamento speculativo:
siccome ci sono più contratti che barili, dice Tremonti, siccome l’Agenzia internazionale per l’energia ha confermato che la follia dei prezzi petroliferi e del grano negli ultimi sei mesi dipende da un’ondata speculativa promossa dal capitale finanziario alla ricerca di nuovo spazio nella crisi dei derivati e dei mutui subprime, allora la politica deve discretamente suggerire che il mercato si autoregoli, se non voglia sopportare qualche seria bacchettata antispeculativa, e che aumenti il deposito cauzionale necessario a scambiare gli strumenti che alimentano la speculazione sul greggio e sulle materie prime.
Agli ambienti americani che lamentavano l’ardimento della proposta, una costosa certificazione di mercato del carattere speculativo dei borsini attuali delle materie prime sul cui mercato loro signoreggiano, un Tremonti che ormai si comporta come un Mattei del XXI secolo, spiritoso e spavaldo, ha opposto che “la gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo”.
Stupendo. Gaddiano. Bisogna che ci convinca anche del suo realismo.
E non ce ne sarà più per nessuno. Wait and see.
Oggi non è poi così lontano.

Giuliano Ferrara su www.ilFoglio.it 20 06 08

saluti