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  1. #1
    la Banda Fratelli
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    Alleanze e strategie del PRI per le "politiche" 2006 e del 2008 ...



    Il 12 Gennaio 2006, il Consiglio Nazionale del PLI aveva invitato i partiti di tradizione laica e liberaldemocratica (PRI, RL ed ambientalisti liberali) ad unirsi in una lista di coalizione alleata della CDL, al fine di rafforzare l'azione "liberale" troppo spesso offuscata dalle componenti democristiane federaliste e reazionarie spadroneggianti nel centrodestra.

    Sembra che il PRI abbia declinato l'invito a fondare la "Federazione Liberale" affermando che non sussistono le condizioni per tale alleanza.

    E' dunque Forza Italia l'unico compagno di avventure?

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82
    Il 12 Gennaio 2006, il Consiglio Nazionale del PLI aveva invitato i partiti di tradizione laica e liberaldemocratica (PRI, RL ed ambientalisti liberali) ad unirsi in una lista di coalizione alleata della CDL, al fine di rafforzare l'azione "liberale" troppo spesso offuscata dalle componenti democristiane federaliste e reazionarie spadroneggianti nel centrodestra.

    Sembra che il PRI abbia declinato l'invito a fondare la "Federazione Liberale" affermando che non sussistono le condizioni per tale alleanza.

    E' dunque Forza Italia l'unico compagno di avventure?
    ... jmimmo82 ... l' affermazione che non sussistono le condizioni per tale alleanza ... non significa che non ci siano le condizioni "politiche" ... trattasi di condizioni piu' prosaicamente "numeriche" ... derivanti dagli sbarramenti ... comunque mai disperare ... le persone intelligenti una quadratura sempre la trovano ....

  3. #3
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Alleanze sostanziali

    Sopravvivere è prioritario. Avrebbe poco senso discutere di politica, se dopo le elezioni non si avesse il diritto di sedere ai banchi del Parlamento... Per quanto riguarda la politica, è importante che le forze liberaldemocratiche siano unite nel proporre e difendere i loro ideali a prescindere dalle alleanze formali.

  4. #4
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    Predefinito

    .... certamente ... concordo ...

  5. #5
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Maledetti sondaggi

    Quello che è certo è il calo di consensi dell'Unione di Prodi. Sono a dir poco spropositate le reazioni del centrosinistra al sondaggio commissionato dal premier. Anche perché una società di rilevazione statunitense dovrebbe essere più credibile, in base all'esperienza ed alle tradizioni di cui dispone, delle omologhe società italiane che hanno seguito nelle rilevazioni demoscopiche proprio gli studi americani. Tanto che alla fine, nello sdegnoso rifiuto di ritenere il sondaggio attendibile, un tarlo scava comunque nelle granitiche certezze di Prodi e compagnia cantante per porre l'orribile domanda: e se invece fosse vero? E guarda caso risulta vero, proprio ad Ezio Mauro il quale sostiene - dopo averci spiegato nel suo editoriale per "la Repubblica" che il premier manipola la realtà a suo uso e consumo - che il controsinistra "comunque perde pericolosamente terreno".



    Dal nostro punto vista non riusciamo ad appassionarci a quest'arte. Per noi i sondaggi sono ciò che sono, hanno un margine di errore tale, fra l'altro, che il vantaggio annunciato, quello favorevole al premier, potrebbe anche rilevarsi errato. Ma è chiaro per ragioni politiche, come è chiaro al direttore del quotidiano fondato da Scalfari, che il centrodestra non ha affatto perso la partita di aprile e che Berlusconi - lo ha ammesso anche Fassino in un recente dibattito televisivo - è un signor combattente. Ed ha tutte le ragioni per esserlo. Guardiamo ad esempio lo studio di Luca Ricolfi sulla cosiddetta "fiera delle promesse" del Cavalier Berlusconi ai tempi del suo contratto con gli italiani, che ha fatto molto discutere in questi giorni. Ricolfi ha tirato le somme: le promesse di Berlusconi "alla fine potrebbero risultare mantenute in una misura molto vicina al 60 per cento. La nostra migliore stima finale è il 61,1%". Questo basta a Ricolfi per dire che il premier non ha mantenuto l'impegno del contratto con gli italiani e dunque non deve ricandidarsi.

    Noi che viviamo la vita politica italiana da tanti anni, aspetteremmo un attimo prima di arrivare a tale conclusione, sapendo che questo risultato è maturato in condizioni di crisi internazionale e di depressione continentale. Detto in parole semplici: non di-sprezziamo affatto quanto ottenuto su pensioni, posti di lavoro, tasse. Soprattutto - e Ricolfi lo nota - dovendo risalire la china di un buco di bilancio di 30 miliardi di euro, 2,4 punti del pil, eredità del governo di centrosinistra.

    In questi giorni gli esponenti dell'opposizione girano per gli studi televisivi attrezzati di foglietti e chini spiegano agli italiani che almeno il 40% degli impegni di Berlusconi non è stato realizzato. Sarebbe interessante far sapere cosa realizzarono invece i governi Prodi, i due di D'Alema e l'ultimo di Amato nel corso della scorsa legislatura. Un paragone del genere sarebbe però subito penalizzante per il centrosinistra, proprio a causa della prima condizione indispensabile per governare: quella della stabilità. Il centrosinistra incominciò a far venir meno financo quella dopo solo due anni. Gli italiani pensano forse che qualcosa sia cambiato in quello schieramento? E perché mai dovrebbe esserlo, dal momento che ritorna a candidare il professor Prodi, il più illustre delle sue vittime sacrificali? Prodi non riuscì a garantire la stabilità nel 1996, se non per due soli anni, perché mai dovrebbe ora fare tutta la legislatura? Forse perché Rifondazione comunista entra nel governo? O perché c'è un programma comune sottoscritto? Ma si è già visto in queste settimane che sono proprio queste le ragioni di conflittualità e fraintendimento maggiore nel centrosinistra: il programma di 270 pagine che ognuno tira dalla parte che vuole, e Rifondazione che numericamente è troppo forte e determinante per obbedire tacendo, come si vorrebbe. Questa semplice ricognizione dello stato del centrosinistra, che ogni italiano può compiere, è sufficiente per capire le ragioni della perdita di terreno dell'opposizione annunciata da tutti i sondaggi, indistintamente. E considerando le condizioni di difficoltà che il paese dovrà affrontare nei prossimi anni c'è da chiedersi seriamente se una tale variopinta e confusa compagnia dia maggiori garanzie sui risultati di quanto abbia fatto l'attuale maggioranza. Se gli italiani si porranno questa domanda e avranno il coraggio di dare una risposta, sarà difficile, ma davvero, che il centrosinistra possa vincere le prossime elezioni.

    Roma, 17 febbraio 2006
    ...........
    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  6. #6
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    Predefinito riceviamo dal Coordinamento Provinciale del P.R.I. di Pavia



    PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO

    Coordinamento Provinciale di Pavia
    Pavia, 18 febbraio 2006
    COMUNICATO STAMPA

    È stata ricostituita la sezione pavese del Partito Repubblicano Italiano, intitolata ad Ugo La Malfa.
    La Direzione Regionale ha nominato portavoce provinciale del partito Mauro Ghislandi, che sarà affiancato da Gianni Giudice per Pavia e da Elio Taverna per Voghera.

    Mauro Ghislandi, 45 anni, è impiegato presso una società di telecomunicazioni. Sposato con tre figli, abita a Certosa di Pavia.



    I Repubblicani presenteranno una lista lombarda, collegata alla Casa delle Libertà, con lo storico simbolo dell’edera per le elezioni politiche del Senato.
    Anche per le elezioni amministrative i Repubblicani pavesi presenteranno una lista col proprio simbolo, collegata alla Casa delle Libertà.

    Verrà anche attivato a breve il sito internet
    http://www.pri.pavia.it/

    Mauro Ghislandi
    Coordinatore Provinciale PRI pavese
    348 0601150
    mauro.ghislandi@tiscali.it
    http://www.ghislo.it/

  7. #7
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    Predefinito tratto da Corriere Romagna 26 febbraio 2006

    Guidazzi capolista al Senato

    CESENA -Eccolo lì, cinque anni dopo il gran rifiuto. Nel 2001 Mario Guidazzi, allora vicesindaco di Cesena, rifiutò il corteggiamento del centro destra. Il Polo lo voleva candidare nel collegio che poi fu occupato da Laura Bianconi che divenne senatore. Il no definitivo Guidazzi lo pronunciò nello studio di Giuseppe Bettini, allora esponente di spicco di Forza Italia.



    Adesso “Marione” è capolista al Senato del Pri che ora è alleato del centro destra.Gli scenari però cambiano in maniera radicale. Cinque anni la candidatura di Guidazzi poteva creare un vero e proprio cataclisma nel mondo amministrativo locale e faceva parte di un disegno strategico che avrebbe creato non pochi problemi al centro sinistra. Erano due le mosse. La candidatura di Guidazzi avrebbe potuto avere un effetto domino di un certo rilievo. Innanzitutto la giunta Conti avrebbe rischiato di andare in minoranza e le elezioni anticipate erano uno spettro possibile. A rischio c’era anche la Provincia guidata da un repubblicano, Piero Gallina. L’altro anello era il Comune di Cesenatico. Quasi tutti ritenevano che sarebbe passato al centro destra che alle urne era guidato dal repubblicano Sasselli. Invece nulla è andato come Forza Italia auspicava. Guidazzi rimase al suo posto e Comune e Provincia non ebbero ripercussioni. Inoltre Sasselli perso il “duello” con Zoffoli.Adesso invece Mario Guidazzi è poco più che un candidato di bandiera. Le possibilità che possa essere eletto sono vicine allo zero. Per riuscirci l’Edera, a livello regionale, deve ottenere il tre per cento. Al momento è accredita di circa l’1,4. Guidazzi lo sa, ma non se ne preoccupa. “Il mio obiettivo - dice - non è l’elezione. A me piace la politica e il confronto e la campagna elettorale è uno dei momenti più interessanti”.Che sarebbe stato capolista lo si sapeva da un po’ di tempo, ma l’ufficializzazione c’è stata venerdì sera. La lista sarà composta da 21 persone. Al numero due c’è Laura Bartoletti Borghi e comprende un altro cesenate: Africo Morellini, ex consigliere comunale.“E’ una lista interessante - dice Guidazzi -. E’ composta anche da imprenditori e professionisti di ogni età. Ci sono anche molti giovani, il che significa che il partito repubblicano ha un futuro assicurato”.Ipotizza una campagna elettorale porta a porta, fatta di molti incontri, non solo nei circoli. “Voglio parlare con la gente” dice il leader del Pri cesenate.Lei in passato però non è mai stato temero col Governo Berlusconi.“E’ vero e ribadisco che ha avuto molti limiti. Adesso però non dobbiamo parlare del passato, ma del futuro. Bisogna partire da un presupposto: chiunque sarà chiamato a governare avrà delle grosse difficoltà. Ed allora bisogna essere chiari con le persone. Io il programma di Prodi l’ho letto tutto, fino all’ultima riga. Mi sembra un gran compromesso che non affronta i temi più spinosi”.A cosa si riferisce?“Facciamo alcuni esempi. L’energia. Non possiamo continuare a pagare il 34 per cento in più degli altri paesi europei. Serve una presa di posizione netta sul nucleare. Idem sulle grandi strutture e non parlo solo della Tav. Serve poi più liberalizzazione dei servizi. Per quanto riguarda la politica estera secondo me il neutralismo che predica Prodi è un vero e proprio Harakiri”.Lo sa che avrà pochissime possibilità di essere eletto?“Sì, ma non è quello il problema. Del resto, diciamoci la verità, io negli ambienti romani non mi ci vedrei benissimo. Ho sempre preferito stare a Cesena. E poi mi è sempre piaciuto partecipare”.

    Davide Buratti

  8. #8
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    Il Pri è un'altra cosa
    Il pensiero repubblicano rimane libero comunque

    Quando un uomo, un'organizzazione, un'istituzione vengono calpestati da qualcuno che detiene lo strapotere per schiacciarli, ci si deve aspettare una reazione. Quale che sia, ma una reazione ci sarà.

    E' la differenza tra il servo e lo schiavo. Lo schiavo subisce una condizione imposta da altri ma il suo obiettivo permanente, al contrario del servo, è quello di liberarsi dalle catene che altri hanno messo ai suoi piedi e alle sue mani, ma non al suo cervello.

    Orbene, la situazione politica attuale ci impone, per la nostra sopravvivenza, di aderire a un cartello elettorale che nulla ha a che vedere con la nostra storia, con le nostre tradizioni, con la nostra visione della società.

    Abbiamo combattuto con tenacia per tutti questi anni perché un po' del nostro glorioso passato e delle mai dome idealità contribuissero a rendere migliore l'Italia.

    Ci abbiamo provato. Con il Piano di Lisbona, la politica energetica, la ricerca scientifica, e altri temi: siamo stati ascoltati solo in parte. E questo sarebbe già un successo.

    Ciò che non ci va proprio giù sono gli impegni presi che, man mano che passa altro tempo, vengono modificati, e ci aspettiamo addirittura che possano essere disattesi.

    A questo va aggiunto il caravan serraglio che è rappresentato dai personaggi di vario tipo che animano le riunioni a Palazzo Grazioli o a via dell'Umiltà. Siamo così arrivati ai Savoia e ai Borboni. Povero Garibaldi, povero Mazzini e povero Risorgimento Italiano.

    Non siamo animati da spirito "razzistico" e sappiamo bene che colpe e meriti dei padri non possono essere attribuiti ai figli. Tuttavia, un esame della loro capacità politica o della loro capacità di banchieri andrebbe fatto. Non è affatto un onore sistemare un Borbone a capo della costituenda Banca del Sud, a meno che non si tratti di persona con grandi capacità e un senso dello sviluppo del Mezzogiorno che non ci faccia tornare indietro di centocinquanta anni.

    Cosa fare? Attendiamo il ritorno di Berlusconi dagli Usa: tenteremo allora di far valere le nostre ragioni. Abbiamo davanti a noi tre possibilità:

    1) definire un accordo politico - elettorale soddisfacente per Forza Italia e per il Partito Repubblicano Italiano;

    2) "impiccarci" politicamente, ma serve una corda. In tal caso qualcuno ce la deve fornire. Non si può chiedere di impiccarci e di comprarci pure la corda;

    3) fare i kamikaze e creare danni che, in una situazione di parità, sarebbero letali per la coalizione di governo.

    Ricordiamo a tutti che lo 0,7 per cento e i 276mila voti ottenuti dal Pri alle europee 2004, hanno consentito alla coalizione di poter dire che non aveva perso la consultazione, ma aveva pareggiato.

    Roma, 28 febbraio 2006

  9. #9
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    Informazione negata
    Questa Rai è un servizio pubblico? Per i repubblicani, no!

    Il segretario del Partito repubblicano italiano, Francesco Nucara, ospite ieri a Tribuna politica, ha dedicato uno dei tre minuti, concessi al Pri dalla commissione di vigilanza della Rai, al silenzio, per ricordare la morte dell'informazione democratica nella televisione di Stato. E non è solo una polemica esplicita nei confronti di una par condicio differenziata, tale che il nostro partito ha dovuto protestare formalmente con gli organi appositi per la palese violazione della legge che ha condotto ad un oscuramento sistematico dei tg Rai nei nostri confronti. A questo abbiamo fatto comunque il callo, tanto da avere maturato una forma di atarassia a proposito. Il silenzio è dovuto ad una denuncia, perché la Rai ha ignorato il principale evento politico di questi mesi, quale il discorso del presidente del Consiglio al congresso statunitense. Questa omissione per una televisione che ha trasmesso in diretta la manifestazione dell'Unione con Prodi a Piazza del Popolo a Roma pochi mesi fa, è uno scandalo. Anche perché il discorso del premier a Washington è oggetto continuo di polemica, condotta proprio sui mezzi della Rai, come ha fatto ancora a sproposito l'onorevole Fioroni nella stessa tribuna a cui partecipava il segretario del Pri. E gli italiani non hanno avuto la possibilità di ascoltare le parole del premier neppure in differita.

    E' vero che il Tg5 l'ha trasmesso, ma per questa ragione è stato oggetto di denuncia, tanto che l'authority ne ha proibito le repliche.

    Se queste sono le condizioni, allora ha ragione chi ritiene la par condicio una legge illiberale. Di più, noi aggiungiamo che essa è una legge demenziale, visto che per una volta dopo 16 anni un presidente del Consiglio italiano viene ricevuto dal congresso statunitense e invitato a tenere un discorso, ma la televisione di Stato lo ignora. Diciamo che allora forse dà fastidio, per un riflesso tardostalinista, che l'Italia in questi anni abbia conquistato il rispetto e la considerazione della principale democrazia al mondo, quella che qui da noi si preferisce ricordare ogni giorno per Guantanamo, Abu Ghraib, il fosforo bianco e non per la libertà che, grazie al sacrificio dei suoi soldati, l'America ieri ha saputo restituire all'Italia e all'Europa, così come oggi cerca di darla al mondo arabo, Iraq in testa. Ma, come si sa, la vocazione totalitaristica e oscurantista del nostro Paese è dura a morire. La Rai ha dato il suo contributo.

    Roma, 3 marzo 2006

  10. #10
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    Le liste "malate"
    Con il proporzionale un primo passo avanti per rilanciare l'Edera

    Le critiche che Emanuele Macaluso leva contro la nuova legge elettorale dal "Riformista", hanno almeno un elemento di verità: la graduatoria dei candidati rappresenta infatti più una nomina dall'alto che una autentica scelta popolare. Per avere invece un'autentica scelta elettorale, sarebbe servita la reintroduzione del sistema delle preferenze, che però, Macaluso lo dimentica, non esiste più dal 1992. Per cui se "gli elettori sono solo le comparse di un gioco in mano a dieci persone", come scrive l'ex senatore comunista, andrebbe detto che questo valeva anche per la vecchia legge elettorale che nel recupero proporzionale usava lo stesso criterio oggi vigente. Ma anche le candidature del maggioritario erano soggette a critiche e polemiche, causa i cosiddetti candidati paracadutati e, visto che non c'erano elezioni primarie, si può dire che in un modo o in un altro tutti quei candidati erano comunque paracadutati ed imposti dall'alto. Certo era che almeno il cittadino poteva ancora esprimere una scelta, una volta nel seggio, fra i due candidati contrapposti.

    La nuova legge elettorale eredita dunque una deformazione precedente, per la ragione, che Macaluso denuncia, di convenienza da parte dei vertici dei partiti politici. Semmai vi sarebbe da aggiungere che con il ritorno al proporzionale si dà maggiore libertà di espressione e di autonomia e dunque c'è da sperare che in futuro, invece di ripristinare il maggioritario, si ritorni anche al sistema delle preferenze confermando il proporzionale. Solo un sistema proporzionale pieno può ovviare al problema di una autentica rappresentanza e, se Macaluso riconosce che sono oggi "dieci" le persone a distribuire le carte, ammette che i mazzieri sono perlomeno aumentati di numero rispetto ai quattro o cinque degli anni precedenti.

    Comunque noi abbiamo già a suo tempo giudicato la legge elettorale tecnicamente sbagliata, insoddisfacente * terribile per quello che ci riguarda, anche per lo sbarramento che contiene * ma un passo avanti. Bisognerà allora farne degli altri nella direzione di allargamento della partecipazione elettorale e non verso un nuovo restringimento innaturale della stessa.

    Rovesciamo allora completamente l'argomento di Macaluso, per il quale solo questa legge sarebbe sufficiente a bocciare Berlusconi: per noi questa legge, con tutte le sue mostruose imperfezioni, è un motivo anche per sostenere Berlusconi. E non abbiamo avuto dubbi sul fatto che sia Berlusconi l'esponente più vicino al Partito repubblicano in questa contingenza politica, tanto che abbiamo candidato i principali vertici del partito nelle sue liste a dimostrarlo. Sia però chiaro che non è Forza Italia ad eleggere due deputati repubblicani, visto che la posizione del senatore Del Pennino in Lombardia è in estremo rischio. Sono i voti repubblicani che valgono ben più di due deputati a contribuire all'elezione di qualche parlamentare di Forza Italia. E per questo riteniamo un errore non aver consentito una presenza qualificata di altri esponenti repubblicani nelle stesse liste di Forza Italia, come pure il premier aveva assicurato nel suo intervento alla Conferenza programmatica dell'Edera. La delusione per questa assenza renderà oggettivamente più difficile far votare i repubblicani alla Camera per le liste di Forza Italia dove non vi è nemmeno l'ombra di un esponente dell'Edera; e se questo comportasse una emorragia di voti importanti per la coalizione, ce ne dispiacerebbe molto. Ma da parte nostra avevamo spiegato questo concetto in tutte le occasioni possibili e non siamo stati ascoltati. Di converso, per la prima volta dopo più di dieci anni, in molte Regioni italiane il simbolo del Pri torna nelle liste per le elezioni politiche al Senato. Questo lo riteniamo un successo, per quanto ancora appaia parziale.

    Pensiamo che si possa fare molto di più di quanto sia stato fatto finora e lavoreremo nella prossima legislatura per ridare vita alle liste dell'Edera su tutto il territorio nazionale. E' un compito arduo, ma che il proporzionale, anche se ancora imperfetto, consente di realizzare. Un impegno che non mancherà di certo per ridare alla nostra tradizione politica, di cui siamo fieramente orgogliosi, quella piena e totale autonomia che le spetta e che l'ha caratterizzata in più di un secolo di storia nazionale.

    Roma, 7 marzo 2006

 

 
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