L'Iran anticipa le sanzioni e ritira asset per 75 miliardi di dollari
di Andrea Franceschi
Mentre l'Europa non riesce a trovare un accordo sulle sanzioni finanziarie all'Iran, la repubblica islamica anticipa tutti e ritira 75 miliardi di dollari di investimenti dalle banche europee. La notizia era già trapelata sulla stampa iraniana nei giorni scorsi, ma finora non si conoscevano le cifre. A darle ci ha pensato Shahrvand-e Ermouz, un settimanale iraniano secondo cui «circa 75 miliardi di dollari di asset della Repubblica islamica, investiti in banche europee, sarebbero stati ritirati su ordine del presidente Mahmud Ahmadinejad».
I fondi rischiavano di essere congelati per effetto delle sanzioni economiche da tempo annunciate da Stati Uniti e Gran Bretagna (ma l'Ue non ha ancora preso una posizione unanime). Secondo quanto ha riferito il vice-ministro all'economia Mohlsen Talaie al settimanale, gli asset sarebbero stati «in parte trasferiti su conti di banche asiatiche, in parte convertiti in oro e azioni». La notizia arriva il giorno dopo che il premier britannico Gordon Brown aveva annunciato un congelamento dei fondi dell'iraniana Melli Bank. L'istituto statale è accusato di aver realizzato gran parte delle transazioni finanziare utili all'avvio del programma nucleare iraniano. La misura avrebbe fatto parte di un pacchetto di sanzioni per aggravare la pressione sull'Iran, dopo l'ultimo no della Repubblica Islamica alle richieste del 5+1 (i quattro membri permanenti al consiglio di Sicurezza Onu più la Germania che stanno negoziando sulla questione del nucleare iraniano). Ma l'annuncio, fatto da Gordon Brown, che le sanzioni sarebbero state approvate anche dai ministri degli esteri dell'Unione europea riuniti in Lussemburgo, è stato smentito poche ore dopo dallo stesso Solana. «Nessuna decisione è stata presa» ha detto in conferenza stampa il rappresentante europeo per la politica estera. Ed è stato proprio Solana, questo week-end, a presentare al governo di Ahmadinejad il pacchetto di proposte del 5+1 per convincere Theran ad abbandonare il programma di arricchimento dell'uranio. L'offerta, che riprendeva in parte quella rifiutata dall'Iran due anni fa e che prevedeva il sostegno da parte dell'occidente allo sviluppo del nucleare civile, è stata respinta dal governo iraniano. Un rifiuto che darà il via a nuove sanzioni. Una prospettiva da cui Theran ha voluto mettersi al riparo scegliendo di ritirare i propri investimenti nelle banche europee.
In questi ultimi mesi le finanze della Repubblica islamica, secondo diplomatici europei sentiti dall'agenzia Reuters, sarebbero lievitate notevolmente grazie ai rincari del prezzo del petrolio, di cui l'Iran è il quarto produttore mondiale. Le sue riserve in valuta straniera, ad aprile, avrebbero raggiunto quota 80 miliardi di dollari.
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