ROMA - "Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un'azione di protesta e di proposta in tutto il Paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale": Walter Veltroni annuncia così la prima azione di protesta contro l'esecutivo, durante l'assemblea nazionale del Partito democratico in cui il leader vuole illustrare la nuova rotta del Pd e la nuova linea di opposizione dopo la rottura del dialogo con la maggioranza. Veltroni parla per un'ora e venti minuti. Il suo intervento viene applaudito una dozzina di volte e addirittura interrotto quando il segretario chiede "non formalmente" a Romano Prodi di restare presidente del partito. Quello di Veltroni vorrebbe essere un inciso ma l'assemblea lo interrompe, si alza in piedi e applaude per oltre un minuto. Rosy Bindi, che ancora oggi chiederà a Prodi di restare, si guarda intorno molto soddisfatta.
Veltroni in realtà parla ad un'assemblea dimezzata. Nel padiglione 8 della Nuova Fiera di Roma siedono sì e no 1.200 delegati (ci sono 1225 seggiole e tante sono occupate da giornalisti e sarebbero solo 800 i delegati accreditati) contro i 2.800 delegati eletti con le primarie. Numeri che parlano di malumori e disagi nel partito. Che esplodono dopo la relazione del segretario quando un furente Arturo Parisi sale sul palco e accusa il partito democratico di essere poco democratico. "Tanto per cominciare" dice "qui non c'è il numero legale e quindi non si può votare...". L'ordine del giorno dell'assemblea prevede infatti l'elezione della Direzione nazionale, l'organismo dirigente di circa 120 persone che sarà l'anima e il motore del partito e che dovrebbe sostituire l'assemblea costituente che ha terminato il suo mandato. ...
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