L'ingegner Gennaro Pieralisi è un imprenditore ricco e di successo, oltre che persona prudente, equilibrata e galantuomo. Quindi a leggere queste sue dichiarazioni, vengono i brividi. Se un uomo di questa fatta, auspica l'aumento delle tasse ed una patrimoniale, vuol dire che siamo alla frutta. Naturalmente mentre i nostri politici danzano sul Titanic, Pieralisi chide anche che si lavori meglio e che le pubbliche amministrazioni spendano meno.


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“Usciamo dall’immobilismo, tutti devono lavorare di più”


JESI - Rimboccarsi le maniche, ognuno come può: “Chi ha i soldi, metta i soldi, ci vogliono più tasse e una patrimoniale. Chi ha le braccia metta le braccia, tutti quelli che possono, devono lavorare di più. E le pubbliche amministrazioni spendano meno”. E’ la ricetta anti crisi che l’industriale e cavaliere del lavoro Gennaro Pieralisi (nella foto) suggerisce al sistema-paese ma anche alla sua città, Jesi, che rischia il declino, e “non si è minimamente resa conto delle conseguenze della globalizzazione”. Pieralisi interverrà sabato al convegno “L'Italia tra declino e pigrizia”, promosso presso la Fondazione Colocci di Jesi nell’ambito della Notte bianca dell’università, in occasione della presentazione del libro di Roberto Petrini “L'economia della pigrizia”. Una sintesi del suo discorso è stata anticipata ieri, e sembra destinata a far discutere. Per l’imprenditore, a capo del gruppo leader mondiale nella produzione di macchine per la lavorazione dell’olio, “non basta eliminare gli sprechi. Abbiamo poco tempo. Purtroppo - ricorda - stiamo vivendo sulla capacità di indebitamento delle famiglie, ma questa capacità ha un limite oltre il quale ci sarà il crollo”. Motivo per il quale, “tutti, ma proprio tutti dobbiamo darci da fare: finchè non saniamo l’indebitamento pubblico non usciamo dalla crisi”.

Quanto a Jesi, per Pieralisi la città di Federico II “più che pigra è in declino”. “La barca in cui siamo naviga in un mare tempestoso. E’ inutile prenderci in giro. Le difficoltà non sono solo nostre, non solo locali intendo, ma indubbiamente i problemi che abbiamo come città sono grandi e gravi”. L'invito dunque è a “far presto: Jesi ha perso un’infinità di asset negli ultimi decenni, dalle filande a molti enti pubblici e privati, dalle scuole agli autobus, via via fino allo zuccherificio, che se ne sta andando lasciando solo un pò di fumo. La gente si arrabbia, non vuole sentirselo dire, ma questa è la verità”.