Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Veltroni invoca la Piazza per salvare se stesso

    VELTRONI, IN AUTUNNO MANIFESTAZIONE CONTRO GOVERNO

    "Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un'azione di protesta e di proposta in tutto il Paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale".

    Il Pd cambia linea nell'opposizione e il segretario Walter Veltroni annuncia dal palco dell'assemblea nazionale la prima manifestazione di protesta.

    http://www.ansa.it/opencms/export/si...102088172.html

    Anche i meno attenti possono constatare che non è stato certo il "caso" Mills a determinare il cambiamento di atteggiamento del PD nei confronti del Governo.Appare chiaro che Veltroni dopo la disfatta di Aprile ed il cappotto fuori stagione preso in Sicilia non riusciva più a controllare alleati e nemici interni.Durante tutta la Campagna Elettorale l'atteggiamento di Veltroni e di tutto il PD nei verso il Conflitto tra Politica e Magistratura era apparso a tutti di rottura verso la tradizione giustizialista e filo ANM dell'Unione.Anzi,dopo i casi De Magistris e Forleo,e dopo il caso Unipol,la Sinistra sembrava aver compreso che certi atteggiamenti forcaioli erano controproducenti ed erano uno dei motivi per cui il Paese è rimasto bloccato per 15 anni.Inoltre la Sinistra non poteva vantare nessuna Superiorità Morale,di fatto rivelatasi una mera leggenda.Ma oggi,incredibilmente,Veltroni torna al passato rienrando nei ranghi della solita Sinistra prona al potere di Magistratura Democratica e delle correnti più giustizialiste del circuito mediatico-giudiziario.
    Si ritorna all'antiberlusconismo di piazza con buona pace per chi credeva in una svolta riformista nel centro-Sinistra.
    E tutto non perchè il pluri-assolto Berlusconi (premiato anche per questo dagli elettori,non dimentichiamolo) abbia proposto di fare chissà cosa (perchè una stretta sui Processi meno importanti va comunque fatta e su questo era d'accordo anche il PD durante la Campagna Elettorale,così come non può destare scandalo una sospensione dei Processi per chi ha incarichi istituzionali,come ad esempio è capitato a Chirac nella Francia democratica e citata spesso ad esempio dalla Sinistra) ma solo perchè veltroni ha avuto paura,lo ammetta,di perdere il posto.
    Purtroppo,a mio medesto avviso,vi è anche un'altra ragione ben più preoccupante : sono gli stessi elettori del PD,da 15 anni cresciuti ed indottrinati mangiando pane ed antiberlusconismo dalla prima colazione fino alla cena,che preferiscono di gran lunga il vecchio modo di concepire la politica e non sopportano di prendersi le loro responsabilità.
    Dopo anni di Blob,Travaglio,Grillo e Rai3,dopo Girotondi e manifestazioni di ogni sorta ma sempre con un unico nemico,è davvero duro ritornare alla politica pura ed al ragionamento.Ma anche questa responsabilità storica grava sulle spalle della sedicente sinistra democratica italiana.

  2. #2
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    Ovviamente quando si parla di Di Pietro la realtà (ed il ridicolo) supera la fantasia...ecco la risposta di chi sta duramente sconfiggendo Uoltere...

    PD: DI PIETRO, MANIFESTAZIONE SUBITO NON IN AUTUNNO

    Roma, 20 giu. (Adnkronos) - "Non bisogna aspettare l'autunno per una grande manifestazione di piazza. In autunno i buoi sono gia' scappati dalla stalla. Non bisogna attendere ulteriormente, c'e' un'emergenza democratica che non va sottovalutata.". Lo afferma Antonio Di Pietro in una lettera inviata a 'Micromega' e a Walter Veltroni. "Questo governo -aggiunge l'ex pm- ha proposto in Parlamento dei provvedimenti vergognosi che attentano ai principi del nostro sistema democratico. Noi dell'Italia dei Valori metteremo in campo tutte le risorse disponibili e tutte le nostre forze per organizzare una grande manifestazione che coinvolga tutti i cittadini. Ora e subito: Questo e' il nostro input".

    http://www.adnkronos.com/IGN/Politic...1.0.2271261748

  3. #3
    Amico di Oniria..wooff...
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    mamma mia sono tornati i....KOMUNISTI......faccio lo sciopero sulla contestazione.....VADO A LAVORARE!

    WOOFF...WOOFF...


  4. #4
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    Calearo: «Io andare in corteo? Guardo i fatti, non l’ideologia»

    di Stefano Filippi

    da Milano

    Se la prudenza è la virtù dei forti, Massimo Calearo è un maciste. L’imprenditore di Vicenza che si dimise dalla guida di Federmeccanica per fare il capolista del Partito democratico in Veneto proprio non si sbilancia sulla svolta di Walter Veltroni che lo porterebbe in piazza come un sindacalista.
    Onorevole Calearo, scenderà anche lei in strada a dimostrare al fianco di Veltroni?
    «Discesa in piazza?».
    Il leader del suo partito l’ha annunciato poche ore fa alla costituente del Pd: in autunno ci sarà una grande manifestazione contro il governo.
    «Non so cosa dirle, io a Roma non c’ero».
    Come no? Uno come lei, capolista democratico nel Nordest, lanciato da Veltroni come simbolo del nuovo partito riformista?
    «Io non facevo parte del gruppo che è andato a votare alle primarie, anche perché non ero ancora in politica in quel momento, e le due-tremila persone che sono state invitate alle assise di Roma sono quelle che avevano avuto incarichi alle primarie».
    Ma lei è d’accordo con la rottura del dialogo tra centrodestra e centrosinistra e relativa discesa in piazza stile corteo sindacale?
    «Faccio fatica a dare un giudizio su Veltroni perché non c’ero, le sue parole non le ho udite direttamente e non mi piace pronunciarmi sul sentito dire. Lei sa che io fondamentalmente sto sui fatti e non sull’ideologia. Credo che questo governo vada giudicato sui fatti».
    E allora come giudica i fatti del governo?
    «Per adesso ho visto grandi proclami, devo vedere i fatti».
    La manovra triennale, il pacchetto sicurezza, la detassazione di Ici e straordinari: non sono fatti?
    «Ripeto, ho visto proclami che peraltro la gente ha accolto in maniera molto favorevole. Mi sembra doveroso aspettare la concretezza dei risultati prima di esprimermi».
    Quindi in questo momento il suo giudizio è sospeso.
    «Be’, no, permetta. Ci sono delle cose che gridano vendetta al cospetto di Dio».
    Tipo?
    «Lo sappiamo tutti quali sono: il lodo Schifani, Rete 4, eccetera. Le leggi ad personam, chiunque sia il presidente del Consiglio, sono cose che non vanno fatte nella maniera più assoluta. Sono da Sudamerica. Però, per quanto riguarda alcune impostazioni della legge finanziaria, se riescono a farle, non vedo dove sia il male».
    Quindi il giudizio non è proprio sospeso. Ma perché è così cauto sulla discesa in piazza con Veltroni?
    «Eh, questo non glielo posso dire, non c’ero e non posso giudicare. Per dare un giudizio bisogna esserci, non mi permetto di dire va bene oppure non va bene, potrei dire una corbelleria e non voglio. Mi documenterò».
    La documento io: le leggo una notizia di agenzia.
    «No no no. Lei fa un gran lavoro, il giornalista, però io non voglio leggere l’agenzia. Voglio sentire qualcuno che era lì, che mi racconti com’è andata. O meglio ancora aspetterò martedì quando vedrò Veltroni nel solito incontro alla Camera».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=270585&PRINT=S


  5. #5
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    Autunno tiepido per Veltroni, estate calda per Di Pietro-Flores

    L’opposizione scende in piazza. Ma lo fa in ordine sparso. Walter Veltroni annuncia all’assemblea costituente del Pd una mobilitazione d’autunno. All’insegna dello slogan: “Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un’azione di protesta e di proposta in tutto il paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale”. Parole non particolarmente bellicose, nonostante il durissimo giudizio espresso oggi da Veltroni sul premier. L’annuncio della campagna d’autunno non pare scuotere l’assemblea del Pd. Dalle cui file parte persino qualche distinguo. Marco Follini apprezza molto la relazione di Veltroni, ma aggiunge: “Mi convince di meno l’idea di una manifestazione contro il governo”. L’unico alleato con cui il Pd si è presentato alle politiche si fa subito sentire. E spiazza - ancora una volta - Veltroni. Antonio Di Pietro avverte che “non bisogna aspettare l’autunno per una grande manifestazione di piazza. In autunno i buoi sono già scappati dalla stalla. Non bisogna attendere ulteriormente, c’è un’emergenza democratica che non va sottovalutata”.

    La pensa così anche Paolo Flores d’Arcais, che stamani dalle colonne dell’Unità esortava Veltroni a “tornare in piazza”. Consiglio raccolto - almeno in parte - da Veltroni. Ma Flore non è per nulla soddisfatto: “Occorre andare in piazza subito, a settembre sarà troppo tardi”. Il fondatore di Micromega ricorre alla metafora dei buoi usata anche da Di Pietro e sferza il segretario del Pd: “Vedo che si è deciso a dare una risposta chiara alla proposta di scendere in piazza contro le ennesime leggi-vergogna di Berlusconi. Appuntamento a settembre”. Critico - per ragioni opposte - anche Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc: “Manifestazioni di piazza - dice ad Affari italiani.it - a noi non interessano. La nostra opposizione la facciamo in Parlamento, come stiamo facendo, in modo repubblicano. Per quanto riguarda l’azione di governo, come sempre valuteremo ogni singolo provvedimento, appoggiando quelli che interessano gli italiani”. Cauto l’esponente dei Verdi Paolo Cento: in piazza a settembre? “Credo sia utile lavorarci e tutto dipenderà dalla piattaforma”. Abrasive, com’era logico aspettarsi, le reazioni del centrodestra. In cui prevalgono i richiami al motto “piazze piene, urne vuote” e vaticini di flop. Roberto Maroni sceglie però l’understatement: “È giusto che l’opposizione faccia sentire la propria voce, anche noi quando eravamo all’opposizione siamo scesi in piazza due o tre volte”.
    http://www.ilvelino.it/articolo.php?...news_id_574744

  6. #6
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    Veltroni “sbanda” attaccando il premier, che lo sferza su Roma

    Davanti a una platea che presenta larghi vuoti - l’elevato tasso di assenteismo dei delegati diventa uno dei temi politici della giornata - Walter Veltroni apre l’assemblea costituente del Pd attaccando con durezza Silvio Berlusconi sul tema della giustizia. E in particolare sulla norma sblocca-processi inserita nel decreto sicurezza. Quell’emendamento “stravolge il senso del provvedimento” e “colpisce il ruolo di garanzia del capo dello Stato”, esclama il segretario del Pd. Immediata la replica di Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. “Mi pare davvero improprio - commenta Capezzone - che Walter Veltroni chiami in causa il Quirinale in una polemica politica”. Il portavoce di FI intima: “Giù le mani dal capo dello Stato”. Nella relazione di apertura, Veltroni osserva tra l’altro: “Ci ha preoccupato e indignato ma non sorpreso lo strappo consumato sulla sicurezza. È stata un’occasione perduta, forse definitivamente”. Rivolgendosi direttamente al premier, il suo omologo ombra dice: “Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un’azione di protesta e di proposta in tutto il paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale”.

    Tra il capo del governo e il suo omologo ombra volano gli stracci. Berlusconi replica da Bruxelles a Veltroni con toni non meno severi di quelli usati dal leader del Pd. Se ci saranno conferme di una “bancarotta” gli amministratori di Roma saranno “falliti” che non potranno più governare. “È incredibile - ragiona il premier - che si proponga come leader politico, se sono confermate le notizie sulla bancarotta di Roma dovrebbe ritirarsi”. Non solo: Berlusconi scandisce che “non esiste una norma salva-premier. Ho indignazione di questo e dirò ai miei legali che io non voglio approfittare di questa norma perché voglio allontanare qualunque sospetto. Questa è una norma salva-tutti”. Il Cavaliere giura sulla propria innocenza nel processo Mills e informa che nella prossima settimana terrà una conferenza stampa per denunciare le “iniziative di pm e giudici che, infiltrandosi nel potere giudiziario, vogliono sovvertire la democrazia in Italia”. Questa - aggiunge - è una cosa che “non permetterò”. Veltroni controreplica a Berlusconi chiudendo la riunione dell’assemblea costituente: le accuse del premier su Roma sono “inaccettabili”, seguiranno risposte “di merito”, il nuovo governo fa “guerre con tutti” e riporta il paese “al passato”.

    Tuttavia, rimarca Veltroni nell’intervento mattutino (ribadendo il concetto in serata), “nessuno deve illudersi, noi non torneremo indietro, ai tempi del clima di odio e di contrapposizione ideologica tra maggioranza e opposizione”. Il capo del governo ombra esprime preoccupazione “per l’Italia, che rischia di perdere una nuova occasione per darsi un sistema politico maturo”. Il Pd “ha cercato di portare l’Italia fuori dal passato”, porgendo allo stesso tempo “una mano tesa” e “un guanto di sfida”. Ora, ribadisce Veltroni, “proprio l’inadeguatezza del centrodestra apre davanti a noi una grande opportunità”. Il segretario Pd apre a Udc e socialisti per future alleanze fondate su convergenze programmatiche. E guarda con “interesse” alla sinistra radicale, cui però intesta con parole di biasimo - focalizzate in particolare su Rifondazione, che non tarda a replicare - la caduta del governo Prodi. Anche per questo l’apertura a centristi e socialisti pare più convinta di quella indirizzata a sinistra. Sulla collocazione europea, la posizione del segretario è assai cauta: “La nostra è un’identità nuova in Europa e come tale è un’identità che è e resterà autonoma. Ma autonomia non significa solitudine e tanto meno può significare dividersi tra di noi in gruppi diversi che richiamino le vecchie provenienze”. Da Veltroni parte anche una stoccata a quanti nel partito promuovono correnti più o meno dichiarate come tali: il leader esorta a una mescolanza di culture che non riproduca “le vecchie correnti dei vecchi partiti”. Perché - avverte Veltroni - “quel che non può accadere è che proliferino le correnti personali mentre il partito deperisce”.

    Il discorso di Veltroni suscita il plauso di Massimo D’Alema (“una relazione equilibrata, seria, che ci aiuta a ripartire”) e disinnesca la mozione di Rosy Bindi (cui però è piaciuta soprattutto la reazione dell’assemblea alla lettera inviata al segretario, in cui Romano Prodi conferma le sue dimissioni da presidente). Veltroni invece non convince affatto Arturo Parisi. Il quale a caldo bolla la relazione del segretario come “una comprensibile difesa del suo operato. Purtroppo - lamenta l’ex ministro della Difesa - l’unico giudizio sul nostro operato e sulla dirigenza resta quello degli elettori a livello nazionale, a Roma e nella Sicilia”. Se Veltroni vede nel Pd l’erede dell’Ulivo, Parisi tiene a sottolineare le differenze: il progetto iniziale “aveva come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma che si facesse carico di unificare tutto il centrosinistra”. Una polemica che Parisi rilancia dalla tribuna, intervenendo per lamentare tra l’altro l’assenza di democraticità nel modo in cui il Pd elegge la propria direzione nazionale - una lista unitaria di nomi composta su base proporzionale rispetto ai risultati delle primarie, e in cui i rapporti di forza nel partito sono riproposti col bilancino. per evitare un trionfo del correntismo, Parisi propone addirittura di sospendere il dibattito e rinviare a un’altra riunione dell’assemblea le scelte sulla direzione nazionale.

    Il “padre” dell’Ulivo incrocia poi le lame con il numero due del Pd, Dario Franceschini, che dal palco gli rimprovera un eccesso strumentale di formalismo e sostiene che le sue richieste “nascondono altro”. Stizzita la reazione di Parisi, avvicinatosi al palco per intimare a Franceschini di non permettersi di ragionare per insinuazioni. La querelle è riaccesa dal parisiano Mario Lettieri, che - per provare (vanamente) a fermare le operazioni di modifica dello statuto - chiede dalla tribuna la verifica del numero legale. Un’analoga richiesta è avanzata - senza successo - da Parisi direttamente a Veltroni. Ai microfoni di Radio radicale, Lettieri spiega come lo statuto del Pd richieda - per simili modifiche - la maggioranza assoluta degli aventi diritto, corrispondente a circa 1500 delegati. E la maggioranza assoluta “non c’è”: “i delegati sono meno di 800”. Il che per Lettieri rappresenta “un deficit di democrazia vera. Le regole vengono violate, altro che partito nuovo”. Un’ulteriore goccia di Veleno è versata da Parisi. Che nel pomeriggio osserva: “Oltre a non chiederci perché gli elettori ci hanno abbandonato, il guaio è che qua non abbiamo avuto neppure il coraggio di chiederci come mai ci hanno abbandonato anche i delegati”.

    Lo strappo di Parisi è reso palpabile dalla sua esclusione dalla direzione nazionale (che oltre ai 120 eletti comprende molti componenti di diritto e 20 personalità nominate dal segretario). Con Parisi sono rimasti fuori anche Lettieri, Gad Lerner e Mario Barbi. La Bindi non segue le orme bellicose di Parisi. Ma nel suo intervento rimarca - sulla base delle molte assenze tra i delegati - che “forse sarebbe il caso di chiederci se non si siano affievoliti l’entusiasmo e la passione costituente nei mesi che sono passati. Se per caso in questo mesi si sia fiaccato l’entusiasmo”. Abrasivo anche Enrico Letta nel denunciare - in un’intervista a Nessunotv - che “stiamo sbandando, prima sembravamo la quinta colonna del governo Berlusconi e ora invece vogliamo fare i duri e puri”. L’ostacolo assemblea costituente per Veltroni è superato, le spine sono però tutt’altro che finite.
    http://www.ilvelino.it/articolo.php?...news_id_574883

 

 

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