INSISTO : DIAMO RETTA A VELTRONI
E’ probabile che tutto scaturisca dal fatto che come italiani siamo avvezzi al disconoscimento del merito, ultimo travisato retaggio del sessantottismo, che ancora permea la nostra società e incarna le prerogative più deteriori dell’italianità. Sarebbe davvero una bella rivincita culturale riuscire a ripristinare il merito come unico valido ascensore sociale, modello americano: collaborerebbe al radicamento del discrimine concettuale fra autorevolezza e autorità dove la prima consegue al merito e la seconda al potere. L’avere ben chiara tale differenza ci renderebbe meno propensi a cedere alle lusinghe di facili cambiamenti di fronte che la tanto praticata intercambiabilità ci propone.
Guardiamo al calcio, solo da noi è così automatico riferire la sconfitta al demerito dell’allenatore, ravvisando nella sua tempestiva sostituzione le prospettive della vittoria. Alla formazione di questo tipico atteggiamento compulsivo che si riverbera anche e soprattutto sulla politica, non è certo estranea la nostra “pregiata” stampa che, limitandosi a registrare il presente in qualità di assoluto e priva della lungimiranza che dovrebbe competerle, prepara lo spazio per i futuri titoli che con toni apocalittici annunceranno ciò che invece gronda solo di ovvietà. Se invece il comportamento dei più assomigliasse un po’ a quello che hanno negli altri paesi, riconoscendo nell’autorevolezza la materia che si determina in ciò che di per sé costituisce eccezione, avremmo più rispetto per i risultati che, se pur segnati da sconfitte fossero da inscriversi in un ampio disegno che avesse bisogno di tempo per essere giudicato. Quante battaglie si possono perdere per poter vincere la guerra?!
Il nostro paese ha bisogno di un vero grande cambiamento, niente a che vedere con un po’ di maquillage strategico che permetta alla prossima tornata elettorale di strappare il governo e l’Europa ha bisogno di una formazione politica che imprima una nuova marcia alla sua realizzazione. Per rendere concreto un così ambizioso disegno che investirebbe tutta la società con una nuova gamma di valori ad appannaggio universale, il bene e la felicità come scopo primo della politica, ci vuole il tempo necessario nel quale la crisi conseguente alla sconfitta lasci il passo alla vittoria che deve essere diversa nella forma e nella sostanza da quella eventualmente ottenibile con un’operazione di bassa ragioneria , magari con un reimbarco indiscriminato e che abdichi a quel progetto integrato . Questa sì, che sarebbe una soluzione che ci lascerebbe fermi al palo mentre tutto il mondo andrebbe avanti indicando nuovi temi e nuovi obbiettivi e questo è anche il pericolo che corriamo se diamo credito a quegli umori che, subito dopo la sconfitta di aprile, sembrano voler archiviare l’unità di intenti e il progetto comune che rischia di dileguarsi in antichi particolarismi e in un’ ottusa difesa del proprio orticello.
Con delle regole non scritte, ma purtroppo sembra ampiamente condivise, si mettono immediatamente in discussione le idee di chi si pensa abbia perso: i giornali non sapendo fare analisi, fanno la loro parte credendo di trarre vantaggio dal movimento di notizie. E se non c’è un risultato positivo immediato non si pensa a utilizzare la sconfitta all’interno di un processo virtuoso. Ognuno teme per la sua riconoscibilità elettorale e allora Rutelli che, dopo il risultato di Roma ancora parla, cerca di forzare la via e la Binetti pensa di creare un partitino antiaborista…
Sentendo che Veltroni all’Assemblea Nazionale propone per l’autunno una grande manifestazione vengo assalita dal timore che sia in qualche modo promossa dall’incessanti pressioni che richiedono un ‘inversione di rotta, un urgente cambiamento di linea- ma il vero cambiamento non teme quelli che vengono definiti riflussi, né quegli atteggiamenti ondivaghi stigmatizzati da coloro che, ridicolizzando il “ma anche”, spia delle complessità da fronteggiare, snocciolano amenità come chicchi del rosario.
Cambiamento non è il sostituirsi con alcune cose ad altre, come cambiare casa , lavoro o amore è piuttosto un processo lento e irreversibile che non richiede abiure e definisce la qualità di chi lo opera. Solo un vero leader può condurre al cambiamento, gli altri possono solo limitarsi a cambiare e perciò vorrei tanto dire a Veltroni di non deflettere trovando nella volontà del progetto, che ha bisogno di lui, la forza di procedere, in quanto a noi, poi giudicheremo, per intanto diamo retta a Veltroni!
ANTONELLA SENSI
www.goleft.it




Rispondi Citando