Laureato in fisica a Princeton sessanta anni fa, professore emerito di scienze ambientali, già direttore del servizio meteorologico satellitare degli Stati Uniti, è stato uno dei pionieri nello sviluppo di missili spaziali e satelliti. A lungo impegnato in vari settori dell’amministrazione federale statunitense, ha dedicato quasi interamente gli ultimi dieci anni della sua vita a criticare l’approccio allarmista al problema del riscaldamento globale. Stiamo parlando di Fred Singer, ieri a Milano su invito del Politecnico, dell’Istituto Bruno Leoni e dell’associazione 21° secolo, per presentare il primo rapporto redatto dal NIPCC (Nongovernmental International Panel on Climate Change), il gruppo di scienziati da lui chiamati a raccolta per elaborare un documento di analisi alternativo a quello dell’IPCC sponsorizzato dall’ONU. Per il NIPCC il contributo antropico al riscaldamento del pianeta è trascurabile e l’anidride carbonica non può essere considerata una sostanza inquinante. Al contrario, un clima più caldo, con una maggiore disponibilità di acqua dolce, e livelli più elevati di CO2 avranno effetti positivi sulla biosfera e per la maggior parte delle attività umane, in particolare l’agricoltura e la silvicoltura.
La critica più forte mossa ai modelli utilizzati per le previsioni climatiche riguarda il fatto che essi non tengono in considerazione un meccanismo di autoregolazione dell’atmosfera che comporta un’attenuazione degli effetti correlati all’incremento della concentrazione di anidride carbonica. A fronte di una previsione dell’IPCC di un incremento della temperatura alla fine del XXI secolo fino a 5 °C, la stima di Singer è di un riscaldamento inferiore ai 0,5 °C. Il riscaldamento (ed il raffreddamento) dell’atmosfera sarebbero quindi poco influenzati dall’uomo e dipenderebbero prevalentemente da fattori naturali. Molto probabilmente, afferma lo studioso americano: “l’origine del fenomeno è da individuarsi nella variazione del vento solare e dei campi magnetici ad esso associati e che sono correlati ai raggi cosmici che attraversano l’atmosfera terrestre. Tali raggi, a loro volta, influenzano la formazione delle nubi e quindi l’entità di radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre e, da ultimo, il clima del pianeta.”
Tutti i provvedimenti di mitigazione come, ad esempio, i permessi di emissioni negoziabili, la carbon tax, il sequestro della CO2, in tale prospettiva risultano quindi essere inutili.
L’analisi proposta da Singer non è interamente condivisa da tutti gli “scettici”. Pat Michaels, altro grande “eretico” statunitense, ad esempio, sostiene che vi sia una più significativa influenza dell’uomo sul clima che porterà ad un riscaldamento della superficie terrestre di poco più di un grado nel corso del XXI secolo. Il tempo ci dirà chi ha ragione. Quello che riesce difficile da credere è che uno come Singer, terminata la carriera universitaria, abbia dedicato gran parte delle sue energie a contrastare i catastrofisti solo perché finanziato da petrolieri ed industriali. Più convincente l’ipotesi che, non dovendo preoccuparsi di raccogliere finanziamenti pubblici per il proprio gruppo di ricerca né di mettersi di traverso rispetto alla tesi prevalente rischiando così di compromettere le proprie prospettive di carriera, Singer abbia guardato con occhi più disinteressati di altri al tema del riscaldamento globale. Oggi, ci dice mentre è in partenza per Parigi, prossima tappa del suo lungo tour di conferenze in Europa, la sua intenzione è quella di abbandonare l’arena pubblica è di tornare alle ricerche giovanili sulla formazione del sistema solare, tema privo di qualsiasi rilevanza politica. Ma lo farà per davvero?
Da Libero Mercato, 19 giugno 2008
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6745




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