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    Post Storia del Tlt (territorio libero triestino).

    Fu costituito nel 1947 a seguito del trattato di pace con l'Italia alla fine della seconda guerra mondiale e dissolto formalmente nel 1954. Era diviso in due zone: la Zona A di 222,5 Km² e circa 310.000 abitanti (di cui, secondo stime alleate, 63.000 sloveni) partiva da San Giovanni di Duino (slov. Štivan), comprendeva la città di Trieste e terminava presso Muggia; era amministrata da un Governo Militare Alleato (Allied Military Government - Free Territory of Trieste - British U.S. Zone); la Zona B con la parte nord-occidentale dell'Istria, di 515,5 Km² e circa 65.000 abitanti (35.000 italiani, 22.000 sloveni e 9.000 croati secondo le stime degli storici) che era amministrata dall'esercito iugoslavo (S.T.T. - V.U.J.A). La Zona B fu, a sua volta, divisa in due parti: il distretto italo-sloveno di Capodistria e il distretto italo-croato di Buie, separati dal torrente Dragogna. Capodistria divenne la sede dell'amministrazione militare e civile juogoslava della zona.

    Il TLT in pratica mai funzionò come un vero Stato indipendente. Il suo funzionamento dipendeva dalla nomina di un Governatore da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La scelta del Governatore si protrasse per vari anni e i vari nomi proposti furono sistematicamente oggetto di veto sia da parte degli Alleati che da parte dei sovietici. Nel 1952, nella Zona A, alcune competenze (fra cui il Direttorato delle finanze e dell'economia), vennero affidate a dirigenti nominati direttamente dal Governo italiano[1]. Ciò nonostante, il 5 e 6 novembre 1953 la sommossa degli italiani a Trieste, che reclamavano la riunificazione della città all'Italia, diventò una specie di battaglia contro statunitensi e britannici che uccisero sei cittadini appartenenti al gruppo etnico italiano: ai sei caduti è stata conferita la medaglia d'oro al valore dal governo italiano.

    Il 5 ottobre 1954 venne firmato a Londra un memorandum d'intesa in cui Italia e Jugoslavia si spartivano provvisoriamente il Territorio (testo), con la Zona A passata all'amministrazione civile italiana (con alcune correzioni territoriali a favore della Jugoslavia nel comune di Muggia) e la Zona B a quella jugoslava; il passaggio dei poteri dall'amministrazione alleata a quella italiana avvenne il 26 ottobre 1954. Nel 1975 un nuovo trattato firmato a Osimo (Ancona) sanciva la spartizione definitiva dell'ex Territorio libero di Trieste.

    Il confine tra la Zona A e la Zona B venne modificato il 10 ottobre 1954, a seguito degli accordi del memorandum d'intesa. Fino a quella data la "linea di demarcazione" tagliava l'abitato di Albaro Vescovà (Škofije) e proseguendo all'interno della penisola muggesana arrivava sino ad Ancarano, lasciando nella Zona A le frazioni di Valdoltra, Elleri, Crevatini (Hrvatini) e Plavia (Plavje). La cartina si riferisce per l'appunto ai confini dopo la stipula del Memorandum d'intesa, quando questi abitati furono assegnati alla Jugoslavia.

    Fonte: Wikipedia

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Fu costituito nel 1947 a seguito del trattato di pace con l'Italia alla fine della seconda guerra mondiale e dissolto formalmente nel 1954. Era diviso in due zone: la Zona A di 222,5 Km² e circa 310.000 abitanti (di cui, secondo stime alleate, 63.000 sloveni) partiva da San Giovanni di Duino (slov. Štivan), comprendeva la città di Trieste e terminava presso Muggia; era amministrata da un Governo Militare Alleato (Allied Military Government - Free Territory of Trieste - British U.S. Zone); la Zona B con la parte nord-occidentale dell'Istria, di 515,5 Km² e circa 65.000 abitanti (35.000 italiani, 22.000 sloveni e 9.000 croati secondo le stime degli storici) che era amministrata dall'esercito iugoslavo (S.T.T. - V.U.J.A). La Zona B fu, a sua volta, divisa in due parti: il distretto italo-sloveno di Capodistria e il distretto italo-croato di Buie, separati dal torrente Dragogna. Capodistria divenne la sede dell'amministrazione militare e civile juogoslava della zona.

    Il TLT in pratica mai funzionò come un vero Stato indipendente. Il suo funzionamento dipendeva dalla nomina di un Governatore da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La scelta del Governatore si protrasse per vari anni e i vari nomi proposti furono sistematicamente oggetto di veto sia da parte degli Alleati che da parte dei sovietici. Nel 1952, nella Zona A, alcune competenze (fra cui il Direttorato delle finanze e dell'economia), vennero affidate a dirigenti nominati direttamente dal Governo italiano[1]. Ciò nonostante, il 5 e 6 novembre 1953 la sommossa degli italiani a Trieste, che reclamavano la riunificazione della città all'Italia, diventò una specie di battaglia contro statunitensi e britannici che uccisero sei cittadini appartenenti al gruppo etnico italiano: ai sei caduti è stata conferita la medaglia d'oro al valore dal governo italiano.

    Il 5 ottobre 1954 venne firmato a Londra un memorandum d'intesa in cui Italia e Jugoslavia si spartivano provvisoriamente il Territorio (testo), con la Zona A passata all'amministrazione civile italiana (con alcune correzioni territoriali a favore della Jugoslavia nel comune di Muggia) e la Zona B a quella jugoslava; il passaggio dei poteri dall'amministrazione alleata a quella italiana avvenne il 26 ottobre 1954. Nel 1975 un nuovo trattato firmato a Osimo (Ancona) sanciva la spartizione definitiva dell'ex Territorio libero di Trieste.

    Il confine tra la Zona A e la Zona B venne modificato il 10 ottobre 1954, a seguito degli accordi del memorandum d'intesa. Fino a quella data la "linea di demarcazione" tagliava l'abitato di Albaro Vescovà (Škofije) e proseguendo all'interno della penisola muggesana arrivava sino ad Ancarano, lasciando nella Zona A le frazioni di Valdoltra, Elleri, Crevatini (Hrvatini) e Plavia (Plavje). La cartina si riferisce per l'appunto ai confini dopo la stipula del Memorandum d'intesa, quando questi abitati furono assegnati alla Jugoslavia.

    Fonte: Wikipedia














    ma se i triestini sono i più itagliani e itaglianisti di tutto il nord....
    se un giorno la padania diventasse indipendente trieste la "darei" al centro-sud

  3. #3
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    Comunque posso approfondire l'argomento. Il 10 febbraio 1947 le potenze vincitrice conflitto mondiale istituirono la zona A e B. La prima gestita dagli angloamericani e la seconda governata di fatto dalla Jugoslavia, che cedette nel 1954 a Slovenia e Croazia, federate a quel tempo alla Jugoslavia stessa. Ci fu all'epoca una risoluzione dell'Onu in materia, con la clausola che per mettere fine a tale gestione internazionale, bisognava ritornare al palazzo di vetro, cosa che non avvenne, in quanto Italia e Jugoslavia si divisero bilateralmente il succitato territorio. Quindi in teoria qualsiasi stato membro dell'Onu potrebbe aprire nuovamente la questione (se ci fosse un interesse specifico) e Trieste farebbe da apripista per quanto concerne l'uscita dallo stato italiano. A dire il vero noi come anche altri popoli padani o cisalpini in questo stato non abbiamo mai aderito. Finita la 1° guerra mondiale il 4 novembre 1918 l'esercito italiano conquisto' Trieste, dopo che questa citta' dal 1382 faceva parte con uno statuto particolare all'impero Austroungarico ed il 26 ottobre 1954, la citta' ritorno' all' Italia per via diplomatica. In entrambi i casi non ci sono stati referendum confermativi.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da stefano_splind Visualizza Messaggio
    ma se i triestini sono i più itagliani e itaglianisti di tutto il nord....
    se un giorno la padania diventasse indipendente trieste la "darei" al centro-sud
    Effettivamente e' cosi', ma fortunatamente c'e' stata ultimamente un'inversione di tendenza. Per il momento non e' ancora molto consistente, pero' tendenzialmente si sta prendendo atto, sia pure a fatica, che il futuro della citta' e' a nord, con i popoli Cisalpini, Austriaci e Sloveni e non certo con uno stato che va sempre piu' verso il viale del tramonto. Alle ultime elezioni la Lega Nord ha quadruplicato (5%) il proprio bacino elettorale, grazie anche all'accordo con altre forze indipendentiste locali. Poi ci sono molti cittadini che sono orientati verso l'euroregione e che hanno votato per altri partiti e questi sicuramente non possono essere certamento etichettati come romanocentrici.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Effettivamente e' cosi', ma fortunatamente c'e' stata ultimamente un'inversione di tendenza. Per il momento non e' ancora molto consistente, pero' tendenzialmente si sta prendendo atto, sia pure a fatica, che il futuro della citta' e' a nord, con i popoli Cisalpini, Austriaci e Sloveni e non certo con uno stato che va sempre piu' verso il viale del tramonto. Alle ultime elezioni la Lega Nord ha quadruplicato (5%) il proprio bacino elettorale, grazie anche all'accordo con altre forze indipendentiste locali. Poi ci sono molti cittadini che sono orientati verso l'euroregione e che hanno votato per altri partiti e questi sicuramente non possono essere certamento etichettati come romanocentrici.



















    diciamo che la propaganda del ventennio ha avuto effetti devastanti...poi soprattutto nel confine orientale dove la questione era tra genti latine (linguisticamente neolatine) e slavofone, se n'è fatta una questione di italiani contro sloveni...cioè, si è trasformata la latinità (che non è prerrogativa solo della penisola) in italianità e nazionalismo italiano...come se i triestini o i venetofoni di istria e dalmazia avessero qualcosa da spartire e un'identità comune con napoletani e siciliani ad esempio...sul confine occiddentale dove non c'è confine con un mondo completamente diverso come quello slavo o germanico che c'è a est, il "nazionalismo" o il concetto di etnia italiana non hanno mai attecchito, ma anzi, il confine è piuttosto "liquido" da sempre

  6. #6
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    Comunque e' importante che la questione di Trieste venga conosciuta dai forumisti della Padania. Se ci fosse la secessione di Lombardia e Veneto, il Friuli Venezia Giulia e anche Trieste non confinerebbero piu' con l'Italia e quindi venendo a mancare la continuita' territoriale Trieste sarebbe comunque costretta a trovarsi altri sbocchi, considerando che l'Italia senza le regioni del nord sarebbe sull'orlo della bancarotta e non potrebbe certo permettersi di mantenere dei territori avanzati, senza un ritorno economico. Quindi e' giusto porsi questi problemi, prima che sia troppo tardi, visto che il futuro di questo stato e' molto incerto.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da stefano_splind Visualizza Messaggio
    diciamo che la propaganda del ventennio ha avuto effetti devastanti...poi soprattutto nel confine orientale dove la questione era tra genti latine (linguisticamente neolatine) e slavofone, se n'è fatta una questione di italiani contro sloveni...cioè, si è trasformata la latinità (che non è prerrogativa solo della penisola) in italianità e nazionalismo italiano...come se i triestini o i venetofoni di istria e dalmazia avessero qualcosa da spartire e un'identità comune con napoletani e siciliani ad esempio...sul confine occiddentale dove non c'è confine con un mondo completamente diverso come quello slavo o germanico che c'è a est, il "nazionalismo" o il concetto di etnia italiana non hanno mai attecchito, ma anzi, il confine è piuttosto "liquido" da sempre
    Da ricordare che durante la Repubblica Veneta i rapporti con le genti slave era, salvo qualche eccezione, di collaborazione e mai di contrapposizione, per secoli.
    In effetti i problemi tra le popolazioni di confine ad est, Veneti, Frulani, Sloveni e Croati iniziarono con gli stravolgimenti causati dal massone Buonaparte, poi proseguirono piu' o meno con il Regno Asburgico e sfociarono in vero e proprio odio con la seconda guerra mondiale ed la "cortina di ferro", vero e proprio confine di divisione ideologica oltre che politico-militare.

    L'Istria e la Dalmazia sono un po' da paragonare alla Nizza (e Montecarlo) ligure, alla Savoia "piemontese" ed alla Corsica "toscana"...
    I nazionalisti italioti non hanno MAI neanche protestato per le "terre irredente" in Francia ed invece scatenato ben due guerre risorgimentali e due guerre mondiali con milioni di morti, emigrazione e sofferenze per "liberare" le Venezie (che NON lo avevano chiesto), in obbedienza al nuovo ordine massonico desideroso di espandere il suo potere ad est

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da stefano_splind Visualizza Messaggio
    ma se i triestini sono i più itagliani e itaglianisti di tutto il nord....
    se un giorno la padania diventasse indipendente trieste la "darei" al centro-sud
    Tu potrai decidere solo per te, forse, a chi darti...

  9. #9
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    Trieste divenne autonoma nel 948 con la concessione di Lotario; dal 1382 passò sotto il controllo asburgico.
    .
    Per le combinazioni della storia nel 1717 nacque la Massoneria e Trieste nel 1719 divenne porto franco.
    Essa era la cerniera tra il mondo latino-celtico e quello slavo. Questa sua caratteristica la trasformò in emporio dell’impero austriaco.
    Venne conquistata dai Francesi nel 1797, 1805, 1809 ma ritornò sempre sotto gli Asburgo. Per le sue caratteristiche ebbe sempre tendenze autonomiste. Nel 1873 si rifiutò di mandare i propri deputati a Vienna.
    Trieste, per non essere soffocata, era contraria al patto della Triplice alleanza a cui aderirono Italia, Austria e Germania..


    Ma il destino dell’italia era nelle mani degli inglesi sovvenzionatori della Unità.
    Fornirono il denaro per fare partecipare i piemontesi alla guerra in Crimea,, a Garibaldi; per la spedizione dei Mille e la corruzione di politici e militari del regno borbonico; per assoldare gli slavi necessari per tagliare le teste ai ribelli meridionali.

    Per pagare i debiti morali dovemmo entrare in guerra nel 1915 contro l’Austria. Questa per convincerci di restare neutrali ci offrì l’Istria, il Trentino, la Dalmazia .
    Non accettammo, il ministro Sonnino ebbe dagli Inglesi una sovvenzione di cinquanta milioni di sterline oro e entrò in guerra per avere quei territori offertici gratis.
    Vincemmo la guerra con seicentomila morti occupando “quasi” tutti i territori offertici per la nostra non belligeranza più la città di Trieste.


    Dal 1918 Trieste perse lo status di porto franco. Trieste venne sacrificata causa il centralismo romano.
    Nel 1945 Trieste fu occupata da Tito e divenne oggetto di una contesa tra Iugoslavia ed alleati. Trieste cambiava padrone.

    Nel trattato di Yalta fu segnato il confine tra i due blocchi e questo passava per Trieste. Stalin capiva l’importanza di questa città come cerniera. Infatti l’italia da un lato doveva esser sotto l’influenza del capitalismo con il più forte partito comunista di Europa. La Iugoslavia dall’altro lato doveva essere comunista ma con autonomia.

    Il 3-7-1946 venne costituito il Territorio Libero di Trieste; il 10-2-1947 fu nominato un governatore , la città divenne nuovamente autonoma. Ma poi intervenne la guerra fredda ed il capitalismo, per non cedere alla influenza russa, fece annettere Trieste all’italia il 31-1-1963.
    La città perse nuovamente la sua autonomia. Il governo italiano cercò di aiutarla. Fu anche modificato il campionato di calcio per impedire alla squadra della Triestina di retrocedere dalla serie A alla B.
    Ma in realtà Trieste sentiva pesantemente di essere nuovamente una zona coloniale come d’altronde è tutta la Padania.


    Allora i gruppi massonici triestini decisero di fare la voce grossa. Presentarono una lista (il Melone) e riuscirono ad eleggere un deputato. La lista del Melone per intimorire lo Stato, si presentò alle europee. usufruendo della possibilità che con un solo deputato si poteva presentarsi a qualsiasi votazione.

    Per dare un messaggio di rivolta, nel compilare le liste, il Melone cercò di imbarcare alcuni sparuti autonomisti padani.
    Pur sapendo dell’inconcludenza della operazione, questa servì a dar fiato a quei pochi desiderosi di combattere il potere romano.


    Veramente questo compito doveva essere pertinente alla Union Valdoten, teoricamente sostenente l’autonomia dei popoli alpini.
    L’Union Valdoten non fu mai propensa ai movimenti autonomisti padani, perché se le regioni del Nord avessero ottenuto l’autonomia a statuto speciale esse avrebbero accettato una situazione meno favorevole di quella posseduta dalla Valle di Aosta. Questa avrebbe dovuto adeguarsi diminuendo il volume dei privilegi ottenuti.

    Il segretario dell’Union Valdoten :Salvadori, impaurito che gli autonomisti padani passassero nella sfera del Melone, cercò di aiutarli economicamente per inglobarli, ma morì di incidente oscuro.
    Salvadori aveva bisogno dei voti degli autonomisti della Padania perché solo con i voti di preferenza della Val d’Aosta non riusciva a fare eleggere un deputato europeo valdostano.


    La lista del Melone fece paura e da quel momento roma capì che vi era una questione settentrionale da arginare.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Cenerentola82 Visualizza Messaggio
    Tu potrai decidere solo per te, forse, a chi darti...
    Come sempre Cenerentola 6 grandiosa.

 

 
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