Chissà se la cosa è applicabile anche a quello che extracomunitari e itaGliani hanno fatto e stanno facendo qui...

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GIOVANNI DE LUNA
All’unanimità il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che classifica lo stupro come un’arma di guerra.

Definendolo uno strumento utilizzato «per umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa i membri di una comunità o di un gruppo etnico», l’Onu ha così ufficialmente indicato nella violenza sessuale contro le donne (realizzata all’interno di un contesto bellico) non solo un reato contro la persona, ma anche una violazione delle norme internazionali, inserendola - di fatto - nell’elenco delle pratiche proibite accanto all'uso di armi vietate, terrorismo, torture sui prigionieri eccetera.

In attesa che sia più chiaro il modo in cui questa indicazione diventerà operativa è da accogliere con soddisfazione almeno la portata simbolica del provvedimento. Il diritto internazionale arranca, inseguendo guerre di «terza generazione», soldati che assomigliano a mercenari, conflitti asimmetrici, faticando a trovare regole che si adattino a queste nuove realtà.

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Nelle guerre post-novecentesche, lo stupro è diventato una delle armi privilegiate della «pulizia etnica». Sempre, questi comportamenti sono stati considerati fuori del contesto della guerra, come forme di una «guerra ai civili» che sfuggivano alle norme che disciplinano la guerra simmetrica, quella combattuta tra Stati sovrani e tra eserciti regolari.


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