[FONT=georgia,'times new roman',times,serif]CdV - ''Mai come in questo momento le trattative tra la Santa Sede e i seguaci di mons. Lefebvre sono giunte in prossimita' di un accordo che sanerebbe il mini-scisma venutosi a creare ormai vent'anni fa permettendo il pieno rientro dei lefebvriani nella comunione cattolica''. Lo rivela il vaticanista del Giornale Andrea Tornielli per il quale alla Fraternita' San Pio X sono state poste come uniche condizioni l'accettazione del Concilio Vaticano II e la dichiarazione della piena validita' della messa secondo la liturgia riformata: punti che gia' mons. Marcel Lefebvre aveva sottoscritto con l'allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1988. Il Vaticano, secondo quanto rivela Tornielli, offre al gruppo tradizionalista un inquadramento canonico simile a quello dell'Opus Dei, vale a dire una ''prelatura'', che permetterebbe alla Fraternita' di continuare le sue attivita' e di formare i suoi seminaristi. A determinare la svolta e' stato l'anno scorso il motu proprio di Benedetto XVI che dichiara la piena cittadinanza dell'antica messa dichiarando l'esistenza di un rito romano straordinario (quello antico) e uno ordinario (quello riformato). Inoltre, Papa Ratzinger ha reintrodotto la croce al centro dell'altare, ha cominciato a distribuire la comunione ai fedeli inginocchiati, ha ripristinato paramenti antichi: tutti segnali che vanno nella direzione di sottolineare la continuita' della Tradizione. E molti lefebvriani, ora che hanno ottenuto la messa in rito antico, non comprendono il perche' la Fraternita' non faccia pace definitivamente con Roma con il rischio, scrive Tornielli, ''di trasformarsi in un gruppuscolo settario e ininfluente''. [/FONT]


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