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Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: Il tiro Mancino

  1. #1
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    Predefinito Il tiro Mancino

    Mi rendo conto che l'argomento non è dei più divertenti. E preferirei anch'io oggi dedicarmi a Luca Toni e Buffon come la maggior parte degli italiani.
    Però quello che è successo nelle ultime 24 ore la dice lunga sul comportamento sovversivo di certi giudici.
    Non può passare inosservato.
    E come dice il ministro dell'Interno Maroni nell'intervista oggi al Giornale non può restare impunito.

    Sabato mattina alle 11.52 l'Ansa lancia una notizia flash, di quelle urgenti e importanti.
    «Il Csm dice che la sospensione dei processi è incostituzionale».
    Nelle redazioni dei giornali parte un fremito: che ci volete fare, ormai ci accontentiamo di poco.
    E così entusiasmandoci davanti al Csm come fosse lo spogliarello della Canalis, ci mettiamo a costruire interventi, interviste, titoli, pagine.
    Nessuno del Csm smentisce.
    Anzi, il vicepresidente Nicola Mancino, parlando ad Avellino ai margini di un convegno su etica ed economia, si lascia andare a considerazioni pesanti:
    «La politica non cerchi espedienti per eludere le leggi».
    Il riferimento a Berlusconi risulta a tutti evidente come una zanzara sulla testa di Kojak.

    E così ieri, domenica mattina, tutti i quotidiani se ne escono con il loro bel titolo: «Blocca processi, alt del Csm» (Repubblica), «Blocca processi, il Csm attacca» (Corriere), «Il Csm contro il governo» (La Stampa) e «Il Csm: incostituzionale fermare i processi» (nel nostro piccolo, il Giornale).
    I giornali non fanno a tempo a uscire dalle edicole, però, e il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, sale come una madonna pellegrina al Quirinale, da Napolitano (che è pure presidente del Csm), per fare retromarcia.
    Con un imbarazzo grande quanto il buco nei bilanci di Roma e il capo cosparso di cenere, l'ex dc spiega che il Csm non si è pronunciato su nulla, che quella era solo una bozza, o forse neanche una bozza, uno scarabocchio, e che il «parere è inesistente».
    Se Napolitano a un certo punto non l'avesse congedato probabilmente avrebbe negato anche di aver parlato ad Avellino, e forse avrebbe negato pure l'esistenza di Avellino.
    Scena patetica.
    Ma non basta. Ora qualcuno deve spiegare: perché nessuno del Csm ha smentito ieri, quando la notizia veniva rilanciata prima dalle agenzie e poi da tutti i telegiornali? Perché per un intero giorno si è lasciato che passasse il messaggio «il Csm è contro il governo»? Trattasi di attacco a organo costituzionale: qualcuno ne risponderà? E ancora: come è arrivata quella notizia alle agenzie? Ce l'ha portata un passerotto? Una cinciallegra? Un cuculo col ciuffo? E perché il Csm fa uscire un parere che non è un parere su una legge che il Parlamento deve ancora discutere? Vuole forse sostituirsi a esso? Una volta i giudici applicavano le leggi. Ora le vogliono fare.
    Perfetto: ma allora perché, la prossima volta, non si presentano alle elezioni? Almeno sarà tutto chiaro ed eviteranno di doversi vergognare tra scarabocchi, finti scarabocchi, attacchi nascosti, rimestamenti nel torbido e qualche inopportuno tiro Mancino.

    Si potrebbe proseguire, ma io mi fermo qui. Ve lo dicevo: il tema è di vitale importanza ma piuttosto noioso.
    Meglio dedicarsi a Luca Toni e Buffon.
    Se non altro, poi, nel football le regole sono chiare: l'arbitro magari sbaglia, ma non pretende mai di tirare il calcio di rigore.

    Mario Giordano www.ilGiornale del lunedì 24 06 08

    saluti

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  2. #2
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    Predefinito Intervista al ministro Maroni

    Ministro Roberto Maroni, anche lei come Umberto Bossi è preoccupato dalle polemiche degli ultimi giorni e dal fatto che il dialogo tra maggioranza e opposizione possa essere messo a rischio?
    «Effettivamente sì. Il clima di confronto che lo stesso Bossi aveva evocato nelle scorse settimane è una condizione importante per realizzare riforme condivise».

    Quella del federalismo fiscale, però, non è una riforma costituzionale. Non c’è, insomma, il rischio che mancando una maggioranza qualificata si vada poi a referendum come è accaduto per la devolution...
    «Non è questo il punto. Il federalismo fiscale non è proprietà esclusiva della Lega ma costituisce un grande passo verso la modernizzazione del Paese. Un passo che maggioranza e opposizione dovrebbero fare insieme».

    E se il Pd decidesse di non seguirvi?
    «Vuol dire che andremo avanti da soli, con la nostra forza e i nostri voti che sono comunque più che sufficienti per approvare la riforma».

    Prima il federalismo fiscale. Poi?
    «Il secondo passo è il “codice delle autonomie” che semplificherà le competenze tra centro e periferia. Elimineremo, per esempio, alcune delle nove province metropolitane, le comunità montane e i consorzi. Insomma, dopo il federalismo fiscale ci sarà il federalismo istituzionale. Poi, il terzo passo: il distretto di Roma capitale. Mi auguro, però, che la nostra possa essere una legislatura davvero costituente e che si vada avanti anche con le riforme costituzionali».

    Quindi insieme all’opposizione...
    «C’è da metter mano al bicameralismo perfetto, ai poteri del premier, al numero troppo alto di parlamentari. Insomma, di lavoro da fare ce n’è molto».

    Crede che dopo le frizioni di questi giorni si possa riallacciare il filo del dialogo?
    «Assolutamente sì. Si può e si deve».

    Cosa pensa del cosiddetto emendamento «salva-premier»?
    «Che si è montata una polemica sul nulla. È una storia inventata che non ha alcun fondamento e che spero resti confinata all’ala dipietrista dell’opposizione, quella che vorrebbe vedere la magistratura dentro Palazzo Chigi».

    Insomma, sul decreto sicurezza non ha alcuna riserva?
    «È un lavoro di grande qualità che cambierà profondamente il Paese. Mi spiace si stia sfruttando il pretesto del presunto attacco ai magistrati per cercare di screditare il provvedimento. Anche perché credo che anche gli emendamenti “sospendi-processi” siano sacrosanti. Mi auguro che passata la buriana, la sinistra torni a sedersi al tavolo del confronto. E devo dire che sul punto sono ottimista».

    Condivide i toni usati dal premier nella sua conferenza stampa a Bruxelles?
    «Berlusconi è unico e imprevedibile. È un cavallo di razza che sa uscire dalle difficoltà come nessun altro. Gli danno ragione i fatti e gli dà ragione la democrazia, visto che gli italiani continuano a dargli fiducia. Insomma, anche se le sue battaglie e le sue sfuriate non piacciono a una certa sinistra snob, mi pare siano condivise dalla maggioranza della popolazione».

    Nel merito è d’accordo con Berlusconi?
    «Bisogna distinguere, ma lo fa anche il premier. Come ho già detto, c’è una parte della magistratura che svolge il suo lavoro in modo eccellente, penso ai giudici che hanno istruito l’appello contro il clan dei Casalesi. Ma ha ragione Berlusconi quando dice che ci sono dei magistrati che considerano la loro una missione politica in nome e per conto di un mandante supremo. Ecco, questo credo sia un male che va combattuto».

    Che idea si è fatto dell’annunciata e poi smentita bozza del Csm sulla presunta incostituzionalità della sospensione dei processi?
    «Il Csm dovrebbe aprire un’indagine su questo falso parere di cui si è discusso per un giorno intero prima che venisse smentito dal presidente e dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura».

    Perché 24 ore di «black out»?
    «Questo non lo so. So che quel finto parere è servito per fare grandi titoli su giornali e telegiornali così da accusare il governo. Una cosa grave su cui non si può lasciar correre. C’è stato un attacco a un organo costituzionale, che è l’esecutivo, e credo che questo atto debba essere sanzionato penalmente».

    Martedì il Senato approva il decreto sicurezza che dovrà poi passare alla Camera. Che tempi prevede?
    «Brevissimi. Vorremo farlo approvare a Montecitorio senza modifiche, in modo che le norme entrino in vigore immediatamente. L’utilizzo dei militari per presidiare obiettivi sensibili, per esempio, è una misura urgente che non può attendere».

    E il disegno di legge? Che fine farà il reato di immigrazione clandestina?
    «La discussione del disegno di legge sarà contestuale. Il reato di immigrazione clandestina resta. Mentre stiamo facendo una riflessione sulla necessità di inserire norme ad hoc sulla prostituzione e, come suggerito dal sindaco Moratti, sulla droga».

    Sulla prostituzione c’è già un testo pronto?
    «Ci stiamo lavorando. Entro una decina di giorni formuleremo la proposta. La mia personale opinione è che si debba concedere ai sindaci la possibilità di aprire i cosiddetti quartieri a luci rosse. In modo da garantire controlli non solo sul fronte sicurezza ma anche su quello sanitario. E, perché no, sotto il profilo fiscale».

    Novità sul fronte immigrazione?
    «È molto importante l’incontro che avrà Berlusconi con Gheddafi. Se il premier lo convince a dare attuazione agli accordi, infatti, la questione sbarchi a Lampedusa sarà sostanzialmente risolta».

    I clandestini arrivano tutti dalla Libia?
    «Passano quasi tutti da lì. Ma noi siamo in grado di fornirgli sistemi tecnologici di controllo per prevenire l’immigrazione verso il loro Paese, così che la Libia non sia più il centro di smistamento dei clandestini nel Mediterraneo».

    Il governo ha deciso di aprire nuovi Centri di identificazione ed espulsione (i vecchi Cpt). Ma le Regioni non sembrano particolarmente entusiaste...
    «Stiamo individuando dieci nuovi Cie in dieci regioni che non ne hanno. In Lombardia, dunque, a differenza di quanto si è detto, non ce ne saranno di nuovi. Comunque, nessuna decisione sarà presa senza il consenso delle popolazioni e delle amministrazioni locali».

    È arrivata l’estate e a Napoli ancora ci sono i rifiuti. Non temete il rischio caldo?
    «La situazione è in costante miglioramento. Ma è una lotta contro il tempo, perché effettivamente il caldo rischia di trasformarli in rifiuti tossici con tutto ciò che ne consegue. Abbiamo la consapevolezza, però, di aver fatto davvero tutto il possibile».

    Adalberto Signore www.ilGiornale.it del 23 06 08


    nota: sulla questione "quartieri a luce rossa" gradirei capire se verranno interessate le popolazioni "coinvolte" e come verranno "considerate" le loro risposte dalle autorità.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Così si scatena...

    ...l'ala Furiosa

    La sinistra scricchiola, Furio Colombo ha le vampate di calore, Nando Dalla Chiesa torna in campo e chiama tutti davanti al Palazzo di Giustizia da lui inteso come gogna politica. Polemizzare? Francamente ci siamo perduti nel dilagante spurgo dell’ex direttore dell’Unità, di cui abbiamo apprezzato la buona volontà, le citazioni e la rilettura del sussidiario scolastico. E di Dalla Chiesa abbiamo capito che ha trovato la via della speranza per tornare in campo e la politica è fatta così, tu lasci un vuoto e un altro ci fa subito il picnic. Che sta succedendo?
    Due cose, fondamentalmente.
    La prima è gravissima e la seconda è patetica.
    La cosa gravissima è che l’ala furiosa della sinistra non ha la minima esitazione a giocare la sua partita delegittimando tutto: il campo, gli arbitri, gli spettatori, ovvero il Parlamento, le cariche istituzionali a cominciare dal Presidente della Repubblica e il popolo sovrano. Questi, il popolo sovrano, non sanno neanche che cosa sia, non gliene importa assolutamente niente dell’elettorato e pensano che se ha votato Berlusconi è un elettorato da buttare, da vilipendere, da uccidere, non da rispettare.
    La cosa patetica è che a loro non importa assolutamente nulla del Paese, dei suoi problemi e della gente e cercano – quelli della sinistra furiosa – di riaprirsi uno spazio, di conquistare un passaggio a Nord Ovest, a fare tattica, teatro, manfrina e impedire che si faccia politica.

    Partiamo dalla giustizia. È una conquista della democrazia il primato del popolo: il popolo è l’unica e sola fonte di legittimità. Non ce ne sono altre. La fonte della legittimità genera delle legittimità subordinate: i membri del Parlamento, i presidenti regionali, i membri di tutte le assemblee elettive.
    Quando i Parlamenti cominciarono a funzionare dovettero sfidare i poteri che non avevano legittimità popolare: il re, il clero, la nobiltà, i giudici. La Rivoluzione francese si è articolata sul conflitto fra i legittimati e gli «Stati», cioè chi viveva di posizioni di privilegio.
    Per l’ordine naturale delle democrazie i giudici, a meno che non siano eletti dal popolo, sono totalmente subordinati ai Parlamenti e applicano le disposizioni e le leggi che i Parlamenti emanano, come emanazione del popolo.
    Non esiste, come si va blaterando, un conflitto fra «poteri».
    In democrazia il «potere» è uno solo: ce l’ha il popolo e lo delega in suo nome.
    Punto e fine della storia.
    Di solito nelle democrazie coloro che portano sulle spalle il peso della legittimazione popolare poiché rappresentano il popolo non sono soggetti all’azione dei giudici: essi «sono» il popolo e sono sacri, non possono essere incatenati, mentre incatenare i politici della parte opposta è esattamente il programma politico di chi vuole – come Nando Dalla Chiesa - sostituire nella simbologia della legittimità il Palazzo di Giustizia con il Palazzo del Popolo, o Parlamento.
    Naturalmente ciò accade perché Veltroni non sa giocare questa partita.
    Ha lasciato alla Camera spazio ai dipietristi che hanno occupato tutta la prateria dell’antiberlusconismo viscerale, e gente come Furio Colombo al solo vedere una cosa del genere gli vengono le furiette e si indigna tutto.
    Ma Veltroni non riesce a supplire con una idea forte, un progetto entusiasmante – politico – il vuoto elettorale, la sconfitta che con il marchio delle elezioni siciliane si sente addosso come se avesse perso Reggio Emilia e tutti lo guardassero storto. In effetti tutti lo guardano storto ma non perché perde: lo guardano storto perché si fa imprigionare dai ricattatori della guerra di potere e per ora non sembra avere le palle per imporre una leadership forte, che faccia sognare il suo popolo.
    È chiaro che se al popolo dai la polpetta avvelenata dell’antiberlusconismo tossico, quello in parte se la mangia, poi vomita, poi piange di disperazione per l’impotenza, ma si sente rincuorato. Ed è lì che entra in campo il neogiustizialismo dei Paolo Flores, dei Colombo, dei Dalla Chiesa: il neogiustizialismo nasce e divampa perché hanno sentito l’odore della paura di Veltroni.
    Veltroni non ha avuto la forza di dire che le proposte di Berlusconi in materia di giustizia sono giuste perché proteggono la democrazia e si è fatto prendere in contropiede da coloro che muoiono dalla voglia di tornare ai vecchi schemi propagandistici che non portano da nessuna parte, ma saziano l’ego, l’abbuffano di gratificazioni senza storia, come la panna montata.
    Veltroni non ha saputo dire di no ai vassalli e ai valvassori che si sono presentati sotto il suo traballante trono portando coppe di veleno e bevande tossiche e lui ha brindato con loro perché si sente debole.
    In questo modo per forza di cose, forze fisiche, o chimiche o geometriche, perché la politica non contiene spazi di fantasia tranne che per i grandi leader, il terreno di gioco si sta ricomponendo secondo vecchi schemi che taglieranno sempre più fuori Veltroni e allontaneranno sempre più il grande obiettivo della pacificazione e della riconciliazione nazionale: a leader debole rispondono mezze tacche infuriate e le mezze tacche infuriate sono assetate di spazio, di visibilità, di sangue, di ghigliottine, di gogne, di Palazzi di Giustizia trasformati in templi della punizione del nemico, sono assetate dalla voglia di togliere al popolo traditore e mascalzone il primato della politica visto che il popolo invece di dare retta a loro vota per Berlusconi, ciò che ai loro occhi delegittima definitivamente il popolo.

    Dunque il problema e la soluzione del problema sono entrambi nelle mani di Veltroni. Saprà il vecchio Uòlter capire che se non impara a fare il leader che dice di no, che caccia, che chiama, che inventa e sa convincere, non è finita soltanto per lui ma è finita per la speranza della nuova democrazia delle ferite sanate?
    Guardi Veltroni, legga gli articoli di Colombo, e capisca che cosa si prepara dietro le sue spalle: la «Resistenza» al duce che non c’è, al fascismo che non c’è, al razzismo che non c’è, e al Parlamento che c’è, all’Italia che c’è. Uòlter, datti una mossa e fai vedere che sai ricostruire la sinistra, perché se non lo saprai fare alla svelta, la prossima testa sulla picca sarà la tua e già vediamo affilare i coltelli.

    Paolo Guzzanti su www.ilGiornale.it del 23 06 08

    saluti

 

 

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