Il 2008 non è ancora finito ma è già diventato l’anno più sanguinoso per la coalizione occidentale impegnata nella guerra in Afghanistan. Dal 1° gennaio 2008 fino ad oggi (30 settembre) si registrano 236 morti nelle fila degli “alleati” superando così i 232 morti del 2007, fino a pochi giorni fa l’anno più sanguinoso della campagna afghana.
Si deve quindi registrare che la guerra in Afghanistan ha subito un oggettivo peggioramento, dando ragione alle fosche previsioni di alcuni ufficiali, soprattutto britannici.
Mi piacerebbe sapere cosa hanno in mente gli alti comandi “alleati” alla vigilia del settimo anniversario dell’inizio delle ostilità, dato che questi hanno alle spalle un totale di 985 caduti (di cui si registrano 606 americani, 120 britannici, 97 canadesi e 13 italiani) e con la maggior parte del territorio afghano fuori dal loro controllo.
La situazione poi è totalmente differente da quella irachena, per questioni geografiche, amministrative e politiche. E se per quanto riguarda il conflitto in Iraq si fanno già calendari di ritiro parziale, in Afghanistan è ormai risaputo che occorrano ulteriori uomini (che vengono puntualmente forniti anche dagli europei) e quello che preoccupa è che non si vede all’orizzonte nemmeno un dibattito sul ritiro da quei luoghi.
Quanto dovranno rimanere in territorio afghano? Altri tre, quattro, dieci anni? Nessuno lo sa e la cosa drammatica è che noi italiani abbiamo tutta l’intenzione di rimanerci.




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