La Conferenza della FAO: fame nel mondo e crescita demografica
Ora che le luci si sono spente sul palcoscenico della FAO, è forse il caso di fare qualche riflessione sul problema che era oggetto della Conferenza tenuta a Roma, il problema cioè della fame nel mondo.
Nella Conferenza sono state affrontate questioni di rilievo, dalla utilizzazione e diffusione dei cibi transgenici, al reperimento delle risorse necessarie per finanziare i programmi della FAO, alla stessa riorganizzazione dell'istituto (problema non secondario e giustamente sollevato dal presidente Berlusconi). Ma dalla Conferenza è stata assente una questione essenziale: come fermare quello sviluppo demografico che, in Africa soprattutto, rende senza speranza la rincorsa tra le bocche da sfamare e i mezzi necessari per farlo.
Per i prossimi decenni è previsto un ulteriore e consistente incremento della popolazione mondiale: concentrato, peraltro, in alcune aree del pianeta, in genere le più povere e le più disastrate. Senza bloccare questa tendenza, sarà impossibile ridurre il numero dei disperati: nessun incremento delle risorse e nessuna razionalizzazione del loro uso potrebbe bastare. E senza bloccare questa tendenza, sarà anche impossibile parlare di "sviluppo sostenibile".
C'è da meravigliarsi allora se i paesi "ricchi", che dovrebbero finanziare i piani della FAO, disertano una Conferenza che cancella dalla sua agenda il problema di fondo? Che non è, probabilmente, un problema "politicamente corretto", non coinvolge l'emotività dell'opinione pubblica occidentale né gli interessi immediati delle multinazionali. Ma è il problema vero, che non può essere eluso senza cadere in una inutile demagogia.
Purtroppo, però, è anche il problema con cui le diverse confessioni religiose, i paesi del Terzo Mondo e molte istituzioni internazionali, a cominciare dalla FAO, non intendono misurarsi. Anzi, non intendono affatto sottoporlo al dibattito pubblico. E non certo perché non possa trovare una qualche soluzione: paesi come la Cina o l'India, che questa questione hanno affrontato, anche talora con qualche discutibile scorciatoia, cominciano a rallentare sensibilmente i loro tassi di crescita demografica (mentre accrescono rapidamente, guarda caso, i tassi di sviluppo economico).
Ma è questo il problema dal quale bisogna partire per riportare in equilibrio esigenze altrimenti inconciliabili. E per affrontare con coraggio le questioni legate al futuro stesso del pianeta Terra. Oltre a quelle, se proprio ce ne fosse bisogno, legate alla sopravvivenza di alcune istituzioni internazionali.
Roma, 14 giugno 2002
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tratto dal sito web
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