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  1. #1
    Virtus Fortunae Victrix
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    Question DPEF - Documento di Programmazione Economica e Finanziaria


    [mid]http://xoomer.virgilio.it/francesco.rinaldi29/KAR_ITALIANE/A.Fierro/A._Fierro_-_Chella_lla'.mid[/mid]

    Cosa ne pensate del DPEF ?

  2. #2
    hussita
    Ospite

    Predefinito chi ha scritto il DPEF ( da dagospia)

    Il DPEF presentato varato ieri dal Consiglio dei Ministri ha registrato il pieno consenso degli industriali italiani. Guidalberto Guidi, consigliere confindustriale per le relazioni industriali, rilascia al Messaggero stamattina un'intervista piena di entusiasmo per "la modernizzazione del paese".
    Come mai tanto entusiasmo per questo DPEF? Semplice: perché il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria del governo Berlusconi l'ha scritto Confindustria! E' l'opinione faziosa del Cofferati di turno? Non proprio. Stamattina è stato pubblicato sul sito ufficiale del governo la sintesi del DPEF, insieme alla presentazione PowerPoint che Berlusconi ha utilizzato in Consiglio dei Ministri:




    Aprite la presentazione con PowerPoint, andate sul menu File, voce Proprietà: si apre una finestra con molti dati interessanti. Ad esempio, nel campo Autore c'è scritto bello chiaro: g bargag, società: Confindustria...

    dopo lo svarione dei CV ministeriali tradotti in italiese da babelfish, sorge il dubbio che il webmaster del sito del governo sia una V colonna CGIL...verificate prima che lo tolgano


    http://www.governo.it/sez_dossier_n...F2003_2006b.ppt

  3. #3
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    Wink

    Non c'è più.

    C'è una copia pdf creata alle 102 e modificata alle 130...

  4. #4
    hussita
    Ospite

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    segno che questo forum è ben frequentato

  5. #5
    F***ing stubborn
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    carina pure questa.
    saluti
    echiesa

  6. #6
    hussita
    Ospite

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    carina? far fare una figuraccia ed esporre confindustria, il tuo sparring partner, ad attacchi da parte di un webmaster avventato...

    e poi, diamine, copiato pedissequamente....

  7. #7
    F***ing stubborn
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    Infatti, una figura di quelle da ricordarsi, giuro non lo sapevo.
    saluti
    echiesa

  8. #8
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    Dichiarazione di voto dell'on. Giorgio La Malfa sul Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) 2003/2006

    Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI, sulla risoluzione Alberto Giorgetti n. 6-00027, vorrei svolgere alcune brevissime considerazioni di carattere generale suggerite dall'esame del documento di programmazione economico-finanziaria. Ancora pochi anni fa - i colleghi lo ricorderanno - noi votavamo, con il documento di programmazione economico-finanziaria, la legge finanziaria ed il bilancio, il CIPE stabiliva i flussi monetari e creditizi ed il Governo e la Banca d'Italia decidevano le politiche del cambio. Quindi, il Parlamento era investito dell'insieme degli strumenti di politica economica e finanziaria: il cambio, la politica monetaria e quella del credito, le politiche di bilancio e fiscali.

    Oggi, siamo entrati - e sembra quasi che non ce ne rendiamo conto - in una fase completamente diversa, nella quale sono venuti meno tutti, o quasi, quegli elementi che davano concretezza e sostanza all'esame della politica economica da parte del nostro Parlamento. Forse, signor Presidente della Camera, dovremmo chiederci se sia ancora opportuno questo tipo di discussione o se, invece, non sia il caso di aggiornare, in qualche maniera, gli strumenti di impostazione di questi documenti. Oggi, il tasso di cambio non ci appartiene più poiché, all'interno dei quindici paesi europei (che rappresentavano e rappresentano metà del nostro commercio internazionale), il cambio è fisso per definizione e nemmeno ci appartiene la politica monetaria, stabilita dalla Banca centrale in totale autonomia dai Parlamenti nazionali, dal Parlamento europeo e dai singoli Governi, mentre il patto di stabilità limita al 90 per cento del PIL il debito (nel caso dei paesi con un forte debito pregresso, al 110 per cento) e, in tal modo, non ci dà neanche il fiato per respirare! In questa situazione, il documento di programmazione economico-finanziaria riguarda i dettagli di una politica economica, mentre ciò di cui abbiamo bisogno è l'impostazione della politica economica, che non appartiene più, dobbiamo prenderne atto, all'ambito nazionale dei Parlamenti, ma a quello internazionale dei Governi.

    Però, vorrei aggiungere
    , procedendo per sintesi estreme, allo scopo di non superare il brevissimo tempo concessomi, che da questo dibattito sarebbe dovuta emergere anche qualche indicazione al Governo (se ci fosse il ministro dell'economia e delle finanze ad ascoltare, come sarebbe suo dovere, gli interventi per dichiarazione di voto).

    Ci sarebbe, ad esempio, l'indicazione di porre ai colleghi ministri dell'economia e delle finanze europei il seguente tema: se non sia necessario, oggi, porre agli Stati Uniti ed al Giappone il problema di una sorveglianza multilaterale del cambio. Non possiamo pensare che il tasso di cambio tra l'euro e il dollaro possa portare il dollaro molto in basso e l'euro molto in alto quando in Europa vi è un'alta percentuale di disoccupazione! Dobbiamo esaminare, ministro Tremonti, una gestione internazionale delle zone di cambio tra yen, dollaro ed euro. Vogliamo parlare di questo problema?

    In secondo luogo, vogliamo affrontare con serietà, a livello europeo, il problema dei mercati finanziari e dei riflessi che la crisi nel mercato finanziario americano potrà avere in Europa? Vogliamo apprestare meccanismi europei di sorveglianza della stabilità e della trasparenza dei mercati finanziari prima che questa crisi che riguarda l'America (ma temo possa riguardare anche l'Europa) arrivi da noi?

    Vi è, poi, il problema della revisione del patto di stabilità
    , non soltanto nel senso che voi ministri dell'economia e delle finanze avete stabilito a Siviglia, dove avete affermato che bilancio in equilibrio equivale a bilancio più o meno in equilibrio (che è già qualcosa): occorre anche stabilire che gli investimenti pubblici produttivi non possano essere soggetti alle stesse regole di equilibrio di bilancio che, giustamente, si applicano alle spese correnti.

    Per esempio, io accetterei una regola per la quale fosse la Commissione economica europea a giudicare se un progetto di investimento infrastrutturale di un Governo possa essere sottratto al vincolo del pareggio di bilancio in base a una valutazione dell'utilità, ai fini delle infrastrutture europee, del progetto medesimo. Cioè immaginerei l'ipotesi di un bollino europeo sugli investimenti.

    Il senso degli obiettivi del DPEF, il 2,9 crescita, e l'1,4 di inflazione, rappresenta oggi più che mai un traguardo programmatico. Non è una previsione che richiede uno sforzo molto ampio di politica sociale. In questo senso, e concludo, è politicamente cruciale il fatto che un gran numero di organizzazioni economiche sociali e sindacali abbiano convenuto su questa impostazione di carattere generale.

    Roma, 25 luglio 2002

    -------------------
    tratto da
    http://www.pri.it

  9. #9
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    Pubblichiamo il testo definitivo del documento messo a punto dal Partito Repubblicano Italiano a commento del DPEF 2003-2006.
    Il documento, elaborato da una commissione di esperti coordinata dall'amico Italico Santoro, capo della segreteria politica, è stato ampiamente discusso in Direzione Nazionale e approvato a larghissima maggioranza.
    Il testo conclusivo è stato poi trasmesso al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per le attività produttive, ai Presidenti delle competenti Commissioni di Camera e Senato, ai partiti, alle forze economiche e sociali.


    La Direzione Nazionale del PRI, dopo aver esaminato e discusso il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003 - 2006, ritiene di poterne condividere gli obiettivi di massima e la strategia di fondo ad essi sottesa.

    Ritiene peraltro che il documento debba tenere maggiormente conto dei rilievi formulati nei confronti di tale strategia dagli organismi internazionali, e in particolare dall'Unione Europea, e debba approfondire o modificare alcuni punti specifici che sono parte integrante della politica economica del governo.

    °°°°°°°

    La Direzione Nazionale del PRI condivide il giudizio - contenuto nel Documento - secondo cui "il processo di risanamento finanziario, che aveva consentito all'Italia di entrare nella moneta unica, si era dapprima fermato - sul finire del 1999 - e poi invertito - a partire dall'anno 2000". Giudizio condiviso peraltro implicitamente dal commissario europeo Pedro Solbes, per il quale gli attuali problemi di bilancio di alcuni paesi sono dovuti al fatto che non sono state colte le opportunità di risanamento dei conti pubblici offerte dal periodo di alta crescita 1998-2000. D'altro canto considerazioni analoghe, tempestivamente formulate, non furono certo estranee alla decisione assunta dal PRI di abbandonare l'alleanza di centrosinistra in cui il partito si era riconosciuto nella precedente legislatura proprio in ragione della forte scelta europea che la coalizione aveva fatto e sulla quale si era particolarmente impegnato l'allora Ministro del Tesoro Azeglio Ciampi. E' perciò verosimile ritenere che, sulla base del deficit accumulato alla metà di luglio del 2001, "il rapporto indebitamento netto/PIL si sarebbe azzerato non prima del 2006".

    E' giusto di conseguenza - a giudizio del PRI - collocare al centro dell'azione di governo una politica di riforme strutturali destinata per un verso a correggere l'andamento tendenziale della finanza pubblica e per altro verso ad accelerare lo sviluppo economico, in modo da poter raggiungere entro il 2004 l'auspicato pareggio di bilancio e da ridurre sensibilmente quel tasso di disoccupazione che in Italia continua ad essere ancora troppo elevato. Il recente "patto per l'Italia" sottoscritto con le parti sociali offre la cornice entro cui collocare tale politica e ne definisce alcuni aspetti significativi.

    °°°°°°°

    La Direzione Nazionale del PRI rileva, in tema di previsioni macroeconomiche, come gli obiettivi generali fissati dal DPEF per il prossimo quadriennio potranno essere raggiunti solo se il tasso di crescita del PIL si manterrà effettivamente intorno al 3%, come previsto dal documento, a partire dal prossimo anno. Il che sarà realisticamente possibile solo in presenza di una stabile ripresa dell'economia internazionale a partire da quella americana.

    E' vero che le recenti dichiarazioni rilasciate dal Presidente della FED Alain Greenspan - per il quale l'incremento del PIL sarà negli USA pari al 3,5% nel 2002 e al 4% nel 2003 - nonché i risultati ottenuti da alcune grandi imprese operanti nel settore strategico dell'alta tecnologia, potrebbero autorizzare un certo ottimismo. Ma la volatilità delle borse, le difficoltà di altri gruppi, i recenti scandali finanziari e la generale inquietudine dei mercati rendono ancora incerte tali previsioni.

    Da questo punto di vista si pone il problema di stimolare in Italia una politica di investimenti e a tal fine la Direzione Nazionale del PRI suggerisce al governo di avviare una consultazione urgente con le forze imprenditoriali, economiche e sociali per valutare e concordare le iniziative da assumere.

    °°°°°°°

    La Direzione Nazionale del PRI considera essenziale il riferimento all'Europa quale parametro determinante per la definizione delle linee di politica economica, sia nel breve che nel medio periodo. A tal fine è necessario, innanzitutto, che i livelli di indebitamento ex post non siano superiori a quelli degli altri partner europei con pari caratteristiche socio _ economiche. Occorre quindi avviare quelle riforme che tendano a ridurre le differenze strutturali che impediscono all'Italia di partecipare, a pieno titolo, alla costruzione di un area monetaria ottimale e più in generale a ridurre il divario di competitività tra il nostro sistema produttivo e quello degli altri paesi industrializzati.

    In particolare:

    va completata - anche a seguito di un'intesa con le forze sociali che hanno sottoscritto il patto per l'Italia - la riforma del sistema previdenziale, che rappresenta un nodo irrisolto per la finanza pubblica italiana e che continua ad assorbire, secondo le recenti rilevazioni dell'Istat, circa il 15% del prodotto interno lordo;

    vanno definite forme più stringenti di partecipazione delle Regioni e degli Enti Locali al patto di stabilità, per evitare che una loro inadeguata responsabilizzazione comprometta gli sforzi di risanamento del governo centrale e che l'avvio del federalismo possa compromettere seriamente i conti pubblici;

    va rapidamente ristrutturato il mercato del lavoro e vanno riviste tipologia e modalità dei contratti, anche cogliendo gli spunti che al riguardo sono stati formulati dalla CISL e dalla UIL nei recenti incontri;

    va rilanciata e intensificata - sia pure tenendo conto delle condizioni del mercato - la politica delle privatizzazioni, anche in considerazione della necessità strategica di accentuare il livello di competitività e di integrazione dell'economia italiana.

    °°°°°°°

    La Direzione Nazionale del PRI ritiene infine di doversi soffermare in particolare su quattro aspetti del DPEF: il progetto Mezzogiorno; la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica; la politica dell'energia; la politica dei beni culturali.

    Il progetto Mezzogiorno - La Direzione Nazionale del PRI sottolinea positivamente l'impegno assunto con il DPEF nei confronti del Mezzogiorno, impegno che rappresenta anch'esso una significativa applicazione del patto per l'Italia. Rileva in particolare il positivo coordinamento tra intervento comunitario, intervento nazionale e intervento regionale; lo sforzo finanziario definito nel documento e le forme di monitoraggio previste al riguardo; l'approccio per alcuni aspetti innovativo al problema del dualismo territoriale.

    La Direzione Nazionale del PRI sottolinea peraltro come l'intervento pubblico debba essere coerente e coordinato, per evitare il rischio di opere che - pur utili sulla carta - finiscano per risolversi in cattedrali nel deserto, secondo una vecchia logica che i repubblicani non hanno mai condiviso. Al riguardo, e in riferimento alla costruzione del ponte sullo Stretto, il PRI sollecita la predisposizione di un programma - già richiesto in passato - che coordini il costruendo ponte con la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale esistente in Sicilia e Calabria, per evitare che le attuali strozzature rimangano di fatto inalterate.

    La Direzione Nazionale del PRI si riserva peraltro di vigilare sulla concreta attuazione - a cominciare dalla prossima legge finanziaria - del "progetto Mezzogiorno", sia per evitare che le scelte strategiche del progetto rimangano sulla carta, sia per impedire che si verifichi quanto lo stesso DPEF ipotizza, e cioè che "a dotazioni finanziarie formali non "corrisponda" una effettiva capacità di utilizzo", magari anche per l'inerzia delle amministrazioni locali.

    Più in generale la Direzione Nazionale del PRI ritiene che, anche in previsione dell'allargamento dell'Unione Europea a paesi con più basso reddito, l'intera questione del Mezzogiorno debba essere impostata e affrontata - in primo luogo nella trattativa europea - come la questione della nuova frontiera dello sviluppo italiano, anche in vista di una politica mediterranea della quale la UE dovrà prima o poi dotarsi.

    La ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica _ La Direzione Nazionale del PRI sottolinea che la minore competitività del nostro Paese in termini di avanzamento scientifico e tecnologico deriva certamente non solo da un insufficiente impegno di risorse finanziarie, da parte sia dello Stato che del settore produttivo privato, ma anche dalla mancanza di coordinamento degli strumenti disponibili per il trasferimento e la diffusione delle nuove tecnologie.

    La Direzione Nazionale del PRI sottolinea perciò, in aggiunta a quanto già previsto dal governo, l'importanza e l'urgenza di:

    considerare scelta prioritaria, e quindi non subordinata agli equilibri di finanza pubblica, l'aumento dei finanziamenti assegnati nel prossimo quadriennio al sistema pubblico di ricerca (che comporta anche il potenziamento della ricerca industriale) dall'attuale 0,6% all'1% del PIL;

    verificare l'organizzazione dell'insieme di strutture e di attività di sperimentazione precompetitiva pubblico-privata su tecnologie di interesse industriale operanti in Italia e nei paesi assimilabili all'Italia;

    individuare il potenziale di sperimentazione in Italia, le aree di sofferenza e le barriere che ostacolano il processo di innovazione soprattutto delle PMI;

    favorire la crescita di imprese high-tech capaci di rendere i prodotti della ricerca immediatamente utilizzabili dalle PMI, anche impegnandovi ricercatori del mondo della ricerca pubblica, come accade in altri paesi della UE;

    favorire la destinazione degli incentivi alle istituzioni che più proficuamente utilizzano i fondi della ricerca, in modo da consentire lo sviluppo nelle Università delle competenze necessarie per le nuove frontiere della scienza (biotecnologie, ICT, nanotecnologie, etc.);

    stimolare la nascita delle condizioni per lo sviluppo di un processo virtuoso in grado di creare un sostanziale adeguamento delle conoscenze tecnologiche alle necessità derivanti dalla competizione internazionale.

    La politica dell'energia - La Direzione Nazionale del PRI sottolinea positivamente l'impegno del Governo volto a:

    favorire una pluralità di offerenti e un rafforzamento dell'offerta, da un lato accelerando le procedure di vendita delle centrali di generazione (Genco) per giungere alla cessione da parte dell'Enel di centrali per complessive 15mila MW, dall'altro predisponendo il decreto sbloccacentrali;

    accelerare il processo di apertura del mercato elettrico, destinando al mercato l'energia derivante dalla produzione incentivata con fonti rinnovabili, fino al 60% circa della domanda;

    favorire la realizzazione in tempi brevi di nuove linee di interconnessione della rete elettrica con l'estero e di nuovi elettrodotti interni.

    Ciononostante, la Direzione Nazionale del PRI:

    esprime il dubbio che queste misure, ancorché realizzate pienamente e in tempi tecnicamente ragionevoli, siano sufficienti a conseguire l'obiettivo di ridurre significativamente il costo dell'energia elettrica per le famiglie e per il settore produttivo, così da annullare il divario che separa l'Italia dagli altri paesi industrializzati e - anche in considerazione della posizione storica del PRI favorevole all'uso civile del nucleare, espressa in particolare nel referendum svolto nella seconda metà degli anni '80 - avanza la proposta di riprendere gli studi nel campo dell'energia da fonte nucleare e di allinearsi alla specifica frontiera tecnologica sulla quale già oggi competono i maggiori paesi industrializzati;

    sottolinea per di più che in campo mondiale tutti i maggiori paesi stanno svolgendo studi e ricerche su nuovi reattori nucleari a sicurezza intrinseca e che è generalmente previsto che tali studi nell'arco temporale di un decennio daranno risultati industrializzabili e richiede che il Governo voglia predisporre un programma in tal senso.

    La politica dei beni culturali - La Direzione Nazionale del PRI sottolinea positivamente l'impegno del Governo volto a dismettere porzioni di patrimonio pubblico salvaguardando al tempo stesso l'integrità del patrimonio culturale nazionale. Raccomanda peraltro la massima cautela nella gestione di quest'ultimo, che deve continuare a rappresentare un bene assoluto, non disponibile, da valorizzare e non da alienare o dismettere. A questo scopo - e anche per favorire l'utilizzazione per il pubblico di quella parte purtroppo cospicua del patrimonio artistico tuttora conservata dai Musei pubblici in locali di deposito non accessibili e/o perché bisognosa di restauro difficile e costoso - ritiene che debba essere orientato anche in questa direzione l'impegno delle Fondazioni bancarie, peraltro accogliendo le sollecitazioni in tal senso del governatore della Banca d'Italia.

    Per tutte queste ragioni la Direzione Nazionale del PRI avanza la proposta che la porzione del patrimonio artistico attualmente conservata in depositi inaccessibili al pubblico, previamente valutata:

    venga posta in vendita mediante gara;

    la partecipazione alla gara sia riservata alle Fondazioni bancarie italiane;

    il regolamento di gara contenga l'esplicito duplice vincolo da un lato al mantenimento perenne della proprietà da parte delle Fondazioni acquirenti, dall'altro all'obbligo di finanziamento del restauro (da eseguire sotto la vigilanza delle autorità ministeriali competenti) e di successiva esposizione esclusivamente all'interno dei confini italiani.

    ---------------------
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  10. #10
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