Antonio Negri
Fabbrica di porcellana. Per una nuova grammatica politica
Traduzione di Marcello Tarì
Feltrinelli , Milano, 2008, pp.160, €16.00
Il “secolo breve” è oramai finito e la crisi del socialismo ha trascinato con sé tutte le categorie politiche di una modernità della quale anche il socialismo faceva parte. Occorre un nuovo lessico politico: gli strumenti, i problemi, le ipotesi, i nuovi campi possibili di ricerca per costruirlo.
All’origine di questo libro vi sono due convinzioni. Da una parte, quella che il “secolo breve”, cioè l’epoca che, dal 1917 al 1968, ha cercato di realizzare il socialismo e nella quale abbiamo imparato a pensare, è oramai finita. Dall’altra, quella che la crisi del socialismo ha trascinato con sé tutte le categorie politiche di una modernità della quale anche il socialismo faceva parte.
Tuttavia la speranza, l’indignazione e la volontà di trasformare il mondo si presentano oggi sotto delle nuove figure. Le modificazioni dell’organizzazione del lavoro e le nuove configurazioni dei modi di governare sono profondamente implicate in questa trasformazione radicale della realtà politica e in quella del linguaggio che la esprime.
Biopolitica, biopoteri, discipline, controllo, moltitudine, popolo, produzione di soggettività, guerra, frontiere, dipendenza, interdipendenza, stato, nazione, comune, differenza, resistenza, diritti, potere costituente, governo, decisione sono i concetti discussi – talvolta con asprezza – in questa fabbrica. Occorre un nuovo lessico politico: gli strumenti, i problemi, le ipotesi, i nuovi campi possibili di ricerca per costruirlo.
Per tutta la durata della riflessione compiuta nei seminari tenuti al Collège International de Philosophie nel 2005, Antonio Negri cerca di seguire – con una mai smentita passione – la formazione di un nuovo orizzonte politico: una maniera di definire altre pratiche e altre espressioni della democrazia.
Interessante - anche se non privo di forzature - il tentativo di sussumere, all'interno del suo percorso filosofico e politico, il pensiero di Deleuze e di Foucault: due autori che vengono riproposti come pensatori della differenza, della resistenza e dell'antagonismo. L'analisi dei processi di soggettivazione, sviluppata dall'ultimo Foucault tra il 1980 e il 1984, viene qui utilizzata dentro quella che l'autore definisce una nuova "produzione di soggettività politica e democratica". Una "sfida" politica, morale e intellettuale. Una sfida "che noi abbiamo l'impressione di aver raccolto", dice Negri. Una sfida che pure noi, lettori, siamo chiamati a raccogliere...
Antonio (Toni) Negri (1933), filosofo di formazione, già professore di Dottrina dello Stato all'Università di Padova, esponente di spicco (assieme a Tronti, Panzieri, Alquati) dell'operaismo italiano, fu tra i fondatori di Potere Operaio (1969 ) e quindi uno dei leader di Autonomia Operaia. Accusato nel 1979 di essere la mente occulta del rapimento e dell'assassinio di Aldo Moro, avvenuto nel 1978, fu successivamente scagionato da ogni accusa di legame con le Brigate Rosse che avevano realizzato il sequestro. All'interno di una complessa e controversa vicenda giudiziaria, egli venne tuttavia condannato -per "associazione sovversiva" - a una lunga pena detentiva.
Scelse la fuga in Francia, dove sviluppò importanti sodalizi intellettuali (soprattutto con Gilles Deleuze e Félix Guattari) e dove insegnò all'Università di Paris VIII e al Collège International de Philospphie. Nel 1997 rientrò volontariamente in Italia per scontare il resto della sua pena. Attualmente vive tra Venezia e Parigi.
Negri ha acquisito notorietà internazionale nei primi anni 2000 soprattutto grazie a due libri, che sono diventati manifesti del movimento no global: Impero (Rizzoli 2002) - uscito in prima edizione negli Stati Uniti - e Moltitudine (Rizzoli 2004), scritti con l'ex allievo Michael Hardt e pubblicati, oltre che in inglese, anche in lingua francese, spagnola e tedesca.
Originali e di grande spessore i suoi contributi alla ricerca filosofica e alla teoria politica, con saggi su Cartesio, Spinoza, Leopardi, Marx, Lenin.
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