La crisi del Partito Democratico si palesa ogni giorno di più, e sotto forme drammatiche di dissenso interno. A chiedere la “testa” del Segretario Walter Veltroni questa volta non è un personaggio di secondaria importanza come Mario Adinolfi, ma direttamente Arturo Parisi, già “braccio destro” di Prodi (che sia un caso?) ed ex Ministro della Difesa. Sotto attacco è ormai la linea politica di Veltroni, giudicata perdente, anche alla luce delle recenti Elezioni amministrative in Sicilia, che hanno visto il tracollo e la disfatta di un PD ridotto ai minimi termini.
In effetti, per il povero Walter le sconfitte si stanno assommando in un circolo vizioso senza fine, dopo le Elezioni Nazionali di Aprile, e la debacle di Roma. E i più scommettono su un disastro in arrivo anche per le Elezioni Europee del 2009, quando non ci sarà più nessun effetto relativo al “voto utile”. Il Partito Democratico rischia di scomparire? Realisticamente questa è una possibilità da scarate, almeno per il momento, perchè tale eventualità sfocerebbe nella più grave crisi del centrosinistra italiano. Parisi sembra ancora piuttosto isolato, i TeoDem scalpitano a parole ma non trovano il coraggio di uscire, D’Alema agisce in silenzio, forse in modo pericoloso per l’attuale Segretario, ma sempre nel quadro dell’unità del Partito.
Tuttavia, se non si può parlare ora di frantumazione definitiva, nulla impedisce di rilevare lo stato di piena crisi del PD. Crisi di consenso, e soprattutto crisi di linea politica. Veltroni in questi ultimi giorni è apparso in linea (o quasi) con Di Pietro, come un “cagnolino” al guinzaglio del vero padrone. Ma la polemica di stampo antiberlusconiano non paga, e lo hanno dimostrato vari appuntamenti elettorali. Le preannunciate proteste autunnali non fanno nè caldo nè freddo, e di sicuro non intaccano i consensi verso un Governo forte, che gli italiani giudicano come attivo ed operoso.
Il Partito Democratico rischia seriamente di impaludarsi in vecchie ed inutili polemiche, di perdere ancora una volta il “treno”, di inseguire più che proporre, di inacidirsi a causa delle polemiche interne. Per Veltroni l’ora non è ancora scoccata, ma saranno i prossimi avvenimenti relativi alle Elezioni Europee a segnarne il destino. Se il PD crollerà sotto il 30%, le faide esploderanno, e il Segretario sarà costretto ad ammettere che sotto la sua conduzione il Partito non ha ricevuto altro che sberle, e subito solo disfatte amare.




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