
Edizione 116 del 10-06-2008
sconfitto in cecenia, il radicalismo islamico attecchisce nel vicino dagestan
La Jihad contro la Russia
di Gabriele Cazzulini
La persistente instabilità nell’area caucasica della Federazione Russa sta esponendo la regione ad un incisivo processo di colonizzazione da parte dell’islamismo radicale. I rapporti tra potere federale e potere locale subiscono vistosi squilibri a favore di Mosca, le cui frequenti incursioni militari e le ingerenze politiche dimostrano la fragilità dei regimi caucasici. In modo speculare il revival islamico è stato sfruttato dalle élites locali come fattore di identificazione nazionale per contrastare l’egemonia russa. In questa congiuntura l’Islam caucasico si sta radicalizzando in una forza antagonista allo stesso potere statale, scatenando nella popolazione un conflitto di lealtà tra stato e sharia. Il successo della Russia nella pacificazione della Cecenia ha costretto le sacche di resistenza anti-russa, alleate con le forze islamiste alla migrazione nei paesi confinanti. Dagestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria e Karachayevo-Circassia sono diventati i nuovi approdi dei terroristi in fuga dalla Cecenia. Gli attacchi più virulenti si stanno concentrando sul Dagestan, un fragile mosaico di etnie che soltanto l’Islam sufita riuscì a far convivere.
Il Dagestan è anche l’economia più arretrata e il paese meno urbanizzato della Federazione russa: un fertile campo di battaglia per l’aggressione dell’Islam radicale. Il conflitto in Cecenia ha sviluppato profondi legami tra i separatisti ceceni e il Dagestan. Già al tempo della seconda fase della guerra in Cecenia, il Dagestan fu invaso dalle milizie islamiche di Shamil Basayev, leggendario capo dei separatisti ceceni, per sostenere i ribelli della Shura Islamica che avevano proclamato l’indipendenza del Dagestan dalla Russia. L’ultimo presidente della repubblica indipendente di Cecenia, nonché membro del commando terrorista operante nella scuola di Beslan, Dokka Umarov, ha proclamato nell’ottobre scorso l’Emirato del Caucaso di cui il Dagestan è un “vilayet”. L’annuncio è stato diramato da un sito internet affiliato ad Al Qaeda che incita alla Jihad nel Caucaso. Umarov sarebbe quindi il nuovo capo della guerra santa dopo la morte di Basayev. Adesso le sfilacciate resistenze delle autorità locali, le misere condizioni di vita e la sfiducia verso una classe politica corrotta hanno permesso l’avanzata di un radicalismo islamico in cui la componente wahhabita sta diventando maggioritaria.
Su una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti, in Dagestan sorgono duemilacinquecento moschee. La predicazione integralista sta infiammando l’animo popolare contro la Russia e l’Occidente. Il Caucaso del Nord è colpito da una sequenza di attentati contro bersagli politici e civili che disegnano una strategia comune. Gli esecutori sono gruppi di militanti islamici chiamati “jamaat”, ben inseriti nel tessuto sociale perché seguono le linee di divisione tra etnie e clan familiari. L’integralismo propinato dai wahhabiti diventa una visione del mondo che risponde emotivamente al forte malessere diffuso tra i giovani per le pessime condizioni di vita. La svolta radicale dell’islam nel Caucaso russo non è una pendice periferica riconducibile al Medio Oriente. E’ un’esperienza autonoma, con una sua tradizione storica e una innata capacità di resistenza che ha imparato a trasformarsi nelle idee e negli uomini per continuare a combattere.
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=440916
carlomartello