Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Bieco reazionario colonialista
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    Thumbs up I successi di Medvedev, lo Zar filo-europeo

    Dichiarazione comune di Russia-Ue su accordo di cooperazione


    Dmitry Medvedev


    Dopo un lungo stallo la Russia e l'Unione Europea hanno formalmente varato le trattative per il tanto atteso accordo bilaterale di cooperazione, arenatesi all'epoca in cui al Cremlino era insediato l'intransigente Vladimir Putin.
    Lo hanno reso noto le due parti con il loro comunicato finale congiunto, diffuso al termine dei colloqui per l'annuale vertice russo-comunitario, tenutosi in giornata nella taiga siberiana a Khanty-Mansiysk.

    E' il primo summit cui ha partecipato Dmitry Medvedev, successore di Putin che era invece assente; Medvedev si è insediato alla Presidenza della Repubblica il mese scorso. "Noi, i leader dell'Unione Europea e della Federazione Russa, oggi a Khanty-Mansiysk abbiamo lanciato i negoziati per un nuovo accordo bilaterale che sostituisca quello attuale di partnership e cooperazione", recita la nota.
    Mednev: la Nato non garantisce la sicurezza europea
    La Nato è "l'organizzazione militare più potente in Europa ma non può essere la base per garantire la sicurezza" nel Vecchio continente. Lo ha detto il leader del Cremlino Dmitri Medvedev, definendo evidente che la "questione della sicurezza in Europa è imprescindibile" e sottolineando che dal summit siberiano eurorusso "puo' nascere" qualcosa di buono proprio "per la sicurezza in Europa" Il presidente russo al vertice ha lanciato sin da ieri - nel corso di una cena informale con i vertici di Bruxelles - il dossier della sicurezza. Auspicando un ampio coinvolgimento, che superi la mera dimensione dell'Alleanza atlantica.

    http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=83222


    carlomartello

  2. #2
    PaleoCons
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    avanti cosi!

  3. #3
    Bieco reazionario colonialista
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    Il Fronte Eurosiberia plaude alle iniziative del Presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev, evidenti sono gli sforzi del neo Presidente russo, manifestati al summit eurorusso in Siberia, di allontanare l'Europa dall'orbita della NATO e di saldare una alleanza pan-Europea che tutti noi auspichiamo.

    carlomartello

  4. #4
    Bieco reazionario colonialista
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    Predefinito Medvedev: scudo missilistico pericolo per Europa

    Russia: scudo missilistico Usa non renderà Europa più sicura
    venerdì, 27 giugno 2008 12.31




    KHANTY-MANSIYSK, Russia (Reuters) - La Russia ha detto oggi che lo scudo missilistico che gli Usa hanno in programma di posizionare in Europa dell'est è pericoloso e non garantirà la sicurezza sul continente.

    "Siamo estremamente scettici sulle iniziative del terzo distretto di posizionamento (lo scudo missilistico in Europa dell'Est)", ha detto il presidente russo Dmitry Medvedev ad una conferenza stampa.

    "Pensiamo che si tratti di un'idea pericolosa che non raggiunge l'obiettivo della sicurezza sul continente europeo".


    © Reuters 2008. Tutti i diritti assegna a Reuters.

    http://www.borsaitaliana.reuters.it/...SSIA-SCUDO.XML


    carlomartello

  5. #5
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    O Hitler a Mosca, o Stalin a Lisbona! Fuori gli yankee!!
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    Il ministro degli esteri Lavrov ha definito la Russia parte dell'Europa, dell'Ortodossia, ma anche del mondo islamico.

    (dall'ultimo numero di Limes)

  6. #6
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    La possibilità di un codominio americano-islamico sull'Europa

    Guillaume Faye


    La nostra colonizzazione serve gli interessi americani. Gli Stati Uniti, che sono l'"avversario principale" dell'Europa mentre il Sud e l'Islam ne sono i "nemici principali", giocano evidentemente a fondo la carta della colonizzazione di popolamento e dell'islamizzazione del nostro continente.
    Da molto tempo, la strategia americana molto pertinente dal loro punto di vista, è stata evacuare gli Europei d'Africa e d'Asia per prenderne il posto e di incoraggiare la nascita di un caleidoscopio etnico afro-asiatico in Europa.
    Durante la guerra d'Algeria, gli USA sostenevano il FLN. Nell'Africa francofona, come recentemente in Zaire, essi hanno combattuto, perfino militarmente, la presenza francese e belga, al fine di appropriarsi del sottosuolo minerario e dell'Uranio. In Africa nera, essi finanziano e incoraggiano la scomparsa della francofonia.
    In Algeria, hanno sostenuto la politica di arabizzazione che ha visto eliminare l'arabo e instaurare l'Inglese come prima lingua straniera. Aiutati dai loro complici inglesi, hanno persuaso tutti i governi algerini successivi ad accordare agli Anglo-Sassoni il monopolio delle estrazioni petrolifere e di gas nel Sahara.
    I terroristi islamici non hanno mai disturbato le società e i rappresentanti americani presenti in Algeria.
    In Afghanistan , la Cia ha armato gli islamici contro i russi.
    Certamente, vi sono tensioni tra l'Islam e gli USA. Le problematiche in Iran lo dimostrano. Ma globalmente, l'America gioca la carta dell'Islam per indebolire
    l'Europa, e l'Islam quella dell'America col medesimo disegno.
    E' la strategia dei ladri di Pisa, dei competitori che si uniscono contro un avversario comune, quella che viene chiamata la "coopetizione" (cooperazione-competizione).
    L'Islam è interessato alla benevolenza americana per colonizzare l'Europa.
    L'America incoraggia il suo protetto fondamentalista, l'Arabia Saudita, a finanziare moschee e associazioni in Europa grazie alle rendite petrolifere (ma la stessa cosa è vietata in America!)
    La guerra del Kossovo è un caso da manuale. L'obiettivo geopolitico era duplice: da una lato favorire l'innesto in Europa di due stati Islamici, la Bosnia e il Kossovo, dall'altro suggellare malanimo e risentimento tra Europei dell'Ovest (asserviti alla Nato e coinvolti nei bombardamenti sulla Serbia) e slavi ortodossi.
    In maniera di impedire la nascita di una Grande Europa, incubo geopolitico dell'America talassocratica.
    Ieri, l'Europa divisa e occupata era alle prese con il "codominio americano-sovietico". Domani, potrebbe essere peggio! Vedremo forse il codominio americano-islamico.

    Come evocato a giusto titolo da Alexandre del Valle nel suo pregevole saggio "Islamisme et États-Unis, une alliance contre l'Europe" (Éditions L'Age d'Homme), è interesse dell'America una islamizzazione dell'Europa, una presenza afro-magrebina e asiatica sempre più forte nel nostro continente.
    Un'Europa peninsulare in orbita Nato, islamizzata e separata da Slavi e Russi, non è forse la migliore maniera per gli USA di incatenare Gulliver, di paralizzare il gigante?
    In più, non è indifferente per le strategie economiche americane il sapere che l'immigrazione massiccia è una palla al piede che appesantisce il nostro dinamismo economico.
    La colonizzazione di popolamento dell'Europa da parte del Terzo Mondo serve gli interessi economici americani, allo stesso modo del lassimo libero-scambista della Commissione di Bruxelles.
    Nell'ipotesi di un conflitto tra l'Europa e i paesi arabomussulmani, di cui una guerra civile etnica in Europa sarebbe il pretesto, gli Americani si affretterebbero ad intervenire come "mediatori", dunque come medici prescrittori.
    Immaginiamo una guerra etnica in Provenza entro una decina d'anni, cosa non impossibile, dato che già comincia a intravedersi sotto traccia, come in altre regioni dell'Esagono. La storia non si ripete mai esattamente allo stesso modo, ma è possibilissimo che gli Stati Uniti si "interporrebbero" come hanno fatto in Serbia.
    Per "riportare la pace", evidentemente. Il codominio islamico-americano cadrebbe allora come una cappa di piombo, come una lunga notte sulla Francia e l'Europa.

    G.Faye da "La colonisation de l'Europe"
    Traduzione di Cristiano72 http://www.politicaonline.net/forum/...68&postcount=1


    carlomartello

  7. #7
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    Predefinito La Jihad contro la Russia



    Edizione 116 del 10-06-2008

    sconfitto in cecenia, il radicalismo islamico attecchisce nel vicino dagestan



    La Jihad contro la Russia
    di Gabriele Cazzulini


    La persistente instabilità nell’area caucasica della Federazione Russa sta esponendo la regione ad un incisivo processo di colonizzazione da parte dell’islamismo radicale. I rapporti tra potere federale e potere locale subiscono vistosi squilibri a favore di Mosca, le cui frequenti incursioni militari e le ingerenze politiche dimostrano la fragilità dei regimi caucasici. In modo speculare il revival islamico è stato sfruttato dalle élites locali come fattore di identificazione nazionale per contrastare l’egemonia russa. In questa congiuntura l’Islam caucasico si sta radicalizzando in una forza antagonista allo stesso potere statale, scatenando nella popolazione un conflitto di lealtà tra stato e sharia. Il successo della Russia nella pacificazione della Cecenia ha costretto le sacche di resistenza anti-russa, alleate con le forze islamiste alla migrazione nei paesi confinanti. Dagestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria e Karachayevo-Circassia sono diventati i nuovi approdi dei terroristi in fuga dalla Cecenia. Gli attacchi più virulenti si stanno concentrando sul Dagestan, un fragile mosaico di etnie che soltanto l’Islam sufita riuscì a far convivere.

    Il Dagestan è anche l’economia più arretrata e il paese meno urbanizzato della Federazione russa: un fertile campo di battaglia per l’aggressione dell’Islam radicale. Il conflitto in Cecenia ha sviluppato profondi legami tra i separatisti ceceni e il Dagestan. Già al tempo della seconda fase della guerra in Cecenia, il Dagestan fu invaso dalle milizie islamiche di Shamil Basayev, leggendario capo dei separatisti ceceni, per sostenere i ribelli della Shura Islamica che avevano proclamato l’indipendenza del Dagestan dalla Russia. L’ultimo presidente della repubblica indipendente di Cecenia, nonché membro del commando terrorista operante nella scuola di Beslan, Dokka Umarov, ha proclamato nell’ottobre scorso l’Emirato del Caucaso di cui il Dagestan è un “vilayet”. L’annuncio è stato diramato da un sito internet affiliato ad Al Qaeda che incita alla Jihad nel Caucaso. Umarov sarebbe quindi il nuovo capo della guerra santa dopo la morte di Basayev. Adesso le sfilacciate resistenze delle autorità locali, le misere condizioni di vita e la sfiducia verso una classe politica corrotta hanno permesso l’avanzata di un radicalismo islamico in cui la componente wahhabita sta diventando maggioritaria.

    Su una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti, in Dagestan sorgono duemilacinquecento moschee. La predicazione integralista sta infiammando l’animo popolare contro la Russia e l’Occidente. Il Caucaso del Nord è colpito da una sequenza di attentati contro bersagli politici e civili che disegnano una strategia comune. Gli esecutori sono gruppi di militanti islamici chiamati “jamaat”, ben inseriti nel tessuto sociale perché seguono le linee di divisione tra etnie e clan familiari. L’integralismo propinato dai wahhabiti diventa una visione del mondo che risponde emotivamente al forte malessere diffuso tra i giovani per le pessime condizioni di vita. La svolta radicale dell’islam nel Caucaso russo non è una pendice periferica riconducibile al Medio Oriente. E’ un’esperienza autonoma, con una sua tradizione storica e una innata capacità di resistenza che ha imparato a trasformarsi nelle idee e negli uomini per continuare a combattere.

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=440916


    carlomartello

  8. #8
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    Exclamation La Russia? Rischia l'islamizzazione

    L'Islam in Russia nel 2020
    Scritto da GRRG lunedì 16 giugno 2008



    Il presente testo è un’ampia sintesi dell’articolo Islam in Russia in 2020 a firma di Alexey Malashenko (collaboratore del Carnegie Centre di Mosca), inserito in Between Suicide Bombings and Burning Banlieues: The Multiple Crises of Europe’s Parallel Societies, Working Paper n. 22 (giugno 2006) dell’European Security Forum (Esf). In esso l’autore analizza l’influenza del fattore islamico nel processo socio-politico in Russia. In Russia l’influenza del “fattore islamico” sul processo socio-politico è da tempo un dato acquisito, anche tra la popolazione; ciò suscita non pochi timori, specie in relazione agli episodi di terrorismo legati all’estremismo religioso. Al contempo, le manifestazioni di matrice islamica e i tentativi dei politici e del clero musulmani di fornire un’interpretazione religiosa alle contraddizioni e ai conflitti hanno favorito la lenta ma costante crescita dell’influenza dell’islam nella società e nella politica. (Esempio emblematico è la guerra in Cecenia, presentata come jihad dai separatisti e considerata da alcuni politici russi come “scontro di civiltà”).
    Stando al censimento del 2002, in Russia vi sono 14,5 milioni di musulmani; in realtà se si considerano anche gli immigrati si arriva a 19-20 milioni di persone, pari al 12% della popolazione. In Russia non esiste una comunità musulmana consolidata con un epicentro religioso comune. La società islamica del paese consta di due grandi gruppi: il primo si trova nella regione compresa tra il Volga e gli Urali, nella Siberia occidentale e a Mosca, dove vivono tartari e bashkiri; il secondo nei territori del Caucaso del Nord. La principale etnia islamica in Russia è quella tartara (7 milioni di persone), seguita dai bashkiri (circa 1,5 milioni) e, tra i caucasici, dai ceceni (1 milione). Negli ultimi anni si è verificata una migrazione dei musulmani nord-caucasici verso la Russia centrale. Tale fenomeno ha deteriorato i rapporti intra- e inter-etnici tra i musulmani.
    La breve storia dell’islam in Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica può essere suddivisa nelle seguenti fasi:
    - Inizio del revivalismo religioso, rapido aumento delle moschee, formazione di un sistema di istruzione islamico e maggior incidenza della religione nei comportamenti sociali.
    - Politicizzazione dell’islam. A metà degli anni ’90 sono comparsi gruppi politico-religiosi su base nazionale come l’Unione dei musulmani di Russia, il movimento Nur e il partito Refakh, come pure organizzazioni politico-religiose regionali. È in questo periodo che si forma il movimento islamista, scaturito in parte dalla guerra in Cecenia. Islamisti hanno cominciato ad operare in Daghestan, in Kabardino-Balkaria e in Inguscezia, e centri islamisti hanno fatto la loro comparsa anche nei territori abitati dai tartari.
    - Drastico calo tra il 2000 e il 2002 della politicizzazione islamica e perdite ingenti tra gli islamisti nord-caucasici durante la seconda campagna in Cecenia.
    - Ripresa dell’attività dei radicali islamici a partire dal 2003. Cresce il numero di jamaat (‘gruppi’) nel Caucaso del Nord, e si intensificano le attività degli islamisti della regione del Volga, nonostante fossero considerati quasi del tutto dispersi alla fine degli anni ’90.
    L’ideologia radicale di alcuni musulmani in Russia si è dimostrata più radicata di quanto si pensasse. A ciò hanno contribuito vari fattori:
    - Un’osservanza più rigida contribuisce a risvegliare l’interesse verso tendenze religiose al di fuori dell’islam tradizionale.
    - Formazione tra le giovani generazioni di un clero musulmano di varia natura proveniente dal mondo arabo. I giovani laureatisi nelle università dell’Arabia Saudita, dell’Egitto e della Turchia offrono ai loro compatrioti versioni diverse e più radicali dell’islam (tra cui l’hanbalismo), come pure un islam senza maskhab (‘dottrina’), ossia il salafismo.
    - I gruppi locali, soprattutto nel Caucaso del Nord, continuano a promuovere un’organizzazione della società basata sulla sharia e a predicare che la giustizia sociale può essere garantita solo attraverso l’islam.
    - L’islam si presenta come l’unica forma di protesta contro l’ingiustizia del potere centrale e locale e contro la sua corruzione.
    - I finanziamenti continuano ad arrivare dall’estero.
    - L’attività degli estremisti contribuisce a mantenere il clima di scontro tra islam e Occidente.
    Nonostante l’eterogeneità dei musulmani russi, sono proprio i radicali a far superare l’isolamento tra tartari e caucasici. L’interpretazione non tradizionale dell’islam diffusa attualmente in tutta la Russia trascende i confini etnico-culturali e consolida le comunità musulmane grazie all’ideologia radicale. Nello stesso tempo, si intensificano i contatti tra gli estremisti russi e quelli dell’Asia centrale; ciò è da ricollegarsi alla comparsa periodica di emissari di Hizb ut-Tahrir al-Islami (Partito islamico di Liberazione) nella regione del Volga e negli Urali del Sud.
    Ovviamente, il processo di integrazione basato sull’ideologia radicale è pericoloso poiché, appoggiando tendenze estremiste, fomenta la destabilizzazione. Infatti, le simpatie dei musulmani si rivolgono spesso agli islamisti proprio perché costoro promuovono il miglioramento del loro status sociale e garantiscono giustizia sociale attraverso l’islam: gli islamisti diventano così i paladini dei settori più disagiati della popolazione conquistando popolarità grazie al confronto con le autorità, tanto che nel Caucaso del Nord si ha la percezione che gli islamisti locali siano l’unica forza davvero temibile da parte delle autorità.
    Le maggiori chance per l’islamismo si trovano nel Caucaso del Nord. Alla fase di stallo della guerra in Cecenia corrisponde una rinascita dell’attività islamista nell’intera regione: le autorità che dal 1999 combattono militarmente i wahhabiti non sono riuscite a prevenirne l’espansione. Gli islamisti sono quindi divenuti il potere politico di fatto. Il nuovo leader dei separatisti, Abdul-Khalim Sajdullaev, succeduto ad Aslan Maskhadov, punta alla creazione di un “fronte caucasico” del jihad. Non esiste ancora un fronte comune, ma aumenta il coordinamento tra i vari gruppi islamisti nelle repubbliche separatiste.
    Si registra inoltre un’evoluzione nella percezione del proprio ruolo da parte degli islamisti: aumenta il numero di coloro che credono di combattere non contro l’amministrazione locale e Mosca bensì di far parte del jihad globale; il che eleva il loro status non solo ai loro occhi ma anche a quelli delle autorità locali e federali, le quali proclamano di combattere non contro volgari criminali ma contro l’“avanguardia” del terrorismo internazionale.
    Negli ultimi due anni, i servizi speciali russi hanno decapitato la leadership dei jamaat in Daghestan, Inguscezia e Kabardino-Balkaria, e hanno anche eliminato diversi comandanti in campo ceceni. Tuttavia, si ha la sensazione che le autorità non abbiano raggiunto l’obiettivo principale, ossia bloccare l’adesione dei giovani tra i 18 e i 20 anni all’islamismo. Infatti si è verificato un “ringiovanimento” dell’islamismo, come è avvenuto, ad esempio, nella regione del Volga, dove i seguaci fanno capo a imam giovani e radicali.
    Tutto il variegato universo islamico russo vive ancora lo scontro intra-musulmano, tra i tradizionalisti e quanti tentano di educare la popolazione ad un “islam arabo”. Da notare che l’emergere di una tendenza liberale all’“euro-islam” non gode dell’appoggio del clero, ed è ignota ai più rimanendo invece relegata alla cerchia ristretta dell’intellighenzia secolare.
    In un certo senso, l’evoluzione in corso nell’islam russo è da ricollegarsi a un divario generazionale: agli imam di 40-50 anni che si sono affermati durante la perestroika si contrappongono giovani ambiziosi, conoscitori dell’arabo, esperti di fiqh e sharia, e dotati di elevate capacità di predicazione.
    I seguaci dell’islam tradizionale si preoccupano soprattutto dello stato del processo educativo, dei programmi di istruzione di molte madrasse e istituti e della pletora di libri che divulgano le idee di fondamentalisti islamici tradizionali quali Sayyid Qutb e Yusuf Qaradawi. Questa situazione riguarda non solo la Russia ma tutti gli Stati musulmani dell’area post-sovietica, dove sono state avviate iniziative educative e informative volte ad allontanare i credenti dall’influenza degli islamisti.
    Nell’ultimo decennio, i musulmani russi si sono battuti per l’integrazione nell’ummah. In alcuni casi, questa aspirazione collide con la politica ufficiale di Mosca: ad esempio, l’élite politica e clericale musulmana si è opposta alla politica filo-serba del Cremlino, esprimendo al contrario solidarietà ai musulmani in Bosnia e in Kosovo; di contro, gli islamisti hanno appoggiato la posizione del Cremlino nel conflitto sull’intervento in Iraq nel 2002. Di recente, in occasione della guerra delle vignette sul profeta Maometto del 2006, i musulmani russi hanno solidarizzato con i loro correligionari e il primo ministro della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha espulso dal paese la missione umanitaria danese; decisione da cui Mosca ha preso le distanze.
    Il principale obiettivo dell’ummah resta ovviamente il conflitto in Medio Oriente. Dopo l’appoggio incondizionato dato alla Palestina dall’Unione Sovietica, i musulmani russi sono rimasti delusi dalla nuova politica di equidistanza adottata da Mosca; per questo è stato accolto con particolare soddisfazione l’invito di Putin ad Hamas ad inviare una delegazione a Mosca dopo la vittoria elettorale. (Tra l’altro Hamas non figura nella lista russa delle organizzazioni terroristiche).
    Nel 1998-99 l’Unione dei musulmani di Russia ha compiuto il primo tentativo, infruttuoso, di far entrare la Russia nell’Organizzazione della Conferenza islamica (Oci); nel 2002-03 l’iniziativa è stata patrocinata dal Ministero degli Affari esteri con il beneplacito di Vladimir Putin. Nonostante la Russia non abbia ancora ottenuto lo status di osservatore dell’Oci, il solo fatto che se ne sia discusso dà ai musulmani russi una ragione in più per riconoscersi quale membro a pieno titolo dell’ummah.
    Il senso di appartenenza all’islam diviene quindi più forte dell’appartenenza nazionale. In Russia, Stato multiconfessionale, queta contraddizione è accentuata dai complessi rapporti tra le principali religioni. L’uguaglianza di tutte le confessioni sancita dalla Costituzione non sempre viene osservata. La Chiesa ortodossa russa, cui appartiene la maggioranza della popolazione, reclama un ruolo preponderante nella società e nella costruzione dello Stato-nazione. Il capo della Chiesa ortodossa, il patriarca Alessio II, può essere annoverato tra i primi quindici uomini politici del paese, e la Chiesa è presente nell’esercito e nella scuola elementare influenzandone i programmi di istruzione. In certi casi esponenti della Chiesa ortodossa sono riusciti in qualche modo a ostacolare la costruzione di nuove moschee, la registrazione di organizzazioni islamiche e la creazione di centri islamici.
    Tutti questi episodi non possono non irritare l’élite musulmana. Dietro alla facciata del dialogo inter-religioso si nascondono aspri conflitti che, di quando in quando, trapelano sui quotidiani e sulle riviste e nei discorsi di alcuni rappresentanti del clero.
    Il conflitto più recente è stato quello sui simboli russi: la corona e il globo sormontato dalla croce rappresentanti l’emblema nazionale. Nell’autunno 2005 un’organizzazione tartara ha chiesto la rimozione dei simboli del cristianesimo dall’emblema di Stato. Ne è nata un’accesa disputa sfociata nell’inasprimento dei rapporti tra musulmani e ortodossi.
    La Russia, d’altra parte, non ha evitato neanche la guerra sul “velo”. L’Unione delle Donne tartare musulmane ha chiesto che alle donne fosse consentito di essere fotografate con il velo per i documenti ufficiali. Le autorità hanno agito con prudenza accogliendo la richiesta, troncando così sul nascere dibattiti che avrebbero fatto guadagnare alla causa delle donne tartare la simpatia della società civile.
    Un altro tentativo di diffondere lo stile di vita islamico è stato la richiesta di legalizzare la poligamia. Si tratta di un tema dibattuto sin dalla metà degli anni ’90. Nel 2005 Kadyorv ha difeso il diritto alla poligamia adducendo ragioni demografiche: il numero di donne in Cecenia è dieci volte superiore a quello degli uomini, quindi la poligamia è l’unico modo per evitare l’estinzione.
    Al di là delle singole questioni, il reinserimento di un modello islamico di condotta sociale è una realtà. Anche se all’inizio degli anni ’90 alcuni politici e analisti ritenevano che si trattasse solo di una “moda”, la re-islamizzazione dei musulmani russi si è rivelata più profonda di quanto si pensasse.
    Cosa accadrà nel 2020? Il numero dei musulmani salirà a circa 25 milioni di persone. Ora, se si considera che la popolazione russa complessiva diminuirà a 130 milioni, se ne deduce che la percentuale di musulmani sarà del 17%-19%. Contemporaneamente, si verificherà la conversione all’islam, soprattutto di persone provenienti dal Caucaso.
    In futuro si registreranno due tendenze: da un lato, si avrà l’infiltrazione dei musulmani, in particolare caucasici, nella società russa; dall’altro, costoro tenderanno a preservare la propria identità etnica, specie nella prima fase. Di qui, l’emergere di una nuova generazione di politici che rappresenteranno gli interessi di vari gruppi su base etnico-confessionale. Potrebbero nascere movimenti semi-religiosi, che non avranno però una natura intrinsecamente separatista.
    La Russia e il resto del mondo non si “libereranno” dell’islam radicale, che continuerà ad esistere in varie forme, quali il wahhabismo, l’islamismo e il fondamentalismo. Tale fenomeno assumerà un carattere più spiccato nel Caucaso del Nord, sebbene centri di radicalismo religioso rimarranno anche nella regione del Volga, in virtù delle attività di predicazione di una nuova generazione del clero formatasi nei paesi arabi.
    Nei prossimi 15 anni il terrorismo di matrice religiosa continuerà a manifestarsi in Russia e nelle regioni circostanti. Ciò nonostante, le autorità dovranno avviare un dialogo sistematico con gli islamisti moderati. I rapporti etnico-confessionali rimarranno tesi e si verificheranno scontri diretti. E se l’amministrazione a tutti i livelli, i leader delle comunità etniche e le figure religiose di spicco temporeggeranno, tali conflitti saranno più frequenti e violenti fino a diventare “mini-guerre”.
    Parallelamente crescerà l’islamofobia, che diventerà parte della coscienza sociale e politica del paese, alimentata non solo da problemi etnico-confessionali ma anche da un reciproco pregiudizio tra Occidente e mondo musulmano. La Russia non diventerà uno Stato musulmano come taluni hanno predetto; nondimeno il “fattore islamico” si farà più visibile nella vita sociale e nelle scelte di svariati gruppi politici.

    http://www.politicaonline.org/forum/...d.php?t=441843


    carlomartello

 

 

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