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    Predefinito L'unilever Di Cagliari Chiude.ribelliamoci Boicottando I Suoi Prodotti

    Vi riporto un Appello,lanciato da diversi siti afavore dei lavoratori dell'UNILEVER di Cagliari,che sta per licenziare 40 lavoratori.L'Appello è rivolto a tutti noi per boicottare i prodotti dell'UNILEVER,tra cui i gelati Algida:
    Una fabbrica che licenzia e chiude senza alcuna giustificazione,non merita rispetto.


    Unilever: istruzioni per l’uso

    27 Giugno, 2008

    Come è noto, la Unilever ha licenziato in Sardegna circa 40 dipendenti per scelte strategiche del gruppo. Per opportuna conoscenza dei consumatori, soprattutto di quei consumatori democratici che hanno a cuore il destino della Sardegna e sanno scegliere i prodotti in modo coerente con le loro idee, si ricordano tutti i marchi gestiti da Unilever, in modo che ognuno possa scegliere se dare fiducia ancora a chi licenzia cittadini sardi oppure no. Io, per esempio, revoco la mia fiducia di consumatore. I marchi sono: Findus, Algida, Lipton, Bertolli, Calvé, Knorr, Santa Rosa, Coccolino, Cif, Lysoform, Dove, Sunslik, Mentadent, Axe, Clear, Lux, Maya, Rexona, The ATi. (p.m.)
    Pubblicato in: Politica e società |



    Giacomo Meloni/CSS scrive:
    27 Giugno 2008 alle 102
    La battaglia per salvare la fabbrica UNILEVER di Cagliari è sacrosanta.
    La vicenda della chiusura forzosa di questo stabilimento è emblematica per capire come le scelte della potente Multinazionale Anglo- Olandese si poggiano su argomentazioni capziose e palesemente fuorvianti.Si parla di esigenze di mercato e davanti a questo mostro sacro sia le istituzioni e la politica come i sindacati CGIL/CISL/UIL si fermano, si adeguano e si piegano.Ma in gioco ci sono almeno 40 posti di lavoro di giovani tecnici specializzati non solo a produrre gelati di ottima qualità,ma capaci di governare tutti i processi che la catena del freddo comporta. Mi chiedo se siamo ancora coll’anello al naso o se abbiamo perso la capacità di smontare il mare di bugie che ci sono state raccontate su questa fabbrica.
    Prima bugia: la bomba ecologica che sarebbero stati i depositi di ammoniaca, prodotto essenziale per l’impianto di refrigerazione. Errore imperdonabile è stato l’accordo sindacale che ha permesso di svuotare quei serbatoi, rendendo inerti gli impianti. La prova provata è che solo l’opposizione fisica degli operai ha scongiurato la rapina di parte degli impianti già smontati e caricati sui camion per altra destinazione. La CSS ha dovuto allertare il Signor Prefetto di Cagliari, denunciando questo fatto con l’aggravante che parte di quegli impianti era stata acquistata con sovvenzioni regionali ed in più avvertendo il pericolo che potessero avvenire disordini in quanto l’Azienda aveva proibito l’accesso per i dovuti controlli agli stessi Rappresentanti RSU dei lavoratori.
    Ma non basta. La Giunta Regionale si è dimostrata sempre timorosa e rispettosa delle scelte della Multinazionale, aspettando che si facesse avanti un possibile acquirente dell’Azienda o un altro imprenditore, che, comunque, aveva il vincolo di non produrre gelati per non entrare in concorrenza con l’UNILEVER.
    Mi domando perchè non pretendere il sequestro cautelativo degli impianti, visto che una parte erano stati acquistati con sovvenzioni regionali ?
    E poi vero che si è andati in cerca di possibili imprenditori ?
    Qualcuno ha detto che non era più certa la destinazione dell’area dove attualmente insiste la fabbrica,aree che potevano far gola ad altri o allo stesso Comune che poteva porre altri vincoli. Tutto ciò non interessa agli operai/tecnici che rischiano di perdere il lavoro,anche perchè francamente non importa più di tanto se la fabbrica venga trasferita in altra località della Sardegna. Anzi le stesse maestranze si chiedevano perchè la Regione non si fosse rivolta ad imprenditori del Settore Agroalimentare,visto che gli impianti si possono ben adattare per la conservazione e la surgelazione dei prodotti della filiera agroalimentare.
    Sapevate che in Sardegna non esiste un Centro adatto per questo importante procedimento ?
    Non sono un esperto,ma penso che il Centro agroalimentare di Sestu potrebbe avere qualche interesse non solo per gli impianti, ma soprattutto per il know how che fior di tecnici specializzati con tanta esperienza acquisita in UNILEVER possono garantire.
    Perciò è giusto il boicottaggio di tutti i prodotti UNILEVER,lanciato per primi dall’Associazione dei Consumatori Sardi collegata alla CSS e trovo giustissimo e coraggioso l’appello che voi fate da questo sito perchè i lettori e tutti i loro amici rifiutino di comprare prodotti dall’UNILEVER che nel suo paniere ha un prodotto velenosissimo qual’è il licenziamento di 40 lavoratori superspecializzati con il bollino di qualità europeo.
    Se l’UNILEVER di Cagliari chiuderà per sempre è una responsabilità politica e sindacale gravissima.Se di reponsabilità gravissime non si dovesse parlare,mi spiegate perchè l’UNILEVER decide di ampliare in Campania lo stabilimento di Caivano (NA), dove il 19 giugno 2008 ha inaugurato il nuovo centro di eccellenza del gelato che dà lavoro ad altri 60 addetti, mentre chiude lo stabilimento di produzione ugualmente eccellente di Cagliari? Magari a Cagliari continueranno ad arrivare i gelati Algida perchè il settore commerciale che serve tutta la Sardegna è stato salvaguardato dalla Multinazionale UNILEVER, che può tranquillamente calpestare 40 lavoratori, ma non sia mai che non continui a sorridere ai propri clienti fornendo loro il gelato che piace tanto.

    Scusate,ma mi dimenticavo che le stesse cose le ho dette e scritte sul sito del Presidente Soru
    che le ha pubblicate.
    Ne riporto alcuni brani :
    °°°°°°°°°
    Ed infine, Sig.Presidente, occorre un Presidente di tutti i sardi, anche di quelli che si pensa siano rimasti indietro, ma che non vedono ancora spiragli di luce perchè offuscati dai problemi e dalle “pene” quotidiane.
    Mi risponda con sincerità, Sig.Presidente, perchè la sua Giunta non ha saputo vincere la battaglia per salvare l’UNILEVER.
    Un mare di balle condite in salsa politica e sindacale, per sapere oggi che mentre a Cagliari chiude una delle fabbriche migliori e di qualità, la stessa UNILEVER decide di inaugurare in Campania a Caivano (Na) il nuovo centro di eccellenza del gelato che affianca l’altro stabilimento già esistente, dando lavoro ad altre 60 persone.
    Ma la Campania è Campania e la Sardegna resta al palo e magari i nostri politici ci spiegano che queste sono le leggi del mercato. E’su questo terreno che il Centro/Sinistra perderà, perchè la speranza talvolta è come l’onda del mare che si infrange sugli scogli e non da tregua a chi fatica a nuotare nelle difficoltà di cui certamente la “casta” di destra e di sinistra neppure si accorge.
    °°°°°°°°°°
    Un altro esempio è l’UNILEVER di Cagliari, dove ci sono lavoratori giovani tutti specializzati nell’intera catena del freddo e, pur con queste caratteristiche di qualità e di produttività, questi lavoratori richiano di perdere per sempre il posto di lavoro. Qui non c’entra il Mercato perchè abbiamo avuto notizia che la Multinazionale Anglo/Olandese sta ingrandendo la fabbrica a Caivano ( Na ). Ci chiediamo perchè l’Unilever, che a suo tempo ha avuto anche finanziamenti regionali, apra in Campania e chiuda in Sardegna? E poi , Sig.Presidente, quella fabbrica non produce solo gelati di ottima qualità, ma è preziosa per la conservazione e surgelazione di qualsiasi prodotto. Perchè mi chiedo non si è interpellato il Settore Agroalimentare sardo, magari avremmo trovato qualche imprenditore interessato, visto che in Sardegna manca un centro per la conservazione e surgelazione dei prodotti. La Giunta deve stimolare e creare sempre le condizioni del lavoro che non sono solo l’istruzione che resta fondamentale.
    °°°°°°°°°°°°°°
    Quest’ultima nota,invece,non c’entra coll’argomento di oggi.Ma la lancio come proposta,così come l’ho espressa al Presidente della Giunta Regionale della Sardegna:
    ” Vorrei che quando le nostre Istituzioni con i loro massimi rappresentanti (Presidente della Giunta e del Consiglio della Sardegna) sono presenti ufficialmente a qualsiasi manifestazione, ci fosse sempre la nostra bandiera sarda; altrimenti, come ieri all’Anfiteatro Romano di Cagliari dove era presente solo lil tricolore, l’orgoglio di essere italiani è sempre prevalente su quello di appartenere al popolo sardo, che ha pari dignità costituzionale, essendo il nostro Statuto di Regione Autonoma Speciale della Sardegna legge costituzionale”
    Giacomo Meloni - Segretario Generale della CSS


    °°°°°°°°°°°°°°°°°

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  2. #2
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    Red face La favola di Unilever

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1162

    La favola di Unilever
    30 Giugno, 2008

    da Assotziu Consumadoris Sardigna

    Ricordate Capitan Findus? Stanco di percorrere i mari del nord alla pesca dei bastoncini di merluzzo con il suo numeroso e giovanissimo equipaggio, stufo di essere accusato di pedofilia e sfruttamento del lavoro minorile, il nostro si era dedicato, ormai da anni, esclusivamente all’attività industriale. Aveva realizzato fabbriche dappertutto, cibi surgelati e detersivi, gelati e maionese, dentifrici e dadi per brodo. Le fabbriche andavano bene, fruttavano tanti soldi e davano lavoro a migliaia di persone. Ve n’era una anche a Cagliari, capitale dell’isola di Sardegna: produceva gelati, andava molto bene e dava lavoro a più di duecento persone.
    Ma Capitan Findus non era contento. Non lo soddisfaceva certo la monotonia della vita con la sua legittima consorte, Donna Algida, le lunghe passeggiate per fare shopping, i film alla TV ed i quattro salti al “Padella” del sabato sera. Non gli bastava più la compagnia dei numerosi figli, concepiti durante le tante scorribande nei cinque continenti che costituivano il suo equipaggio. Donna Algida non si sa se per amore o per calcolo li aveva accettati tutti come propri e tutti portavano il loro cognome: UNILEVER.
    Questi i loro nomi: Lipton, Bertolli, Calvè, Knorr, Santa Rosa, Svelto, Coccolino, Cif, Lysoform, Dove, Sunsilk, Mentadent, Axe, Clear, Lux, Maya, Rexona, The Ati.
    I coniugi UNILEVER decisero che era ora di finirla di fare le persone serie. Decisero che era ora di godersi la vita sputtanandosi un bel po’ dei soldi frutto del lavoro di tanti. Decisero di chiudere alcune fabbriche trasferendo le produzioni in paesi dove la gente avrebbe lavorato per una ciotola di riso quotidiana e qualche spicciolo. Chiusero anche in Sardegna lasciandosi alle spalle la disperazione di tanti operai e qualche comunicato di protesta di politici e sindacalisti.
    Per uno dei paradossi tipici dei nostri tempi, da quando avevano tirato un brutto scherzo ai Sardi Capitan Findus, Donna Algida e la loro numerosa prole non avevano smesso di frequentare la Sardegna. Anzi, confidando sulla tradizionale ospitalità dei Sardi, al limite dell’autolesionismo, avevano ulteriormente incrementato le loro presenze nell’isola dove venivano soltanto a gozzovigliare arrivando da località lontane di tutto il mondo. La loro invadenza trovava puntuale riscontro in tutte le televisioni pubbliche o private.
    Finché che i Sardi, persa finalmente la pazienza, decisero di non farli più entrare nelle loro case per nessun motivo. Al loro posto accolsero tanti altri, sardi e non sardi, forse meno belli a vedersi e che non portavano abiti firmati, ma meno arroganti e pretenziosi e sicuramente più simpatici. Si compì in tal modo un atto di giustizia e solidarietà nei confronti degli operai che avevano perso il lavoro e le famiglie che prima accoglievano gli UNILEVER risparmiarono un sacco di soldi!


    ACS - Onlus
    ASSOTZIU CONSUMADORIS SARDIGNA
    Organizatzioni No po’ Lucrai de Utilitade Sotziale
    Via Roma, 72 - 09123 Cagliari –
    e-mail [email protected] Tel. 0706848403
    Associazione iscritta al n° 1475 del Registro Regionale del Volontariato - Settore Diritti Civili Sezione Tutela dei Diritti del Consumatore

  3. #3
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1163

    Comunicato dei lavoratori Unilever di Cagliari

    30 Giugno, 2008

    dai Lavoratori dell’Unilever di Cagliari

    Sono ormai due anni che la multinazionale Anglo-Olandese Unilever, che produce gelati col marchio Algida, porta avanti l’opera di distruzione della sua fabbrica cagliaritana. Quella che loro stessi, qualche mese prima di annunciarne la chiusura, definivano leader in Europa per la qualità dei suoi prodotti, l’alta flessibilità e la professionalità dei suoi lavoratori, con prestigiosi riconoscimenti internazionali e picchi d’assenteismo sotto il 2,7%. Un gioiello, cosi la descrivevano i vertici Unilever.
    Eppure, a distanza di due anni nessuno sa dare risposte a quest’assurda vicenda.
    Nemmeno le istituzioni e i sindacati riescono a dare speranza ai lavoratori, che sempre più disperati e presi dallo sconforto e dai conseguenti drammi familiari, non trovano alternativa a quella di andare via dalla Sardegna.
    Disperdendo così un patrimonio professionale di grande valore, con grande gioia per l’unilever che vede soddisfatti i suoi intenti.
    Sono tanti i misteri che avvolgono questa torbida vicenda.
    A dicembre 2007, l’unilever, con un abile gioco di prestigio, riesce a trasformare un licenziamento collettivo con conseguente messa in mobilità di tutto il personale del sito di Cagliari, in una cassa integrazione straordinaria per un anno per gran parte del personale. Il risultato? Vincono tutti, o quasi.
    Vince l’unilever che si sbarazza di gran parte del personale salvando i giuda che per più di un anno cercavano di non far preoccupare i lavoratori, state tranquilli dichiaravano.
    Oggi, premiati, sono i custodi di una fabbrica morta sulla quale si addensa lo spettro della speculazione edilizia.
    Vincono i sindacati che “conquistano “ la cassa integrazione e non lasciano i lavoratori con l’acqua alla gola. Così sostiene qualcuno di loro.
    Unica cosa certa, perdono assurdamente il lavoro gran parte dei lavoratori, che per poter passare il 2008 contano su un assegno di 800 euro mensili. Il pranzo per un anno è assicurato. Il dilemma per la cena viene risolto attingendo dal TFR accantonato, una vera conquista per fortuna.
    I giochi di prestigio e risaputo piacciono ai bambini ma anche ai grandi e così qualche sindacalista non vuole essere da meno dell’unilever.
    Riesce così a far sparire dalla cassa integrazione i propri componenti della RSU, qualcuno rientra in Unilever, qualche altro va a lavorare nella ditta d’appalto della distribuzione dei gelati. E’ cosa nota che i giochi di prestigio più li fai e più appassionano, così il sindacalista si supera. Sparisce anche lui dalla vertenza Unilever , magari per un viaggio a Cuba, pensano i lavoratori.
    Che dire poi, di quel sindacalista che avvisato dall’unilever dello smantellamento dei macchinari del sito, non lo dice ai lavoratori, fiducioso del fatto che un accordo è stato firmato e l’unilever è risaputo è un’azienda seria.
    Per fortuna che i lavoratori non sono scemi e conoscono questi tipacci. Vigilano e li beccano in castagna. Si scopre che quei macchinari non facevano parte dell’accordo e bloccano tutto.
    Strana vicenda quella dell’Unilever, dove anche la Regione mostra imbarazzo nel prendere una posizione precisa nei confronti di questa multinazionale che tanti contributi ha preso nella nostra Regione e ora ripaga in questo modo i Sardi.
    Eppure il mercato del gelato non è in crisi, cresce tutti gli anni e genera un giro d’affari di 5,4 miliardi di euro solo in Italia. Basta leggere i giornali.
    Certi politici si fanno pubblicità invitando a non comprare i prodotti Unilever, cosa che non ci dispiace, salvo poi non farsi vedere e sentire quando alla fiera campionaria di Cagliari l’Unilever pubblicizza tutti i suoi prodotti addirittura in due padiglioni.
    Altri rivendicano di sapere da anni che la fabbrica doveva chiudere e che loro non possono farci niente, col motto di “Pira cotta, pira crua dogniunu a domu sua “. Sconcertante!
    E’ la solita politica sarda di chi rivolta la frittata agli altri.
    Tanto stavolta non è colpa di nessuno, e la globalizzazione….
    Non è colpa della regione, non è colpa della politica, non è colpa dei sindacati, nessuno ci può fare niente.
    Ci viene in mente il sentito ringraziamento che un irresponsabile sindacalista, nel corso di una riunione in confindustria rivolge all’unilever per la grande responsabilità sociale dimostrata in questa vicenda. Terribile! Una stoccata nella schiena dei lavoratori da parte di chi li dovrebbe tutelare.
    Vuoi vedere che non è nemmeno colpa dell’unilever!!!!
    La realtà e che nel piano di ristrutturazione che l’Unilever ha avviato su scala nazionale, la Sardegna è l’unica regione che vede la fabbrica di Cagliari chiusa con i lavoratori in strada ed avviati alla disoccupazione senza alcuna alternativa, contrariamente a quanto è avvenuto in altri contesti. Questo pur avendo una fabbrica modello senza situazioni di crisi conclamate e lavoratori di grande professionalità che anno fatto utili anche nel 2007.
    Questa situazione si spiega secondo noi, con la debolezza istituzionale, politica e sindacale della nostra regione, incapace di trovare soluzioni che rilancino l’economia e tutelino i sardi. E’ su queste basi che l’unilever ha trovato terreno fertile per portare avanti il proprio piano, punendo ingiustamente i lavoratori e la Sardegna.
    Tanto per rimanere in tema di peso politico ci preme sottolineare che lo scorso 19 giugno è stato inaugurato in Campania a Caivano (Na) il nuovo centro di eccellenza del gelato che affianca l’altro stabilimento già esistente. La nuova struttura ha lo scopo di sviluppare nuove tecnologie nel campo alimentare in particolare i gelati e occupa più di 60 persone.
    Guarda caso le prerogative di questo centro sono simili a quelle che hanno contraddistinto da sempre il sito di Cagliari.
    Ma guarda quanto è strana questa ristrutturazione!
    Si chiude in Sardegna una fabbrica altamente produttiva, flessibile che sperimenta nuovi prodotti perché il mercato del gelato è in crisi, così ci raccontano.
    Contemporaneamente se ne apre un’altra con le stesse caratteristiche in Campania, assorbendo lo stesso numero di occupati a tempo indeterminato. Non c’è che dire, 2 a 0 a favore della Campania. Alla faccia della crisi del gelato.
    Ma sii è tutta colpa della globalizzazione e nessuno può farci niente.
    D’altronde è il giusto alibi per una malefatta di questa portata, non decisa a nostro avviso, ne in Olanda ne in Svizzera, ma preconfezionata politicamente in Italia e poi rigirata ai massimi vertici Unilever.
    Ci viene in mente ora più che mai quel sindacalista che cercava di convincerci che l’altro stabilimento Campano sarebbe sparito nel giro di 2 anni. Come dire “mal comune e mezzo gaudio”. Inquietante!
    La vertenza dello stabilimento Cagliaritano è cominciate circa due anni fa, con l’intento di creare un fronte comune con le istituzioni i politici e i sindacati insieme ai lavoratori per cercare di salvare la nostra fabbrica.
    Oggi i lavoratori hanno la sensazione che questo fronte comune, se c’è mai stato, perde pezzi e si ritrovano a subire tutti gli effetti negativi della debolezza istituzionale, politica e sindacale della nostra Regione, incapace a distanza di quasi due anni, di dare risposte ai lavoratori. Pagano a caro prezzo le logiche di potere con speculazioni e arrivismi fatti sulla loro pelle.
    In questa vicenda, la fabbrica dell’Unilever di Cagliari è stata posizionata nello stesso modo in cui si trova la nostra Regione nel panorama politico Nazionale: ai margini! Nell’indifferenza di chi deve tutelare i Sardi.

    Cagliari 21/06/2008
    I lavoratori dell’Unilever di Cagliari



    Sardegna Zona Franca !

  4. #4
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    Predefinito

    li boicottavo già da prima quei prodotti poitta funti carus ke fogu oltre ad essere prenus de m. A tutti gli ex lavoratori dico: ora che magari siete disoccupati come me c'è comunque un vantaggio, no traballais prusu a sa produzioi de cussa m.

    c'ada bolli ua produzioi de surgellaus sanus e sardus fatta de una cooperativa locali democratica lassendu gagai is multinatzionalis de arriccus e criminalis....

    no fait?

  5. #5
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    Ho letto e riletto il Comunicato dei Lavoratori dell’UNILEVER.Lo trovo perfetto nella forma e nei contenuti e,se non fosse drammatico per le conseguenze che l’intera vicenda ha sui lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro e rischiano di cadere nella fascia dei nuovi poveri insieme alle loro famiglie,lo suggerirei al candidato Presidente alle prossime elezioni regionali sarde del 2009 come programma
    di una coalizione vincente.
    Si,perchè è vero.Perderà le elezioni la coalizione che si dimenticherà del lavoro e dello sviluppo della Sardegna,mentre vincerà sicuramente la coalizione che porrà al centro del proprio programma il lavoro e lo sviluppo della Sardegna,ora e subito.Prima di tutto la Sardegna e i Sardi.
    Mi scuserete ,se nel linguaggio sindacale nel Comunicato della CSS a sostegno della Vertenza
    dei Lavoratori UNILEVER,ho utilizzato il termine improprio di BOICOTTAGGIO.Mi è stato fatto osservare che è meglio non usare questo termine per motivi legali.Bene,chiedo scusa,e vi invito a non comprare per un certo periodo i prodotti dell’UNILEVER,perchè una Azienda che licenzia ingiustamente i lavoratori non merita rispetto.
    Meloni Giacomo Segretario Generale CSS

  6. #6
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    a non comprare per un certo periodo i prodotti dell’UNILEVER
    io da parte mia dico che sarebbe meglio non acquistarli per sempre, del resto siamo in regime di libero mercato, loro ci bombardano di pubblicità e noi non possiamo dire che sono prodotti che non ci interessano?

    ma cummenti ada essiri? Findus, Algida, Lipton, Bertolli, Calvé, Knorr, Santa Rosa, Coccolino, Cif, Lysoform, Dove, Sunslik, Mentadent, Axe, Clear, Lux, Maya, Rexona, The ATi. ma non si può vivere senza? no sindi poridi fai de mancu po totu sa vida de custas cosas?

    cioè a sa CSS ci avete regalato il libro "Manifesto della Gioventù Eretica" e poi il segretario ci viene a dire "per un certo periodo" timmendi de istrubbai a is meris de is industrias' ma allora è un controsenso, quel libretto ce lo butto e vado a vedere se mi prendono anche a me in qualche fabbrica che produce danni a noi stessi?

    Accabara s'eresia?

 

 

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