Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito 28 giugno - S. Ireneo, vescovo e martire

    Dal "Trattato contro le eresie" di sant'Ireneo, vescovo

    La gloria di Dio dà la vita; perciò coloro che vedono Dio ricevono la vita. E per questo colui che é inintelligibile, incomprensibile e invisibile, si rende visibile, comprensibile e intelligibile dagli uomini, per dare la vita a coloro che lo comprendono e vedono. E' impossibile vivere se non si é ricevuta la vita, ma la vita non si ha che con la partecipazione all'essere divino. Orbene tale partecipazione consiste nel vedere Dio e godere della sua bontà. Gli uomini dunque vedranno Dio per vivere, e verranno resi immortali e divini in forza della visione di Dio. Questo, come ho detto prima, era stato rivelato dai profeti in figura, che cioé Dio sarebbe stato visto dagli uomini che portano il suo Spirito e attendono sempre la sua venuta. Così Mosé afferma nel Deuteronomio: Oggi abbiamo visto che Dio può parlare con l'uomo e l'uomo aver la vita (cfr. Dt 5, 24). Colui che opera tutto in tutti nella sua grandezza e potenza, é invisibile e indescrivibile a tutti gli essere da lui creati, non resta però sconosciuto; tutti infatti, per mezzo del suo Verbo, imparano che il Padre é unico Dio, che contiene tutte le cose e dà a tutte l'esistenza, come sta scritto nel vangelo: "Dio nessuno lo ha mai visto; proprio il Figlio Unigenito, che é nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18). Fin dal principio dunque il Figlio é il rivelatore del Padre, perché fin dal principio é con il Padre e ha mostrato al genere umano nel tempo più opportuno le visioni profetiche, la diversità dei carismi, i ministeri e la glorificazione del Padre secondo un disegno tutto ordine e armonia. E dove c'é ordine c'é anche armonia, e dove c'é armonia c'é anche tempo giusto, e dove c'é tempo giusto c'è anche beneficio. Per questo il Verbo si é fatto dispensatore della grazia del Padre per l'utilità degli uomini, in favore dei quali ha ordinato tutta l'economia della salvezza, mostrando Dio agli uomini e presentando l'uomo a Dio. Ha salvaguardato però l'invisibilità del Padre, perché l'uomo non disprezzi Dio e abbia sempre qualcosa a cui tendere. Al tempo stesso ha reso visibile Dio agli uomini con molti interventi provvidenziali, perché l'uomo non venisse privato completamente di Dio, e cadesse così nel suo nulla, perché l'uomo vivente é gloria di Dio e vita dell'uomo é la visione di Dio. Se infatti la rivelazione di Dio attraverso il creato dà la vita a tutti gli esseri che si trovano sulla terra, molto più la rivelazione del Padre che avviene tramite il Verbo é causa di vita per coloro che vedono Dio. (Lib. IV, 20, 5-7; SC 100, 640-642. 644-648)
    [ Testo tratto dal sito dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ]

    Pacificatore di nome e di fatto (il nome " Ireneo " in greco vuol dire pacifico e pacificatore), S. Ireneo venne presentato al papa dai cristiani della Gallia con parole di alto elogio: "Zelatore del testamento di Cristo". A Roma Ireneo fece onore al suo nome, suggerendo moderazione a papa Vittore, consigliandogli rispettosamente di non scomunicare le Chiese dell'Asia che non volevano celebrare la Pasqua nella stessa data delle altre comunità cristiane. Con gli stessi intenti pacifici quest'uomo ponderato si adoperò presso i vescovi delle altre comunità cristiane per il trionfo della concordia e dell'unità, soprattutto nel mantenersi ancorati alla tradizione apostolica per combattere il razionalismo gnostico. Dei suoi scritti ci restano intatti i cinque libri dell'Adversus haereses, in cui Ireneo appare non solo il teologo più equilibrato e penetrante dell'Incarnazione redentrice, ma anche uno dei pastori più completi, più apostolici e più cattolici che abbiano servito la Chiesa. Si sente che le sue argomentazioni contro gli eretici, pur nate dalla polemica, sono nutrite dalla preghiera e dalla carità. Ireneo era oriundo dell'Asia minore. Tra i suoi ricordi di gioventù c'è il contatto con Policarpo di Smirne, il santo vescovo "che è stato istruito dai testimoni oculari della vita del Verbo", in particolare dall'apostolo Giovanni, che a Smirne aveva stabilito la sua sede. Ireneo, attraverso Policarpo, si ricollega quindi agli apostoli. Lasciata l'Asia Minore, Ireneo aveva trascorso qualche tempo a Roma e poi si trasferì a Lione. Non fu della schiera dei martiri della persecuzione abbattutasi sui cristiani lionesi nel 177, perchè proprio allora era stato inviato a Roma dalla sua Chiesa per presentare al papa Eleuterio alcune questioni di ordine dottrinale, riguardanti in particolare l'errore montanista, propagato da un gruppo di fanatici venuti dall'Oriente, che predicavano il disgusto delle cose del mondo e annunciavano imminente il ritorno finale di Cristo. Tornato a Lione, Ireneo successe nel 178 al nonagenario vescovo martire S. Fotino, e governò la chiesa di Lione fino alla morte, avvenuta nel 200 circa. Nonostante non sia provato che egli sia morto martire, la Chiesa lo venera come tale. Egli fu comunque un vero testimone della fede in un periodo di dura persecuzione; il suo campo d'azione fu molto vasto, se si tiene conto che probabilmente non esisteva nessun altro vescovo nelle Gallie e nelle terre di confine della vicina Germania. Greco, aveva appreso le lingue "barbare" per poter evangelizzare le popolazioni celtiche.
    [ Testo di La Lode ]

  2. #2
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    San Ireneo, Obispo y Mártir (130 - 202)



    28 de Junio

    Las obras literarias de San Ireneo le han valido la dignidad de figurar prominentemente entre los Padres de la Iglesia, ya que sus escritos no sólo sirvieron para poner los cimientos de la teología cristiana, sino también para exponer y refutar los errores de los gnósticos, defendiendo así la fe católica de las insidiosas doctrinas de aquellos herejes.

    En el año 177 se le envió a Roma con una delicadísima misión. En época de la persecución de Marco Aurelio, enviaron al Papa Eleuterio, por conducto de Ireneo, «la más piadosa y ortodoxa de las cartas», con una apelación al Pontífice para que tratase con suavidad a los hermanos montanistas de Frigia. Asimismo, recomendaban al portador de la misiva, como a un sacerdote «animado por un celo vehemente para dar testimonio de Cristo». Tan pronto regresó a Lyon, ocupó la sede episcopal que había dejado vacante San Potino.

    Escribió un tratado de cinco libros, en cuya primera parte expuso las doctrinas internas de las diversas sectas para contraponerlas después a las enseñanzas de los Apóstoles y los textos de las Sagradas Escrituras.

    En su método de combate, Ireneo expone la teoría «enemiga», la desarrolla hasta llegar a su conclusión lógica y, por medio de una eficaz reductio ad absurdum, procede a demostrar su falsedad. Ireneo estaba firmemente convencido que de que gran parte del atractivo del gnosticismo, se hallaba en el velo de misterio con que gustaba de envolverse. San Ireneo se preocupa más por convertir que por confundir, por lo tanto escribe con estudiada moderación y cortesía. Gracias a sus escritos, los gnósticos dejaron de constituir una amenaza para la Iglesia y la fe católicas.

    El tratado contra los gnósticos ha llegado hasta nosotros completo en su versión latina y, en fechas posteriores, se descubrió la existencia de otro escrito suyo: la exposición de la predicación apostólica, traducida al armenio.

    Los restos mortales de San Ireneo, como lo indica Gregorio de Tours, fueron sepultados en una cripta, bajo el altar de la que entonces se llamaba Iglesia de San Juan, pero más adelante se llamó de San Ireneo. Esta tumba o santuario fue destruída por los calvinistas en 1562 y, al parecer, desaparecieron los últimos vestigios de sus reliquias.

    Gentileza de Aciprensa
    www.iglesia.org

  3. #3
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    «SAN IRENEO»

    (Santo Ireneu de Lyon (130-208), bispo, teólogo e mártir)
    Padre de la Iglesia nacido cerca del 125 ad.
    Obispo de Lyon (hoy día en el sur de Francia)


    Sumário:

    1. Biografía

    1.1 - Infancia y Estudios
    1.2 - Sacerdocio
    1.3 - Obispado
    1.4 - Lucha contra el gnosticismo
    1.5 - Reconciliador ante el Papa
    1.6 - Su muerte y veneración

    2. Obras:

    2.1 - Eva y María
    2.2 - La economía de la encarnación redentora
    2.3 - El Paralelo entre Eva-Maria e Adán-Cristo
    2.4 - Himno I
    2.5 - Himno II
    2.6 - Himno III
    2.7 - Contra as heresias: “Abraão viu o meu dia e ficou feliz” (Português)

    1. Biografía

    San Ireneo fue discípulo de la San Policarpo quién a su vez fue discípulo del Apóstol San Juan.
    Las obras literarias de San Ireneo le han valido la dignidad de figurar prominentemente entre los Padres de la Iglesia, ya que sus escritos no sólo sirvieron para poner los cimientos de la teología cristiana, sino también para exponer y refutar los errores de los gnósticos y salvar así a la fe católica del grave peligro que corrió de contaminarse y corromperse por las insidiosas doctrinas de aquellos herejes.
    1.1 - Infancia y Estudios

    Nada se sabe sobre su familia. Probablemente nació alrededor del año 125, en alguna de aquellas provincias marítimas del Asia Menor, donde todavía se conservaba con cariño el recuerdo de los Apóstoles entre los numerosos cristianos. Sin duda que recibió una educación muy esmerada y liberal, ya que sumaba a sus profundos conocimientos de las Sagradas Escrituras, una completa familiaridad con la literatura y la filosofía de los griegos. Tuvo además, el inestimable privilegio de sentarse entre algunos de los hombres que habían conocido a los Apóstoles y a sus primeros discípulos, para escuchar sus pláticas. Entre éstos, figuraba San Policarpo, quien ejerció una gran influencia en la vida de Ireneo. Por cierto, que fue tan profunda la impresión que en éste produjo el santo obispo de Esmirna que, muchos años después, como confesaba a un amigo, podía describir con lujo de detalles, el aspecto de San Policarpio, las inflexiones de su voz y cada una de las palabras que pronunciaba para relatar sus entrevistas con San Juan, el Evangelista, y otros que conocieron al Señor, o para exponer la doctrina que habían aprendido de ellos. San Gregorio de Tours afirma que fue San Policarpio quien envió a Ireneo como misionero a las Galias, pero no hay pruebas para sostener esa afirmación.
    1.2 - Sacerdocio

    Desde tiempos muy remotos, existían las relaciones comerciales entre los puertos del Asia Menor y el de Marsella y, en el siglo segundo de nuestra era, los traficantes levantinos transportaban regularmente las mercancías por el Ródano arriba, hasta la ciudad de Lyon que, en consecuencia, se convirtió en el principal mercado de Europa occidental y en la villa más populosa de las Galias. Junto con los mercaderes asiáticos, muchos de los cuales se establecieron en Lyon, venían sus sacerdotes y misioneros que portaron la palabra del Evangelio a los galos paganos y fundaron una vigorosa iglesia local. A aquella iglesia llegó San Ireneo para servirla como sacerdote, bajo la jurisdicción de su primer obispo, San Potino, que también era oriental, y ahí se quedó hasta su muerte. La buena opinión que tenían sobre él sus hermanos en religión, se puso en evidencia el año de 177, cuando sé le despachó a Roma con una delicadísima misión. Fue después del estallido de la terrible persecución de Marco Aurelio, al tratar a San Potino, el 2 de junio, cuando ya muchos de los jefes del cristianismo en Lyon, se hallaban prisioneros. Su cautiverio, por otra parte, no les impidió mantener su interés por los fieles cristianos del Asia Menor. Conscientes de la simpatía y la admiración que despertaba entre la cristiandad su situación de confesores en inminente peligro de muerte, enviaron al Papa San Eleuterio, por conducto de Ireneo, "la más piadosa y ortodoxa de las cartas", con una apelación al Pontífice, en nombre de la unidad y de la paz de la Iglesia, para que tratase con suavidad a los hermanos montanistas de Frigia. Asimismo, recomendaban al portador de la misiva, como a un sacerdote "animado por un celo vehemente para dar testimonio de Cristo" y un amante de la paz, como lo indicaba su nombre.
    1.3 - Obispado

    El cumplimiento de aquel encargo que lo ausentaba de Lyon, explica por qué Ireneo no fue llamado a compartir el martirio de San Potino y sus compañeros. No sabemos cuánto tiempo permaneció en Roma, pero tan pronto como regresó a Lyon, ocupó la sede episcopal que había dejado vacante San Potino. Ya por entonces había terminado la persecución y los veinte o más años de su episcopado fueron de relativa paz. Las informaciones sobre sus actividades son escasas, pero es evidente que, además de sus deberes puramente pastorales, trabajó intensamente en la evangelización de su comarca y las adyacentes. Al parecer, fue él quien envió a los Santos Félix, Fortunato y Aquileo, como misioneros a Valence, y a los Santos Ferrucio y Ferreolo, a Besancon, Para indicar hasta qué punto se había identificado con su rebaño, basta con decir que hablaba corrientemente el celta en vez del griego, que era su lengua madre.
    1.4 - Lucha contra el gnosticismo

    La propagación del gnosticismo en las Galias y el daño que causaba en las filas del cristianismo, inspiraron en el obispo Ireneo el anhelo de exponer los errores de esa doctrina para combatirla. Comenzó por estudiar sus dogmas, lo que ya de por sí era una tarea muy difícil, puesto que cada uno de los gnósticos parecía sentirse inclinado a introducir nuevas versiones propias en la doctrina. Afortunadamente, San Ireneo era un investigador minucioso e infatigable en todos los campos del saber, como nos dice Tertuliano y, por consiguiente, salvó aquel escollo sin mayores tropiezos y hasta con cierto gusto. Una vez empapado en las ideas del "enemigo", se puso a escribir un tratado en cinco libros, en cuya primera parte expuso completamente las doctrinas internas de las diversas sectas para contradecirlas después con las enseñanzas de los Apóstoles y los textos de las Sagradas Escrituras.
    Hay un buen ejemplo sobre el método de combate que siguió, en la parte donde trata el Punto doctrinal de los gnósticos de que el mundo visible fue creado, conservado y gobernado por seres angelicales y no por Dios, quien sin participación seguirá eternamente desligado del mundo, superior, indiferente. Ireneo expone la teoría, la desarrolla hasta llegar a su conclusión lógica y, por medio de una eficaz reductio ad absurdurn, procede a demostrar su falsedad. Ireneo expresa la verdadera doctrina cristiana sobre la estrecha relación entre Dios y el mundo que El creó, en 101, siguientes términos: "El Padre está por encima de todo y El es la cabeza de Cristo; pero a través del Verbo se hicieron todas las cosas y El mismo es el jefe de la Iglesia, en tanto que Su Espíritu se halla en todos nosotros; es El esa agua viva que el Señor da a los que creen en El y le aman porque saben que hay un Padre por encima de todas las cosas, a través de todas las cosas y en todas las cosas."
    Ireneo se preocupa más por convertir que por confundir y, por lo tanto, escribe con estudiada moderación y cortesía, pero de vez en cuando, se le escapan comentarios humorísticos. Al referirse, por ejemplo, a la actitud de los recién "iniciados" dice: "Tan pronto como un hombre se deja atrapar en sus "caminos de salvación", se da tanta importancia y se hincha de vanidad a tal extremo que ya no se imagina estar en el cielo o en la tierra, sino haber pasado a las regiones del Pleroma y, con el porte majestuoso de un gallo, se pavonea ante nosotros, como si acabase de abrazar a su ángel. Ireneo estaba firmemente convencido de que gran parte del atractivo del gnosticismo, se hallaba en el velo de misterio con que gustaba de envolverse y de hecho, había tomado la determinación de "desenmascarar a la zorra", como él mismo lo dice. Y por cierto que lo consiguió: sus obras, escritas en griego, pero traducidas al latín casi en seguida, circularon ampliamente y no tardaron en asestar el golpe de muerte a los gnósticos del siglo segundo. Por lo menos, de entonces en adelante dejaron de constituir una seria amenaza para la Iglesia y la fe católica.
    1.5 - Reconciliador ante el Papa

    El hecho de que luchara contra las herejía no significa que fuese intransijente. Al contrario. Trece o catorce años después de haber viajado a Roma con la carta para el Papa Eleuterio, fue de nuevo Ireneo el mediador entre un grupo de cristianos del Asia Menor y el Pontífice. En vista de que los cuartodecimanos se negaban a celebrar la Pascua de acuerdo con la costumbre occidental, el Papa Víctor III los había excomulgado y, en consecuencia, existía el peligro de un cisma. Ireneo intervino en su favor. En una carta bellamente escrita que dirigió al Papa, le suplicaba que levantase el castigo y señalaba que sus defendidos no eran realmente culpables, sino que se aferraban a una costumbre tradicional y que, una diferencia de opinión sobre el mismo punto, no había impedido que el Papa Aniceto y San Policarpo permaneciesen en amable comunión. El resultado de su embajada fue el restablecimiento de las buenas relaciones entre las dos partes y de una paz que no se quebrantó. Después del Concilio de Nicea, en 325, los cuartodecimanos acataron voluntariamente el uso romano, sin ninguna presión por parte de la Santa Sede.
    1.6 - Su muerte y veneración

    Se desconoce la fecha de la muerte de San Ireneo aunque, por regla general, se estima en el año 202. De acuerdo con una tradición posterior, se afirma que fue martirizado, pero no es probable ni hay evidencia alguna sobre el particular.
    Los restos mortales de San Ireneo, como lo indica Gregorio de Tours, fueron sepultados en una cripta, bajo el altar de la que entonces se llamaba iglesia de San Juan, pero más adelante, llevó el nombre de San Ireneo. Esta tumba o santuario fue destruido por los calvinistas en 1562 y, al parecer, desaparecieron hasta los últimos vestigios de sus reliquias. Es digno de observarse que, si bien la fiesta de San Ireneo se celebra desde tiempos muy antiguos en el oriente (el 23 de agosto), sólo a partir de 1922 se ha observado en la iglesia de occidente.
    2. Obras:

    No ha llegado hasta nosotros nada que pueda llamarse una biografía de la época sobre San Ireneo, pero hay, en cambio, abundante literatura en torno al importante papel que desempeñó como testigo de las antiguas tradiciones y como maestro de las creencias ortodoxas
    Su tratado contra los gnósticos ha llegado hasta nosotros completo en su versión latina.
    En 1904 se descubrió la existencia de otro escrito suyo: la exposición de la predicación apostólica, traducida al armenio. La obra era hasta entonces conocida como : "Prueba de la Predicación Apostólica". Se trata, sobre todo de una comparación de las profecías del Antiguo Testamento y de ese escrito, no se obtienen informaciones nuevas en relación con el espíritu y los pensamientos del autor.
    A pesar de que el resto de sus obras desapareció, bastan los dos trabajos mencionados para suministrar todos los elementos de un sistema completo de teología cristiana.
    San Ireneo, fundamentándose en San Pablo y en su conocimiento de las enseñazas apóstolicas, enseñaba el paralelismo Adán-Jesucristo; Eva-María
    Del Tratado de San Ireneo, Obispo, contra las herejías
    (Libro 5, 19, 1; 20, 2; 21, 1: SCh 153, 248-250. 260-264)

    2.1 - Eva y María

    El Señor vino y se manifestó en una verdadera condición humana que lo sostenía, siendo a su vez ésta su humanidad sostenida por Él, y, mediante la obediencia en el árbol de la cruz, llevó a cabo la expiación de la desobediencia cometida en otro árbol, al mismo tiempo que liquidaba las consecuencias de aquella seducción con la que había sido vilmente engañada la virgen Eva, ya destinada a un hombre, gracias a la verdad que el Ángel evangelizó a la Virgen María, prometida también a un hombre.
    Pues de la misma manera que Eva, seducida por las palabras del diablo, se apartó de Dios, desobedeciendo su mandato, así María fue evangelizada por las palabras del Ángel, para llevar a Dios en su seno, gracias a la obediencia a su palabra. Y si aquélla se dejó seducir para desobedecer a Dios, ésta se dejó persuadir a obedecerle, con lo que la Virgen María se convirtió en abogada de la virgen Eva.
    Así, al recapitular todas las cosas, Cristo fue constituido cabeza, pues declaró la guerra a nuestro enemigo, derrotó al que en un principio, por medio de Adán, nos había hecho prisioneros, y quebrantó su cabeza, como encontramos dicho por Dios a la serpiente en el Génesis: Establezco hostilidades entre ti y la mujer, entre tu estirpe y la suya; ella te herirá en la cabeza, cuando tú la hieras en el talón.
    Con estas palabras, se proclama de antemano que aquel que había de nacer de una doncella y ser semejante a Adán habría de quebrantar la cabeza de la serpiente. Y esta descendencia es aquella misma de la que habla el Apóstol en su carta a los Gálatas: La ley se añadió hasta que llegara el descendiente beneficiario de la promesa.
    Y lo expresa aún con más claridad en otro lugar de la misma carta, cuando dice: Pero cuando se cumplió el tiempo, envió Dios a su Hijo, nacido de una mujer. Pues el enemigo no hubiese sido derrotado con justicia si su vencedor no hubiese sido un hombre nacido de mujer. Ya que por una mujer el enemigo había dominado desde el principio al hombre, poniéndose en contra de él.
    Por esta razón el mismo Señor se confiesa Hijo del hombre, y recapitula en sí mismo a aquel hombre primordial del que se hizo aquella forma de mujer: para que así como nuestra raza descendió a la muerte a causa de un hombre vencido, ascendamos del mismo modo a la vida gracias a un hombre vencedor.
    Del Tratado de San Ireneo, Obispo, contra las herejías
    (Libro 3, 20, 2-3: SCh 34, 342-344)
    2.2 - La economía de la encarnación redentora

    La gloria del hombre es Dios; el hombre, en cambio, es el receptáculo de la actuación de Dios, de toda su sabiduría y su poder.
    De la misma manera que los enfermos demuestran cuál sea el médico, así los hombres manifiestan cuál sea Dios. Por lo cual dice también Pablo: Pues Dios nos encerró a todos en la rebeldía para tener misericordia de todos. Esto lo dice del hombre, que desobedeció a Dios y fue privado de la inmortalidad, pero después alcanzó misericordia y, gracias al Hijo de Dios, recibió la filiación que es propia de Éste.
    Si el hombre acoge sin vanidad ni jactancia la verdadera gloria procedente de cuanto ha sido creado y de quien lo creó, que no es otro que el poderosísimo dios que hace que todo exista, y si permanece en el amor, en la sumisión y en la acción de gracias a Dios, recibirá de Él aún más gloria, así como un acrecentamiento de su propio ser, hasta hacerse semejante a aquel que murió por él.
    Porque el Hijo de dios se encarnó en un carne pecadora como la nuestra, a fin de condenar al pecado y, una vez condenado, arrojarlo fuera de la carne. Asumió la carne para incitar al hombre a hacerse semejante a Él y para proponerle a Dios como modelo a quien imitar. Le impuso la obediencia al Padre para que llegara a ver a Dios, dándole así el poder de alcanzar al Padre.
    La Palabra de Dios, que habitó en el hombre, se hizo también Hijo del hombre, para habituar al hombre a percibir a Dios, y a Dios a habitar en el hombre, según el beneplácito del Padre.
    Por esta razón el mismo Señor nos dio como señal de nuestra salvación al que es Dios-con-nosotros, nacido de la Virgen, ya que era el Señor mismo quien salvaba a aquellos que no tenían posibilidad de salvarse por sí mismos; por lo que Pablo, al referirse a la debilidad humana, exclama: Sé que no es bueno eso que habita en mi carne, dando a entender que el bien de nuestra salvación no proviene de nosotros, sino de Dios; y añade: ¡Desgraciado de mí! ¿Quién me librará de este cuerpo presa de la muerte? Después de lo cual se refiere al libertador: la gracia de nuestro Señor Jesucristo.
    También Isaías dice lo mismo: Fortaleced las manos débiles, robusteced las rodillas vacilantes; decid a los cobardes de corazón: «Sed fuertes, no temáis.» Mirad a vuestro Dios que trae el desquite, viene en persona y os salvará; porque hemos de salvarnos, no por nosotros mismos, sino con la ayuda de Dios.
    2.3 - El Paralelo entre Eva-Maria e Adán-Cristo

    En el Nuevo Testamento (Rm 5:12-21; 1 Cor 15:21-22), San Pablo presenta un contraste entre Adán y Jesucristo: Todos morimos por el pecado de Adán, pero todos recobramos vida en Jesucristo.
    San Ireneo: sobre el paralelo Adán-Cristo:

    ADAN
    CRISTO / NUEVO ADAN
    Es el primer hombre creado.
    Es el Primogénito; el primero en dignidad.
    Desobediencia en el árbol del paraíso.
    Obediencia en el árbol de la cruz.
    Los padres de la Iglesia profundizaron en este paralelo en que Jesucristo es el Nuevo Adán y lo aplicaron a la Virgen Santísima, la Nueva Eva que, con su inmaculada cooperación, participa en la redención como corredentora.
    San Ireneo, Padre de la Iglesia del siglo del siglo II, enseñaba este paralelo. Hay que saber que Ireneo fue discípulo de S.Policarpo, quien a su vez fue discípulo del Apóstol San Juan, por lo que estaba empapado de la doctrina de los apóstoles. Los escritos mas antiguos que existen sobre la colaboración María-Jesús son de San Justino, quien también preparó el camino para San Ireneo.
    San Ireneo: sobre el paralelo entre Eva y la Virgen María:

    EVA
    MARIA / NUEVA EVA
    Era aún virgen, aunque tenía esposo.
    Era virgen pero casada con José.
    Fue seducida para hacer el mal (mentira).
    Recibe la buena noticia de la verdad.
    Un ángel la seduce (ángel caído, demonio).
    Un ángel le trae la Palabra.
    EVA: DESOBEDECE
    MARIA: OBEDECE
    Causa de muerte para ella y la raza humana.
    Causa de salvación para ella y la raza humana.
    Ató la libertad del hombre.
    Libera al hombre de la atadura.
    Su desobediencia procede de su falta de fe.
    Su obediencia procede de su fe.
    Al desobedecer, huye de la presencia Dios.
    Al obedecer, atrae a Dios a su ceno.
    Por una virgen la raza humana fue sentenciada a la muerte. causa mortis.
    Por una Virgen la raza humana es salvada. causa salutis.
    La tipología del paralelismo Eva-María dio lugar a la primera reflexión teológica Mariana. Eva como María son vírgenes y madres. María como Nueva Eva toma el paralelismo entre el Gen 3:1-6 (tentación) y Lucas 1:26-38 (Anunciación).
    2.4 - Himno I

    De Adán el primer pecado
    No vino en vos a caer;
    Que quiso Dios preservaros
    Limpia como para él.
    De vos el Verbo encarnado
    Recibió humano ser,
    Y quiere toda pureza
    Quien todo puro es también.
    Si Dios autor de las leyes
    Que rigen la humana grey,
    Para engendrar a su madre
    ¿no pudo cambiar la ley?
    Decir que pudo y no quiso
    Parece cosa cruel,
    Y, si es todopoderoso,
    ¿con vos no lo habrá de ser?
    Que honrar al hijo en la madre
    Derecho de todos es,
    Y ese derecho tan justo,
    ¿Dios no lo debe tener?
    Porque es justo, porque os ama,
    Porque vais su madre a ser,
    Os hizo Dios tan purísima
    Como Dios merece y es. Amén.
    2.5 - Himno II

    Eva nos vistió de luto,
    De Dios también nos privó
    E hizo mortales;
    Mas de vos salió tal fruto
    Que puso en paz y quitó
    Tantos males.
    Por Eva la maldición
    Cayó en el género humano
    Y el castigo;
    Mas por vos la bendición
    fue, y a todos dio la mano
    Dios amigo.
    Un solo Dios trino y uno
    A vos hizo sola y una:
    Más perfecta
    Después de Dios no hay ninguna,
    Ni es a Dios persona alguna
    Más acepta.
    ¡Oh cuánto la tierra os debe!
    Pues que por vos Dios volvió
    La noche en día,
    Por vos, más blanca que nieve,
    El pecador alcanzó
    Paz y alegría. Amén.
    2.6 - Himno III

    Ninguno del ser humano
    Como vos se pudo ver;
    Que a otros les dejan caer
    Y después les dan la mano.
    Mas vos, Virgen, no caíste
    Como los otros cayeron,
    Que siempre la mano os dieron
    Con que preservada fuiste.
    Yo, cien mil veces caído;
    Os suplico que me deis
    La vuestra y me levantéis
    Porque no quede perdido.
    Y por vuestra concepción,
    Que fue de tan gran pureza,
    Conserva en mí la limpieza
    Del alma y del corazón,
    Para que de esta manera
    Suba con voz a gozar
    Del que solo puede dar
    Vida y gloria verdadera.
    Amén.


    Fonte:
    Bibliografía: "Vidas de los Santos" de Butler, ed. española
    www.corazones.org
    2.7 - Contra as heresias:

    “Abraão viu o meu dia e ficou feliz”

    “Abraão, vosso pai, exultou com o pensamento de ver o meu dia; viu-o e regozijou”. Que quer isto dizer? “Abraão confiou em Deus, e isso foi-lhe outorgado como mérito” (Gn 15,6). Ele acreditou, em primeiro lugar, que era ele o autor do céu e da terra, o único Deus; em seguida, que ele tornaria a sua descendência semelhante às estrelas do céu... É pois justo que, deixando todos os seus parentes terrestres, siga a Palavra de Deus, fazendo-se estrangeiro com o Verbo a fim de se tornar concidadão do Verbo.
    É também justo que os apóstolos, esses descendentes de Abraão, deixando as suas barcas e os seus pais, sigam o Verbo. É justo enfim que nós, que temos a mesma fé que Abraão, pegando em nossa cruz como Isaac pegou na lenha (Gn 22,6), sigamos este mesmo Verbo. Porque em Abraão o homem tinha sido educado adiantadamente e tinha-se habituado a seguir o Verbo de Deus. Abraão seguiu com efeito, na sua fé, o mandamento da Palavra de Deus, cedendo apressadamente o seu único e bem amado filho em sacrifício a Deus, a fim de que Deus consentisse em entregar o seu Filho bem amado e único em sacrifício para nossa redenção.
    E como Abraão era profeta e via pelo Espírito o dia da vinda do Senhor e a disposição da sua paixão, quer dizer a salvação para si próprio e para todos os que como ele acreditassem em Deus, exultou de grande alegria. O Senhor não era pois desconhecido de Abraão, pois que este desejava ver o seu dia... a fim de poder... abraçar Cristo, e tendo-o visto de maneira profética pelo Espírito, ele exultou.

  4. #4
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    S. Ireneo, Vescovo e Martire

  5. #5
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    S. Ireneo di Lione

  6. #6
    vetera sed semper nova
    Data Registrazione
    14 Mar 2007
    Località
    Lazio
    Messaggi
    529
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    S. Ireneo

    (Asia Minore 130 - Lione 200), teologo, scrittore cristiano di lingua greca, padre della Chiesa e santo.


    1. Vita e opere


    Ireneo, discepolo di san Policarpo e, attraverso di lui, dell'apostolo san Giovanni, è una figura di primaria importanza nella storia della Chiesa.
    Ricevette un'ottima formazione religiosa, filosofica e teologica in Oriente alla scuola di san Policarpo, di Papia, di Melitone di Sardi e altri.
    S. Ireneo venne presentato al papa dai cristiani della Gallia con parole di alto elogio: "Zelatore del testamento di Cristo".
    Originario dell'Asia, nato con molta probabilità a Smirne, approdò in Gallia e nel 177 succedette nella sede episcopale di Lione al novantenne vescovo san Potino, morto in seguito alle percosse ricevute durante la persecuzione contro i cristiani.
    Pochi giorni prima delle sommosse anticristiane, Ireneo era stato inviato a Roma dal suo vescovo per chiarire alcune questioni dottrinali.
    A Roma Ireneo fece onore al suo nome, suggerendo moderazione a papa Vittore, consigliandogli rispettosamente di non scomunicare le Chiese dell'Asia che non volevano celebrare la Pasqua nella stessa data delle altre comunità cristiane

    Tornato a Lione, appena sedata la bufera, fu chiamato a succedere al vescovo martire, in una Chiesa decimata dei suoi preti e di gran parte dei suoi fedeli.
    Si trovò a governare come unico vescovo la Chiesa dell'intera Gallia.
    Lui, greco, imparò le lingue dei barbari per evangelizzare le popolazioni celtiche e germaniche.
    E dove non arrivò la sua voce giunse la parola scritta.
    Nei suoi cinque libri Contro le eresie traspare non solo il grande apologista, ma anche il buon pastore preoccupato di qualche pecorella allo sbando che cerca di condurre all'ovile. (Avvenire)
    Nonostante non sia provato che egli sia morto martire, la Chiesa lo venera come tale.

    Immenso il valore del suo pensiero e delle sue opere in quanto attraverso Policarpo, discepolo di Giovanni l'evangelista, egli rappresenta la testimonianza vivente della tradizione apostolica, già fortemente impegnata contro il pullulare delle eresie, in particolare lo gnosticismo, di cui Ireneo fu il critico più acuto, valente ed efficace.

    Delle sue opere sono rimaste: Adversus haereses (confutazione sistematica dello gnosticismo in tutte le sue principali espressioni) e Demonstratio apostolicae praedicationis (sintetica e precisa esposizione della dottrina cattolica).


    2. Pensiero

    Ireneo è il primo scrittore che affronta la grande impresa di elaborare una sintesi globale del cristianesimo. Il momento storico che fa da sfondo alla sua opera è segnato da due eventi culturali di notevole spessore:

    a) l'insorgere dello gnosticismo, la prima eresia in possesso di un solido impianto dottrinale che riscuote molte simpatie tra i cristiani più istruiti;

    b) il diffondersi nel mondo pagano del neoplatonismo, una filosofia di vasto respiro, che presentava molte affinità col cristianesimo.

    Il lavoro teologico di Ireneo, sia sul depositum fidei in generale sia sul mistero della Chiesa in particolare, vuol essere una risposta seria a questa duplice istanza culturale. Si tratta in effetti di una risposta polemica agli eretici, volta a criticare gli errori contenuti nello gnosticismo, e di una risposta dialogica col pensiero neoplatonico, del quale Ireneo si mostra disposto ad accogliere alcuni principi generali.
    Letta in chiave esemplaristica (platonica) la storia della salvezza acquista una considerevole unità: tutta l'economia della salvezza - dal primo giorno della creazione fino al giorno del secondo avvento di Cristo - fa parte dell'unico piano ideale eterno.
    Perciò appartengono allo stesso piano sia l'antica sia la nuova alleanza e tra le due non si dà affatto quella rottura e quel conflitto preteso dagli gnostici, né la salvezza è un privilegio riservato a pochi intellettuali, come vogliono gli stessi gnostici, ma è un dono che Dio vuole estendere a tutta l'umanità.
    Nella sua opera Dio vuole perseguire fino alla fine la meta che si è proposto col suo piano eterno di «salvezza»: la manifestazione reciproca di Dio e dell'uomo. Dio non vuole affatto la glorificazione di se stesso a scapito dell'uomo, ma per il suo bene, per la sua salvezza.

    Dopo che il primo incontro dell'uomo con Dio, nel paradiso terrestre, è apparentemente fallito, per qualche tempo il dialogo viene interrotto, ma non a lungo. Dopo il diluvio è Dio che prende di nuovo l'iniziativa per salvare l'umanità, e lo fa in due momenti.

    Prima proponendo un patto speciale con Israele: l'antica alleanza. Successivamente inviando nel mondo il suo Figlio unigenito per stringere con l'umanità l'alleanza definitiva, e a tal fine con il concorso dello Spirito Santo istituisce la Chiesa.
    Questa non verrà mai meno e quindi neppure l'alleanza dell'umanità con Dio: come il Signore «ha riempito tutto con la sua venuta, così la Chiesa porta continuamente la nuova alleanza nella storia fino alla fine preannunciata dalla Legge» (Adversus haereses III 18, 7).
    Grazie alla speciale assistenza che le concede lo Spirito Santo, la Chiesa è il luogo sicuro ed indefettibile della verità: «il suo insegnamento è dappertutto lo stesso, nel tempo e nello spazio; esso è fondato sulla testimonianza dei profeti, degli apostoli e di tutti i discepoli, all'inizio, nel mezzo e alla fine, cioè attraverso l'opera intera di Dio [...] che è ordinata alla nostra salvezza e alla nostra fede.

    Questa fede che noi riceviamo dalla Chiesa, per la quale lo Spirito la ringiovanisce senza soste [...] questa fede è un dono di Dio affidato alla Chiesa, come un principio di vita per tutti i membri.

    Per questo noi siamo in comunione con Cristo, per mezzo dello Spirito Santo che è garanzia d'incorruttibilità, sostegno della nostra fede, scala per la quale ascendiamo a Dio» (Adversus haereses III, 38, 2)

  7. #7
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    BENEDETTO XVI

    UDIENZA GENERALE

    Piazza San Pietro
    Mercoledì, 28 marzo 2007

    Sant'Ireneo di Lione


    Cari fratelli e sorelle!

    Nelle catechesi sulle grandi figure della Chiesa dei primi secoli arriviamo oggi alla personalità eminente di sant’Ireneo di Lione. Le notizie biografiche su di lui provengono dalla sua stessa testimonianza, tramandata a noi da Eusebio nel quinto libro della Storia Ecclesiastica. Ireneo nacque con tutta probabilità a Smirne (oggi Izmir, in Turchia) verso il 135-140, dove ancor giovane fu alla scuola del Vescovo Policarpo, discepolo a sua volta dell'apostolo Giovanni. Non sappiamo quando si trasferì dall'Asia Minore in Gallia, ma lo spostamento dovette coincidere con i primi sviluppi della comunità cristiana di Lione: qui, nel 177, troviamo Ireneo annoverato nel collegio dei presbiteri. Proprio in quell'anno egli fu mandato a Roma, latore di una lettera della comunità di Lione al Papa Eleuterio. La missione romana sottrasse Ireneo alla persecuzione di Marco Aurelio, nella quale caddero almeno quarantotto martiri, tra cui lo stesso Vescovo di Lione, il novantenne Potino, morto di maltrattamenti in carcere. Così, al suo ritorno, Ireneo fu eletto Vescovo della città. Il nuovo Pastore si dedicò totalmente al ministero episcopale, che si concluse verso il 202-203, forse con il martirio.

    Ireneo è innanzitutto un uomo di fede e un Pastore. Del buon Pastore ha il senso della misura, la ricchezza della dottrina, l'ardore missionario. Come scrittore, persegue un duplice scopo: difendere la vera dottrina dagli assalti degli eretici, ed esporre con chiarezza le verità della fede. A questi fini corrispondono esattamente le due opere che di lui ci rimangono: i cinque libri Contro le eresie, e l'Esposizione della predicazione apostolica (che si può anche chiamare il più antico “catechismo della dottrina cristiana”). In definitiva, Ireneo è il campione della lotta contro le eresie. La Chiesa del II secolo era minacciata dalla cosiddetta gnosi, una dottrina la quale affermava che la fede insegnata nella Chiesa sarebbe solo un simbolismo per i semplici, che non sono in grado di capire cose difficili; invece, gli iniziati, gli intellettuali — gnostici, si chiamavano — avrebbero capito quanto sta dietro questi simboli, e così avrebbero formato un cristianesimo elitario, intellettualista. Ovviamente questo cristianesimo intellettualista si frammentava sempre più in diverse correnti con pensieri spesso strani e stravaganti, ma attraenti per molti. Un elemento comune di queste diverse correnti era il dualismo, cioé si negava la fede nell'unico Dio Padre di tutti, Creatore e Salvatore dell'uomo e del mondo. Per spiegare il male nel mondo, essi affermavano l’esistenza, accanto al Dio buono, di un principio negativo. Questo principio negativo avrebbe prodotto le cose materiali, la materia.

    Radicandosi saldamente nella dottrina biblica della creazione, Ireneo confuta il dualismo e il pessimismo gnostico che svalutavano le realtà corporee. Egli rivendicava decisamente l'originaria santità della materia, del corpo, della carne, non meno che dello spirito. Ma la sua opera va ben oltre la confutazione dell'eresia: si può dire infatti che egli si presenta come il primo grande teologo della Chiesa, che ha creato la teologia sistematica; egli stesso parla del sistema della teologia, cioé dell'interna coerenza di tutta la fede. Al centro della sua dottrina sta la questione della “regola della fede” e della sua trasmissione. Per Ireneo la “regola della fede” coincide in pratica con il Credo degli Apostoli, e ci dà la chiave per interpretare il Vangelo, per interpretare il Credo alla luce del Vangelo. Il simbolo apostolico, che è una sorta di sintesi del Vangelo, ci aiuta a capire che cosa vuol dire, come dobbiamo leggere il Vangelo stesso.

    Di fatto il Vangelo predicato da Ireneo è quello che egli ha ricevuto da Policarpo, Vescovo di Smirne, e il Vangelo di Policarpo risale all’apostolo Giovanni, di cui Policarpo era discepolo. E così il vero insegnamento non è quello inventato dagli intellettuali al di là della fede semplice della Chiesa. Il vero Evangelo è quello impartito dai Vescovi che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta dagli Apostoli. Questi non hanno insegnato altro che proprio questa fede semplice, che è anche la vera profondità della rivelazione di Dio. Così — ci dice Ireneo — non c'è una dottrina segreta dietro il comune Credo della Chiesa. Non esiste un cristianesimo superiore per intellettuali. La fede pubblicamente confessata dalla Chiesa è la fede comune di tutti. Solo questa fede è apostolica, viene dagli Apostoli, cioé da Gesù e da Dio. Aderendo a questa fede trasmessa pubblicamente dagli Apostoli ai loro successori, i cristiani devono osservare quanto i Vescovi dicono, devono considerare specialmente l'insegnamento della Chiesa di Roma, preminente e antichissima. Questa Chiesa, a causa della sua antichità, ha la maggiore apostolicità, infatti trae origine dalle colonne del Collegio apostolico, Pietro e Paolo. Con la Chiesa di Roma devono accordarsi tutte le Chiese, riconoscendo in essa la misura della vera tradizione apostolica, dell'unica fede comune della Chiesa. Con tali argomenti, qui molto brevemente riassunti, Ireneo confuta dalle fondamenta le pretese di questi gnostici, di questi intellettuali: anzitutto essi non posseggono una verità che sarebbe superiore a quella della fede comune, perché quanto essi dicono non è di origine apostolica, è inventato da loro; in secondo luogo, la verità e la salvezza non sono privilegio e monopolio di pochi, ma tutti le possono raggiungere attraverso la predicazione dei successori degli Apostoli, e soprattutto del Vescovo di Roma. In particolare - sempre polemizzando con il carattere “segreto” della tradizione gnostica, e notandone gli esiti molteplici e fra loro contraddittori - Ireneo si preoccupa di illustrare il genuino concetto di Tradizione apostolica, che possiamo riassumere in tre punti.

    a) La Tradizione apostolica è “pubblica”, non privata o segreta. Per Ireneo non c'è alcun dubbio che il contenuto della fede trasmessa dalla Chiesa è quello ricevuto dagli Apostoli e da Gesù, dal Figlio di Dio. Non esiste altro insegnamento che questo. Pertanto chi vuole conoscere la vera dottrina basta che conosca “la Tradizione che viene dagli Apostoli e la fede annunciata agli uomini”: tradizione e fede che “sono giunte fino a noi attraverso la successione dei vescovi” (Adv. Haer. 3,3,3-4). Così successione dei Vescovi, principio personale e Tradizione apostolica, principio dottrinale coincidono.

    b) La Tradizione apostolica è “unica”. Mentre infatti lo gnosticismo è suddiviso in molteplici sètte, la Tradizione della Chiesa è unica nei suoi contenuti fondamentali, che - come abbiamo visto - Ireneo chiama appunto regula fidei o veritatis: e così perchè è unica, crea unità attraverso i popoli, attraverso le culture diverse, attraverso i popoli diversi; è un contenuto comune come la verità, nonostante la diversità delle lingue e delle culture. C'è una frase molto preziosa di sant'Ireneo nel libro Contro le eresie: “La Chiesa, benché disseminata in tutto il mondo, custodisce con cura [la fede degli Apostoli], come se abitasse una casa sola; allo stesso modo crede in queste verità, come se avesse una sola anima e lo stesso cuore; in pieno accordo queste verità proclama, insegna e trasmette, come se avesse una sola bocca. Le lingue del mondo sono diverse, ma la potenza della tradizione è unica e la stessa: le Chiese fondate nelle Germanie non hanno ricevuto né trasmettono una fede diversa, né quelle fondate nelle Spagne o tra i Celti o nelle regioni orientali o in Egitto o in Libia o nel centro del mondo” (1,10,1-2). Si vede già in questo momento, siamo nell'anno 200, l'universalità della Chiesa, la sua cattolicità e la forza unificante della verità, che unisce queste realtà così diverse, dalla Germania, alla Spagna, all'Italia, all'Egitto, alla Libia, nella comune verità rivelataci da Cristo.

    c) Infine, la Tradizione apostolica è come lui dice nella lingua greca nella quale ha scritto il suo libro, “pneumatica”, cioè spirituale, guidata dallo Spirito Santo: in greco spirito si dice pneuma. Non si tratta infatti di una trasmissione affidata all'abilità di uomini più o meno dotti, ma allo Spirito di Dio, che garantisce la fedeltà della trasmissione della fede. E' questa la “vita” della Chiesa, ciò che rende la Chiesa sempre fresca e giovane, cioè feconda di molteplici carismi. Chiesa e Spirito per Ireneo sono inseparabili: “Questa fede”, leggiamo ancora nel terzo libro Contro le eresie, “l'abbiamo ricevuta dalla Chiesa e la custodiamo: la fede, per opera dello Spirito di Dio, come un deposito prezioso custodito in un vaso di valore ringiovanisce sempre e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene... Dove è la Chiesa, lì è lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio, lì è la Chiesa e ogni grazia” (3,24,1).

    Come si vede, Ireneo non si limita a definire il concetto di Tradizione. La sua tradizione, la Tradizione ininterrotta, non è tradizionalismo, perché questa Tradizione è sempre internamente vivificata dallo Spirito Santo, che la fa di nuovo vivere, la fa essere interpretata e compresa nella vitalità della Chiesa. Stando al suo insegnamento, la fede della Chiesa va trasmessa in modo che appaia quale deve essere, cioè “pubblica”, “unica”, “pneumatica”, “spirituale”. A partire da ciascuna di queste caratteristiche si può condurre un fruttuoso discernimento circa l'autentica trasmissione della fede nell'oggi della Chiesa. Più in generale, nella dottrina di Ireneo la dignità dell'uomo, corpo e anima, è saldamente ancorata nella creazione divina, nell’immagine di Cristo e nell’opera permanente di santificazione dello Spirito. Tale dottrina è come una “via maestra” per chiarire insieme a tutte le persone di buona volontà l'oggetto e i confini del dialogo sui valori, e per dare slancio sempre nuovo all'azione missionaria della Chiesa, alla forza della verità che è la fonte di tutti i veri valori del mondo.

  8. #8
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dal sito SANTI E BEATI:

    Sant' Ireneo di Lione, Vescovo e martire

    28 giugno

    c. 130 - c. 202

    Ireneo, discepolo di san Policarpo e, attraverso di lui, dell'apostolo san Giovanni, è una figura di primaria importanza nella storia della Chiesa. Originario dell'Asia, nato con molta probabilità a Smirne, approdò in Gallia e nel 177 succedette nella sede episcopale di Lione al novantenne vescovo san Potino, morto in seguito alle percosse ricevute durante la persecuzione contro i cristiani. Pochi giorni prima delle sommosse anticristiane, Ireneo era stato inviato a Roma dal suo vescovo per chiarire alcune questioni dottrinali. Tornato a Lione, appena sedata la bufera, fu chiamato a succedere al vescovo martire, in una Chiesa decimata dei suoi preti e di gran parte dei suoi fedeli. Si trovò a governare come unico vescovo la Chiesa dell'intera Gallia. Lui, greco, imparò le lingue dei barbari per evangelizzare le popolazioni celtiche e germaniche. E dove non arrivò la sua voce giunse la parola scritta. Nei suoi cinque libri Contro le eresie traspare non solo il grande apologista, ma anche il buon pastore preoccupato di qualche pecorella allo sbando che cerca di condurre all'ovile. (Avvenire)

    Etimologia: Ireneo = pace, pacifico, dal greco

    Emblema: Bastone pastorale, Palma

    Martirologio Romano: Memoria di sant’Ireneo, vescovo, che, come attesta san Girolamo, fu, da piccolo, discepolo di san Policarpo di Smirne e custodì fedelmente la memoria dell’età apostolica; fattosi sacerdote del clero di Lione, succedette al vescovo san Potino e si tramanda che come lui sia stato coronato da glorioso martirio. Molto disputò al riguardo della tradizione apostolica e pubblicò una celebre opera contro le eresie a difesa della fede cattolica.

    Martirologio tradizionale (1962) (3 luglio): Sant'Ireneo, Vescovo e Martire, che salì al cielo il ventotto di Giugno.

    (28 giugno): A Lione, in Francia, sant'Ireneo, Vescovo e Martire, il quale (come scrive san Girolamo) fu discepolo del beato Policarpo, Vescovo di Smirne, e vicino ai tempi Apostolici. Egli, avendo moltissimo combattuto colla parola e cogli scritti contro gli eretici, finalmente, nella persecuzione di Severo, con quasi tutto il popolo della sua città, fu coronato con glorioso martirio. La sua festa però si celebra il tre di Luglio.

    Pacificatore di nome e di fatto (il nome " Ireneo " in greco vuol dire pacifico e pacificatore), S. Ireneo venne presentato al papa dai cristiani della Gallia con parole di alto elogio: "Zelatore del testamento di Cristo". A Roma Ireneo fece onore al suo nome, suggerendo moderazione a papa Vittore, consigliandogli rispettosamente di non scomunicare le Chiese dell'Asia che non volevano celebrare la Pasqua nella stessa data delle altre comunità cristiane. Con gli stessi intenti pacifici quest'uomo ponderato si adoperò presso i vescovi delle altre comunità cristiane per il trionfo della concordia e dell'unità, soprattutto nel mantenersi ancorati alla tradizione apostolica per combattere il razionalismo gnostico. Dei suoi scritti ci restano intatti i cinque libri dell'Adversus haereses, in cui Ireneo appare non solo il teologo più equilibrato e penetrante dell'Incarnazione redentrice, ma anche uno dei pastori più completi, più apostolici e più cattolici che abbiano servito la Chiesa. Si sente che le sue argomentazioni contro gli eretici, pur nate dalla polemica, sono nutrite dalla preghiera e dalla carità.
    Ireneo era oriundo dell'Asia minore. Tra i suoi ricordi di gioventù c'è il contatto con Policarpo di Smirne, il santo vescovo "che è stato istruito dai testimoni oculari della vita del Verbo", in particolare dall'apostolo Giovanni, che a Smirne aveva stabilito la sua sede. Ireneo, attraverso Policarpo, si ricollega quindi agli apostoli. Lasciata l'Asia Minore, Ireneo aveva trascorso qualche tempo a Roma e poi si trasferì a Lione. Non fu della schiera dei martiri della persecuzione abbattutasi sui cristiani lionesi nel 177, perchè proprio allora era stato inviato a Roma dalla sua Chiesa per presentare al papa Eleuterio alcune questioni di ordine dottrinale, riguardanti in particolare l'errore montanista, propagato da un gruppo di fanatici venuti dall'Oriente, che predicavano il disgusto delle cose del mondo e annunciavano imminente il ritorno finale di Cristo. Tornato a Lione, Ireneo successe nel 178 al nonagenario vescovo martire S. Fotino, e governò la chiesa di Lione fino alla morte, avvenuta nel 200 circa. Nonostante non sia provato che egli sia morto martire, la Chiesa lo venera come tale.
    Egli fu comunque un vero testimone della fede in un periodo di dura persecuzione; il suo campo d'azione fu molto vasto, se si tiene conto che probabilmente non esisteva nessun altro vescovo nelle Gallie e nelle terre di confine della vicina Germania. Greco, aveva appreso le lingue "barbare" per poter evangelizzare le popolazioni celtiche.
    La festa di S. Ireneo, già fissata al 28 giugno, era spostata da Giovanni XXIII nel 1962 al 3 luglio per far posto alla Viglia della festa dei SS. Pietro e Paolo. Paolo VI, nella sua riforma liturgica, però, riporterà la festa al 28 giugno.

    Autore: Piero Bargellini

  9. #9
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Da dom Prosper Guéranger, L’Année Liturgique - Le Temps après la Pentecoste, Paris-Poitiers, 1903, IX ediz., t. III, p. 373-386

    LE XXVIII JUIN.

    SAINT IRÉNÉE, ÉVÊQUE ET MARTYR.


    Quoique la fête de saint Léon II eût suffi par elle-même à compléter les enseignements de cette journée, l'Eglise de Lyon présente à la reconnaissante admiration du monde, en ce même jour, son grand docteur, le pacifique et vaillant Irénée, lumière de l'Occident (1). A cette date qui le vit confirmer dans son sang la doctrine qu'il avait prêchée, il est bon de l'écouter rendant à l'Eglise-mère le témoignage célèbre qui,- jusqu'à nos temps, a désespéré l'hérésie et confondu l'enfer; c'est pour une instruction si propre à préparer nos cœurs aux gloires du lendemain, que l'éternelle Sagesse a voulu fixer aujourd'hui son triomphe. Entendons l'élève de Polycarpe, l'auditeur zélé des disciples des Apôtres, celui que sa science et ses pérégrinations, depuis la brillante Ionie jusqu'au pays des Celtes, ont rendu le témoin le plus autorisé de la foi des Eglises au second siècle. Toutes ces Eglises, nous dit l'évêque de Lyon, s'inclinent devant Rome la maîtresse et la mère. «Car c'est avec elle, à cause de sa principauté supérieure, qu'il faut que s'accordent les autres; c'est en elle que les fidèles qui sont en tous lieux, gardent toujours pure la foi qui leur fut prêchée. Grande et vénérable par son antiquité entre toutes, connue de tous, fondée par Pierre et Paul les deux plus glorieux des Apôtres, ses évêques sont, par leur succession, le canal qui transmet jusqu'à nous dans son intégrité la tradition apostolique: de telle sorte que quiconque diffère d'elle en sa croyance, est confondu par le seul fait» (2).

    La pierre qui porte l'Eglise était dès lors inébranlable aux efforts de la fausse science. Et pourtant ce n'était pas une attaque sans périls que celle de la Gnose, hérésie multiple, aux trames ourdies, dans un étrange accord, par les puissances les plus opposées de l'abîme. On eût dit que, pour éprouver le fondement qu'il avait posé, le Christ avait permis à l'enfer d'essayer contre lui l'assaut simultané de toutes les erreurs qui se divisaient alors le monde, ou même devaient plus tard se partager les siècles. Simon le Mage, engagé par Satan dans les filets des sciences occultes, fut choisi pour lieutenant du prince des ténèbres dans cette entreprise. Démasqué à Samarie par le vicaire de l'Homme-Dieu, il avait commencé, contre Simon Pierre, une lutte jalouse qui ne se termina point à la mort tragique du père des hérésies, mais continua plus vive encore dans le siècle suivant, grâce aux disciples qu'il s'était formés. Saturnin, Basilide, Valentin ne firent qu'appliquer les données du maître, en les diversifiant selon les instincts que faisait naître autour d'eux la corruption de l'esprit ou du cœur. Procédé d'autant plus avouable, que la prétention du Mage avait été de sceller l'alliance des philosophies, des religions, des aspirations les plus contradictoires de l'humanité. Il n'était point d'aberrations, depuis le dualisme persan, l'idéalisme hindou, jusqu'à la cabale juive et au polythéisme grec, qui ne se donnassent la main dans le sanctuaire réservé de la Gnose; là, déjà, se voyaient formulées les hétérodoxes conceptions d'Arius et d'Eutychès; là par avance prenaient mouvement et vie, dans un roman panthéistique étrange, les plus bizarres des rêves creux de la métaphysique allemande. Dieu abîme, roulant de chute en chute jusqu'à la matière, pour prendre conscience de lui-même dans l'humanité et retourner par l'anéantissement au silence éternel: c'était tout le dogme de la Gnose, engendrant pour morale un composé de mystique transcendante et de pratiques impures, posant en politique les bases du communisme et du nihilisme modernes.

    Combien ce spectacle de la Babel gnostique, élevant ses matériaux incohérents sur les eaux de l'orgueil ou des passions immondes, était de nature à faire ressortir l'admirable unité présidant aux accroissements de la cité sainte! Saint Irénée, choisi de Dieu pour opposer à la Gnose les arguments de sa puissante logique et rétablir contre elle le sens véritable des Ecritures, excellait plus encore, quand, en face des mille sectes portant si ouvertement la marque du père de la division et du mensonge, il montrait l'Eglise gardant pieusement dans l'univers entier la tradition reçue des Apôtres. La foi à la Trinité sainte gouvernant ce monde qui est son ouvrage, au mystère de justice et de miséricorde qui, délaissant les anges tombés, a relevé jusqu'à notre chair en Jésus le bien-aimé, fils de Marie, notre Dieu, notre Sauveur et Roi: tel était le dépôt que Pierre et Paul, que les Apôtres et leurs disciples avaient confié au monde (3). «L'Eglise donc, constate saint Irénée dans son pieux et docte enthousiasme, l'Eglise ayant reçu cette foi la garde diligemment, faisant comme une maison unique de la terre où elle vit dispersée: ensemble elle croit, d'une seule âme, d'un seul cœur; d'une même voix elle prêche, enseigne, transmet la doctrine, comme n'ayant qu'une seule bouche. Car, encore bien que dans le monde les idiomes soient divers, cela pourtant n'empêche point que la tradition demeure une en sa sève. Les églises fondées dans la Germanie, chez les Ibères ou les Celtes, ne croient point autrement, n'enseignent point autrement que les églises de l'Orient, de l'Egypte, de la Libye, ou celles qui sont établies au centre du monde. Mais comme le soleil, créature de Dieu, est le même et demeure un dans l'univers entier: ainsi l'enseignement de la vérité resplendit, illuminant tout homme qui veut parvenir à la connaissance du vrai. Que les chefs des églises soient inégaux dans l'art de bien dire, la tradition n'en est point modifiée: celui qui l'expose éloquemment ne saurait l'accroître; celui qui parle avec moins d'abondance ne la diminue pas» (4).

    Unité sainte, foi précieuse déposée comme un ferment d'éternelle jeunesse en nos cœurs, ceux-là ne vous connaissent point qui se détournent de l'Eglise. S'éloignant d'elle, ils perdent Jésus et tous ses dons. «Car où est l'Eglise, là est l'Esprit de Dieu; et où se trouve l'Esprit de Dieu, là est l'Eglise et toute grâce. Infortunés qui s'en séparent, ils ne puisent point la vie aux mamelles nourrissantes où les appelait leur mère, ils n'étanchent point leur soif à la très pure fontaine du corps du Sauveur; mais, loin de la pierre unique, ils s'abreuvent à la boue des citernes creusées dans le limon fétide où ne séjourne point l'eau de la vérité» (5). Sophistes pleins de formules et vides du vrai, que leur servira leur science? «Oh! combien, s'écrie l'évêque de Lyon dans un élan dont l'auteur de l’ Imitation semblera s'inspirer plus tard (6) combien meilleur il est d'être ignorant ou de peu de science, et d'approcher de Dieu par l'amour! quelle utilité de savoir, de passer pour avoir beaucoup appris, et d'être ennemi de son Seigneur? Et c'est pourquoi Paul s'écriait: La science enfle, mais la charité édifie (7). Non qu'il réprouvât la vraie science de Dieu: autrement, il se fût condamné lui-même le premier; mais il voyait que quelques-uns, s'élevant sous prétexte de science, ne savaient plus aimer. Oui certes, pourtant: mieux vaut ne rien du tout savoir, ignorer les raisons des choses, et croire à Dieu et posséder la charité. Evitons la vaine enflure qui nous ferait déchoir de l'amour, vie de nos âmes; que Jésus-Christ, le Fils de Dieu, crucifié pour nous, soit toute notre science» (8).

    Plutôt que de relever ici, à la suite d'illustres auteurs, le génie de l'éminent controversiste du second siècle, il nous plaît de citer de ces traits qui nous font entrer dans sa grande âme, et nous révèlent sa sainteté si aimante et si douce. «Quand viendra l'Epoux, dit-il encore des malheureux qu'il voudrait ramener, ce n'est pas leur science qui tiendra leur lampe allumée, et ils se trouveront exclus de la chambre nuptiale» (9).

    En maints endroits, au milieu de l'argumentation la plus serrée, celui qu'on pourrait appeler le petit-fils du disciple bien-aimé trahit son cœur; il montre sur les traces d'Abraham la voie qui conduit à l'Epoux: sa bouche alors redit sans fin le nom qui remplit ses pensées. Nous reconnaîtrons, dans ces paroles émues, l'apôtre qui avait quitté famille et patrie pour avancer le règne du Verbe en notre terre des Gaules: «Abraham fit bien d'abandonner sa parenté terrestre pour suivre le Verbe de Dieu, de s'exiler avec le Verbe pour vivre avec lui. Les Apôtres rirent bien, pour suivre le Verbe de Dieu, d'abandonner leur barque et leur père. Nous aussi, qui avons la même foi qu'Abraham, nous faisons bien, portant la croix comme Isaac le bois, de marcher à sa suite. En Abraham l'humanité connut qu'elle pouvait suivre le Verbe de Dieu, et elle affermit ses pas dans cette voie bienheureuse (10). Le Verbe, lui, cependant, disposait l'homme aux mystères divins par des figures éclairant l'avenir (11). Moïse épousait l'Ethiopienne, rendue ainsi fille d'Israël: et par ces noces de Moïse les noces du Verbe étaient montrées, et par cette Ethiopienne était signifiée l'Eglise sortie des gentils (12); en attendant le jour où le Verbe lui-même viendrait laver de ses mains, au banquet de la Cène, les souillures des filles de Sion (13). Car il faut que le temple soit pur, où l'Epoux et l'Epouse goûteront les délices de l'Esprit de Dieu; et comme l'Epouse ne peut elle-même prendre un Epoux, mais doit attendre qu'elle soit recherchée: ainsi cette chair ne peut monter seule à la magnificence du trône divin; mais quand l'Epoux viendra, il l'élèvera, elle le possédera moins qu'elle ne sera possédée par lui (14). Le Verbe fait chair se l'assimilera pleinement, et la rendra précieuse au Père par cette conformité avec son Verbe visible (15). Et alors se consommera l'union à Dieu dans l'amour. L'union divine est vie et lumière; elle donne la jouissance de tous les biens qui sont à Dieu; elle est éternelle de soi, comme ces biens eux-mêmes. Malheur à ceux qui s'en éloignent: leur châtiment vient moins de Dieu que d'eux-mêmes et du libre choix par lequel, se détournant de Dieu, ils ont perdu tous les biens» (16)

    La perte de la foi étant, de toutes les causes de l'éloignement de Dieu, la plus radicale et la plus profonde, on ne doit pas s'étonner de l'horreur qu'inspirait l'hérésie, dans ces temps où l'union à Dieu était le trésor qu'ambitionnaient toutes les conditions et tous les âges. Le nom d'Irénée signifie la paix; et, justifiant ce beau nom, sa condescendante charité amena un jour le Pontife Romain à déposer ses foudres dans la question, pourtant si grave, de la célébration de la Pâque. Néanmoins, c'est Irénée qui nous rapporte de Polycarpe son maître, qu'ayant rencontré Marcion l'hérétique, sur sa demande s'il le connaissait, il lui répondit: «Je te reconnais pour le premier-né de Satan» (17). C'est lui encore de qui nous tenons que l'apôtre saint Jean s'enfuit précipitamment d'un édifice public, à la vue de Cérinthe qui s'y trouvait, de peur, disait-il, que la présence de cet ennemi de la vérité ne fît écrouler les murailles: « tant, remarque l'évêque de Lyon, les Apôtres et leurs disciples avaient crainte de communiquer, même en parole, avec quelqu'un de ceux qui altéraient la vérité» (18). Celui que les compagnons de Pothin et de Blandine nommaient dans leur prison le zélateur du Testament du Christ (19), était, sur ce point comme en tous les autres, le digne héritier de Jean et de Polycarpe. Loin d'en souffrir, son cœur, comme celui de ses maîtres vénérés, puisait dans cette pureté de l'intelligence la tendresse infinie dont il faisait preuve envers les égarés qu'il espérait sauver encore. Quoi de plus touchant que la lettre écrite par Irénée à l'un de ces malheureux, que le mirage des nouvelles doctrines entraînait au gouffre: «O Florinus, cet enseignement n'est point celui que vous ont transmis nos anciens, les disciples des Apôtres. Je vous ai vu autrefois près de Polycarpe; vous brilliez à la cour, et n'en cherchiez pas moins à lui plaire. Je n'étais qu'un enfant, mais je me souviens mieux des choses d'alors que des événements arrivés hier; les souvenirs de l'enfance font comme partie de l'âme, en effet; ils grandissent avec elle. Je pourrais dire encore l'endroit où le bienheureux Polycarpe s'asseyait pour nous entretenir, sa démarche, son abord, son genre de vie, tous ses traits, les discours enfin qu'il faisait à la multitude. Vous vous rappelez comment il nous racontait ses relations avec Jean et les autres qui avaient vu le Seigneur, avec quelle fidélité de mémoire il redisait leurs paroles; ce qu'il en avait appris touchant le Seigneur, ses miracles, sa doctrine, Polycarpe nous le transmettait comme le tenant de ceux-là mêmes qui avaient vu de leurs yeux le Verbe de vie; et tout, dans ce qu'il nous disait, était conforme aux Ecritures.

    Quelle grâce de Dieu que ces entretiens! j'écoutais avidement, transcrivant tout, non sur le parchemin, mais dans mon cœur; et à l'heure qu'il est, parla même grâce de Dieu, j'en vis toujours. Aussi puis-jel'attester devant Dieu: si le bienheureux, l'apostolique vieillard, eût entendu des discours tels que les vôtres, il eût poussé un grand cri, et se serait bouché les oreilles, en disant selon sa coutume: O Dieu très bon, à quels temps m'avez-vous réservé! Et il se fût levé aussitôt pour fuir ce lieu de blasphème» (20).

    Mais il est temps de donner le récit liturgique concernant l'histoire du grand évêque et martyr.

    Irénée naquit en Asie proconsulaire, non loin de la ville de Smyrne. Il s'était mis dès son enfance à l'école de Polycarpe, disciple de saint Jean l'Evangéliste et évêque de Smyrne. Sous un si excellent maître, il fit des progrès merveilleux dans la science de la religion et la pratique des vertus chrétiennes. Il était embrasé d'un incroyable désir d'apprendre les doctrines qu'avaient reçues en dépôt tous les disciples des Apôtres; aussi, quoique déjà maître dans les saintes Lettres, lorsque Polycarpe eut été enlevé au ciel dans la gloire du martyre, il entreprit de visiter le plus grand nombre qu'il put de ces anciens, tenant bonne mémoire de tous leurs discours. C'est ainsi que, par la suite, il lui fut possible de les opposer avec avantage aux hérésies. Celles-ci, en effet, s'étendant toujours plus chaque jour, au grand dommage du peuple chrétien, il avait conçu la pensée d'en faire une réfutation soignée et approfondie.

    Venu dans les Gaules, il fut attaché comme prêtre à l'église de Lyon par l'évêque saint Pothin, et brilla dans cette charge par le zèle,la parole et la science. Vrai zélateur du testament du Christ, au témoignage des saints martyrs qui combattirent vaillamment pour la foi sous l'empereur Marc-Aurèle, ces généreux athlètes et le clergé de Lyon ne crurent pouvoir remettre en meilleures mains qu'en les siennes l'affaire de la pacification des églises d'Asie, que l'hérésie de Montan avait troublées; dans cette cause donc qui leur tenait à cœur, ils choisirent Irénée entre tous comme le plus digne, et l'envoyèrent au Pape Eleuthère pour le prier de condamner par sentence Apostolique les nouveaux sectaires, et de mettre ainsi fin aux dissensions.

    L'évêque Pothin était mort martyr. Irénée lui fut donné pour successeur. Son épiscopat fut si heureux, grâce à la sagesse dont il fit preuve, à sa prière, à ses exemples, qu'on vit bientôt, non seulement la ville de Lyon tout entière, mais encore un grand nombre d'habitants d'autres cités gauloises, renoncer à l'erreur de leurs superstitions et donner leur nom à la milice chrétienne. Cependant une contestation s'était élevée au sujet du jour où l'on devait célébrer la Pâque; les évêques d'Asie étaient en désaccord avec presque tous leurs autres collègues, et le Pontife Romain, Victor, les avait déjà séparés de la communion des saints ou menaçait de le faire, lorsque Irénée se fit près de lui le respectueux apôtre de la paix: s'appuyant de la conduite des pontifes précédents, il l'amena à ne pas souffrir que tant d'églises fussent arrachées à l'unité catholique, pour un rit qu'elles disaient avoir reçu de leurs pères.

    Il écrivit de nombreux ouvrages, qui sont mentionnes par Eusèbe de Césarée et saint Jérôme. Une grande partie a péri par injure des temps. Mais nous avons toujours ses cinq livres contre les hérésies, composés environ l'an cent quatre-vingt, lorsqu'Eleuthère gouvernait encore l'Eglise. Au troisième livre, l'homme de Dieu, instruit par ceux qui furent sans conteste les disciples des Apôtres, rend à l'église Romaine et à la succession de ses évêques un témoignage éclatant et grave entre tous: elle est pour lui la fidèle, perpétuelle et très sûre gardienne de la divine tradition. Et c'est, dit-il, avec cette église qu'il faut que toute église, c’est-à-dire les fidèles qui sont en tous lieux, se tiennent d'accord à cause de sa principauté supérieure. Enfin il fut couronné du martyre, avec une multitude presque innombrable d'autres qu'il avait amenés lui-même a la connaissance et pratique de la vraie foi; son passage au ciel eut lieu l'an deux cent deux; en ce temps-là, Septime Sévère Auguste avait ordonné de condamner aux plus cruels supplices et à la mort, tous ceux qui voudraient persévérer avec constance dans la pratique de la religion chrétienne.

    Quelle couronne est la vôtre, illustre Pontife! Les hommes s'avouent impuissants à compter les perles sans prix dont elle est ornée. Car dans l'arène où vous l'avez conquise, un peuple entier luttait avec vous; et chaque martyr, s'élevant au ciel, proclamait qu'il vous devait sa gloire. Versé vingt-cinq années auparavant, le sang de Blandine et de ses quarante-six compagnons a produit, grâce à vous, plus que le centuple. Votre labeur fit germer du sol empourpré la semence féconde reçue aux premiers jours, et bientôt la petite chrétienté perdue dans la grande ville était devenue la cité même. L'amphithéâtre avait suffi naguère à l'effusion du sang des martyrs; aujourd'hui le torrent sacré parcourt les rues et les places: jour glorieux, qui fait de Lyon l'émule de Rome et la ville sainte des Gaules!

    Rome et Lyon, la mère et la fille, garderont bonne mémoire de l'enseignement qui prépara ce triomphe: c'est aux doctrines appuyées par vous sur la fermeté de la pierre apostolique, que pasteur et troupeau rendent aujourd'hui le grand témoignage. Le temps doit venir, où une assemblée d'évêques courtisans voudra persuader au monde que l'antique terre des Gaules n'a point reçu vos dogmes; mais le sang versé à flots en ce jour confondra la prétentieuse lâcheté de ces faux témoins. Dieu suscitera la tempête, et elle renversera le boisseau sous lequel, faute de pouvoir l'éteindre, on aura dissimulé pour un temps la lumière; et cette lumière, que vous aviez placée sur le chandelier, illuminera tous ceux qui habitent la maison (21).

    Les fils de ceux qui moururent avec vous sont demeurés fidèles à Jésus-Christ; avec Marie dont vous exposiez si pleinement le rôle à leurs pères (22), avec le Précurseur de l'Homme-Dieu qui partage aussi leur amour, protégez-les contre tout fléau du corps et de l'âme. Epargnez à la France, repoussez d'elle, une seconde fois, l'invasion de la fausse philosophie qui a tenté de rajeunir en nos jours les données de la Gnose. Faites de nouveau briller la vérité aux yeux de tant d'hommes que l'hérésie, sous ses formes multiples, tient séparés de l'unique bercail. O Irénée, maintenez les chrétiens dans la seule paix digne de ce nom: gardez purs les intelligences et les cœurs de ceux que l'erreur n'a point encore souillés. En ce moment, préparez-nous tous à célébrer comme il convient les deux glorieux Apôtres Pierre et Paul, et la puissante principauté de la mère des Eglises.

    -----------------------------------------------------------------------
    NOTE

    1. Theodoret. Haeretic. fabul. I, 5.

    2. Cont. Haeres. III, III, 2.

    3. Cont. Haeres. I, X, 1.

    4. Cont. Haeres. I, X, 2.

    5. Cont. Haeres. III, XXIV, 1-2.

    6. De Imitatione Christi, L. 1, cap. 1-5.

    7. I Cor. VIII, 1.

    8. Cont. Haeres. II, XXVI, 1.

    9. Ibid. XXVII, 2.

    10. Cont. Haeres. IV, V, 3, 4.

    11. Ibid. XX, II.

    12. Ibid. 12.

    13. Ibid. XXII, 1.

    14. Cont. Haeres. V, IX, 4.

    15. Ibid. XVI, 2.

    16. Ibid. XXVII, 2.

    17. Ibid. III, III, 4.

    18. Cont. Hœres. III, III, 4.

    19. Ep. Martyr. Lugdun. et Vienn. ad Eleuther. Pap.

    20. Ep. ad Florinum.

    21. Matth. V, 15.

    22. Cont. Haeres. V, XIX.

  10. #10
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    St. Irenaeus

    Bishop of Lyons, and Father of the Church.

    Information as to his life is scarce, and in some measure inexact. He was born in Proconsular Asia, or at least in some province bordering thereon, in the first half of the second century; the exact date is controverted, between the years 115 and 125, according to some, or, according to others, between 130 and 142. It is certain that, while still very young, Irenaeus had seen and heard the holy Bishop Polycarp (d. 155) at Smyrna. During the persecution of Marcus Aurelius, Irenaeus was a priest of the Church of Lyons. The clergy of that city, many of whom were suffering imprisonment for the Faith, sent him (177 or 178) to Rome with a letter to Pope Eleutherius concerning Montanism, and on that occasion bore emphatic testimony to his merits. Returning to Gaul, Irenaeus succeeded the martyr Saint Pothinus as Bishop of Lyons. During the religious peace which followed the persecution of Marcus Aurelius, the new bishop divided his activities between the duties of a pastor and of a missionary (as to which we have but brief data, late and not very certain) and his writings, almost all of which were directed against Gnosticism, the heresy then spreading in Gaul and elsewhere. In 190 or 191 he interceded with Pope Victor to lift the sentence of excommunication laid by that pontiff upon the Christian communities of Asia Minor which persevered in the practice of the Quartodecimans in regard to the celebration of Easter. Nothing is known of the date of his death, which must have occurred at the end of the second or the beginning of the third century. In spite of some isolated and later testimony to that effect, it is not very probable that he ended his career with martyrdom. His feast is celebrated on 28 June in the Latin Church, and on 23 August in the Greek.

    Irenaeus wrote in Greek many works which have secured for him an exceptional place in Christian literature, because in controverted religious questions of capital importance they exhibit the testimony of a contemporary of the heroic age of the Church, of one who had heard St. Polycarp, the disciple of St. John, and who, in a manner, belonged to the Apostolic Age. None of these writings has come down to us in the original text, though a great many fragments of them are extant as citations in later writers (Hippolytus, Eusebius, etc.). Two of these works, however, have reached us in their entirety in a Latin version:
    • A treatise in five books, commonly entitled Adversus haereses, and devoted, according to its true title, to the "Detection and Overthrow of the False Knowledge" (see GNOSTICISM, sub-title Refutation of Gnosticism). Of this work we possess a very ancient Latin translation, the scrupulous fidelity of which is beyond doubt. It is the chief work of Irenaeus and truly of the highest importance; it contains a profound exposition not only of Gnosticism under its different forms, but also of the principal heresies which had sprung up in the various Christian communities, and thus constitutes an invaluable source of information on the most ancient ecclesiastical literature from its beginnings to the end of the second century. In refuting the heterodox systems Irenaeus often opposes to them the true doctrine of the Church, and in this way furnishes positive and very early evidence of high importance. Suffice it to mention the passages, so often and so fully commented upon by theologians and polemical writers, concerning the origin of the Gospel according to St. John, the Holy Eucharist, and the primacy of the Roman Church.
    • Of a second work, written after the "Adversus Haereses", an ancient literal translation in the Armenian language. This is the "Proof of the Apostolic Preaching." The author's aim here is not to confute heretics, but to confirm the faithful by expounding the Christian doctrine to them, and notably by demonstrating the truth of the Gospel by means of the Old Testament prophecies. Although it contains fundamentally, so to speak, nothing that has not already been expounded in the "Adversus Haereses", it is a document of the highest interest, and a magnificent testimony of the deep and lively faith of Irenaeus.

    Of his other works only scattered fragments exist; many, indeed, are known only through the mention made of them by later writers, not even fragments of the works themselves having come down to us. These are
    • a treatise against the Greeks entitled "On the Subject of Knowledge" (mentioned by Eusebius);
    • a writing addressed to the Roman priest Florinus "On the Monarchy, or How God is not the Cause of Evil" (fragment in Eusebius);
    • a work "On the Ogdoad", probably against the Ogdoad of Valentinus the Gnostic, written for the same priest Florinus, who had gone over to the sect of the Valentinians (fragment in Eusebius);
    • a treatise on schism, addressed to Blastus (mentioned by Eusebius);
    • a letter to Pope Victor against the Roman priest Florinus (fragment preserved in Syriac);
    • another letter to the same on the Paschal controversies (extracts in Eusebius);
    • other letters to various correspondents on the same subject (mentioned by Eusebius, a fragment preserved in Syriac);
    • a book of divers discourses, probably a collection of homilies (mentioned by Eusebius); and
    • other minor works for which we have less clear or less certain attestations.

    The four fragments which Pfaff published in 1715, ostensibly from a Turin manuscript, have been proven by Funk to be apocryphal, and Harnack has established the fact that Pfaff himself fabricated them.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. VIII, New York, 1910

 

 

Discussioni Simili

  1. 3 febbraio - S. Biagio vescovo e martire
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 03-02-19, 17:05
  2. 22 giugno - S. Giovanni Fisher, vescovo e cardinale, martire
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 22-06-08, 08:00
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 17-06-08, 09:42
  4. 5 giugno - S. Bonifacio vescovo e martire
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 05-06-08, 14:42
  5. 2 giugno - S. Erasmo di Formia, vescovo e martire
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 02-06-08, 07:49

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito