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Una storia già finita: Scarlett «scaricata» da Barack
La bionda finta tonta
e il bel candidato nero
Ma il senatore smentisce lo scambio di email:
«Ha scritto al mio assistente»
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La bionda finta tonta è un pilastro della cultura americana. Ammirata, concupita, storicamente combinaguai; anche in politica. A volte è una vittima, come Marilyn Monroe coi fratelli Kennedy. A volte, insomma, viene fuori come una furbetta, abile nel farsi pubblicità ai danni di qualche candidato (che rimane tale). L’ultimo caso è quello di Scarlett Johansson. Bionda, piccola, procace, musa degli ultimi e peggiori film di Woody Allen, ha sostenuto Barack Obama da quasi subito.
E’ apparsa in un video di propaganda, è stata attivissima. Poi, giorni fa, ha vezzosamente detto che il suo attivismo era ricambiato. Raccontando scambi di e-mail, esprimendo stupore per la molta attenzione (online) che Obama le mostrava. Teoricamente niente di male (chi vive in Italia fruisce di storie più succose, anche se tra politici più flaccidi e artiste meno note). In pratica, già troppo. Era troppo sexy questo e-carteggio platonico tra la biondina curvacea da film d’autore e il bel nero candidato alla Casa Bianca. Ottimo per i pettegolezzi, pessimo per il candidato. Che ha reagito e smentito. Di certo dopo averne discusso con i consiglieri e con Michelle (non una moglie del genere rassegnato). Obama ha liquidato il caso Scarlett in modo pseudocasuale; chiacchierando coi giornalisti in aereo, ha detto che Johansson non ha la sua e-mail personale: «Ha mandato un messaggio a Reggie (Reggie Love, il suo assistente, ndr) e lui me l’ha inoltrato. Le ho risposto "grazie per il lavoro che stai facendo", e di colpo sembra che abbiamo questa relazione via e-mail». Possibile. C’erano già molti dubbi. E ora Johansson, tra i sostenitori di Obama, non è popolarissima.
Perché si è fatta pubblicità rischiando di danneggiarlo parecchio. Con elettrici magari non giovani e coniugate, quelle che tifavano Hillary; con gli elettori che a vederlo capitolare davanti alla prima biondina avrebbero dubitato della sua tempra di comandante in capo; con tutti gli americani che stanno affrontando lotte interiori e non-dette con il proprio atavico razzismo. Che magari finiscono a non votare un nero perché si fa troppe donne bianche. E’ successo due anni fa; il brillante deputato nero Harold Ford ha perso al Senato nel Tennessee causa spot allusivi a sue storie con bionde; e l’incubo Ford viene evocato, ora. E sono i coetanei di Scarlett pro Obama a scrivere preoccupati sui siti liberal: «Questo paese è un po’ troppo razzista per gli amori inter- razziali immaginari», e «basta pettegolezzi inventati. Bisogna ridicolizzarli. Per esempio, cominciare a dire in giro che Obama ha due figlie con una donna nera». L’unico a difendere Scarlett è Mickey Kaus, editorialista ora blogger anni fa autore di un saggio sull’egualitarismo. Secondo lui «Obama è stato goffo. Lei probabilmente pensava di aiutarlo. Lui doveva ridimensionare la storia senza farla sembrare una mitomane ». Le bionde finte tonte trovano sempre qualche cavaliere (spesso tra gli intellettuali, e a sproposito, anche questo si sa).
Maria Laura Rodotà
27 giugno 2008
Caro Barack, non si fa così![]()




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