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Corte dei Conti: «Sprecati nella spesa pubblica
i 70 miliardi del bonus Euro»
Ridurre i costi o niente tagli alla pressione fiscale
Via gli sprechi e le inefficienze nella Sanità
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ROMA (26 giugno) - L'Italia ha disperso nella spesa pubblica il bonus di 70 miliardi che aveva risparmiato aderendo all'Euro. A sottolinearlo la relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato. «L'euro ha consentito al nostro paese di ridurre il peso della spesa per interessi sul pil di più di quattro punti (poco meno di 70 miliardi di euro», ha spiegato il relatore della Corte, Fulvio Balsamo. Ma, mentre Germania e Francia hanno ridotto la spesa corrente (rispettivamente di 3,6 punti e di 0,7 punti), «in Italia la spesa corrente primaria e cresciuta di 1,5 punti» e molto più della metà dell'intero bonus dell'euro «è stato disperso in incrementi della spesa pubblica complessiva, anzichè per alleggerire il fardello del debito pubblico».
La Corte dei Conti attraverso il relatore Fulvio Balsamo fa sapere che la spesa pubblica italiana va ridotta nei «grandi comparti», con regole rigide che la mantengano «su tassi di incrementi inferiori al tasso di crescita del Pil» altrimenti c'è il rischio di «dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello non è privo di implicazione negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori della produzione».
Entrate fiscali. La Corte dei conti esprime un giudizio positivo sulla «ininterrotta crescita delle entrate finali (soprattutto tributarie)», il cui miglioramento «è
sicuramente riconducibile anche al recupero di consistenti basi imponibili tradizionalmente erose, eluse o evase».
Amministrazione pubblica. È necessario un più stretto collegamento tra le produzioni, la collettività e le amministrazioni pubbliche. «La materia del personale pubblico - afferma - è attraversata da problematiche che riflettono, per un verso, la
necessità di ammodernare l'assetto delle relazioni sindacali nel settore pubblico e per l'altro l'esigenza di accrescere i nessi tra la spesa e le retribuzioni, la produttività del lavoro e la funzionalità delle amministrazioni».
Sanità: tagliare sprechi e inefficienze. Per limitare la spesa pubblica «margini di miglioramento sono ipotizzabili per la spesa sanitaria». Si parla di un «quadro di carenze, sprechi, inefficienze ed irregolarità di vario tipo nell'utilizzo di risorse strumentali, nelle procedure di spesa, nelle consulenze, ecc. che richiedono, ove non si tratti di fattispecie dolose, quanto meno di una più attenta cultura amministrativa». Viene citata anche «la problematica della cancellazione dagli elenchi delle Unità sanitarie degli assistiti deceduti o trasferitisi altrove», e «l'estrema lentezza con cui si va procedendo» nella liquidazione degli enti inutili».





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