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    Da leggere - Guerra rivoluzionaria in Italia 43-45

    Guerra rivoluzionaria in Italia 1943-1945

    Intervento del 4 maggio di GIORGIO PISANÒ



    Si tratta di un tema enormemente vasto, ed io in pochi minuti spero di poterlo sintetizzare. Devo dire prima di tutto che ho accettato con molto piacere di intervenire a questo convegno, perché, come ha detto Ragno, qualche cosa si sta muovendo, un po' da tutte le. parti. lo, infatti, non vi parlo a titolo personale: vi parlo a nome di un gruppo che a Milano si è dedicato da tempo allo studio della tecnica della guerriglia comunista, perché ci siamo resi conto perfettamente che non è possibile parlare e non è possibile condurre una. efficace azione anticomunista, se noi non impariamo bene come il comunismo agisce, in base a quale tecnica si muove, in base a quali piani procede contro di noi. Noi siamo scesi su un campo pratico, immediatamente. A parte il fatto che stiamo traducendo tutta questa nostra esperienza in pubblicazioni, stiamo anche confrontando. la tecnica seguita in Italia nel '43-'45, con le tecniche seguite in tutti gli altri Paesi del mondo dove il comunismo si è fatto avanti. Dobbiamo dire che abbiamo trovato delle analogie veramente impressionanti. Tratterò il tema del '40 '43, perché quello è stato il periodo durante il quale i comunisti, in Italia, hanno applicato, nella maniera più spietata, più feroce, secondo il loro costume, la tecnica della conquista del potere. Potere che non hanno conquistato nel 1945, a guerra. finita, esclusivamente perché la situazione interna e internazionale li. ha portati ad arrestare la loro azione, momentaneamente, il 25 aprile. Parlerò di quel periodo da un punto di vista storico, come se fossesuccesso duemila anni fa: senza passionalità. Parlerò di fascisti e di partigiani, di brigate nere e di brigate Garibaldi da un punto di vista di studioso, se cosi mi posso definire. Che cosa è successo, allora? L'8 settembre, il P. C. contava in Italia si e no mille uomini, non di più. Vi dico subito che queste notizie che vi do, sono notizie che ho avuto da fonte diretta, perché a questo gruppo di studio, che si è -formato a Milano, collaborano anche ex partigiani, che sono stati nelle brigate comuniste, sono stati comunisti, e che si sono staccati dal P. c., portando un contributo di notizie veramente inedite. Notizie che ci hanno aperto gli occhi, che ci hanno sbalordito, perché nessuno di noi si immaginava (e molti di noi hanno vissuto quel periodo) che il P. C. avesse adottato determinati sistemi per poter iniziare la guerra civile.

    Quell'8 settembre la situazione italiana era quella che tutti conoscete: i comunisti erano, si e no, un migliaio; di questo migliaio, fino :a pochi mesi prima, gli attivi, così li chiamano loro, in territorio nazionale saranno stati due o trecento, non di più; il nucleo più sostanzioso era a Milano, con 45 uomini; tutta gente che aveva dai 18 ai 30 anni. Il grosso del P. C. in quel tempo era al confino (c'erano circa 1500 comunisti confinati, o in carcere), però in quei 1500 uomini 11 P. C. contava i tecnici della guerriglia. Ora, per il P. C. tecnico della guerriglia in quel momento era definito colui che aveva partecipato alla guerra di Spagna.

    Il P. C. si trova con questi mille uomini attivi, e 1500 nelle carceri. Attraverso una serie di ricatti di carattere politico, su cui non .è il caso di dilungarsi, ottengono, nell'agosto del '43, che questi 1500 uomini vengano liberati dal governo Badoglio. Essi si riuniscono immediatamente qui a Roma, dove il P.C. è agli ordini di Longo fin da quel momento e si disperdono immediata-mente nei principali centri nevralgici, specialmente industriali, con il compito di fare proseliti nelle fabbriche. Arriviamo alla data dell'8 settembre. L'8 settembre il P. C. ha posto le sue basi politiche; state attenti: non è uscito dalla -clandestinità. Questo è un fatto che bisogna sempre considerare. Noi abbiamo due specie di P. C., il P. C. ufficiale, che allora era di poche -decine di uomini e di alcune centinaia nella clandestinità, come adesso abbiamo un P. C. ufficiale che è composto di alcuni milioni di votanti, alcune centinaia di migliaia di tesserati e alcune migliaia di apparte_nenti all'apparato terroristico.

    All'8 settembre essi si rendono conto immediatamente che gli anglo-americani non arriveranno tanto presto nell'Italia centro-settentrionale, quindi si sposta la direzione immediatamente da Roma a Milano; a Roma restano Scoccimarro e un altro dirigente, a Milano si portano Longo e Secchia, con il compito di organizzare la guerra ,clandestina. Alla data dell'8 settembre il P. C. passa immediatamente nella clandestinità, e a Milano radunano una quindicina di elementi :non di più, tecnicamente capaci di scatena-re la guerra civile attraverso le squadre terroristiche. Questi elementi hanno già fatto la loro esperienza, non solo in Spagna, ma in Francia, al comando di italiani, che si chiamavano Barontini, Filippo Baia, fratelli Pajetta. Cosa fa il P. C.I. Organizza i G.A.P. Sui G.A.P. ci sarebbe molto da dire, è una organizzazione che va studiata attentamente, perché è il seme, è la cellula, dalla quale si diparte tUtta l'organizzazione, tutta la base della guerra civile e lo scatenamento della guerriglia comunista si posa quasi esclu-sivamente sull'azione iniziale dei G.A.P. I G.A.P. sono squadre, composte di due o tre uomini. Noi ne abbiamo sentito parlare tanto, a quel tempo, ma non sapevamo bene come funzionassero. Costoro vivevano in una clandestinità ancora più stretta di quella in cui vivevano i clandestini comunisti; non avevano collegamenti altro che con la direzione del partito; erano collegati attraverso una staffetta; avevano una loro fabbrica di bombe e di esplosivi; non avevano contatti con nessuno e vivevano sotto falso nome. Qual'è il compito dei G.A.P.? lo vi dico qual'era il compito dei G.A.P. allora, perché la tecnica della guerriglia, lo scatenamento, la fase iniziale di una guerra di sovversione, variano a seconda del Paese, della mentalità della popolazione. Se, per esempio voi leggete il manuale di Che Guevara, braccio destro di Fidel Castro, voi imparate in che maniera a Cuba è stata scatenata la guerriglia comunista, seguendo cioè una tecnica diversa, in quanto lì si doveva agire su masse contadine, mentre al nord si doveva agire su masse operaie.

    Dunque, in che situazione si trovano? L'occupazione tedesca e il ritorno di Mussolini, il quale promuove le leggi sulla socializzazione, praticamente, li paralizzano per alcune settimane. Mi hanno raccontato elementi che appartennero ai G.A.P., che ella fine di ottobre del 1943 la direzione del P. C.I. era preoccupatissima, in quanto, avendo tentato di smuovere, attraverso sciope-ri, alcune fabbriche, avevano notato che gli operai non rispondevano. Perché non rispondevano? Per tre motivi: primo: perché gli agitatori comunisti che durante 45 giorni si erano esposti, all'arrivo dei tedeschi e dei fascisti se ne erano andati in montagna, e quindi le fabbriche erano rimaste prive degli elementi attivi; secondo: perché la politica sociale della Repubblica Sociale aveva impressionato le stesse masse operaie; terzo: perché non avevano voglia di combattere. Gli antifascisti non comunisti, dal canto loro, non ne volevano sapere di scatenare la guerra civile. Badate che questa inquadratUra del fenomeno della guerra civile in Italia è importante, perché si arriva alla conclusione che se i comunisti non avessero iniziato, non ci sarebbe stata guerra civile. La resistenza è un fenomeno al1'80% voluto dai comunisti, guidato dai comunisti, e composto dai comunisti. Quindi, che cosa fanno alla fine dell'ottobre 1943? Si accorgono che le masse non rispondono. Ma i comunisti sanno che in montagna, in determinate località, si sono riuniti dei gruppi, che essi hanno definiti attendisti. Leggete quello che stanno scrivendo in questo momento sui fascicoli di storia della resistenza i comunisti, è una lettura molto interessante, perché adesso incominciano a dire la verità, incominciano a confessarsi. Essi ammettono, per esempio, che quei primi gruppi di guerriglieri non comunisti che andarono in montagna dopo 1'8 settembre, cioè i cosiddetti badogliani, loro non li potevano vedere, non vedevano l'ora che venissero distrutti, perché davano fastidio; volevano essere loro, i comunisti, ad iniziare l'azione, secondo un ben determinato piano di guerra sovversiva. Fatto sta che riescono a farli eliminare (tutti questi gruppi vengono stranamente eliminati: i comandi tedeschi ricevono delle « soffiate », non si sa da chi, non si sa da dove, fatto sta che vengono fatti fuori tutti). Allora i G.A.P. si mettono in azione. Alla fine dell'ottobre del '43 il P. C. decide di rompere la situazione, e la rompe attraverso 50 uomini: soltanto 50. Noi abbiamo saputo tutti i nomi e li abbiamo pubblicati in uno degli ultimi fascicoli della nostra storia sulla guerra civile. A Milano erano in tre; a Torino altri tre; a Genova due; a Bologna quattro. Questi uomini ebbero ordini precisi: dovevano uccidere, perché questa è la maniera per scatenare la guerriglia. Uccidere, ma uccidere con intelligenza, non uccidere a vuoto. Quali furono le categorie, infatti, che dovevano essere eliminate per provocare la rappresaglia, per provocare le fucilazioni, per provocare cosl lo scontento nell'opinione pubblica? Furono scelte tre categorie di persone:

    i fascisti moderati, state attenti, non gli intransigenti, perché se si ammazza l'intransigente e resta vivo il moderato, il moderato tiene ferma la rappresaglia, ma se si ammazza il moderato, si scatena l'intransigente, ed è esattamente quello che capitò a Ferrara con Eugenio Pisellini, a Milano con Aldo Resega, a Bologna con Eugenio Facchini e a Forlì col federale. Quattro federali, quattro città chiave: Milano perché era Milano, Bologna perché Facchini s'era accordato coi socialisti che non volevano la guerra civile (a parte il fatto che poi ammazzarono anche i socialisti che non volevano la guerra civile), a Ferrara perché, con i 160.000 braccianti ferraresi avevano bisogno di smuovere quella zona per prendere sotto controllo quella massa, Forlì, perché era la città di Mussolini, ed essi volevano che fosse sparso sangue per rappresaglia (invece questo non avvenne, perché Rachele Mussolini si oppose). Comunque, questi quattro furono uccisi per primi. Ma poi diedero un altro ordine: uccidere i comandanti dei distretti. Perché?



    Perché la chiamata alle armi della Repubblica Sociale aveva dato 1'83% di giovani che rispondevano. Fu ucciso il comandante del distretto di Alessandria, dove c'erano stati 5.000 volontari; quello di Firenze, dove c'era stato il 91% che aveva risposto alla chiamata di leva; di Chieti, dove s'era verificato lo stesso fenomeno e di Imola, dove c'era stato il cento per cento di presentazioni. Li accopparono uno per uno. E si ebbe la reazione. A questo punto si entra nel campo della controguerriglia. Allora, e anche adesso, non si capì e non si è ancora capito quale dev'essere la tecnica della controguerriglia; perché alla tecnica della guerriglia si può opporre una tecnica della controguerriglia, c'è la maniera di poterla arginare immediatamente. I comunisti speravano che ci fossero le rappresaglie; avevano bisogno di sangue e lo ebbero. Infatti da questa parte non si capì che l'unica maniera per poter tenere la situazione era di non fare il gioco dell'avversario, il quale uccideva per fare uccidere. Comunque, questo fu l'inizio. Contemporaneamente, mentre i G.A.P. uccidevano nelle strade, i comunisti mandano in montagna tecnici con nozioni militari, scegliendoli tra coloro che non se la sentivano di far parte del G.A.P.

    In quel momento il partito comunista disponeva, tra gappisti e squadre militari, sl e no di 150 uomini, non di più. State attenti alle cifre, perché le guerre sovversive incominciano cosl, con cento uomini; non c'è bisogno di aver le masse che scendono in piazza, c'è bisogno di pochi uomini scelti. Mandano in montagna della 'gente e, attenzione, scelgono determinate zone non a caso. Nel biellese, per esempio, mandano Piero Pajetta, detto Nedo, combattente di Spagna. Nelle zone dell'udinese e nel Friuli, mandano le squadre che si uniranno con quelle slave; nel bolognese mandano soltanto i gappisti, perché non c'é la situazione matura. Nel vercellese, che ritengono la zona più favorevole, impostano le bande partigiane. Attenzione: la tecnica della guerriglia comunista, è un fatto militare, ma richiede uno studio psicologico per promuovere l'azione militare. Tutto quello che loro fanno è condizionato da quelle che si presumono siano le reazioni dell'opinione pubblica, della massa, del popolo, degli abitanti di una certa zona. Loro debbono garantirsi l'appoggio delle popolazioni, altrimenti la guerriglia non si fa. Se la popolazione non aiuta, la banda non si forma. Questa è un'altra regola della guerriglia, fondamentale. Vanno nel biellese perché c'è una tradizione socialista che già si è manifestata nel '19-'20-'21 con degli scioperi che i più anziani qui presenti ricorderanno. Li è nato Secchia, Il hanno vissuto i fratelli Pajetta, Il ci sono altri capi comunisti. Nel biellese costituiscono una divisione, che chiamano brigata Garibaldi. Incominciano a fare i guerriglieri, ma la popolazione non risponde, sfugge loro dalle mani. Allora passano alla seconda fase, che è quella brutale, quella sulla quale bisogna proprio aprire gli occhi e sapere con chi abbiamo a che fare. Una sera scendano a ... prelevano 13 persone. Non riescano a prelevarne altre venti, perché arrivano i fascisti e durante il conflitto alcuni comunisti vengano uccisi. Prelevano dunque 13 persone, le partano in montagna e le fucilano. A titolo di esempio, per far sapere

    o ci aiutate can le buone, a vi ammazziamo, non c'è via di mezzo. Così fanno nel biellese, così fanno nella zona di Ovada. Terrorizzando la popolazione riescono ad ottenere due scopi: l'appoggio logistico, diremo così, e un afflusso di volontari nelle loro formazioni. Riescono così ad arruolare alcuni ragazzi che scappano di casa, oppure che sono incerti, non sanno che cosa fare. Ora arriviamo alla terza fase: quando il gappista ha ucciso per le strade ed ha scatenato la reazione, creando una frattura tra il governo e la popolazione. Allora la popolazione incomincia a parteggiare per il ribelle. Siamo alla terza fase: il mascheramento. In Italia, la tecnica della guerriglia si è basata soprattutto. sul mascheramento: a un certo momento le insegne e i distintivi comunisti non compaiono più: le brigate si chiamano Garibaldi, si chiamano Mameli, si chiamano Piave, Grappa, Isonzo, Italia. Anzi, in una brigata proletaria che si formò nella zona di Udine, accopparono. subita il comandante che voleva chiamarla proletaria, come accopparono i capi delle brigate Stelle Rosse. Ricordatevi che essi sona spietati: sia nei confronti degli avversari, sia nei confronti degli innocenti che gli servano per determinati scapi, sia nei confronti di loro stessi,. che quando non funzionano li fanno fuori, non discutono.

    Mascherandosi, i comunisti assumano l'apparenza nazionale. Non fanno più la guerra comunista. È un fenomeno che avviene da tutte le parti, anche a Cuba; non si parla di guerra comunista, non si parla di guerra sovversiva; no! è la nazione che entra in balla, sono i valori della nazione. Perciò riescano ad attirare e ad ingannare anche coloroche non sono comunisti. Moscatelli, per esempio, di cui avrete sentito parlare, a un certa momento, fa sparire tutte le insegne rosse, adotta come distintivo l'edelweiss. E chiamano - ecco la quarta frase – gli ufficiali di complemento a guidare le loro squadre. I comunisti vogliono, la sovversione, ma nelle loro file sana di una rigidità e di un gerarchismo pauroso; vogliono che tutti righino dritto, altrimenti li ammazzano tutti.

    In Italia tuttavia mancavano di quadri militari. Allora cercarono ufficiali di complemento disposti a diventare dei loro. Tutti conoscono il caso clamoroso di Davide Lajala. Francesco Scotti, altro capo comunista che in quel tempo era comandante delle brigate comuniste in Piemonte, si recò nell'astigiano dove vi erano due o tre bande che erano composte di delinquenti comuni; uno di essi si era specializzato nella soppressione di signore danarose. Si trattava di inquadrare queste bande. Così fu avvicinato Davide Lajolo dicendogli: o vieni con noi o saranno guai. Così arruolarono altri ex-fascisti tentennanti come Davide Lajolo, i quali però non ebbero incarichi politici, ma militari. Dietro di essi c'era un commissario politico che aveva diritto di vita e di morte.

    Sembra che la storia della guerra civile e di sovversione in Italia sia fatta di azioni condotte allo scopo di aiutare le forze armate alleate, ma ai comunisti invece non importava niente di aiutare gli Alleati. Tant'è vera che vi è stata una strana moria di inviati delle missioni. inglesi; come, dopo la guerra, vi è stata una ancor più strana moria di comandanti partigiani non comunisti uccisi in incidenti automobilistici.

    Comunque i comunisti non desideravano che arrivassero presto gli anglo-americani nell'Italia del Nord, perché col passar del tempo potevano dettare le basi politiche ed organizzative, propagandistiche e psicologiche per la conquista del potere. Quanto oggi essi raccontano è una storia a posteriori per mascherare, sotto un aspetto nazionale, la sostanza della guerra rivoluzianaria sovversiva che i comunisti condussero in Italia dal '43 al '45.

    La tecnica della guerriglia comunista non trovò un'adeguata risposta della controguerriglia. La controguerriglia non può essere basata sui principi tradizionali della guerra (Beltrametti ne ha parlata a lunga). Si possono sollevare dei problemi di natura morale, ma se noi pensiamo di battere i comunisti mantenendoci fedeli ai canoni della concezione militare, noi falliremo lo scopo. Bisogna avere il coraggio di contrapporre alla guerriglia comunista una controguerriglia altrettanto feroce e spregiudicata. Allora non si capi che per disperdere una banda era inutile partire dal fondo valle con i battaglioni, i carri armati, i cannoni, i soldati in divisa, le fanfare e le bandiere in testa. Di frante a questa dispositivo la guerriglia adotta il sistema della difesa elastica o dell'imbucamento, vale a dire dell'occultamento sotto terra.

    Così, se ci mettiamo nei panni del contadino a del montanaro o dell'italiano in genere, che non ha una grande sensibilità politica, ci spieghiamo come la popolazione, vedendo i rappresentanti dello Stato legale beffeggiati, inseguiti, attaccati, pensa che i più forti sono i guerriglieri e l'opinione pubblica si schiererà, prima con riluttanza, ma poi con sempre maggiore convinzione, con il guerrigliero. Il quale diventa così il simbolo di un mondo nuovo, sul quale tuttavia i comunisti evitano di essere molto precisi.

    Voglio ora dire due parole per spiegare come alla fine della guerra i comunisti non arrivarono al potere. È un fatto inedito e drammatico.

    Il 17 maggio Togliatti venne a Milano in via Amper, dove radunò i comandanti delle brigate Garibaldi. Il discorso che fece ad essi Togliatti fu molto semplice: dovete disarmare, disse, dovete accettare .gli ordini degli americani e tornarvene a casa, perché noi dobbiamo cambiare tattica. Una ventina di questi comandanti di brigata si rifiutarono, perché, essi dissero, avevano fatto alla guerra proprio per conquistare il potere Togliatti rispose che non potevano farlo per tre motivi: se lo facciamo adesso succede come in Grecia e noi dovremmo tornare in montagna perché gli americani ci spareranno addosso; secondo perché la popolazione è alla fame e se noi conquistiamo il potere gli americani non manderanno più un chicco di grano, anzi gli italiani ci spareranno addosso; terzo, perché io penso che noi possiamo arrivare al potere in Italia lentamente attraverso un dialogo con le forze cattoliche di sinistra.

    Tuttavia la ribellione di alcuni capi partigiani comunisti non cessò ed uno di essi, che poi si è ritrattato, mi ha raccontato che ad un certo momento vide a quella stessa riunione uno scambio di occhiate tra Togliatti, Longo e Pajetta e capì quello che sarebbe successo. Infatti gli altri 15 o 16 capi partigiani comunisti sonò stati tutti uccisi nelle ore seguenti. Oggi i loro nomi campeggiano per le vie di Milano su bellissime lapidi con la scritta: ucciso dai nazi-fascisti.

    Ora noi dobbiamo comprendere questa mentalità sovversiva della guerra rivoluzionaria, che i comunisti hanno perfezionato, man mano :adeguandosi alle condizioni politiche, psicologiche ed ambientati del popolo italiano. Che cosa credete che sia andato a fare Pajetta a Pechino in questi giorni se non per mettersi d'accordo perché alcuni :attivisti del P.C.I. si portino nel Vietnam onde addestrarsi? Non è necessario a mandarne molti, basta mandarne 50, perché l'esperienza n:segna che bastano 50 uomini per scatenare una guerra civile. Con Fidel Castro erano prima 80 e poi soltanto 16 uomini.

    Comunque dobbiamo seguire l'evoluzione delle tecniche comuniste e mettere a punto i nostri sistemi per batterli. lo so che Beltrametti ha posto un problema: se dobbiamo adottare i loro sistemi noi verremo conflitto con i valori di cui siamo portatori. Però, caro Beltrametti, la contro-guerriglia c'impone comunque un'azione violenta ed io mi chiedo perché mi debba difendere in modo da attirare gli odi della popolazione, fucilando in piazza un terrorista come nel Vietnam, oppure cercare di prevenire ciò che fanno i comunisti con metodi più efficaci. Per esempio vi è il sistema della controbanda, che fu parzialmente sperimentato nel 1943-44 e '45 e che ha dato dei grattacapi per esempio al gruppo di Moranino. Il guerrigliero si sente forte finché colpisce il nemico in divisa che avanza; ma se non sa più dov'è il nemico, se se lo sente alle spalle o vicino a lui, scappa.

    Venendo al momento attuale, noi sappiamo che i comunisti sono preparati per scattare, il loro dispositivo è perfettamente oleato. Che cosa si oppone ad esso in questo momento? Niente. Il comunismo sta: entrando lentamente nel santuario, il quale è completamente indifeso. Secondo me non ci sono possibilità di difesa. La classe politica è incapace, impreparata e non ha pensiero per queste cose. Essa si è già arresa. Allora è tempo di fare qualcosa che vada al di là di questo Convegno per fare praticamente qualcosa. Visto che possiamo aspettarci niente dall'Italia ufficiale, bisogna studiare con tutta calma la possibilità di difesa prescindendo dall'atteggiamento del potere politico ed anche dalle Forze armate. Da questo Convegno, da questi incontri, da tutti coloro che cominciano a prendere coscienza effettiva del pericolo e della sua reale configurazione, deve sorgere questa possibilità, se no è inutile che ci riuniamo a discutere. Occorre adottare sistemi altrettanto rivoluzionari di quelli che usano i comunisti, entrare cioè in un nuovo ambiente mentale. I comunisti hanno sinora -avanzato sul piano legale, ma non è escluso che al momento opportuno scatti il loro dispositivo militare. Le Forze armate godono la mia e la nostra piena fiducia e sono pronte a fare miracoli, ma non basta; perché i comunisti conducono una guerra completamente fuori da ogni schema fino ad oggi accettato.

    Vi ringrazio di avermi ascoltato, ho finito di parlare e scusate la mia franchezza.

  2. #2
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    prima di leggere porgo onore al grande Giorgio Pisanò!

  3. #3
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    O Hitler a Mosca, o Stalin a Lisbona! Fuori gli yankee!!
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    Citazione Originariamente Scritto da MUSCIO Visualizza Messaggio
    prima di leggere porgo onore al grande Giorgio Pisanò!

    quello che denunciava i camerati ai carabinieri (cioè ai camerati in divisa)?
    cmq lo leggerò, mi incuriosisce...

  4. #4
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  5. #5
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    Con i comunisti il Fascismo c'è andato davvero troppo leggero, dall'analisi di Pisanò traspare la loro gelida, chirurgica ferocia, la pianificazione scientifica della guerra civile. Contro simili automi assassini non c'è altra soluzione che la più dura repressione, perchè loro non aspettano altro che l'occasione buona per accopparti.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da EternoOccidente Visualizza Messaggio
    Con i comunisti il Fascismo c'è andato davvero troppo leggero, dall'analisi di Pisanò traspare la loro gelida, chirurgica ferocia, la pianificazione scientifica della guerra civile. Contro simili automi assassini non c'è altra soluzione che la più dura repressione, perchè loro non aspettano altro che l'occasione buona per accopparti.
    Viscidissimi.
    Comunque erano in buona compagnie delle plutocrazie.

  7. #7
    Cetnico99
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    Citazione Originariamente Scritto da Sabotaggio Visualizza Messaggio
    quello che denunciava i camerati ai carabinieri (cioè ai camerati in divisa)?
    cmq lo leggerò, mi incuriosisce...

    Se è per questo anche filosionista.

    Merita rispetto comunque per i suoi studi sulla guerra civile; ciò che evita di ricordare è che i partigiani lavoravano e genocidizzavano i veri Italiani per il Generale Alexander e per gli Anglosassoni più che per i Sovietici.

    Lo riconobbe obiettivamente anche Longo.

    Lo disse più volte il Duce durante la RSI.

 

 

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