Casse vuote a Loreto, mistero da 11 milioni di euro
I movimenti sui conti correnti e un consulente milanese in Jaguar: indaga il Vaticano

andrea taffi

LORETO - L’eco delle “casse vuote” trovate da monsignor Tonucci rimbomba il giorno dopo l’intervista rilasciata dal presule fanese insediatosi nella delegazione pontificia di Loreto a dicembre 2007. Casse vuote? No, addirittura vuotissime perché, secondo stime non confermate, sotto la gestione-Danzi sono spariti 11,3 milioni di euro dai conti delle delegazione. Non è dietrologia né mancanza di rispetto verso una persona defunta, si capirà meglio andando avanti ma è bene precisarlo sin da ora.

E’ una notizia infatti che la prefettura degli affari economici della Santa Sede, l’organo che sovrintende alle spese delle diocesi e delle delegazioni si sia accorto delle ingenti uscite di cassa e per questo sono scattate delle verifiche. Per questo è stato messo in moto un pool di investigatori e avvocati che qualcuno chiama in maniera più asettica un gruppo di lavoro.

Il punto di partenza si colloca durante la gestione dell’arcivescovo di Viggiù - due anni e mezzo - diciamo nella prima metà dell’incarico loretano: aprile 2005-primavera 2006. Succede che sui conti della delegazione pontificia di Loreto aperti negli istituti di credito locali tutta la liquidità viene fatta passare su un quarto conto aperto da Unicredit. Per la cronaca: cinque milioni da Banca Marche, quattro dal Credito Cooperativo di Camerano e due virgola qualche cosa da Carilo. Un bel gruzzolo. Il totale supera la doppia cifra: 11,3 milioni di euro. Tutto su Unicredit. Una settimana dopo, sullo stesso conto le verifiche contabili documentano una rimanenza di pochi spiccioli.

Che cosa è successo? A chiederselo sono Claudio Quattrini, segretario della delegazione pontificia e padre Stefano Vita, religioso della Comunità Casa Betania distaccato in delegazione per la segretaria personale dell’arcivescovo. Danzi è tranquillo e tranquillizza tutti. Con le cose del mondo amministrativo ha avuto una certa confidenza e non mente più tardi, il 10 agosto 2008 davanti a chi scrive, quando liquida le polemiche sui movimenti bancari dicendo “io sono amministratore anche di un patrimonio della comunità. Dunque devo fare delle scelte in funzione della gestione di questo patrimonio”. Semplice e lineare: tra le parole i segnali della malattia in fase avanzata, negli occhi il desiderio di resistere fino all’arrivo di papa Ratzinger ai primi di settembre a Montorso.

Un passo indietro, torniamo al momento in cui i soldi passano nel conto Unicredit. Perché Danzi decide di spostare tutto il patrimonio della liquidità loretana? Non si sa. Però a Loreto sono giorni in cui si parla molto di un signore che arriva in Jaguar tutti i weekend, parcheggia in piazza della Madonna ed è intimo dell’arcivescovo. Un signor “x” dunque. Da dove viene? Dal nord, forse Milano. E quando si chiede del milanese in ambienti loretani e vaticani cala la nebbia. Perché? Forse perché ha ricevuto da Danzi una delega scritta in qualità di consulente personale per gli investimenti. Ha mano libera sulla liquidità di cui sopra? E’ lui che ha investito quei soldi? Questo non lo sappiamo. Ma a Roma la faccenda suona scomoda.

La domanda a questo punto è: dove sono finiti i soldi? E’ quello a cui sta cercando di rispondere il gruppo di lavoro della prefettura per gli affari economici. Ma ci sono anche delle ipotesi. Per esempio che Danzi sia stato vittima di qualche raggiro, complice anche una condizione psicologica non semplice legata alla malattia. Anzi, chi conosce da una vita Danzi sostiene che si sia ammalato proprio per questo: una consulenza sbagliata da diversi milioni di euro che ha fatto trovare le casse vuote a Tonucci. Ultima domanda: possibile che non sia tracciabile il percorso di una somma così importante? A Loreto la danno per persa, sottovoce si parla di Brasile. Aspettando, difficilmente, buone nuove da Roma.



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