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Discussione: L'Italia ed i Lagers

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    Predefinito L'Italia ed i Lagers

    L'Italia forse sta costruendo nuovi campi di concentramento per i rom. Poi si vedrà chi altro chiudervi. Non ha bisogno di chiedere spiegazioni ed aiuto a nessuno dal momento che ha gestito decine di lagers dove hanno trovato la morte dopo orribili sofferenze migliaia e migliaia di persone innocenti.
    Si comincia con i Rom che sono sempre in cima alla lista dei sopprimendi e poi si va avanti con altre categorie umane criminalizzate....

    Ecco una piccola documentazione dei campi di sterminio italiani-
    Si legge meglio direttamente qui
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_d...talia_Fascista
    Lista dei campi per l'internamento civile nell'Italia Fascista

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    ,
    Durante la seconda guerra mondiale, fra il 1940 ed il 1945, vennero istituiti sul territorio italiano e sui territori annessi del Regno di Jugoslavia, numerosi lager o campi di concentramento, campi di confino, campi di smistamento e di lavoro coatto.

    Indice

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    Lista dei lager nel territorio italiano e nei territori annessi [modifica]

    Con il termine lager si indicano i campi di concentramento e sterminio (in tedesco: Konzentrationslager) utilizzati dal regime nazista e fascista.
    Il sistema dei lager venne inizialmente impiegato (1933) in Germania e Austria per confinare gli oppositori politici al nazismo (comunisti, socialdemocratici, obiettori di coscienza) allo scopo di "rieducarli". In seguito vennero usati per la detenzione e lo sterminio degli ebrei, e di altre categorie di indesiderati (zingari, omosessuali, apolidi ecc.) La parola "lager" in tedesco significa "campo". Dal punto di vista ideologico era quindi considerato un luogo (analogamente ai "Glavnoye upravleniye lagerey", i gulag sovietici) in cui esercitare una stretta sorveglianza su un considerevole numero di individui (che le SS, cui spettava la gestione dei lager, chiamavano "pezzi").
    In Italia i primi lager furono costituiti a partire dal 1940.

    Nota sulla tabella [modifica]

    Il numero di persone calcolato nella tabella Stima del numero di internati (medio) non vuole essere una stima delle persone che in totale transitarono nei vari lager (se non in quei lager il cui numero è seguito da asterisco, per i quali il numero riportato è effettivamente corrispondente alla stima approssimativa dei deportati transitati lungo tutto il periodo di apertura del lager), ma una media delle persone che erano costantemente presenti in essi. Per una più precisa e dettagliata analisi del termine, rimandiamo a lager.
    Nome del campoCittàTipo di campoTipologia di internatiinternati (stima)Campo istituito daDirettoriOperativitàMamulaCattaro, Dalmazia (oggi in Montenegro)LagerCivili uomini e donne540Ministero dell'InternoColonnello P. Pasquini, Col. P. Rivaria, Col. G. ProlaranGiugno 1942 - 30 giugno 1943ZlarinoZara, Dalmazia (oggi in Croazia)Lager per rastrellati politici e loro familiariCivili1652*Ministero dell'InternoComandante della 173° Sezione Regi Carabinieri della Divisione "Eugenio di Savoia", in seguito il Tenente Colonnello Umberto RansavaMarzo 1943 - 15 giugno 1943MelàdaZara, Dalmazia (oggi in Croazia)LagerCivili uomini, donne, vecchi e bambini2400*Governatorato Civile della DalmaziaCommissario Leonardo Fantoli, Carlo SommerGiugno 1942 - 9 settembre 1943ArbeFiume, Dalmazia (oggi in Croazia)LagerCivili uomini, donne, bambini, ebrei (internamento protettivo)6577*Ministero dell'InternoColonnello dei Carabinieri Vincenzo CuiuliGiugno 1942 - 17 settembre 1943FertiliaAlghero, SardegnaLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili, per lo più croati300Ministero dell'InternoArma dei CarabinieriGennaio 1943 - agosto 1943Renicci (Anghiari)Arezzo, ToscanaLagerCivili dai 12 ai 70 anni, per la mggior parte civili jugoslavi3950*Ministero dell'InternoColonnello Giuseppe Pistone, Colonnello Firenzuola, Maggiore Rossi7 ottobre 1942 - aprile 1945ChiesanuovaPadova, VenetoLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili jugoslavi, soprattutto croati3500*Ministero dell'InternoColonnello Dante Caporali15 agosto 1942 - 1 luglio 1943MonigoTreviso, VenetoLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili jugoslavi3464*Ministero dell'InternoTenente Colonnello dei Carabinieri Alfredo Anceschi aiutato dal Capitano Eliseo Signorini2 luglio 1942 - 8 settembre 1943GonarsUdine, Friuli Venezia GiuliaLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili jugoslavi6500*Ministero dell'InternoTenente Colonnello Eugenio Vicedomini, Cesare Marioni, Ignazio Fragapane, Gustavo De Dominicis, Arturo MacchiOttobre 1941 - 19 ottobre 1943CighinoGorizia, Friuli Venezia GiuliaLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili rastrellati nella provincia di Lubiana600Ministero dell'InternoColonnello Francesco De Caroli6 marzo 1942 - aprile 1942ViscoUdine, Friuli Venezia GiuliaLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili jugoslavi3272*Ministero dell'InternoTenente Colonnello dei carabinieri Salvatore BonofiglioGennaio 1943 - 11 settembre 1943Poggio TerzarmataGorizia, Friuli Venezia GiuliaLager per slavi dell'internamento civile paralleloCivili jugoslavi e italianin\aMinistero dell'Interno, Prefettura di Gorizia, Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulian\aSettembre 1942 - 9 settembre 1943FerramontiCosenza, CalabriaLagerEbrei, civili stranieri e apolidi2016*Ministero dell'InternoCommissario per la pubblica sicurezza Paolo Salvatore, Leopoldo Pelosio, Mario FraticelliGiugno 1940 - primavera 1944TremitiFoggia, PugliaLagerEbrei, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), omosessuali1300Ministero dell'InternoCovielloSettembre 1940 - estate 1943ManfredoniaFoggia, PugliaLagerCivili, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), rastrellati, ebrei, apolidi228Ministero dell'Internofunzionario di pubblica sicurezza Guido Celentano, quindi Rosario Stabile16 giugno 1940 - 9 settembre 1943PisticciMatera, BasilicataLagerCivili condannati dal Tribunale Speciale e sottoposti a internamento, "italiani pericolosi (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), polacchi, ufficiali greci, slavi997Ministero dell'InternoEugenio Parrini (da alcuni internati definito fanatico sostenitore del duce e fervente filonazista1940 - 13 settembre1943Montefiore IrpinoAvellino, CampaniaLager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale")104Ministero dell'Internon\aGiugno 1940 - ottobre 1943CampagnaSalerno, CampaniaLager"Sudditi nemici" inglesi e francesi, ebrei italiani, ebrei stranieri, apolidi, tedeschi, austriaci, polacchi, fiumani, cecoslovacchi, jugoslavi369Ministero dell'InternoCommissario di pubblica sicurezza Eugenio De Paoli, Maiello, Carrozzo15 giugno 1940 - 19 settembre 1943Ariano IrpinoAvellino, CampaniaLager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), "allogeni" della Venezia Giulia86Ministero dell'InternoCommissario di pubblica sicurezza Vito PirozziLuglio 1940 - 9 settembre 1943TossiciaTeramo, AbruzzoLagerEbrei stranieri, Cinesi, zingari jugoslavi127Ministero dell'Internon\aNovembre 1941 - 26 settembre 1943TortoretoTeramo, AbruzzoLagerEbrei stranieri, apolidi, "allogeni" della Venezia Giulia, italiani responsabili di infrazioni annonarie114Ministero dell'InternoFunzionario di pubblica sicurezza Attilio Capurro, Amerigo AmelioLuglio 1940 - 6 settembre 1943NotarescoTeramo, AbruzzoLagerEbrei stranieri, apolidi, civili italiani e stranieri96Ministero dell'Internon\a13 luglio 1940 - gennaio 1944NeretoTeramo, AbruzzoLagerEbrei stranieri, apolidi, "allogeni" della Venezia Giulia, "italiani pericolosi"(oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi, "sudditi nemici"200Ministero dell'InternoCommissario Francesco Alongi17 giugno 1940 - 1 febbraio 1944LancianoChieti, AbruzzoLagerDonne straniere appartenenti alla categoria dei "sudditi nemici", e degli "ebrei stranieri"75Ministero dell'InternoPodestà locale Raffaele Di Guglielmo, seguito dal Commissario per la pubblica sicurezza Eduino Pistone, Olindo Tiberi Pasqualoni, Domenico Palermo, Carmine Medici e Giuseppe Franco. Assistiva la co-direttrice Rosa Pace, quindi Marisa MarfisiLuglio 1940 - settembre 1943IstonioChieti, AbruzzoLageroppositori politici italiani185Ministero dell'InternoCommissario di pubblica sicurezza Vincenzo PreziosoGiugno 1940 - ottobre 1943Isola del Gran SassoTeramo, AbruzzoLagerEbrei italiani e stranieri, cinesi147Ministero dell'Internon\aGiugno 1940 - ottobre 1943IserniaCampobasso, MoliseLager"Italiani pericolosi"(oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi, "sudditi nemici", ebrei italiani e stranieri, civili italiani e stranieri139Ministero dell'InternoCommissario di pubblica sicurezza Guido Renzoni, Pasquale MorraOttobre 1940 - settembre 1943CorropoliTeramo, AbruzzoLager"Italiani pericolosi"(oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), ebrei stranieri, civili greci, "sudditi nemici" britannici, jugoslavi165Ministero dell'Internon/a1 febbraio 1941 - maggio 1944Civitella del TrontoTeramo, AbruzzoLagerCivili greci, "sudditi nemici" britannici, belga, cinesi186Ministero dell'InternoFunzionario di pubblica sicurezza Mario Gagliardi, Giovanni Cardinale, Giuseppe Franco, Domenico Palermo, Francesco Mariniello4 settembre 1940 - maggio 1944Città Sant'AngeloPescara, AbruzzoLagerCivili jugoslavi135Ministero dell'Internon\aGiugno 1940 - 8 settembre 1943AgnoneCampobasso, MoliseLager"Sudditi nemici" (soprattutto cecoslovacchi e britannici), ebrei stranieri (soprattutto tedeschi e austriaci). In seguito il campo divenne misto (i prigionieri erano uomini e donne) ed "ospitò" zingari jugoslavi155Ministero dell'InternoCommissario di pubblica sicurezza Guglielmo Casale14 luglio 1940 - 21 giugno 1943Bagno a RipoliFirenze, ToscanaLagerEbrei stranieri e italiani, apolidi, "sudditi nemici" (inglesi, francesi, greci, norvegesi, russi in particolare)180Ministero dell'InternoCommissario di pubblica sicurezza Pasquale de Pasquale, Fernando di Donna, Domenico Cecchetti, Mario CecioniLuglio 1940 - 22 settembre 1943Montalbano/RovezzanoFirenze, ToscanaLager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi56Ministero dell'InternoCommissario Domenico CecchettiMaggio 1941 - estate 1944Civitella della Chiana/ Villa OlivetoArezzo, ToscanaLager"sudditi nemici", ebrei stranieri, prigionieri inglesi deportati dalla Libia90Ministero dell'InternoUfficiale di pubblica sicurezza Amedeo Mascio, Vincenzo Gullino, Ferdinando Longhi, Carlo Vitti, Carmelo Giardina, Francesco GarofanoLuglio 1940 - 9 giugno 1944FabrianoAncona, MarcheLager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi90Ministero dell'Internofunzionario di pubblica sicurezza Antonio Vecchio, "sorvegliato" dai carabinieriSettembre 1940 - aprile 1944PetrioloMacerata, MarcheLageresclusivamente per donne, "suddite nemiche"" ed "ebree straniere"30Ministero dell'Internon\aDicembre 1942 - settembre 1943PollenzaMacerata, MarcheLagerper donne, "suddite nemiche"" ed "ebree straniere"103Ministero dell'InternoNicola LoritoGiugno 1940 - marzo 1944SassoferratoAncona, MarcheLager"allogeni" e jugoslavi60Ministero dell'Internofunzionario di pubblica sicurezza Antonio VecchioAgosto 1942 - 15 settembre 1943UrbisagliaMacerata, MarcheLagerebrei italiani, ebrei stranieri, apolidi, jugoslavi, "allogeni"123Ministero dell'Internofunzionari di pubblica sicurezza Mario Bitozzi, Giuseppe Franco, Paolo Spetta, Umberto Leproni. Il campo era sorvegliato dai carabinieriGiugno 1940 - 23 ottobre 1943FossoliCarpi, Emilia Romagnacampo per prigionieri di guerra alleati dal 1942 al 1943, lager per ebrei dal 1943 al 1944, Polizei- und Durchgangslager nel 1944, campo di raccolta per mano d'opera per la Germania nel 1944"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi, prigionieri di guerra, ebrei italiani (fra cui Primo Levi) e stranieri, civili, "sudditi" nemicioltre 5000*Ministero dell'Internon\a1942 - 1945MontechiarugoloParma, Emilia RomagnaLager"sudditi nemici" inglesi e francesi, "ebrei stranieri"146Ministero dell'InternoCarmine Medici, Olindo Tiberi, Igino Adami, Mario Majello, Vittorio PietrantonioAgosto 1940 - ottobre 1943ScipioneParma, Emilia RomagnaLager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), ebrei starnieri, "sudditi" nemici173Ministero dell'Internon\a Il campo era sorvegliato adi carabinieriLuglio 1940 - settembre 1940Risiera di San SabbaTrieste, Friuli Venezia Giulialager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), ebrei italiani e stranieri, "sudditi" nemici, jugoslavi, civili rastrellati, prigionieri di guerra,circa 25000*III ReichCommissario austriaco Friedrich Rainer20 ottobre 1943 - 29 aprile 1945BolzanoBolzano, Trentino Alto Adigelager"Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), ebrei italiani e stranieri, "sudditi" nemici, zingari, civili rastrellati11.116*Ministero dell'InternoTenente Titho, Maresciallo HaageMaggio 1944 - maggio 1945Borgo San DalmazzoCuneo, PiemontelagerEbrei italiani e straniericirca 400Ministero dell'InternoBuffarini GuidiSettembre 1943 - febbraio 1944
    Il campo di Arbe [modifica]

    Nel 1942, il regime d'occupazione italiano instaurò ad Arbe (più esattamente nella località di Kampor), un campo di concentramento per i civili slavi ed Ebrei delle zone occupate della Slovenia e Croazia (vi furono internati anche alcuni civili della vicina Venezia Giulia). Vi furono internati più di 10.000 civili, in massima parte vecchi, donne e bambini (compresi più di 1.000 ebrei, soprattutto donne e bambini), cifra che non comprente coloro che sono passati in transito verso altri campi, nei territori occupati o nel Regno d'Italia.[1] Secondo il Centro Simon Wiesenthal il campo ospitò 15,000 prigionieri e 4,000 morirono. Il numero complessivo di vittime non è accertato, ma si stima che soltanto nell'inverno 1942-1943 intorno a 1.200 persone persero la vita a causa della denutrizione, del freddo, delle epidemie e dei maltrattamenti. Negli anni cinquanta, fu eretto un monumento ad opera dell'architetto sloveno Edvard Ravnikar. Il campo di Arbe fu gestito completamente da Italiani. All' 8 settembre del 1943 il comandante del campo, Colonnello dei RRCC Vincenzo Ciauli, fu processato e fucilato dagli ex prigionieri. I responsabili a livello di alti comandi, Generali Roatta e e Robotti dovettero rifugiarsi in Spagna e Sud America per evitare di essere processati come criminali di guerra.


    PeriodoUominiDonneBambiniTotale internati27 luglio-31 luglio 194210611115312251° agosto-15 agosto 1942399201029502116 agosto-31 agosto 194253331076120976181° settembre-15 settembre1942678715631296964616 settembre-30 settembre 194273271804139210 5231° ottobre-15 ottobre 194273871854139210 63316 ottobre-31 ottobre 194272061991142210 6191° novembre-15 novembre 194272072062146310 73216 novembre-27 novembre 1942664715609269133Fonte:,Davide Rodogno Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003Totale decessi dal 27 luglio al 27 novembre1942: 422, di cui 270 uomini, 48 donne, 104 bambini

    Internamento militare [modifica]

    Nella tabella sono riportati i POW (Prisoners Of War, cioè Prigionieri Di Guerra) e internati civili nell' Italia metropolitana, compresi i territori annessi alla provincia di Fiume, esclusi il governatorato di Dalmazia e la Provincia di Lubiana.
    GiornoFrancesi degaullistiBritanniciAmericaniGreciJugoslaviIntern ati civiliTotale internati30 novembre 194262770 155241 6536 06622 195100 72031 dicembre 194268171 2274461 5316 13022 062102 07731 marzo19432 33070 5217421 6865 76020 724101 76330 aprile 19431 91468 8985561 6905 78721 14199 986Fonte:,Davide Rodogno Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003
    Colonie di confino [modifica]

    Nel territorio italiano, per periodi diversi, tra il 1926 ed il 1943, funzionarono circa 262 colonie di confino, collocate per la maggior parte nel Sud Italia. Nel 1931, fu varato da Alfredo Rocco il Regolamento per l'Esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931 IX, n.773 delle leggi di Pubblica Sicurezza che doveva regolare le modalità con le quali si inviava quanlcuno al confino. Tale testo prevedeva che potevano essere proposti per il confino coloro i quali risultavano pericolosi per la "sicurezza pubblica o per l'ordine nazionale".
    Un qualunque cittadino, di qualunque comune italiano, poteva sporgere una denuncia al Questore di polizia su qualunque cittadino ritenuto dal denunciante pericoloso o potenzialmente pericoloso per la sicurezza pubblica. Il Questore passava la denuncia al Prefetto, il quale rinviava tutto ad una Commissione, la quale interrogava il denunciato e lo invitava a "presentare k discolpe in congrua termine", così da poterne valutare gli addebiti. A questo punto, il denunciato poteva essere mandato al confino tramite ordinanza oppure, qualora la Commissione avesse deciso di non confinare il soggetto, poteva essere diffidato o ammonito dalla Commissione stessa o direttamente dal Questore a cui veniva rinviato il caso.
    Nel caso in cui per il soggetto fosse stata decisa la pena del confino, la Commissione mandava al Ministero degli Interni il fascicolo che lo riguardava con la richiesta di inviarlo in "un comune del Regno diverso dalla residenza abituale, oppure in una colonia di confino" . Ciò significa che un confinato poteva essere inviato in qualunque comune d'Italia, oppure inviato direttamente in una colonia di confino. Quella che segue è una breve lista delle colonie di confino più comunemente note. Il numero di persone calcolato nella tabella Stima del numero di internati (medio) non vuole essere una stima delle persone che in totale transitarono nelle varie colonie, ma una media delle persone che erano costantemente presenti nelle colonie. Si stima, infatti che il numero complessivo delle persone confinate in Italia sia all'incirca pari a 10.000.
    Nome del campoCittàTipologia internatiinternati (stima)DirettoriOperativitàLipariMessina, SiciliaCivili e confinati italiani e stranieri (soprattutto jugoslavi)383dirigente del commissariato di pubblica sicurezza Giuseppe GeraciGiugno 1941 - 14 luglio 1943LampedusaTrapani, Siciliaoppositori politici1940 - 1943PantelleriaTrapani, Siciliaoppositori politici1940 - 1943FavignanaTrapani, Siciliaoppositori politici1940 - 1943UsticaPalermo, SiciliaCivili italiani e jugoslavi. Furono qui confinati personaggi illustri fra cui Filippo Turati, Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Nello Rosselli, Randolfo Pacciardi, Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci2065Commissario ForestaGiugno 1940 - 21 giugno 1943TremitiFoggia, PugliaEbrei, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), omosessuali1300CovielloSettembre 1940 - estate 1943PisticciMatera, BasilicataCivili condannati dal Tribunale Speciale e sottoposti a internamento, "italiani pericolosi (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), polacchi, ufficiali greci, slavi997Eugenio Parrini (da alcuni internati definito fanatico sostenitore del duce e fervente filonazista1940 - 13 settembre 1943Ventotene definita anche "cittadella confinaria"Littoria, LazioOppositori politici italiani e stranieri, "Italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale", tra i quali ricordiamo Sandro Pertini879Marcello Guida1940 - il 7 agosto 1943 un telegramma firmato da Sandro Pertini, Francesco Fancello, Altiero Spinelli, Pietro Secchia, Mauro Scoccimarro, Ante Balic e Anton Fiauciović fu inviato al nuovo capo del governo. In tale telegramma i deportati di Ventotene reclamavano, in virtù della soppressione del regime fascista, l'immediata liberazione dei detenuti. Il campo fu liberato totalmente alla fine di agosto 1943.PonzaLittoria, Laziocampo misto ("ospitava" sia uomini che donne), "comunisti nazionalisti" montenegrini, "intellettuali indesiderabili" serbi, albanesi, greci. Ospitò anche personaggi illustri, fra cui Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Giuseppe Romita, Umberto Terracini e Zaniboni708Commissario Attilio Bandini, Sebastiano Vassallo (appartenente all'OVRA)1939 - 28 agosto 1943
    Altre tipologie di campi [modifica]

    Esistevano altre tipologie di campi e luoghi di detenzione nell'Italia del ventennio fascista. C'erano i campi di smistamento per il lavoro coatto, gestiti da tedeschi e/o italiani, ossia dei campi in cui venivano portate le persone in attesa di assegnar loro una destinazione definitiva o nell'attesa, qualora la destinazione fosse stata già assegnata ai deportati, di riempire un convoglio di persone con la stessa destinazione. Molti campi di concentramento, come la stessa Risiera di San Sabba e Fossoli, svolsero tra le altre funzioni, anche quella di "ospitare" dei deportati "di passaggio", ossia di transito. Esistevano anche dei campi di smistamento e di transito per i soldati italiani deportati in Germania come internati militari italiani.
    Alla fine della guerra alcuni di questi campi furono utilizzati con altre funzioni; vi furono infatti:
    • campi in cui vennero segregati gli ex-soldati dell'Asse in attesa che le autorità italiane o alleate vagliassero i loro casi
    • campi di raccolta profughi
    • campi di reclusione, come Fraschette di Alatri e Fossoli, nei quali erano rinchiusi i profughi e gli ex-militari accusati di crimini civili (furti, aggressioni, borsa nera, prostituzione, violenze).

    NomeCittàTipo di luogoTipologia internatiCampo istituito daDirettoriOperativitàFraschetteAlatri, LazioCampo di concentramento e smistamentoPrigionieri di guerra e famiglie dei prigionieri, internati civili italiani e stranieri (soprattutto jugoslavi)Ministero dell'InternoCommissario Stanislao Rodriguez, Giovanni FantussatiLuglio 1942 - 19 aprile 1944PrevlakaCattaro, Dalmazia meridionale (oggi in Montenegro)Campo di smistamentocivili uomini e donne: detenuti in attesa di processo e civili per cui era stato deciso, dalla Prefettura o dalla Questura, l'internamento repressivoMinistero dell'InternoColonnello P. Pasquini, Colonnello P. Rivaria, Colonnello G. ProlaranGiugno 1942 - 30 giugno 1943TavernellePerugia, UmbriaCampo adibito principalmente al lavoro coatto degli internatiCiviliMinistero dell'InternoCapitano Guido Razzano, assistevano il Tenente Mario Farinacci e il Capitano Valentino Muzzi7 ottobre 1942 - 15 settembre 1943ColfioritoFoligno, UmbriaCampo di prigioniaPrigionieri di guerra e civiliMinistero dell'InternoCapitano Tullio Chechin, in seguito Capitano Gioacchino MandiniOttobre 1942 - 27 settembre 1943AlberobelloBari, PugliaCampo di internamento e smistamentoEbrei italiani e stranieri; civili inglesi, maltesi, irlandesi e indiani; apolidi, "italiani pericolosi" ( oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi [citazione necessaria]Ministero dell'InternoDonato Giangrande, Giambattista Melchiorre28 giugno 1940 - 6 settembre 1943
    Villa Triste [modifica]

    Fra il 1943 ed il 1945 in Italia furono istituite le famigerate ville tristi, ossia dei luoghi chiusi (a differenza dei campi e delle colonie che avevano un ampio spazio esterno) di tipo carcerario interni alle città.
    Le ville tristi erano, nella migliore delle ipotesi, una sorta di precampo, ossia un luogo dove interrogare e torturare le persone prima di spedirle al confino o in un lager. Nel peggiore dei casi la villa triste serviva esclusivamente per interrogare, torturare, ridurre alla fame ed uccidere i detenuti.
    La gestione di queste carceri era affidata sia alla Gestapo (il famigerato "braccio tedesco") che all'amministrazione italiana.
    NomeCittàTipologia internatiCampo istituito daDirettoriOperativitàVia BellosguardoTriesteEbrei italiani e stranieri; civili inglesi, apolidi, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), jugoslavi, partigianiIspettorato Speciale di Pubblica SicurezzaGiuseppe Gueli, Banda Collotti1942 - 1945Via Bolognese 67FirenzeOppositori politici. Da qui passarono alcuni dei nomi più conosciuti della Resistenza fiorentina fra i quali, il gappista Bruno Fanciullacci, tutti i componenti del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, Anna Maria Enriques Agnoletti, i patrioti di Radio Cora92° legione della Milizia Volontaria Sicurezza NazionaleMario Carità e la Banda Carità17 settembre 1943 - 1945Via Asti 22 Caserma Alessandro La MarmoraTorinoEbrei italiani e stranieri, civili, apolidi, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), partigianin/aGastone Serloreti1943 - 1945Via TassoRomaEbrei italiani e stranieri, civili, apolidi, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), partigiani. Fra i detenuti del carcere anche Giuliano Vassalli, Giuseppe Cordero di Montezemolo, Sabato Martelli Castaldi, Roberto Lordi, Bruno Buozzi, Carlo Zaccagnini, Filippo De Grenet, don Pietro PappagalloSSHerbert Kappler, Erich Priebke, Kock1943 - 1944Villa Fossati, Via Paolo UccelloMilanoEbrei italiani e stranieri, civili, apolidi, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), partigianin/aBanda Kock, Armando Tela1943 - 1945Via RovelloMilanoEbrei italiani e stranieri, civili, apolidi, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), partigianiLegione Autonoma Mobile Ettore MutiFrancesco Colombo1944 - 1945
    Bibliografia [modifica]
    • AAVV, Lettere di condannati a morte della Resistenza Europea, Einaudi 2002
    • Adorno Th. W.- Horkheimer M., La dialectique de la raison, Gallimard Paris 1974
    • Adorno Th W., Minima Moralia, Einaudi Torino 1979
    • Arendt H, La banalità del male, Feltrinelli 1964
    • Arendt H., L'immagine dell'inferno, editori Riuniti 2001
    • Arendt H., Le Origini del Totalitarismo, Ed. di Comunità 1967
    • Arendt H., Sulla Violenza, Le Fenici 1996
    • Bauman Z., Modernità e Olocausto, Il Mulino 1992
    • Bettheleim B., On Dachau and Buchenwald, in Nzi Conspirancy
    • Bettheleim B., Behavior in Extreme Situations, in Journal of Abnormal and Social Psychology (1943)
    • Browning C.R., Uomini Comuni, Einaudi 1992
    • Buber M., L'eclissi di Dio, Mondadori 1990
    • P. Clemente, F. Dei,Poetiche e politiche del ricordo, Carocci, 2005
    • Carlo Spartaco Capogreco, I campi di concentramento fascisti per gli ebrei (1940-1943), Storia Contemporanea, Anno XXII, Agosto 1991, Il Mulino Editore
    • C. S. Capogreco, Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo d'internamento fascista, 1940-1945, Giuntina, 1987
    • C. S. Capogreco, Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere, Mursia, 2003
    • C. S. Capogreco, I campi del Duce. L'internamento civile nell'Italia fascista (1940-1943), Einaudi, 2006*C. Di Sante (a cura di), I campi di concentramento in Italia. Dall'internamento alla deportazione (1940-1945) , Franco Angeli, 2001
    • Renzo De Felice, Storia degli ebrei sotto il fascismo, Einaudi 1995
    • Feingold H.L., How unique is the Holocaust?, The Simon Wiesenthal Centre, Los Angeles 1983
    • Fabio Galluccio, I lager in Italia. La memoria sepolta nei duecento luoghi di deportazione fascisti, NonLuoghi Editore 2002
    • M. Gombač e D. Mattiussi, La deportazione dei civili sloveni e croati nei campi di concentramento italiani. 1942-1943. I campi del confine orientale, Centro isontino di ricerca e documentazione storica e sociale L. Gasparini, 2004
    • G. Gozzini, La strada per Auschwitz, Mondadori, 2002
    • Jaspers K., La questione della colpa, Raffaello Cortina 1966
    • Hilberg R., Carnefici, Vittime, Spettatori, Mondadori 2001
    • Hilberg R., La distruzione degli ebrei d'Europa, Einaudi 1995
    • Ivanovic Dragutin Drago, Memorie di un internato montenegrino. Colfiorito 1943, (a cura di Dino Renato Nardelli), Editoriale Umbra, Foligno 2004
    • A. Kersevan, Un campo di concentramento fascista. Gonars, 1942-1943, Kappa Vu, 2003
    • T. Marrone, Meglio non sapere, Laterza, 2003
    • D. Padoan, Come una rana d'inverno, Bompiani, 2004
    • Rousset D., Les jours de Notre Mort, Paris 1947
    • B. Segre, Shoah, Il Saggiatore, 2003
    • C. S. Capogreco, Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo d'internamento fascista, 1940-1945, Giuntina, 1987
    • N. Pahor Verri, Oltre il filo. Storia del campo di internamento di Gonars 1941-1943 , Arti Grafiche Friulane, 1993.
    • Dino Renato Nardelli, Antonello Tacconi, Deportazione ed internamento in Umbria. Pissignano PG n. 77 (1942-1943), Editoriale Umbra, Foligno 2007.
    Voci correlate [modifica]
    Approfondimento [modifica]

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_campi_per_l%27internamento_civile_nell%2 7Italia_Fascista"
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  2. #2
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    non ti sembra di esagerare?

    per la cronaca. non ci furono campi di sterminio in Italia. le tue fonti lasciano a desiderare.

  3. #3
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    ho parlato di campi di sterminio italiani in territorio slavo. Per l'Italia ricontrollerò....

  4. #4
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    ci furono e come!!!! Eccoti l'elenco

    http://www.romacivica.net/ANPIROMA/d...zionecampi.htm

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Europecountry Visualizza Messaggio
    non ti sembra di esagerare?

    per la cronaca. non ci furono campi di sterminio in Italia. le tue fonti lasciano a desiderare.
    gonars visco e altri non era di sterminio ma pero gli italiani non erano bravi

  6. #6
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    Presto. Pietro936 ha bisogno d'aiuto!



    I deliri diffamatori di Pietro936 sono le parole di un povero pazzo.

  7. #7
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    Predefinito ehm! vi siete dimenticati di questi.......

    Fonte:
    http://www.mensilemonteleone.it La pagina più nera della storia d’Italia,
    tra segreti e omissioni



    La pagina più nera della storia d'Italia é ancora coperta dal segreto militare a distanza di 145 anni dagli avvenimenti: 5.212 condanne a morte nel Meridione, 500.000 persone arrestate, molte delle quali internate nei lager sabaudi di Fenestrelle e San Maurizio, a duemila metri d'altezza, in Piemonte, i cadaveri sciolti nella calce viva; 62 paesi rasi al suolo, persecuzione della Chiesa cattolica, fucilazioni di massa, stupri.
    Una storia taciuta, insabbiata, distorta. E tale sarebbe rimasta se recentemente ricercatori instancabili, alieni da qualsivoglia logica politica, desiderosi di far conoscere vicende sepolte sotto la densa polvere del tempo, non avessero iniziato ad estrapolare dagli archivi documenti inequivocabili. E' venuta fuori in tal modo un'altra storia, diversa, inedita, sorprendente: la prima pulizia etnica dell'età moderna.
    Presso lo Stato Maggiore dell'Esercito si conservano 150.000 pagine che contengono la verità sull'insurrezione meridionale contro i piemontesi all'indomani dell'unità d'Italia, quel controverso periodo capziosamente definito "brigantaggio”,
    Il Risorgimento è stato sempre visto e narrato come ha voluto la parte vincitrice: questa dei buoni, l'altra, la perdente, dei cattivi. C'è un altro Risorgimento fatto di lutti, di sangue, di fango, dolore, crudeltà, ferocia. Non vi si sottrassero i piemontesi e neanche i meridionali. Fu il tempo dei briganti: banditi o guerriglieri? Combattenti di una rivolta contadina, partigiani ante litteram, movimento di liberazione contro l'invasore o banditi spinti da generici impulsi delinquenziali?
    Nei 1860, alla caduta del regno borbonico, sconfitto dall'esercito di volontari garibaldini, il Meridione veniva annesso agli altri stati già sotto il dominio di Casa Savoia e si presentò all'appuntamento unitario in condizioni di profonda arretratezza e di grande squilibrio sociale. La distribuzione della ricchezza, che traeva la sua unica fonte dalla produzione agricola, era iniquamente spartita tra un ristrettissimo numero di latifondisti, mentre la massa dei braccianti agricoli era ridotta alla fame. Il vecchio regime borbonico era caduto per l'iniziativa garibaldina di tipo rivoluzionario che aveva alimentato nelle masse meridionali concrete speranze di un radicale rinnovamento della società, ma il nuovo governo che nel 1861 prese le redini del potere era l'espressione della borghesia, quella Destra storica che affrontò la questione meridionale con un patto di alleanza tra i ricchi possidenti del nord e proprietari terrieri del sud, eludendo la promessa garibaldina della tanto agognata riforma agraria che doveva destinare la terra ai contadini. Le strutture economiche e sociali rimasero immutate, le condizioni per i più deboli finirono addirittura per peggiorare. Per questo motivo, ovviamente, i briganti godevano dell'incondizionata simpatia delle masse rurali che li identificavano alla stregua di veri e propri eroi, paladini di una giustizia che prendeva la spada contro i soprusi dei ricchi e contro le autoritarie imposizioni del nuovo padrone: il Regno d'Italia.
    Fin dai primi mesi del 1860 il fenomeno del brigantaggio assunse dimensioni dilaganti e costrinse i Piemontesi a portare il numero dei soldati impiegati nel Sud dagli iniziali 22.000 a un contingente di 50.000 nei 1861, aumentato a 105.000 l'anno successivo fino a raggiungere il numero di 120.000 uomini nel l863. La lotta armata fra briganti meridionali e truppe dell'esercito regolare in cinque anni fece un'ecatombe di vittime, assumendo le proporzioni di una guerra civile. Si calcola che fra il 1861 e il 1865 rimasero uccisi in combattimento, o passati per le armi, 5.212 briganti e che ne siano stati tratti in arresto 5.044. Occorsero misure severissime per stroncare definitivamente il brigantaggio: venne proclamato lo stato d'assedio, con rastrellamenti di renitenti alla leva, di sospetti, di evasi e pregiudicati. Le rappresaglie furono atroci e sanguinose da entrambe le parti,
    A distanza di un secolo e mezzo, anche se siamo ormai abituati alle immagini sconvolgenti, ancora suscita orrore e raccapriccio la famosa foto del bersagliere che mostra come trofeo la testa mozzata di un brigante o quella che ritrae un soldato sabaudo che tortura e umilia un prigioniero.
    Spesso le masse furono coinvolte loro malgrado negli scontri, pagando con la distruzione di interi villaggi, con le fucilazioni senza processo di centinaia di contadini ritenuti a torto fiancheggiatori dei briganti. Vicende che si ripeteranno nel corso della storia della Resistenza fino al Vietnam. Per crimini così aberranti, la verità storica è riuscita a emergere ed ha fatto sapere come effettivamente sono andate le cose. Gli accadimenti della nostra storia post-unitaria sono stati, invece, artatamente occultati, nascosti, sepolti sotto una spessa coltre di oblio, quasi cancellati, Non c'è nessuno, infatti, che conosce, sia pure per sommi capi, la triste sorte riservata a migliaia e migliaia di meridionali rinchiusi nel campi di concentramento del nord Italia dopo il dissolvimento dello stato borbonico e l'avvento dei Piemontesi nel Sud. Eppure in tanti sono morti fra gli stenti, le privazioni, i maltrattamenti, le esecuzioni sommarie, nei lager allestiti dai Savoia che, sicuramente, assai poco diversi dovevano essere da quelli approntati, meno di un secolo dopo, dagli aguzzini nazisti.
    Una storiografia di parte, scorretta o compiacente, si è impegnata, per tanti lunghi, interminabili decenni, a tenere nascosta una verità scomoda. Cerchiamo di ricostruire come sono andati i fatti.
    Dopo la caduta repentina dell'ormai consunto apparato borbonico, il governo sabaudo si ritrovò a dover fare i conti una massa davvero ingente di militari napoletani sbandati. In pochi mesi a quei militari che erano stata fatti prigionieri nel corso degli eventi bellici si aggiunsero tutti coloro che, per non sottostare alla leva obbligatoria, dopo essersi rifugiati sulle montagne trasformandosi in briganti, erano stati catturati nel corso dei vari rastrellamenti. Il governo sabaudo, trovandosi di fronte a una vera e propria emergenza che rischiava di esplodere da un momento all'altro (tutto il Meridione era infatti infiammato dalla rivolta brigantesca), in un primo momento si limitò a rinchiudere tali prigionieri nelle malsane e insufficienti carceri del Sud. Subito dopo, però, intuendo la pericolosità della situazione, escogitò un “piano di evacuazione" trasferendo specialmente via mare, gli ex soldati borbonici al nord, lontano dai focolai di rivolta.
    Iniziò così, una vera e propria deportazione in grande stile,
    Il porto d’arrivo dei bastimenti carichi di prigionieri era soprattutto Genova; da qui venivano subito smistati nelle varie località di destinazione. Le principali erano: Fenestrelle, piccola località ad un centinaio di chilometri da Torino, dove esisteva un'imponente fortezza a San Maurizio Canavese, alle porte di Torino, e poi Alessandria, Milano, Bergamo e Genova.
    Migliaia di altri meridionali, poi, dalle variegate composizioni (ex ufficiali e soldati, briganti, renitenti alla leva, oppositori politici o presunti tali, vagabondi, camorristi) vennero confinati in varie isole: Gorgonia, Elba, Giglio, Capraia, Ponza.
    Nei campi dì raccolta e nelle prigioni, costrette ad accogliere molte più persone di quanto ne potessero contenere, le condizioni igienico-sanitarie erano disastrose. Riferendosi a tale situazione, vi è una testimonianza del giornale dell'epoca “Civiltà cattolica" che così scriveva in quei giorni: “Si arrestano da Cialdini soldati napoletani in grande quantità, si stipano nei bastimenti peggio che non si farebbe con gli animali e poi si mano a Genova.
    Trovandomi testè in quella Città, ho dovuto assistere ad uno di que' spettacoli che lacerano l'anima. Ho visto giungere bastimenti carichi di quegli infelici, laceri, affamati, piangenti e, sbarcati, vennero distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato. Alcune centinaia ne furono mandati e chiusi nelle carceri di Fenestrelle; un ottomila di questi vennero concentrati nel campo di S. Maurizio. Trattati come animali, ammassati nei bastimenti, tenuti senza cibo e acqua per giorni, vennero sbattuti in terre sconosciute fredde, in campi di concentramento inospitali”.
    Molti non riuscivano a sopportare la disperazione e il disagio e così decidevano di mettere fine alla loro grama esistenza ricorrendo al suicidio.
    Un altro giornale dell'epoca, “L'armonia", così scriveva: “La maggior parte dei poveri reclusi sono ignudi e cenciosi, pieni di pidocchi, sulla paglia… Quel poco di pane nerissimo che si dà per cibo, per una piccola scusa si leva e se qualcheduno parla é legato per mani e piedi per più giorni. Vari infelici sono stati attaccati dai piedi e sospesi in aria col capo sotto ed uno si fece morire in questa barbara maniera soffocato dal sangue; e molti altri non si trovano più né vivi né morti. E' una barbarie, signori".
    E come questa, di crude testimonianze su ciò che accadeva nelle prigioni del Regno d'Italia, in quel drammatico decennio (1860-1870) se ne possono riportare tantissime.
    In tal modo i governanti piemontesi speravano di aver risolto definitivamente il problema; avevano infatti allontanato dai focolai della rivolta migliaia e migliaia di persone, tenendoli distanti dai briganti che stavano infiammando con la loro sollevazione armata tutta la parte meridionale della Penisola. Ma la situazione per i Piemontesi non era affatto semplice: ben presto i prigionieri ammassati nelle prigioni del nord erano diventati un numero così ingente da rendere impossibile il mantenimento dell'ordine pubblico. Un po’ dappertutto, nelle prigioni scoppiavano rivolte, sommosse, tentativi di fuga che a stento venivano represse dalle poche truppe preposte alla sorveglianza, poiché buona parte degli effettivi dell'esercito sabaudo si trovava dislocata nell'Italia meridionale nel tentativo di soffocare la rivolta brigantesca che si faceva sempre più audace.
    Fu allora che il governo sabaudo tentò una sorta di “soluzione finale".
    Nel tentativo di sgombrare le prigioni del Regno da quella massa pericolosa di ex soldati borbonici, renitenti alla leva, nostalgici, prigionieri politici, briganti o pseudo tali, si pensò bene di “sistemarli” in un posto dove non avrebbero dato più fastidio.
    E a questo punto, come spesso accade nelle vicende storiche italiane, la situazione assume caratteri tragi-comici.
    Il progetto era quello di riuscire ad ottenere dal governo portoghese la concessione di un'isola disabitata nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico dove "depositare" i prigionieri meridionali togliendoseli, cosi, definitivamente di torno.
    Per fortuna, però, i portoghesi opposero un netto rifiuto e l'infame disegno non poté andare in porto. Ma i governanti piemontesi non si arresero, sempre fermamente intenzionati a procedere con la "soluzione finale", malgrado la disapprovazione che si levava sempre più alta in tutta Europa. E così, nel 1868, dopo altri analoghi tentativi tutti infruttuosi, il primo ministro Menabrea affidò ai suoi funzionari il compito di contattare la Repubblica Argentina. Era stata persino individuata la regione nella quale sarebbe dovuto sorgere lo stabilimento penale: la Patagonia, una terra desertica e inospitale che si prestava meravigliosamente alla bisogna. Ma anche il governo argentino decise di respingere la singolare richiesta italiana. E così, nonostante gli sforzi, la questione rimase irrisolta e le migliaia di prigionieri rimasero stipate nelle luride carceri italiane in condizioni disumane.
    In quei luoghi, veri e propri lager ante litteram, oltre 40.000 mila persone furono fatte deliberatamente morire per fame, stenti, maltrattamenti e malattie. Erano stretti insieme assassini, sacerdoti, giovani, vecchi, miseri popolani e uomini di cultura. Senza pagliericci, senza coperte, senza luce, in posti dove la temperatura era quasi sempre sotto lo zero, vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati. Pochissimi riuscirono a sopravvivere. I corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva contenuta in una grande vasca. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti.
    Ancora oggi, entrando nella fortezza di Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l'iscrizione "Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce" (ricorda molto la scritta dei lager nazisti).
    Ecco quindi delineata, sia pure per sommi capi, una triste vicenda che per tanto, troppo tempo, è stata completamente rimossa dalla storiografia ufficiale al fine di non scalfire l'immagine dell'epopea risorgimentale.
    Nessuno ha intenzione di inseguire sogni nostalgici o anacronistiche restaurazioni, ma la vera forza di una democrazia si misura anche nella capacità di non negare la verità storica, insabbiando episodi che sarebbero imbarazzanti.
    Cercando su Internet la voce “Fenestrelle”, si può trovare l'itinerario turistico di quella località, senza nessuna menzione al passato. Ma sul sito www.duesicilie.org/caduti è possibile ritrovare i nomi, con data di nascita e provenienza di alcuni martiri di Fenestrelle, nel periodo compreso tra il 1860 e il 1865. Erano poco più che ragazzi: il più giovane aveva 22 anni, il più vecchio 32.
    Dopo l'8 settembre 1943, i Savoia abbandonarono Roma per fuggire al Sud, dove riusciranno a rimanere ancora in sella con il favore della popolazione meridionale, considerata fedele alla monarchia.
    Nel referendum istituzionale del 1946, il Sud voterà in maniera massiccia a favore della casa Savoia. Situazioni, queste, che destano sconcerto dopo aver letto le vicende che abbiamo riportato, ma oltre che immemori (e questa è una loro colpa) sicuramente i meridionali erano anche ignari, stavolta senza colpa, dei misfatti di cui furono vittime tanti loro fratelli.
    (per gentile concessione del mensile “Monteleone” di Vibo Valentia).
    da:http://www.eleaml.org/nicola/storia/...onteleone.html



    http://blog.blogalladeriva.com/2007/...nestrelle.html
    http://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm
    http://www.youtube.com/watch?v=mrSBW...eature=related

  8. #8
    duosiciliano
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro936 Visualizza Messaggio
    ho parlato di campi di sterminio italiani in territorio slavo. Per l'Italia ricontrollerò....
    sui campi per sloveni e croati in Italia non vi sono dubbi della loro esistenza; un generale italiano preposto agli stessi ebbe occasione di dire che un prigioniero ammalato non fugge e morto ancora meno. Tra gli internati in Friuli e nel Veneto vi furono donne e minorenni.
    Sulla prigionia degli ebrei libici ed italo-libici in Italia ed in Libia è uscito un libro non molto tempo fa.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da ves69 Visualizza Messaggio
    Fonte:
    http://www.mensilemonteleone.it La pagina più nera della storia d’Italia,
    tra segreti e omissioni


    La pagina più nera della storia d'Italia é ancora coperta dal segreto militare a distanza di 145 anni dagli avvenimenti: 5.212 condanne a morte nel Meridione, 500.000 persone arrestate, molte delle quali internate nei lager sabaudi di Fenestrelle e San Maurizio, a duemila metri d'altezza, in Piemonte, i cadaveri sciolti nella calce viva; 62 paesi rasi al suolo, persecuzione della Chiesa cattolica, fucilazioni di massa, stupri.
    Una storia taciuta, insabbiata, distorta. E tale sarebbe rimasta se recentemente ricercatori instancabili, alieni da qualsivoglia logica politica, desiderosi di far conoscere vicende sepolte sotto la densa polvere del tempo, non avessero iniziato ad estrapolare dagli archivi documenti inequivocabili. E' venuta fuori in tal modo un'altra storia, diversa, inedita, sorprendente: la prima pulizia etnica dell'età moderna.
    Presso lo Stato Maggiore dell'Esercito si conservano 150.000 pagine che contengono la verità sull'insurrezione meridionale contro i piemontesi all'indomani dell'unità d'Italia, quel controverso periodo capziosamente definito "brigantaggio”,
    Il Risorgimento è stato sempre visto e narrato come ha voluto la parte vincitrice: questa dei buoni, l'altra, la perdente, dei cattivi. C'è un altro Risorgimento fatto di lutti, di sangue, di fango, dolore, crudeltà, ferocia. Non vi si sottrassero i piemontesi e neanche i meridionali. Fu il tempo dei briganti: banditi o guerriglieri? Combattenti di una rivolta contadina, partigiani ante litteram, movimento di liberazione contro l'invasore o banditi spinti da generici impulsi delinquenziali?
    Nei 1860, alla caduta del regno borbonico, sconfitto dall'esercito di volontari garibaldini, il Meridione veniva annesso agli altri stati già sotto il dominio di Casa Savoia e si presentò all'appuntamento unitario in condizioni di profonda arretratezza e di grande squilibrio sociale. La distribuzione della ricchezza, che traeva la sua unica fonte dalla produzione agricola, era iniquamente spartita tra un ristrettissimo numero di latifondisti, mentre la massa dei braccianti agricoli era ridotta alla fame. Il vecchio regime borbonico era caduto per l'iniziativa garibaldina di tipo rivoluzionario che aveva alimentato nelle masse meridionali concrete speranze di un radicale rinnovamento della società, ma il nuovo governo che nel 1861 prese le redini del potere era l'espressione della borghesia, quella Destra storica che affrontò la questione meridionale con un patto di alleanza tra i ricchi possidenti del nord e proprietari terrieri del sud, eludendo la promessa garibaldina della tanto agognata riforma agraria che doveva destinare la terra ai contadini. Le strutture economiche e sociali rimasero immutate, le condizioni per i più deboli finirono addirittura per peggiorare. Per questo motivo, ovviamente, i briganti godevano dell'incondizionata simpatia delle masse rurali che li identificavano alla stregua di veri e propri eroi, paladini di una giustizia che prendeva la spada contro i soprusi dei ricchi e contro le autoritarie imposizioni del nuovo padrone: il Regno d'Italia.
    Fin dai primi mesi del 1860 il fenomeno del brigantaggio assunse dimensioni dilaganti e costrinse i Piemontesi a portare il numero dei soldati impiegati nel Sud dagli iniziali 22.000 a un contingente di 50.000 nei 1861, aumentato a 105.000 l'anno successivo fino a raggiungere il numero di 120.000 uomini nel l863. La lotta armata fra briganti meridionali e truppe dell'esercito regolare in cinque anni fece un'ecatombe di vittime, assumendo le proporzioni di una guerra civile. Si calcola che fra il 1861 e il 1865 rimasero uccisi in combattimento, o passati per le armi, 5.212 briganti e che ne siano stati tratti in arresto 5.044. Occorsero misure severissime per stroncare definitivamente il brigantaggio: venne proclamato lo stato d'assedio, con rastrellamenti di renitenti alla leva, di sospetti, di evasi e pregiudicati. Le rappresaglie furono atroci e sanguinose da entrambe le parti,
    A distanza di un secolo e mezzo, anche se siamo ormai abituati alle immagini sconvolgenti, ancora suscita orrore e raccapriccio la famosa foto del bersagliere che mostra come trofeo la testa mozzata di un brigante o quella che ritrae un soldato sabaudo che tortura e umilia un prigioniero.
    Spesso le masse furono coinvolte loro malgrado negli scontri, pagando con la distruzione di interi villaggi, con le fucilazioni senza processo di centinaia di contadini ritenuti a torto fiancheggiatori dei briganti. Vicende che si ripeteranno nel corso della storia della Resistenza fino al Vietnam. Per crimini così aberranti, la verità storica è riuscita a emergere ed ha fatto sapere come effettivamente sono andate le cose. Gli accadimenti della nostra storia post-unitaria sono stati, invece, artatamente occultati, nascosti, sepolti sotto una spessa coltre di oblio, quasi cancellati, Non c'è nessuno, infatti, che conosce, sia pure per sommi capi, la triste sorte riservata a migliaia e migliaia di meridionali rinchiusi nel campi di concentramento del nord Italia dopo il dissolvimento dello stato borbonico e l'avvento dei Piemontesi nel Sud. Eppure in tanti sono morti fra gli stenti, le privazioni, i maltrattamenti, le esecuzioni sommarie, nei lager allestiti dai Savoia che, sicuramente, assai poco diversi dovevano essere da quelli approntati, meno di un secolo dopo, dagli aguzzini nazisti.
    Una storiografia di parte, scorretta o compiacente, si è impegnata, per tanti lunghi, interminabili decenni, a tenere nascosta una verità scomoda. Cerchiamo di ricostruire come sono andati i fatti.
    Dopo la caduta repentina dell'ormai consunto apparato borbonico, il governo sabaudo si ritrovò a dover fare i conti una massa davvero ingente di militari napoletani sbandati. In pochi mesi a quei militari che erano stata fatti prigionieri nel corso degli eventi bellici si aggiunsero tutti coloro che, per non sottostare alla leva obbligatoria, dopo essersi rifugiati sulle montagne trasformandosi in briganti, erano stati catturati nel corso dei vari rastrellamenti. Il governo sabaudo, trovandosi di fronte a una vera e propria emergenza che rischiava di esplodere da un momento all'altro (tutto il Meridione era infatti infiammato dalla rivolta brigantesca), in un primo momento si limitò a rinchiudere tali prigionieri nelle malsane e insufficienti carceri del Sud. Subito dopo, però, intuendo la pericolosità della situazione, escogitò un “piano di evacuazione" trasferendo specialmente via mare, gli ex soldati borbonici al nord, lontano dai focolai di rivolta.
    Iniziò così, una vera e propria deportazione in grande stile,
    Il porto d’arrivo dei bastimenti carichi di prigionieri era soprattutto Genova; da qui venivano subito smistati nelle varie località di destinazione. Le principali erano: Fenestrelle, piccola località ad un centinaio di chilometri da Torino, dove esisteva un'imponente fortezza a San Maurizio Canavese, alle porte di Torino, e poi Alessandria, Milano, Bergamo e Genova.
    Migliaia di altri meridionali, poi, dalle variegate composizioni (ex ufficiali e soldati, briganti, renitenti alla leva, oppositori politici o presunti tali, vagabondi, camorristi) vennero confinati in varie isole: Gorgonia, Elba, Giglio, Capraia, Ponza.
    Nei campi dì raccolta e nelle prigioni, costrette ad accogliere molte più persone di quanto ne potessero contenere, le condizioni igienico-sanitarie erano disastrose. Riferendosi a tale situazione, vi è una testimonianza del giornale dell'epoca “Civiltà cattolica" che così scriveva in quei giorni: “Si arrestano da Cialdini soldati napoletani in grande quantità, si stipano nei bastimenti peggio che non si farebbe con gli animali e poi si mano a Genova.
    Trovandomi testè in quella Città, ho dovuto assistere ad uno di que' spettacoli che lacerano l'anima. Ho visto giungere bastimenti carichi di quegli infelici, laceri, affamati, piangenti e, sbarcati, vennero distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato. Alcune centinaia ne furono mandati e chiusi nelle carceri di Fenestrelle; un ottomila di questi vennero concentrati nel campo di S. Maurizio. Trattati come animali, ammassati nei bastimenti, tenuti senza cibo e acqua per giorni, vennero sbattuti in terre sconosciute fredde, in campi di concentramento inospitali”.
    Molti non riuscivano a sopportare la disperazione e il disagio e così decidevano di mettere fine alla loro grama esistenza ricorrendo al suicidio.
    Un altro giornale dell'epoca, “L'armonia", così scriveva: “La maggior parte dei poveri reclusi sono ignudi e cenciosi, pieni di pidocchi, sulla paglia… Quel poco di pane nerissimo che si dà per cibo, per una piccola scusa si leva e se qualcheduno parla é legato per mani e piedi per più giorni. Vari infelici sono stati attaccati dai piedi e sospesi in aria col capo sotto ed uno si fece morire in questa barbara maniera soffocato dal sangue; e molti altri non si trovano più né vivi né morti. E' una barbarie, signori".
    E come questa, di crude testimonianze su ciò che accadeva nelle prigioni del Regno d'Italia, in quel drammatico decennio (1860-1870) se ne possono riportare tantissime.
    In tal modo i governanti piemontesi speravano di aver risolto definitivamente il problema; avevano infatti allontanato dai focolai della rivolta migliaia e migliaia di persone, tenendoli distanti dai briganti che stavano infiammando con la loro sollevazione armata tutta la parte meridionale della Penisola. Ma la situazione per i Piemontesi non era affatto semplice: ben presto i prigionieri ammassati nelle prigioni del nord erano diventati un numero così ingente da rendere impossibile il mantenimento dell'ordine pubblico. Un po’ dappertutto, nelle prigioni scoppiavano rivolte, sommosse, tentativi di fuga che a stento venivano represse dalle poche truppe preposte alla sorveglianza, poiché buona parte degli effettivi dell'esercito sabaudo si trovava dislocata nell'Italia meridionale nel tentativo di soffocare la rivolta brigantesca che si faceva sempre più audace.
    Fu allora che il governo sabaudo tentò una sorta di “soluzione finale".
    Nel tentativo di sgombrare le prigioni del Regno da quella massa pericolosa di ex soldati borbonici, renitenti alla leva, nostalgici, prigionieri politici, briganti o pseudo tali, si pensò bene di “sistemarli” in un posto dove non avrebbero dato più fastidio.
    E a questo punto, come spesso accade nelle vicende storiche italiane, la situazione assume caratteri tragi-comici.
    Il progetto era quello di riuscire ad ottenere dal governo portoghese la concessione di un'isola disabitata nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico dove "depositare" i prigionieri meridionali togliendoseli, cosi, definitivamente di torno.
    Per fortuna, però, i portoghesi opposero un netto rifiuto e l'infame disegno non poté andare in porto. Ma i governanti piemontesi non si arresero, sempre fermamente intenzionati a procedere con la "soluzione finale", malgrado la disapprovazione che si levava sempre più alta in tutta Europa. E così, nel 1868, dopo altri analoghi tentativi tutti infruttuosi, il primo ministro Menabrea affidò ai suoi funzionari il compito di contattare la Repubblica Argentina. Era stata persino individuata la regione nella quale sarebbe dovuto sorgere lo stabilimento penale: la Patagonia, una terra desertica e inospitale che si prestava meravigliosamente alla bisogna. Ma anche il governo argentino decise di respingere la singolare richiesta italiana. E così, nonostante gli sforzi, la questione rimase irrisolta e le migliaia di prigionieri rimasero stipate nelle luride carceri italiane in condizioni disumane.
    In quei luoghi, veri e propri lager ante litteram, oltre 40.000 mila persone furono fatte deliberatamente morire per fame, stenti, maltrattamenti e malattie. Erano stretti insieme assassini, sacerdoti, giovani, vecchi, miseri popolani e uomini di cultura. Senza pagliericci, senza coperte, senza luce, in posti dove la temperatura era quasi sempre sotto lo zero, vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati. Pochissimi riuscirono a sopravvivere. I corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva contenuta in una grande vasca. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti.
    Ancora oggi, entrando nella fortezza di Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l'iscrizione "Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce" (ricorda molto la scritta dei lager nazisti).
    Ecco quindi delineata, sia pure per sommi capi, una triste vicenda che per tanto, troppo tempo, è stata completamente rimossa dalla storiografia ufficiale al fine di non scalfire l'immagine dell'epopea risorgimentale.
    Nessuno ha intenzione di inseguire sogni nostalgici o anacronistiche restaurazioni, ma la vera forza di una democrazia si misura anche nella capacità di non negare la verità storica, insabbiando episodi che sarebbero imbarazzanti.
    Cercando su Internet la voce “Fenestrelle”, si può trovare l'itinerario turistico di quella località, senza nessuna menzione al passato. Ma sul sito www.duesicilie.org/caduti è possibile ritrovare i nomi, con data di nascita e provenienza di alcuni martiri di Fenestrelle, nel periodo compreso tra il 1860 e il 1865. Erano poco più che ragazzi: il più giovane aveva 22 anni, il più vecchio 32.
    Dopo l'8 settembre 1943, i Savoia abbandonarono Roma per fuggire al Sud, dove riusciranno a rimanere ancora in sella con il favore della popolazione meridionale, considerata fedele alla monarchia.
    Nel referendum istituzionale del 1946, il Sud voterà in maniera massiccia a favore della casa Savoia. Situazioni, queste, che destano sconcerto dopo aver letto le vicende che abbiamo riportato, ma oltre che immemori (e questa è una loro colpa) sicuramente i meridionali erano anche ignari, stavolta senza colpa, dei misfatti di cui furono vittime tanti loro fratelli.

    (per gentile concessione del mensile “Monteleone” di Vibo Valentia).

    da:http://www.eleaml.org/nicola/storia/...onteleone.html



    http://blog.blogalladeriva.com/2007/...nestrelle.html
    http://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm
    http://www.youtube.com/watch?v=mrSBW...eature=related
    E' il caso di ricordare come numerosi ex ufficiali borbonici entrarono nell'esercito sabaudo conservando il grado, a differenza di quanto spesso accadde per quegli ex garibaldini che furono accettati con maggiore difficoltà. L'episodio di Fenestrelle rappresenta ,quindi, anche un'idea sostanzialmente classista ed aristocratica dell'esercito sabaudo: fra nobili e nobilastri ci si rispetta , i poveri cafoni possono patire e morire

 

 
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