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Un momento, forse sbaglio, ma l'individuo è libero di stipulare contratti svantaggiosi dai quali non può recedere. Si può accettare di eseguire un lavoro in perdita e firmato il contratto il lavoro va eseguito, si può cedere la casa al proprio figlio e ceduta non la si può riprendere. Ci si può pentire di un contratto di eutanasia, ma nella natura stessa del contratto è implicito il rischio di non riuscire tecnicamente a risolverlo.
Pertanto firmandolo è già ben chiaro a chi lo firma che recedere dal contratto stesso sarà possibile con limitazione.
Questa consapevolezza per me sana ogni altro discorso.
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Il problema si pone quando si diventa paralizzati o in coma irreversibile. Nel primo caso, ci si può rifiutare di mangiare, ma non ci si può suicidare. Nel secondo caso siamo in balia delle macchine, ma in ogni caso qualcuno deve prendersi la responsabilità di spegnere la macchina, o di interrompere l'alimentazione, quindi il discorso di ronnie mi sembra non esaustivo. Dovrebbe essere data la possibilità di poter scegliere come morire, in casi limiti, ovvero quando il soggetto non può agire. Lasciarlo in quello stato (ad esempio welby) è un atto crudele, quindi si anche all'eutanasia attiva legalizzata dallo stato, ma solo ovviamente per casi limite. Se io voglio una puntura per porre fine alle mie sofferenze, devo avere una struttura per farlo
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Ronnie
no ragazzi, riflettiamo
perchè è illegittimo un contratto di schiavitù cioè senza clausola rescissoria? Perchè nessuno può cedere la propria volontà. Cedere la propria volontà è un controsenso, nell'atto della cessione stessa la si riaffermerebbe con un atto di volontà, la firma, nè altri muoverebbero col loro pensiero il nostro braccio.
di conseguenza essendo non cedibile per ragioni ontologiche la proprietà di noi stessi, o meglio delle parti vitali di noi stessi, risulterebbe giuridicamente non legittimato chi per nostra richiesta verbale o scritta ci uccidesse, perchè non sarebbe la nostra volontà, che non gli potevamo cedere, la determinante dell'atto ma la sua e il suo rimarrebbe un omicidio
questo caso logico si chiama "dogma dell'inalienabilità della volontà"
inoltre:
- fermo il diritto di cambiare idea, nessun lasso di tempo sarebbe troppo breve per farlo alla nostra mente, e dunque nessuno potrebbe presupporre il nostro accordo al di là di ogni ragionevole dubbio...
ed in ogni caso anche se fossimo d'accordo come detto prima non sarebbe la nostra ma la SUA volontà e proprietà a determinare la nostra morte, cioè un omicidio
Ecco perchè il testamento biologico dell'astensione dal supporto esterno alle funzioni vitali, che non coinvolge il danneggiamento di sue proprietà ma la liberazione di proprie proprietà dall'impegno ad un fine da noi stabilito, è perfettamente accettabile, mentre l'eutanasia attiva no.
Altrimenti chiunque posto in condizioni limite venderebbe la propria volontà, e poi sulla scorta del principio affermato per legalizzare l'omicidio voi dovreste per coerenza star lì ad approvare la sua rimessione in ceppi al lavoro nelle piantagioni.
Tale e chiaro a come la penso io, parola per parola.
La recedibilità di un contrato è fondamentale per la dignità umana e per la libertà stessa degli individui, altrimenti stiamo dando credito allo schiavismo.
Quando parlo di implicazioni intendo proprio questo.
Chi uccide è un assassino, sia che venga pregato di farlo, sia che venga pagato. Stop. Da li non si piove in nessun caso perchè fare eccezioni significa dare leggitimità alla pratica dell'omicidio su richiesta. In questo modo qualsiasi assassino troverebbe, ala lunga, una certa leggitimità.
Chi si vuole uccidere lo faccia e lasci in pace la coscienza degli amici. Al massimo l'amico può mettergli una pasticca in bocca, se il novello suicida la sputa non vuole morire, se la inghiotte vuole morire. Così resta un suicidio e chi mette la pastiglia in bocca non è un criminale.
Però avrei molto da ridere sull'amico che non cerca di sostenere fino alla fine la vita dell'amico depresso.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
teo ™
Un momento, forse sbaglio, ma l'individuo è libero di stipulare contratti svantaggiosi dai quali non può recedere. Si può accettare di eseguire un lavoro in perdita e firmato il contratto il lavoro va eseguito, si può cedere la casa al proprio figlio e ceduta non la si può riprendere. Ci si può pentire di un contratto di eutanasia, ma nella natura stessa del contratto è implicito il rischio di non riuscire tecnicamente a risolverlo.
Pertanto firmandolo è già ben chiaro a chi lo firma che recedere dal contratto stesso sarà possibile con limitazione.
Questa consapevolezza per me sana ogni altro discorso.
I contrati esecutivi riguardano solo gli scambi di valori, siano essi monetari che immobiliari. L'uomo però, per quanto il suo lavoro sia esso stesso un valore di scambio, non è una merce o un servizio di scambio. Un contrato di schiavitù, semplicemente, non è schiavitù, perchè implica la recedibilità del contrato. La schivitù vera, non è contratuale, ma forzata e coercitiva.
COme dice Ronnie, ridiamo senso alle parole, altrimenti siamo fregati.
Un contrato di lavoro svantaggioso, non è schiavitù, è un contrato di lavoro svantaggioso, che può essere rescisso da una delle due parti, senza pagamento di penali se non sono indicate nel contrato stesso.
E non fatevi pfregare dalle penali. Se uno non ha i soldi per pagarle, le pagherà in seguito indebitandosi in qualche modo, ma ma si può forzare qualquno a lavorare o pagar per forza per via di un contrato non esecutivo.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
(Controcorrente
So cosa ne pensa pù o meno Block, ma non conoscendo l'inglese mi viene il dubbio che sia male interpretato: ho tropa fiducia e stima in Block, per ritenerlo capace di un simile errore. Comuqnue tutti possono sbagliare: anche Rothbard ha sbagliato sulla proprietà intelletuale, per cui pazienza.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
JCC70
Personalmente sono d'accordo solo in parte. Dato il diritto al suicidio, una persona in grado, materialmente, di commetterlo non dovrebbe ricorrere all'eutanasia. Tuttavia, ritengo che l'eutanasia, in certi casi, non sia altro che una diversa tecnica (l'unica possibile) di suicidio, laddove l'individuo non sia tecnicamente in grado di suicidarsi (ad esempio: persona paralizzata dal collo in giù).
Molti a parole vogliono suicidarsi ma l'atto non lo compiono mai. C'è una differenza tra la manifestazione della volontà all'esterno e l'esecuzione effettiva nella quale sei sempre padrone e in tempo di cambiare idea.
Nell'eutanasia questi due aspetti sono pericolosamente separati.