Ricordando Ugo La Malfa
Il leader che seppe rinnovare la storica tradizione dell'Edera
La U.I.L. non ha dimenticato Ugo La Malfa, nonostante un rapporto notoriamente burrascoso, ma che evidentemente ha segnato generazioni di sindacalisti e indicato una ragione di appartenenza nel mondo del lavoro. Così a Forlì la Uil ha pensato bene di ricordare lo statista repubblicano presentandone la biografia scritta da Paolo Soddu ("Ugo La Malfa, il riformista moderno"), in questi giorni in libreria. E, neanche a dirlo, ecco riuniti allo stesso tavolo esponenti quali il segretario del Pri Francesco Nucara e il presidente dello Mre, Adriano Musi. Stessa cultura di riferimento, medesime idealità di valori, eppure eletti in Parlamento su sponde avverse.
Allora sarà pure che il problema dell'interpretazione dell'eredità di La Malfa è cosa difficile e complessa, come dice Musi, o che i repubblicani hanno sedimentato uno spirito anarcoide, per il quale sono sempre convinti di aver ragione, come chiosa Nucara, ma qualche linea d'azione comune bisognerà pur trovarla, soprattutto se è vero questo sentimento nostalgico per la stagione lamalfiana, per quello che essa dava e chiedeva al paese, e soprattutto per ciò che non è riuscita a compiere.
Il libro di Soddu non ha remore, nella sua minuziosa ricostruzione storiografica, di rappresentare un La Malfa sconfitto non solo nella contingenza politica, ma anche nella prospettiva istituzionale della Repubblica. Basta pensare al fatto che un cultore del parlamentarismo pluralista come lui dovrebbe ora fare i conti con una deriva bipartitica. O, peggio, con elementi presidenzialisti di sapore gollista. Per non parlare ai tempi della cronica insufficienza elettorale dell'Edera, insufficienza che non riuscì mai a portare il Pri oltre il 3% dei consensi.
Proprio nel momento in cui i suoi eredi (o coloro che si ritengono tali) si trovano di fronte la maggiore delle difficoltà, possono pensare di affrontarla divisi e separati fra di loro? Forse il nome di Ugo La Malfa, il suo testamento politico – si è ricordato il congresso di Roma: "io passerò, il Partito repubblicano resta" – meriterebbero qualche ulteriore riflessione. Certo è tale e tanto elevata l'eredità lamalfiana che, se si è convinti di poterne di-sporre appieno, non si hanno poi remore nello sfidare qualsiasi avversario, nemmeno che la zanzara potesse abbattere l'elefante. E non vogliamo discutere di questo, perché se ne è già discusso.
E' vero però che Ugo La Malfa (che, come sottolinea anche questa biografia, non era di origine repubblicana "storica") non scelse di voler condizionare la Dc o il Pci dal loro interno, ma plasmò un piccolo partito che aveva una tensione etica nella sua fede repubblicana tale da potersi coniugare con una visione politica nuova quale la sua. Possibile che proprio questo soggetto così straordinario debba andare distrutto? Nucara su questo è ottimista: in cento anni le scissioni sono state infinite, ma il Pri è sempre andato avanti lo stesso.
tratto da http://www.pri.it/new/30%20Giugno%20...ForlìLibro.htm




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