Qualcosa si muove
di Sandro Valentini
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Finalmente! Qualcosa si muove. C’è voluto un nuovo disastro, il cappotto nelle elezioni amministrative siciliane affinché sia nella sinistra che nel Pd si iniziasse a ragionare di come raccogliere i cocci del centrosinistra, andato in ordine sparso alle elezioni politiche, per sviluppare un’opposizione forte al governo Berlusconi e impedire che la vittoria del “cavaliere” si trasformi in un regime dal consenso di massa, se non in un plebiscito.
Si potrebbe parlare, rispetto alla fitta rete di dichiarazioni, di prese di posizioni, di incontri, di prove di dialogo, in particolare tra il Pd e il PRC, che resta, nonostante la terribile botta elettorale e le profonde divisioni interne, il principale interlocutore che il Pd ha a sinistra.
Certamente a queste prove si è giunti dopo che Veltroni ha dovuto prendere atto che con Berlusconi – a seguito del violentissimo e pesante attacco alla magistratura – non è possibile realizzare riforme istituzionali. E soprattutto a queste timide e appena percepibili aperture c’è arrivato per necessità interne, per non farsi disarcionare da Segretario del Pd dagli “amici” di sempre: D’Alema, Rutelli, Parisi, Prodi, Bindi e via dicendo.
Veltroni ha tardivamente compreso che il “veltronismo” è uscito dalle urne sconfitto e a pezzi. Che per il Pd andare da solo, senza le tradizionali alleanze di centrosinistra alle elezioni, è il suicidio politico, anzi che il bipolarismo nella forma del bipartitismo significa consegnare per un periodo più o meno lungo il paese alle destre. Allora è bene anticipare tutti, D’Alema in particolare (che magari in Puglia ha già fatto un accordo con Vendola, permettendogli di fare il Segretario del Prc e nel contempo il Governatore) e bloccare gli ex della Margherita, in special modo Rutelli, che spinge per chiudere alleanze con il centro di Casini e non con la sinistra. Da qui le manovre degli ultimi giorni, le dichiarazioni di voler ricostituire una colazione di centrosinistra da l’Udc alla sinistra, passando per Di Pietro e i socialisti, l’incontro con Giordano e soprattutto la convocazione, per ottobre, di una grande manifestazione popolare a Roma contro il governo Berlusconi. Insomma, al gioco di fioretto del “governo ombra” si passa ora ai colpi di sciabola, alle mazzate.
Anche il Prc, dopo Fava e Pecoraro Scanio, ha fatto qualche passo. In verità più che il partito, diviso in cinque mozioni, si è mossa la mozione due, quella di Vendola, che sembrerebbe in testa nei congressi (addirittura la maggioranza assoluta). Forse proprio per via del risultato congressuale positivo, che Vendola e Giordano si sono fatti più coraggiosi fino a rendere un po’ meno ermetica la proposta politica contenuta nella loro mozione congressuale: un soggetto unitario della sinistra, che faccia perno sul PRC, che proponga al Pd la costruzione di una opposizione politica unitaria a Berlusconi e la messa in campo, già per le prossime elezioni regionali, tra due anni, di un nuovo centrosinistra. Ovviamente nella mozione Vendola le cose non sono dette in questo modo, non così chiaramente; anzi occorre lavorare molto di interpretazione per poter avere una lettura giusta della proposta politica. Ma dato il clima che vi è nelle altre mozioni del Prc, per cui con i massimi dirigenti del Pd non bisognerebbe prendere neppure un caffè, mi pare già importante che la seconda mozione abbia fatto questo primo significativo passo. Primo risultato della diplomazia che si è messa in moto è il netto retromarcia del Pd di discutere con il centrodestra una riforma elettorale per le elezioni europee che introduca uno sbarramento tale da penalizzare l’insieme delle forze di sinistra, a prescindere se andranno in ordine sparso o se faranno un unico cartello elettorale.
In tempi così brutti occorre accontentarsi e registrare che qualcosa si sta muovendo. Era ora!