Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Liberalismo, libertà di scelta, soggettivismo

    Come promesso al nostro interlocutore "controccorrente" apro una discussione apposita sul liberalismo e sul soggettivismo, per non appesantire quella relativa alla sanità.

    Dunque, ritengo che la libera scelta secondo la concezione liberale, sia una sorta di delirio utopistico-relativistico frutto di un'astrazione. L'astrazione sta nella concezione di un individuo sganciato dalla comunità o dall'intorno cui per natura appartiene. In tal senso il liberalismo concepisce un individuo che si autodetermina da sè e per sé.
    E nell'autodeterminarsi l'individuo si pone di fronte ad un ventaglio infinitamente manipolabile di alternative soggettive, il cui unico limite è il non danneggiare il prossimo ( il famoso principio dell'allungamento del braccio finchè non tocca il corpo altrui).
    Ebbene questa concezine ultra-soggettivistica si unisce come fa notare giustamente " controcorrente" al giusnaturalismo inteso come dottrina dei diritti inalienabili naturali dell'individuo tra cui quella alla proprietà frutto del proprio lavoro.
    Ora è chiaro che soggettivismo assoluto (cioè relativismo assoluto) e giusnaturalismo non sono affatto in contraddizione, poichè il postulare come diritto inalienabile quello ai frutti del proprio lavoro che si traduce in diritto di proprietà ( con un salto per la verità errato, ma che possiamo anche dare per ipotesi per buono), è una forma di assolutizzare non certo un criterio di bene, sia in senso metafisico che in senso comunitario, ma un criterio di giustizia nella proporzionalità.
    Una giustizia che si estrania dal bene, e dunque funge da regolazione pratica-concreta della vita umana. Oltre tale giustizia oggettiva, nel mondo dei valori regna il relativismo massimo, poichè in quella giustizia giusnaturalistica non c' è posto per il bene, ma solo per il giusto in sé.
    Il contrario del giusto in sè, è il Bene in Sè.

    A mio avviso il mondo contemporaneo si fonda sul giusto in Sè seppur trasposto nella forma capitalistica che giusta in sé non è, ma riesce ad appropriarsi del concetto di giustizia e stringerlo nei propri ranghi.

    Un pensiero comunitario dovrebbe invece proprio recuperare il concetto di bene in Sè.

  2. #2
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    Chiarisco una cosa: liberalismo non significa relativismo dei propri valori ma relativismo di quelli altrui, cioè non imporre convinzioni.

    Comunque: cos'è la comunità?

    Spero che la presenza di un liberista come me non dia fastidio.

  3. #3
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    Predefinito

    Io credo esista un unico problema che fa emergere una duplice faccia. Da una parte il soggettivismo nega la presenza stessa di una società, dall'altra il comunitarismo nega l'esistenza stessa dell'individuo.
    Quello che terraeamore sostiene, riguardo il bene in Sé, è da me condiviso ma io credo che non ci si debba neppure dimenticare dell'importanza del giusto in Sé e soprattutto di una prospettiva di metodologia individualista. Troppo spesso si sacrifica (soprattutto da parte di scuole a me politicamente vicine) questo tipo di impostazione, negando la stessa esistenza dell'individualità.
    Legato a questi discorsi provo a postare un breve stralcio dalla mia tesi inerente all'idea di reciprocità e fraternità per cercare di stimolare il dibattito:
    Il fine cui tende il principio di reciprocità è la fraternità, il principio di fraternità.
    La fraternità è una delle tre parole sulla base delle quali è stata combattuta la rivoluzione francese: liberté, egalitè, fraternitè, ma la parola fraternità è stata respinta di fatto negli ultimi due secoli. Ma la fraternità non è la stessa cosa della solidarietà perché quest’ultima, che è fondamentale, è il principio che tende a rendere eguali i diversi. Ma la fraternità è il principio che consente agli eguali di essere diversi, quindi è il complemento di solidarietà. Una società che è solo solidale non è capace di progresso, perché non è capace di accumulare capitale civile. Per il capitale civile ci vuole fraternità, che vuol dire consentire agli eguali di essere diversi; cioè affermare, come dire, la propria visione del mondo, il proprio stile di vita, la propria concezione. Se noi non consentiamo questo, si nota il calo di creatività, perché la solidarietà senza fraternità tende ad uniformare, a livellare tutti.
    L’idea di reciprocità si fonda sull’autorealizzazione della persone, cioè la sua fioritura, l’eudaimonia aristotelica: ho bisogno dell’altro per scoprire che vale la pena che io fiorisca. La realizzazione del sé è il risultato dell’interazione. Il riconoscimento dell’altro e il nostro riconoscimento da parte dell'altro è fondamento della reciprocità, della fraternità.

  4. #4
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    Io sono liberale e liberista, la mia posizione non si basa sul giusnaturalismo ma sull'utilitarismo conseguenzialista.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Winnie Visualizza Messaggio
    Io sono liberale e liberista, la mia posizione non si basa sul giusnaturalismo ma sull'utilitarismo conseguenzialista.
    Ancora peggio. Il positivismo è certamente peggiore del giusnaturalismo.

  6. #6
    Classic Liberal
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    Citazione Originariamente Scritto da Tambourine Visualizza Messaggio
    Ancora peggio. Il positivismo è certamente peggiore del giusnaturalismo.
    De gustibus...

  7. #7
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    Quoto Tambourine, il positivismo è un male da estirpare

 

 

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