Seppur relegato in un articolo di poche righe (a lui piace scrivere pagine e pagine di sdegno e di scherno solo contro Di Pietro-Travaglio-Grillo) il buon Facci urla, o meglio sussurra il suo sdegno per il comportamento del ministro degli esteri Frattini (perché ora la colpa é solo di Frattini che, alla fine, é sacrificabile, mica di Berlusconi; prima invece era soprattutto di Prodi) che tempo fa aveva detto al financial Times che non avrebbe incontrato il Dalai Lama per non provocare gli amici cinesi (a questo punto mi aspetto decine di interventi sdegnati da parte dei sostenitori del Pdl). Ma lasciamo parlare, anzi sussurrare, Facci (a cui comunque va il mio plauso per quest'articol(ett)o).
Ah già, il Tibet
di Filippo Facci
Franco Frattini, più che da ministro degli Esteri, dovrebbe studiare da addetto alle pubbliche relazioni: a margine della sua gestione del caso Cina, inteso come caso Tibet o, insomma, caso Olimpiadi, altro non viene da dire. A maggio, intervistato dal Financial Times, disse che non avrebbe incontrato il Dalai Lama per non provocare «gli amici cinesi»: e noi rimanemmo di sale, perché erano le stesse parole che aveva pronunciato Prodi quando rifiutò di incontrare il capo spirituale tibetano. E noi con Prodi eravamo stati durissimi. Ora che dovremmo dire? Il 10 giugno Frattini ha incontrato il suo omologo Yang Jiechi e ha detto che «boicottare le Olimpiadi è inaccettabile, perché a subirne le conseguenze sarebbe solo lo sport e non la politica». Una frase, con rispetto parlando, che un alunno delle scuole elementari troverebbe semplicistica: ma forse le principali democrazie del mondo non ci avevano pensato. «Italia miglior amico» ha replicato il ministro degli Esteri cinese: che bel quadretto. Morale: l’Italia a Pechino sarà formalmente presente, ma senza la presidenza del Consiglio, ci sarà solo un sottosegretario. Una soluzione all’italiana. Un consiglio: fate un bel sondaggio su che cosa ne pensano gli elettori di centrodestra, poi fateci sapere.
Da Il Giornale




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