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  1. #1
    vae victis
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    Predefinito Talpe Dda(Cuffaro): depositate motivazioni sentenza

    30 giugno 2008Palermo. Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, rivelò l'esistenza di indagini riservate, ma non per favorire Cosa nostra.


    E' quanto sostengono i giudici della III sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo, nelle motivazioni della sentenza del processo alle cosiddette talpe alla dda di Palermo, depositate oggi, in tarda serata. Il provvedimento del collegio, che il 18 gennaio scorso condannò l'ex governatore a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, è lungo oltre 1600 pagine. Una parte ponderosa è riservata alle condotte contestate all'ex presidente della Regione, imputato, tra gli altri, insieme all'ex manager della sanità privata Michele Aiello, condannato per mafia a 14 anni e all'ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo, ritenuto colpevole del reato di favoreggiamento e condannato a 7 anni. In particolare, i giudici ritengono provate le due fughe di notizie contestate a Cuffaro: quella del 2001, relativa alla presenza di una microspia a casa del capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e quella del 2003 relativa all'inchiesta a carico di Aiello. A differenza di quanto ritenevano i pubblici ministeri, che imputarono l'ex governatore di favoreggiamento aggravato dall'avere agevolato la mafia, però, secondo il tribunale, rivelando l'esistenza di indagini in corso, l'ex governatore non aveva intenzione di dare un contributo all'associazione Cosa nostra. Da qui l'esclusione, nel verdetto, dell'aggravante specifica di avere agito per favorire la mafia e la condanna per il favoreggiamento semplice nei confronti di singoli indagati. Secondo i giudici, dunque, Cuffaro, che rivelò la presenza della "cimice" all'ex assessore comunale Mimmo Miceli, suo "delfino" e abituale frequentatore della casa del boss Guttadauro, avrebbe agito solo per mettere in guardia e tutelare Miceli stesso. Il tribunale, però, non esclude che l'ex presidente avesse messo in conto, accettandone il rischio, che le rivelazioni sarebbero tornate utili anche al capomafia di Brancaccio, che venne poi, infatti, avvisato della microspia. L'ipotesi, però, si inquadra nell'ambito del dolo eventuale o indiretto, e non del dolo specifico, che è invece richiesto dal codice per la sussistenza del reato di favoreggiamento. Provata, secondo il collegio, anche la rivelazione delle notizie sull'inchiesta a carico di Aiello, che risale al 2003. Nelle motivazioni i giudici scrivono che Cuffaro segnalò la cosa a Roberto Rotondo, anche lui imputato di favoreggiamento e condannato a un anno di carcere, perché la riferisse all' imprenditore della sanità privata. Anche in questo caso, però, la volontà era di aiutare il singolo: cioé Aiello. In relazione a quest'ultimo, infine, i magistrati ritengono che fosse completamente a "disposizione" di Cosa nostra, ma escludono, come invece avevano sostenuto i pm, che fosse prestanome del capomafia Bernardo Provenzano.ANSA


    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/7808/48/

  2. #2
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    mA UN AMICO NORMALE CON CUI PARLARE DI CALCIO E NON DI MICROSPIE TOTO' NON CE L'AVEVA MICA?

    E' PROPRIO VERO CHE IL POTERE GENERA SOLITUDINE

  3. #3
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    comunque uno che viene condannato a cinque annianche in primo grado aveva il dovere di dimettersi e non di festeggiare con i cannoli anche se successivamente dovesse risultare innocente.

  4. #4
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    bEH SE GLI DAVANO L'AGGRAVANTE FORSE DAL PUNTO DI VISTA ELETTORALE ERA ANCORA QUALCHE PUNTO IN PIU', PERO' ANCHE I 5 ANNI SONO STATI UNA BELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA, COMPLETAMENTE GRATUITA.

    ME LI DESSERO A ME 5 ANNI CON LA CONDIZIONALE, VADO IN SICILIA E DIVENTO SINDACO DI CALTANISSETTA IN UN AMEN

  5. #5
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    Cazzo, è proprio vero; per una persona normale anche una denuncia è un dramma, per i pezzi di merda della politica una medaglia

  6. #6
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    La terra di Giovannino Guareschi
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc Visualizza Messaggio
    30 giugno 2008Palermo. Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, rivelò l'esistenza di indagini riservate, ma non per favorire Cosa nostra.


    E' quanto sostengono i giudici della III sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Vittorio Alcamo, nelle motivazioni della sentenza del processo alle cosiddette talpe alla dda di Palermo, depositate oggi, in tarda serata. Il provvedimento del collegio, che il 18 gennaio scorso condannò l'ex governatore a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, è lungo oltre 1600 pagine. Una parte ponderosa è riservata alle condotte contestate all'ex presidente della Regione, imputato, tra gli altri, insieme all'ex manager della sanità privata Michele Aiello, condannato per mafia a 14 anni e all'ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo, ritenuto colpevole del reato di favoreggiamento e condannato a 7 anni. In particolare, i giudici ritengono provate le due fughe di notizie contestate a Cuffaro: quella del 2001, relativa alla presenza di una microspia a casa del capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e quella del 2003 relativa all'inchiesta a carico di Aiello. A differenza di quanto ritenevano i pubblici ministeri, che imputarono l'ex governatore di favoreggiamento aggravato dall'avere agevolato la mafia, però, secondo il tribunale, rivelando l'esistenza di indagini in corso, l'ex governatore non aveva intenzione di dare un contributo all'associazione Cosa nostra. Da qui l'esclusione, nel verdetto, dell'aggravante specifica di avere agito per favorire la mafia e la condanna per il favoreggiamento semplice nei confronti di singoli indagati. Secondo i giudici, dunque, Cuffaro, che rivelò la presenza della "cimice" all'ex assessore comunale Mimmo Miceli, suo "delfino" e abituale frequentatore della casa del boss Guttadauro, avrebbe agito solo per mettere in guardia e tutelare Miceli stesso. Il tribunale, però, non esclude che l'ex presidente avesse messo in conto, accettandone il rischio, che le rivelazioni sarebbero tornate utili anche al capomafia di Brancaccio, che venne poi, infatti, avvisato della microspia. L'ipotesi, però, si inquadra nell'ambito del dolo eventuale o indiretto, e non del dolo specifico, che è invece richiesto dal codice per la sussistenza del reato di favoreggiamento. Provata, secondo il collegio, anche la rivelazione delle notizie sull'inchiesta a carico di Aiello, che risale al 2003. Nelle motivazioni i giudici scrivono che Cuffaro segnalò la cosa a Roberto Rotondo, anche lui imputato di favoreggiamento e condannato a un anno di carcere, perché la riferisse all' imprenditore della sanità privata. Anche in questo caso, però, la volontà era di aiutare il singolo: cioé Aiello. In relazione a quest'ultimo, infine, i magistrati ritengono che fosse completamente a "disposizione" di Cosa nostra, ma escludono, come invece avevano sostenuto i pm, che fosse prestanome del capomafia Bernardo Provenzano.ANSA
    E' una sentenza abbastanza agghiacciante (anche se non ho ovviamente letto le 1.600 pagine di motivazioni) dal punto di vista del principio che sembrerebbe creare; ossia che un cittadino , se rivela ad un altro che un TERZO è sotto inchiesta, si può beccare OTTO anni per favoreggiamento (Tanti ne erano stati chiesti originariamente).

    Pensiamoci bene: sta tutto nella frase sottolineata. Io rivelo a Tizio che Caio è sotto inchiesta, perchè me l'ha detto Sempronio. Questa è certamente rivelazione di segreti d'ufficio ed è penalmente rilevante. Ma da QUI a costruirci un intero processo per favoreggiamento (con accusa originaria aggravata dall'aver favorito l'associazione mafiosa nel suo complesso) mi sembra davvero una follia giuridica tra le più incredibili. E pensare che addirittura qualcheduno dei PM della Procura (i " caselliani " contrapposti ai " grassiani ") voleva incriminare Cuffaro per il solito mostro giuridico di concorso esterno in associazione mafiosa.....................il gioco era fatto. Salvo arrivare poi ad una assoluzione come tante altre.

    Signori miei, qui si sta davvero esagerando. La lotta alla mafia è stata trasformata in una vicenda molto torbida. Mentre i mafiosi se la spassano (ma ora la Polizia li sta arrestando), i pm fanno i processi perchè uno dice all'amico che l'altro tizio deve starsene in campana che stanno indagando su di lui. Ma davvero siamo in Italia

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    E' una sentenza abbastanza agghiacciante (anche se non ho ovviamente letto le 1.600 pagine di motivazioni) dal punto di vista del principio che sembrerebbe creare; ossia che un cittadino , se rivela ad un altro che un TERZO è sotto inchiesta, si può beccare OTTO anni per favoreggiamento (Tanti ne erano stati chiesti originariamente).

    Pensiamoci bene: sta tutto nella frase sottolineata. Io rivelo a Tizio che Caio è sotto inchiesta, perchè me l'ha detto Sempronio. Questa è certamente rivelazione di segreti d'ufficio ed è penalmente rilevante. Ma da QUI a costruirci un intero processo per favoreggiamento (con accusa originaria aggravata dall'aver favorito l'associazione mafiosa nel suo complesso) mi sembra davvero una follia giuridica tra le più incredibili. E pensare che addirittura qualcheduno dei PM della Procura (i " caselliani " contrapposti ai " grassiani ") voleva incriminare Cuffaro per il solito mostro giuridico di concorso esterno in associazione mafiosa.....................il gioco era fatto. Salvo arrivare poi ad una assoluzione come tante altre.

    Signori miei, qui si sta davvero esagerando. La lotta alla mafia è stata trasformata in una vicenda molto torbida. Mentre i mafiosi se la spassano (ma ora la Polizia li sta arrestando), i pm fanno i processi perchè uno dice all'amico che l'altro tizio deve starsene in campana che stanno indagando su di lui. Ma davvero siamo in Italia
    Di agghiacciante c'è il tuo commento.

  8. #8
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    La terra di Giovannino Guareschi
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    Citazione Originariamente Scritto da garulfo Visualizza Messaggio
    Di agghiacciante c'è il tuo commento.
    Complimenti, abbondi di argomentazioni

    Intanto ti consiglio la lettura di questo articolo del radicale storico Mellini, che ha condiviso con Pannella anni e anni di battaglie per una giustizia giusta:

    Quelli che se ne intendono dicono che Totò Cuffaro, Presidente della Regione Siciliana, altrimenti detto “Vasa-Vasa” (bacia-bacia, abitudine che, per essere notata in Sicilia, deve essere veramente intensissima e prorompente) sarà condannato dal Tribunale di Palermo che lo sta giudicando per favoreggiamento. Anzi il P.M. si è detto dispiaciuto che gli sia stato contestato “soltanto” il favoreggiamento di mafiosi e non il “concorso esterno in associazione mafiosa”. Chi sa perché. E chi sa perché anche lui non si è valso della facoltà di contestare il “fatto diverso” (ma è diverso?) che la legge gli conferisce senza troppi scrupoli garantisti.
    Quale che sia la ragione di questa omissione, i mafiologi insigni che sovrabbondano a Palermo e altrove, trovano in quelle espressioni di rammarico del P.M. d’udienza la traccia del dissidio in Procura tra Caselliani e Grassiani.
    Due scuole di pensiero che noi poveri ignoranti non siamo proprio tanto sicuri di poter distinguere. Una volta, all’ Università (dove ancora non insegnava diritto romano Oliviero Diliberto e ci si doveva accontentare dei discepoli, sia pure i più illustri, di Pietro Bonfante che aveva avuto in passato quella cattedra), dovevamo cimentarci con le incerte notizie sulle tendenze delle scuole dei Sabiniani e dei Proculiani. Ora le scuole sono altre: appunto dei Caselliani e dei Grassiani.
    Certo una bella contestazione di “concorso esterno” proprio al Presidente della Regione e per di più accanito baciatore, avrebbe empito di soddisfazione quanti hanno saputo spremersi il cervello con acrobazie interpretative per creare questo nuovo reato. E poi ci si meraviglia della “fuga dei cervelli”! Ma certi cervelli non fuggono affatto: si trovano benissimo dove sono.
    Ma torniamo al Presidente Vasa-Vasa ed al reato che, concorso esterno, o favoreggiamento che sia, gli viene addebitato.
    Ignoranti della natura delle diverse tendenze scientifiche di Caselliani e Grassiani non meno di quanto lo fummo di quelle tra Sabiniani e Proculiani, ignoranti siamo anche di quanto di certi problemi le cronache giornalistiche raccontano al valgo e all’inclita. Delle colpe di Cuffaro abbiamo quindi idee poche e confuse. Ma quel che sappiano è che a suo carico ci sarebbero intercettazioni di telefonate di esponenti mafiosi, o comunque di inquisiti per mafia, i quali, alludendo, a quanto pare, alle intercettazioni telefoniche con le quali erano stati “incastrati”, dicevano che, allora “aveva ragione Totò”, cioè lui, “Vasa-Vasa” che, dunque, li aveva avvertiti.
    Così sembra o, almeno così mi è sembrato di capire. Questa la storia dell’accusa di favoreggiamento oppure di concorso esterno se meglio vi piace, posto che siate Caselliani o Grassiani o, magari, Sabiniani invece che Proculiani. Ma, in ogni caso e se, invece che seguaci di una scuola o di un’altra, non siamo solamente dei male informate che non hanno saputo nemmeno leggere bene i giornali, questa, in parola povere la colpa di don Totò: aver avvertito quella gente e di stare attenti che ci sono molte orecchie che ascoltano.
    Beh, se per questo si possono beccare otto anni di carcere, ed anche di più se il Buon Dio o chi per Lui vi manda un P.M. Caselliano o invece che Grassiano o, magari, Proculiano o quella roba là, c’è veramente da stare attenti a quello che si dice ed anche a quello che si pensa la mattina mentre si è chiusi in bagno. Anzi, c’è solo da scappare all’estero in un Paese dalle istituzioni giudiziarie più ragionevoli, magari in Iran o in Arabia Saudita.
    Non dico per scherzo. Facendo il mio bravo esame di coscienza (che meglio sarebbe potessi fare quello delle mie telefonate registrate da me medesimo così come le registrerà chi sa chi altr), devo pur ammettere che io ho detto ad un sacco di gente che bisogna stare sempre attenti a quello che si dice, perché siamo tutti intercettati al telefono o in casa con mille marchingegni. E spesso, come ho saputo che fa pure Alfredo Biondi (che è stato anche ministro della giustizia, aggravante ed indizio gravissimo per certi magistrati) parlando al telefono faccio pure lo spiritoso e dico sconsideratamente “magari il brigadiere che ci sta intercettando…penserà, dirà, annoterà, etc. etc..
    Volete che una volta non l’abbia detto a qualcuno che è davvero inquisito e intercettato, a qualcuno che ci ha riflettuto sopra e ha smesso di parlare di certi argomenti?
    Io non sarei, però, un indagato o imputato o condannato appetibile. Posso almeno sperare che questo mi salvi. Qualche volta è meglio non essere Presidenti non dico della Regione siciliana ma nemmeno del condominio. Non essere Vasa-Vasa. Ma se è vero anche solo un po’ che la legge (ed anche la sua interpretazione) è uguale per tutti, sono proprio fritto. Ché almeno Dio onnipotente mi mandi nelle mani di un P.M. proculiano o magari sabiniano e non grassiano o caselliano che si metta pure a discettare se sono un favoreggiatore o un concorrente esterno.
    E poi, ora, dovrei provare a dire a tutti che, se hanno la coscienza pulita non abbiano paura di parlare liberamente, perché nessuno li intercetta.
    Dovrei, ma credo proprio che non ci riuscirò. A dire le bugie si va all’inferno.
    A Vasa-Vasa, intanto, vorrei fare i miei auguri, ma potrebbe essere compromettente e, poi, lui non saprebbe proprio che farsene.

    http://www.giustiziagiusta.info/inde...1950&Itemid=35

    Sarebbe bello se ogni tanto in Italia si ragionasse di più sui fatti e meno sulle chiacchiere demagogiche. Ma la faziosità che alligna nel cuore di molti impedisce questo lavoro. Chissà Uolter se cadrà nelle spire di Tonino il molisano o riuscirà a resisterne alle lusinghe?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
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    Come devo rispondere ad uno che si preoccupa di difendere un favoregggiatore di mafiosi?Vai così bravo?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da garulfo Visualizza Messaggio
    Come devo rispondere ad uno che si preoccupa di difendere un favoregggiatore di mafiosi?Vai così bravo?
    Che sia favoreggiatore di mafiosi non è un fatto certo, visto che la sentenza è di primo grado e con tutta probabilità Cuffaro ricorrerà in appello. Ergo, la sentenza non è definitiva.

    E cmq a me interessava difendere il principio di base per cui un cittadino non dovrebbe a mio modestissimo avviso poter essere condannato per un reato così grave, quyando non ha favoreggiato nessuno ma ha rivelato un segreto d'ufficio riguardante terzi (tutto col condizionale ovviamente).

    Un giorno che tu ti trovi a conoscere di indagini su una persona che conosce anche un tuo amico e glielo dici, e poi si scopre che questo era trafficante di droga, tu potresi finire in galera per 5-8 anni , se passa questo principio. A me sembra una cosa agghicciante; se per te è ok, bene, a posto così.

 

 
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