La vera emegenza:
la deriva razzistaPatrizio Gonnella* Luigi Nieri**
«Moratoria, subito. La situazione dell'ordine pubblico legato ai flussi dei cittadini comunitari dall'est sta sfuggendo di mano. E' un dato di fatto. Le rapine in villa e gli episodi di violenza anche in locali pubblici, anche in pieno giorno, sono diventati consuetudine. Va attuata una moratoria per almeno 2, 3 anni nei confronti della Romania e della Bulgaria e lo stesso per i Paesi che entreranno nell'area di Schengen nel 2008. Gli irregolari vanno rimpatriati. Chi arriva in Italia deve avere un alloggio e un lavoro, non siamo il vespasiano d'Europa» (Antonio Di Pietro, novembre 2007). A seguire quelli della Lega Nord: «Di Pietro sta copiando tutti i messaggi della Lega Nord da oltre un anno». Non amiamo i cappi leghisti e non amiamo i processi di piazza. Tra chi vuole vedere tutti, ma proprio tutti, in galera e chi vuole vedere in galera tutti tranne i colletti bianchi non sapremmo chi scegliere. La vera emergenza democratica è la deriva razzista di matrice istituzionale a cui stiamo andando pericolosamente incontro. La norma salva-premier è una norma discutibile, censurabile, grave. L'8 luglio non saremo in piazza perché quella piazza è invocata ed evocata nel nome di una idea di giustizia a cui non ci sentiamo vicini. Una giustizia che intende comprimere diritti e garanzie individuali. La democrazia è messa a rischio prima di tutto dalle misure e dalle pratiche illiberali, violente, razziste che stiamo subendo in queste settimane. Avremmo voluto una manifestazione nel nome della giustizia, quella vera, quella non classista. Quando alcuni di noi - ai tempi del precedente governo Berlusconi - si opposero alla legge Cirielli nella parte in cui se la prendeva con i recidivi (ossia gli ultimi della società) provammo a chiedere dalle pagine del Manifesto ai girotondi di allearci contro la giustizia biforcuta dell'allora Casa delle Libertà. I girotondi infatti si opponevano ad altra parte di quella stessa legge, la parte sulla prescrizione. Non ci fu risposta. Antonio Di Pietro ha votato contro l'indulto. Dopo la sua approvazione gli ha sparato addosso. Ha contribuito a creare - insieme a buona parte dei media - un clima velenoso e intollerante sul tema della sicurezza. Analoghe responsabilità le hanno molti suoi amici che sono in prima fila nella convocazione della manifestazione dell'8 luglio. La nostra idea di giustizia è quella di una giustizia mite, giusta, riparatrice dei danni sociali prodotti dai fatti criminali. La nostra idea di sicurezza è quella di una sicurezza vera, sociale, inclusiva, tollerante, democratica. La nostra idea di democrazia non coincide con quella di chi ritiene che rumeni e bulgari vadano rimpatriati perché l'Italia non sia ridotta a vespasiano. Il nostro no al decreto sicurezza è un no a tutte le norme presenti in quell'orribile decreto. A quelle che puniscono pesantemente chi affitta il proprio appartamento agli immigrati, a quelle che introducono la circostanza aggravante della clandestinità, a quelle pensate contro gli immigrati in quanto esseri umani. Se la manifestazione dell'8 fosse stata una manifestazione contro tutto il pacchetto sicurezza non sarebbe mancata la nostra adesione. Ma il timore è che si apra con Piazza Navona l'ennesima stagione del giustizialismo di sinistra che è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Oggi vi è una emergenza democratica ed è quella razzista. Vi è anche una emergenza giustizia che però non è solo quella deformata dalle vicende berlusconiane.
*presidente di Antigone
**assessore al bilancio della Regione Lazio
04/07/2008