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  1. #1
    Torre d'Avorio
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    Predefinito Mongolia - Rivoluzione colorata alle porte?


    Soros e compagnia proseguono le manovre americane nell'area per l'accerchiamento della Russia e il sabotaggio dei suoi interessi.


    ---



    Rivoluzione colorata alle porte
    Giovedì 3 Luglio 2008 – 14:25 – Francesca Dessì


    Stato d’emergenza in Mongolia. Cinque persone sono morte e altre 329 ferite negli scontri scoppiati, due giorni fa, a Ulan Bator, tra i manifestanti che protestavano per l’esito delle elezioni e la polizia. La notizia è stata diramata, ieri, dal ministro della Giustizia, Tsend Munkh-Orgil, specificando che tra i feriti 221 sono civili e gli altri 108 agenti di polizia, mentre in 700 sono stati arrestati.
    La rivolta è esplosa dopo che il partito democratico d’opposizione, guidato da Tsakhia Elbegdorj, ha sconfessato la vittoria del partito comunista di governo alle elezioni parlamentari di domenica scorsa, sostenendo che il voto è stato falsato per sancire la vittoria del Partito Popolare Rivoluzionario, che ha ottenuto più della metà dei 76 scranni parlamentari.
    Una notizia che ha scatenato la sommossa di 6 mila persone, scese in strada per denunciare l’irregolarità nelle operazioni di scrutinio, e la reazione delle forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, che hanno tentato inutilmente di sedare la folla.
    Ora è tornata la calma ad Ulan Bator, ma si prevedono nuovi disordini, in vista delle ultime dichiarazioni di un portavoce della commissione elettorale, Purevdorjiin Naranbat, che ha precisato che “i partiti politici annunciano delle cifre non confermate e gioiscono troppo presto”, lasciando intendere che il risultato ufficiale sarà annunciato in questi giorni. In base allo stato d’emergenza, secondo quanto ordinato da un comunicato diffuso dalla televisione nazionale, è in vigore il coprifuoco notturno e nessun raduno di gente è tollerato.
    Il partito popolare comunista della Mongolia tornerebbe al potere dopo 12 lunghi anni. Dal 2004, comunisti e democratici, infatti, hanno formato un governo di coalizione, che ha portato ad una paralisi politica del Paese.
    Nascono i primi sospetti che dietro la rivolta popolare di Ulan Bator ci sia George Soros, il cosiddetto filantropo statunitense, che tramite la sua organizzazione mondiale, l’Open Society Institute, ha organizzato e finanziato tutte le “rivoluzioni colorate”, che nei Paese ex-comunisti, quali Georgia, Ucraina e Kirghitistan, hanno spalancato le porte agli investimenti e interessi geopolitici occidentali.
    È grazie a queste rivoluzioni pacifiche, foraggiate dall’esterno in nome della libertà e della democrazia, che nuovi dirigenti sono riusciti negli ultimi anni a sovvertire ordini istituzionali, instaurandone di nuovi ben più graditi ai loro sostenitori stranieri. In questo caso, i campanelli d’allarme sono suonati alla notizia che tre mesi prima delle elezioni, il 27 e 28 maggio scorso, l’Open Society Institute ha organizzato a Ulan Bator una conferenza in vista delle elezioni, allo scopo di “preparare la società civile mongola a monitorare il voto di giugno”.
    La Mongolia potrebbe essere una delle nuove frontiere degli interessi economici e geo-strategici; un territorio vastissimo, ricco di minerali, tra cui rame oro, carbone, ferro stagno, zinco, molibdeno e uranio. La chiave di lettura delle ultime proteste potrebbe essere nel programma del Partito rivoluzionario del popolo mongolo che, con una maggioranza ampia, approverebbe una legge sulle miniere che garantisce allo Stato i massimi profitti (interessi fino al 51%) dallo sfruttamento dei giacimenti individuati con contributi statali. Una prospettiva che non piace alle multinazionali straniere che vedrebbero venir meno le loro possibilità di sfruttamento, esclusiva della Russia e della Cina che sostengono il PPRM. Il nuovo governo dovrà anche deliberare sugli accordi con società estere, smaniose di sfruttare queste grandi risorse, in particolare dei giacimenti di rame e oro di Oyu Tolgoi, nel deserto del Gobi.
    A questo vanno aggiunti i progetti statunitensi per la costruzione di una base militare in Mongolia, strategicamente risolutiva vista la sua posizione di Stato cuscinetto tra Russia e Cina.

  2. #2
    Torre d'Avorio
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    Mongolia, lo zampino di Soros
    L'Open Society Institute dietro la rivolta di Ulan Bator


    Dietro la rivolta popolare che ieri ha messo a ferro e fuoco la capitale della Mongolai, Ulan Bator, c’è lo zampino di George Soros, il filantropo statunitense che per mezzo della sua organizzazione mondiale – l’Open Society Institute – ha pianificato e finanziato tutte le ‘rivoluzioni colorate’ che nei paesi ex-comunisti hanno prodotto cambi di regime a vantaggio degli interessi economici e geopolitici occidentali.

    Stato di emergenza dopo un giorno di guerriglia. Oggi a Ulan Bator regna una calma apparente. Si contano i morti di ieri, almeno cinque, e i feriti, centinaia, come le persone arrestate dalla polizia durante gli scontri. Il governo ha imposto lo stato d’emergenza e il coprifuoco notturno, ordinando alle forze dell’ordine di usare la forza per impedire nuove proteste. La sede centrale del Partito comunista mongolo (Mprp) e la Galleria d’arte nazionale sono stati distrutti dalle fiamme appiccate dai manifestanti. Devastati dai saccheggi tutti gli uffici governativi.
    La rivolta è esplosa dopo che il Partito democratico d’opposizione, guidato da Tsakhia Elbegdorj, ha disconosciuto la vittoria del partito comunista di governo alle elezioni parlamentari di domenica scorsa, dicendo che il voto è stato truccato per impedire il vero risultato, ovvero la vittoria dell’opposizione. In realtà, gli osservatori internazionali avevano giudicato regolare il voto del 29 giugno.

    Un nuovo terreno di scontro tra est e ovest. I due partiti – filo-russo e filo-cinese il comunista, filo-occidentale e liberista il democratico – sono in disaccordo su come gestire i grandi giacimenti d’oro, rame e carbone appena scoperti sotto le steppe mongole. Per l’Occidente, un cambio di governo significherebbe la possibilità di avere concessioni di sfruttamento, che altrimenti andrebbero tutte a Russia e Cina. Inoltre, gli Stati Uniti sognano da tempo di aprire una base militare in Mongolia, strategicamente cruciale vista la sua posizione geografica. Ma questa opzione sarebbe teoricamente realizzabile solo con un governo diverso da quello attuale.
    Tre mesi prima delle elezioni, il 27 e 28 maggio scorso, l’Open Society Institute ha organizzato a Ulan Bator una conferenza in vista delle elezioni, allo scopo di “preparare la società civile mongola a monitorare il voto di giugno”. Al seminario, tutto spesato dall’organizzazione si Soros, hanno partecipato i rappresentanti dell’opposizione mongola, ong locali e delegazioni straniere provenienti anche da Georgia e Ucraina, dove le rivoluzioni di piazza del 2003 e 2004 hanno portato al potere governi che hanno spalancato le loro porte agli investimenti occidentali e alla Nato.

  3. #3
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    Tra comunisti isolazionisti (e non tradizionalisti, se sono comunisti avversano le millenarie tradizioni) e liberali proni al mondialismo la scelta è davvero ardua.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Tra comunisti isolazionisti (e non tradizionalisti, se sono comunisti avversano le millenarie tradizioni)
    Se non altro su questo temo proprio siano pari, credo ai liberali importi ancor meno delle tradizioni mongole, perlomeno se s'intende cose come lo sciamanesimo e quant'altro. Se invece si parla di patriottismo ed eroi nazionali (Gengis Khan ecc) sono figure in generale molto valorizzate nel paese, non fanno altro che fare grosse statue ovunque.. ormai con la fine del comunismo le varie forze ex-sovietiche, pur mantenendosi un po' socialiste in economia e pur continuando in alcuni casi a chiamarsi comuniste, si stanno riconvertendo in patriottismi (stessa cosa in Kazakhstan ed altre repubbliche confinanti con la Russia) con accenti fortemente nazionali, qualche volta persino al limite dello sciovinismo. C'è una riscoperta generale dei patrimoni culturali in funzione patriottica, repressi durante il periodo dell'ortodossia sovietica. D'altra parte lo stesso KPFR ("partito comunista", seconda forza politica del paese) di Zjuganov in Russia pur rimanendo su posizioni fortemente socialiste in economia ha abbandonato l'ateismo e si rifà alle tradizioni imperiali, patriottiche e religiose della Russia zarista.. si veda "Stato e Potenza" di Zjuganov, molto eloquente sul nuovo corso dei "comunisti" russi.

    E' che per ora la Mongolia, a livello umano, subendo il destino mafioso e speculativo che si è abbattuto su parecchie repubbliche ex-sovietiche, è alquanto americanizzata/puttanizzata. Ovviamente questo vale per le aree urbane, non per le steppe. Si spera che col tempo si riprendano.

  5. #5
    Torre d'Avorio
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    Non si può dire che George Soros non pensi (e non agisca) in grande.
    di Rita Bettaglio


    Il plurimiliardario ungherese, trasferitosi nel 1956 negli USA, ha una nuova e prorompente passione: non solo battere ma addirittura sbaragliare l'attuale presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Per questa ‘crociata', da lui stesso definita "questione di vita o di morte", non ha esitato a cavar di saccoccia 5 milioni di dollari a favore di MoveOn.org (http://www.moveon.org), un gruppo di attivisti liberal che persegue i suoi stessi obiettivi. Questo gesto porta a 15,5 milioni di dollari il contributo personale del finanziere di Budapest alla sognata sconfitta di Bush.
    Nato a Budapest il 12 agosto 1930, Soros si trasferì a 17 anni a Londra, dove si laureò alla London School of Economics. Negli Usa, dove ben presto si trasferì, fece fortuna trafficando nella finanza fino a diventare uno degli uomini più ricchi del mondo. Ma, come si sa, il denaro gioca talora brutti scherzi, dando concretamente la possibilità di realizzare i peggiori sogni. Quella di sconfiggere Bush non è la sola ossessione di Soros, anzi è forse la più ‘democratica'. In un'intervista del 3 dicembre u.s. al quotidiano "La stampa" Shevardnadze stesso ha accusato Soros di essere il regista occulto della caduta del governo georgiano. Infatti è cosa nota che Soros, tramite Open Society Instutite (OSI), una tentacolare fondazione filantropica da lui istituita nel 1993, ha finanziato viaggi di attivisti politici georgiani per prendere lezioni dai membri del movimento di Otpor, sorto nel 1998 a Belgrado. La scorsa estate la fondazione di Soros ha finanziato attivisti di Otpor che hanno tenuto in Georgia corsi a più di mille ‘studenti' per insegnare loro come organizzare un ‘rivoluzione pacifica'. Inoltre, secondo quanto riportato dal quotidiano canadese "The Globe and Mail" il 26 novembre scorso, il giovane gruppo Kmara! avrebbe ricevuto da Open Society mezzo milione di dollari ad aprile 2003 e subito sarebbe partita una campagna massiccia contro l'asserita corruzione del governo georgiano fatta di poster e graffiti per le strade.
    Soros ha finanziato anche una televisione popolare di opposizione al governo il cui ruolo è stato cruciale nel rovesciamento di Sheverdnadze. Soros stesso vanta di avere ‘una calda relazione' con Mikhail Saakavili, un avvocato formatosi a New York che sarebbe il favorito alle prossime elezioni georgiane del 4 gennaio 2004. La complessa rete di fondazioni controllate più o meno direttamente da Soros ha esteso negli ultimi anni il proprio raggio d'azione dall'Europa Centrale ed Orientale all'Africa, l'America Latina, i Caraibi, la Mongolia, il Sudest asiatico, la Turchia e gli Usa.
    Secondo il bollettino della Capital Research Center, Foundation Watch, di Washington D.C., l'Open Society Institute "Elargisce ampie donazioni a gruppi liberal ed attivisti della sinistra radicale.
    Dal 1998 al 2003 l'OSI ha distribuito non meno di 150 cospicue sovvenzioni, per 31 milioni di dollari, a programmi pro-aborto: tra i beneficiari Planned Parenthood (almeno 1 milioni di dollari nel 2001), National Abortion and Reproductive Rights Action League, ora chiamata NARAL Pro-Choice America (700 mila dollari per uno spot televisivo) ed il Center for Reproductive Law and Policy ( ,5 milioni di dollari).
    Altri cavalli di battaglia sono la legalizzazione delle droghe e l'eutanasia.
    Droghe: 4 milioni di dollari in 5 anni dal 1994 al Lindesmith Center, think tank per la liberalizzazione della marijuana.
    Eutanasia: 15 milioni di dollari in 3 anni per finanziare le attività del Project on Death in America nel 2000. Secondo Capital Research Center, "l'obiettivo di Soros è trasformare l'atteggiamento degli americani verso la morte attraverso il cambio di atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti del suicidio assistito."
    Soros è convinto fautore delle teorie di Malthus, il quale, profetizzando erroneamente una catastrofica crescita della popolazione mondiale, arrivava a negare aiuti agli indigenti per evitare che mettessero al mondo figli.

  6. #6
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    Il partito comunista mongolo non esiste più.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Tra comunisti isolazionisti (e non tradizionalisti, se sono comunisti avversano le millenarie tradizioni) e liberali proni al mondialismo la scelta è davvero ardua.
    Quoto.
    Tra l'altro leggere di comunisti "filo-cinesi" mi meraviglia non poco, ricordando la tradizionale ostilità verso la Cina dei mongoli (su cui non si può eccepire considerando che nei libri di scuola cinesi pre-rivoluzionari anche la Mongolia faceva parte della grande Cina).

 

 

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