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  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Un bel personaggio!Che ne dite?

    «Rubare alle banche
    non è rubare. Sono
    loro che rubano a noi»
    E' piccolino e con la faccia incazzosa, da contadino diffidente. Le mani sono grandi e spellate dagli acidi, gli occhi due fessure da faina. «Tu chi sei, per chi scrivi?». Quando gli dico «Liberazione» ha un piccolo guizzo del sopracciglio. Spaccio il giornale per "cugino" dell'omologo francese. E finalmente Lucio fa un mezzo sorriso e mi invita a bere un bicchiere. «I giornalisti possono essere anche persone perbene, ma hanno troppo potere, fanno parte del sistema capitalistico». Dall'espressione che ha sul volto, decido di non ribattere. «Lo sai da dove nasce la festa del primo maggio?». Ho capito, le domande le fa lui. «Dalla prima manifestazione sindacale dei Labours di New York?». «Stronzate», risponde. «Tutto inizia con la morte di otto anarchici, i martiri di Chicago, uccisi dallo Stato americano per una colpa che non avevano commesso». E da qui, Lucio prende il via.
    «E pensare che gli Stati Uniti sono stati creati da una banda di miserabili! Oggi è il paese più ricco e più imbecille del mondo. Sai, non è che sono contro il fatto che uno stia bene. Quello è giusto. Ma la ricchezza crea la povertà, e la povertà è funzionale alla ricchezza».
    «Sai cosa ci fanno con i soldi i ricchi?». Si intervista da solo, non riesco a inserirmi. «Ci fanno la guerra. Con quello che spendono in una settimana di bombe io potrei costruire mille scuole a Haiti». Sta esagerando? E' un megalomane? Conoscendo quello che Lucio ha fatto nella vita, ci viene il dubbio che parli sul serio. Magari lui ci riuscirebbe. «Anne (sua moglie, attivista di movimenti umanitari, ndr ) è ad Haiti in questi giorni. Lì vivono nella miseria più nera. E non c'è modo di fargli arrivare aiuti consistenti. Del resto, anche in America c'è chi se la vede brutta. A New Orleans c'è gente che sta morendo, proprio ora, di fame e di freddo».

    Lucio, tu però non hai mai appoggiato nemmeno i tentativi - diciamo - di realizzazione del socialismo reale. Qual è allora, secondo te, il modello per una società più giusta?
    Se qualcuno lo sapesse, avremmo risolto il problema. E' che bisogna tentare diverse strade. Partendo da alcuni presupposti.

    Per esempio?
    Ognuno dovrebbe per prima cosa lavorare seriamente, farsi un esame di coscienza e imparare a fare sempre il proprio meglio, secondo giustizia. Già questo cambierebbe tante cose. Io poi viaggio ancora tanto. Negli ultimi mesi sono stato in Argentina, Uruguay, Brasile. Ecco, in America latina stanno succedendo cose interessanti. A Porto Alegre, ad esempio, fino a qualche tempo fa l'affare dell'immondizia era gestito dalla mafia, che la trasformava in droga. Oggi, un gruppo di lavoratori ha fondato una cooperativa anarcosindacalista. Sono in sessantamila e si autogestiscono tutto, prendono stipendi uguali di 500 reais al mese (circa il doppio di uno stipendio medio-basso) e con quello che resta aiutano i movimenti dei Sem terra. A Buenos Aires invece c'è un albergo, l'Hotel Bauer, autogestito da 150 lavoratori. Sono andato a trovarli, le cose gli funzionano molto bene. Vedi, si inizia con cose piccole. Ma se funziona, il sistema si può provare su scala più ampia.

    Cosa ha significato, per te, essere un muratore? In fondo, è la cosa di cui vai più fiero, nella vita.
    Perché è grazie al mio lavoro che ho imparato a creare. I poveri sono dei creatori, fanno dal nulla. Dovrebbero essere tutti fieri di questo. Io sono davvero orgoglioso del mio mestiere di muratore. Mi ha insegnato tutto quello che so.

    Tu non hai studiato, da ragazzo. Quindi non è la cultura che ti ha guidato nelle scelte. Mi puoi dire cosa davvero ha spinto i tuoi passi?
    Senti, a essere sincero io non lo so perché mi è successo tutto questo. Se avessi la fede forse troverei una risposta più facilmente. Ma non ce l'ho. So che quando sono arrivato a Parigi a vent'anni non sapevo nemmeno lavarmi le mani. Oggi tengo lezioni alla Sorbonne e mi invitano a cena all'Eliseo. Cosa sia successo in mezzo non sempre mi è chiaro.

    Ti fa piacere frequentare il bel mondo?
    No, quasi mai. Però se ci sono degli amici che tengono alla mia presenza, allora vado.

    In cosa consiste ora la tua attività di anarchico?
    Cerco di parlare con i giovani ogni volta che mi è possibile. E di aiutare chi ne ha bisogno, per come posso.

    E con Anne, come va?
    Litighiamo in continuazione, lei non mi regge più. Però io ancora "la quiero con una locura insoportable".
    roro


    06/07/2008

  2. #2
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    Vincitore del Biografilmfest 2008"Lucio", docu-film
    firmato dai registi baschi
    Aitor Arregiù e Jose Goenaga
    Se abbiamo avuto la possibilità di conoscere e incontrare un personaggio come Lucio Urtubia, lo dobbiamo al Biografilm Festival di Bologna. Uno di quei festival "marginali" in Italia, capace di far circolare sapere, arte e umanità a volte più - e meglio - dei grandi festival. Bellissima l'idea di base, che l'ideatore e direttore artistico, Andrea Romeo, spiega così: «In un'epoca in cui i media ci propongono come modello la quotidianità dei reality show non ci resta che recuperare exempla che abbiano saputo resistere all'erosione della storia, e vite che meritino di essere raccontate».
    Giunto alla sua quarta edizione, il Biografilm si è concluso ufficialmente il 15 giugno scorso, con la vittoria appunto del documentario "Lucio". In realtà, propaggini "off" della rassegna sono attive a Bologna ancora per tutto luglio. Gran parte del programma dell'ultima edizione e delle precedenti è visionabile anche via internet, sul sito biografilm.it.


    06/07/2008

  3. #3
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    Roberta Ronconi
    La sua prima rapina, a quattordici anni, Lucio Urtubia non la fa in nome dell'anarchia, ma della disperazione
    Roberta Ronconi
    La sua prima rapina, a quattordici anni, Lucio Urtubia non la fa in nome dell'anarchia, ma della disperazione. Primo di sei figli di una poverissima famiglia di Cascante (regione di Navarra, Paesi Baschi, dove nasce nel febbraio del 1931 ) è il solo in grado di aiutare la madre a sfamare tutta la famiglia, e spesso non ci riesce. Il padre si è ammalato di cancro. E' nel letto che rantola perché in casa non ci sono nemmeno i soldi per comprargli l'aspirina. Un giorno più duro degli altri, l'uomo mette in mano a Lucio una pistola e gli chiede di sparare, non sopporta più il dolore. Lucio prende la pistola e resta davanti al letto del padre per qualche minuto. Poi esce di casa correndo. Corre per tutta la campagna che lo separa dal primo centro abitato. Entra nell'ufficio postale e spiana l'arma davanti alla cassiera. E' la prima volta che la sua determinazione si manifesta. La prima di una serie infinita: di fronte alla necessità estrema Lucio ha un istinto più forte di ogni ragione, non pone limiti alle sue azioni, non ha paura di niente. A parte la consapevolezza di non voler uccidere («se avessi sparato a quella donna, la mia vita avrebbe perso in quell'istante stesso ogni senso e ogni speranza»), Lucio non sa cosa significhi la parola "impossibile" di fronte a un obbiettivo per lui di primaria importanza.

    Il contrabbando
    All'inizio è solo sopravvivenza. Quando diciassettenne impara a fare il contrabbando tra Spagna e Francia passando d'inverno e d'estate i Pirenei, è solo per voglia di riscatto, per furbizia, per destrezza, oltre che per fame. Poi, a 19 anni arriva la chiamata dell'esercito. Anche lì Lucio, nonostante sia praticamente analfabeta, sa come muoversi. Si fa assegnare al lavoro nelle dispense, che deruba regolarmente infilando la merce nei cesti dell'immondizia. «Nonostante fosse appena conclusa la guerra civile e il franchismo ci avesse ridotto in miseria - ricorda la sorella Pili - in casa eravamo pieni di scatolette, conserve, scarponi e coperte. Una manna continua».
    Lucio non è solo bravo a fregare, è anche fortunato. I suoi capi infatti scoprono l'inghippo proprio mentre lui è in licenza. La diserzione a quel punto diventa una scelta obbligata. «Di aver rubato all'esercito sono fiero. Erano tutti dei franchisti, avevano ucciso centinaia di repubblicani. Sinceramente non ho rimorsi», dichiara il basco senza titubanze.
    In fuga dall'esercito, Lucio decide di passare il confine con la Francia, e questa volta per rimanerci. A Parigi una sorella lo aiuta a farsi qualche documento e a trovare un primo lavoro: muratore e piastrellista. Professioni che Lucio da ora in poi non abbandonerà più e che gli insegneranno tutto ciò di cui avrà bisogno in seguito. «Di sera in trattoria - racconta - con gli amici del cantiere si parlava di politica. Io dicevo di essere comunista, così, perché lo era stato mio padre. Ma loro si mettevano a ridere e mi dicevano che in realtà io ero il ritratto dell'anarchico. Fu lì, in quelle serate, che sentii parlare per la prima volta di quello che sarà il mio credo per sempre».
    Anarchia: forma di società nella quale si tende ad annullare qualsiasi forma di autorità imposta. Condotta politica che mira alla distruzione dell'autorità e al sovvertimento dell'ordine sociale . «Per me sono parole sacre. Mi sembra assolutamente giusto distruggere certe cose sbagliate per ricostruirne altre migliori». I pensieri di Lucio sono così, semplici, diretti. Le sue azioni sono conseguenti.

    Parigi
    A Parigi, Urtubia inizia a frequentare la Cnt, (Confederacion Nacional del Trabajo), sindacato spagnolo di cui fanno parte operai e intellettuali. E' lì che Lucio si fa le ossa "teoriche", ed è lì che conosce colui che cambierà ancora una volta la sua vita: Quico Sabaté. L'uomo più ricercato dal franchismo, combattente catalano che in tutta Europa è ormai una leggenda, nel 1958 si rifugia a Parigi. Per nasconderlo tutti pensano di affidarlo a Lucio che, con la sua arte da muratore, sa costruire botole e segrete assolutamente introvabili. Quico e Lucio vivranno insieme diverso tempo, diventando come due fratelli.
    Di giorno Lucio è muratore, di sera: rivoluzionario. Assieme ad alcuni compagni, apre una tipografia, all'inizio per stampare volantini, manifesti e libri di propaganda, in seguito per realizzare documenti falsi. L'abilità delle sue mani da muratore è strabiliante: con una precisione da ingegnere e l'arte di un ceramista riesce a duplicare documenti indistinguibili dai veri. I primi sono carte di identità spagnole, le più facili. Ogni documento, un rifugiato politico salvo. Intanto l'hermano Sabaté - individuato dalle autorità francesi - si vede costretto a scegliere tra l'estradizione in Spagna (garrota certa) o la prigione francese. Sceglie questa seconda, affidando a Lucio le sue armi che sarebbero dovute servire a liberarlo in caso di estraddizione forzata. Mentre Quico è "al sicuro" in galera, Lucio quelle armi le usa per una serie di rapine. «Noi anarchici non abbiamo né banche, né industrie, né politici in Parlamento. Rubare è il nostro unico mezzo di finanziamento. E poi rubare alle banche non è rubare. Sono loro che rubano a noi».
    Uscito di galera, Sabaté decide di tornare in Catalogna per aiutare i combattenti spagnoli rimasti in patria. Lucio tenta di fermarlo in tutti i modi, ma non ci riesce. Dopo poche settimane il corpo di Quico e dei suoi compagni di fuga saranno trovati trucidati in un passaggio lungo i Pirenei. Per Lucio muore un fratello, l'uomo che gli ha insegnato a pensare prima di agire.
    Per dimenticare, si getta nel lavoro di muratore, dove ormai è diventato espertissimo e assai richiesto. Frequenta la Cnt, ma con un certo distacco: «Non sono mai stato tesserato, le organizzazioni non mi piacciono, c'è sempre qualcuno che vuole controllarti». Intanto la tipografia va avanti e i documenti falsi si moltiplicano: spagnoli, belgi, italiani, francesi, argentini. Per ogni movimento rivoluzionario, una matrice: «ma ne facevamo anche per ladri e delinquenti. Che in cambio ci davano soldi. Sempre utili».

    Maggio, '68. Anne
    A Parigi si avvicina il maggio del '68. Lucio è in prima fila per le strade. Accanto ha il suo amore nuovo di zecca, Anne. Una ragazza bene, studi superiori, papà piccolo imprenditore. Riesce a convincerla ad amarlo con lettere di fuoco in cui la accusa di «essere una piccolo-borghese con la puzza sotto al naso», che parla tanto di classe operaia e poi quando ne conosce uno, di operaio, lo snobba. Anne ci cade come una pera. E diventa la sua compagna di lotta. Insieme, da lì a qualche anno, verranno accusati del sequestro del direttore della Banca di Bilbao, Baltasar Suarez.

    El Che
    Ma prima ancora, Lucio conosce Che Guevara. A Parigi, il basco era diventato amico dell'ambasciatrice cubana alla quale aveva rivelato di poter aiutare la rivoluzione dell'isola con una massiccia falsificazione di dollari. Il basco pensa sempre in grande. L'idea è di mettere in circolazione tanti di quei miliardi di dollari falsi da far saltare il sistema economico Usa. Per farlo però è necessario che Cuba e tutte le sue derivazioni clandestine nel mondo si lasciassero coinvolgere e guidare da Lucio. Il basco e Che Guevara, allora ministro dell'industria del governo dell'Havana, si incontrano nell'aereoporto di Orlì. Il Che ascolta, incuriosito. «Ma io lo sentivo freddo - dice Urtubia scuotendo la testa -, distante. Era chiaro che non mi stava credendo. E che non se ne sarebbe fatto niente». Percezione corretta. Il Che rifiuta, il piano decade.
    Ma Lucio non si dà per vinto. Anzi, al posto dei dollari ha trovato un rimedio ancora più interessante per falsificare il denaro. Comincia a produrre copie false di travellers cheques Usa, in particolare quelli emessi dall'istituto di credito più grande del mondo: la National City Bank.


    City Bank
    Le sue sono copie perfette, con numeri di serie realmente esistenti ma moltiplicati all'infinito e spacciati, da coppie di rivoluzionari di ogni dove, per tutta Europa. Ognuno poi porterà i proventi ai propri gruppi combattenti: Tupamaros, Pantere nere, Eta, Brigate rosse, Ira, Prima linea. In pochi mesi, la City Bank è in ginocchio. Lucio riesce a "fregargli" quasi venti milioni di dollari. Il segreto è nelle matrici, da lui stesso create, assolutamente perfette.
    Nel 1980 però un infiltrato lo incastra. In una calda giornata di luglio, seduto nel bistrot parigino "Les Deux Magots", viene riconosciuto e arrestato dalla polizia francese. Accanto, ha una valigetta piena di cheques falsi. Il gioco è finito. O no?

    Le trattative
    In realtà è solo l'inizio. Mentre gli avvocati della City Bank chiedono il fermo, l'arresto e l'estradizione per Lucio, la polizia francese va più cauta. Le prove sono molte, ma le matrici sono introvabili. A suo carico però Lucio ha un regime di libertà vigilata per il sequestro Suarez. Quando le autorità francesi, dopo averlo rilasciato in attesa di giudizio, gli chiedono di presentarsi in commissariato, lui scrive una lettera al giudice in cui spiega perché invece di presentarsi sceglie la latitanza. Semplice: non si fida troppo della giustizia francese, è estate e tutti vanno in ferie e lui non ha voglia di aspettare in galera che tornino. Il giudice Michat si domanda curioso chi sia questo strano delinquente che gli scrive una lettera per spiegargli la sua fuga.
    La City Bank intanto ha un altro problema. Nonostante Urtubia in un modo o nell'altro sia fuori gioco - prima in prigione poi in latitanza - i travellers cheques continuano a circolare e si moltiplicano. Da lì a un mese si arriva al disastro. La banca Usa è costretta a prendere una decisione impopolare, soprattutto in estate: non cambierà più cheques in nessuna parte del mondo del valore superiore ai dieci dollari. La reazione è immediata. I clienti in vacanza si infuriano, i correntisti cominciano a non fidarsi più e chiudono i conti. La catastrofe, economica e di immagine, è a un passo. Gli avvocati della Banca sono costretti a cedere. Si dichiarano pronti a negoziare con Urtubia: la cancellazione dei reati se il falsario consegna le matrici e gli cheques ancora in suo possesso. Lucio, tramite i suoi avvocati, si dice disposto a negoziare, ma vuole condurre lui il gioco. «Caspita, loro volevano qualcosa da me, e allora anch'io ho chiesto qualcosa a loro. Mi sembra normale, funziona sempre così». Di fronte allo stupore generale - e a un certo divertimento dei francesi - Lucio si dichiara disposto a consegnare tutto e a giurare di abbandonare per sempre l'attività. In cambio vuole qualche milione di dollari, non sappiamo esattamente quanti.
    E qui, è necessaria un'ultima nota di contorno. Dei milioni di dollari e cheques falsificati Lucio non si è mai messo in tasca nulla. Non lo dice solo lui, lo testimoniano tutti. Al massimo, ci si è pagato qualche ristorante e un paio di vestiti da travestimento. «Ma stiamo scherzando! Nessuno dei gruppi rivoluzionari che hanno avuto i soldi da me prodotti li ha mai usati per sé, lo posso giurare!».
    Per chiuderla qui, la City Bank cede.

    Oggi
    Da allora, Lucio Urtubia è un tranquillo cittadino di Belleville. Oggi, a 77 anni, vive ancora con la sua Anne nel palazzetto che ha acquistato nel quartiere parigino e che ha trasformato in un centro culturale per la diffusione del pensiero anarchico. La casa è intitolata, con tanto di targa, a Louise Michel, storica leader della Comune parigina.
    Se qualcuno ha bisogno di soldi per "la causa" può tentare di bussare al portone. Che di solito, se lui è in casa, è sempre aperto. Basta entrare e all'ultimo piano lo potete trovare a scrivere o a leggere davanti a un bicchiere di vino. Se vi mettete a sedere, vi offre da bere e da mangiare. Se gli siete simpatici e vi dichiarate rivoluzionari è disposto volentieri a scambiare anche due chiacchiere.


    06/07/2008

 

 

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