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  1. #1
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    Predefinito Buongiorno di Massimo Gramellini

    Ma che storia

    Dopo le dimissioni di Ciampi, motivate da diplomatiche ragioni di stanchezza, anche Zagrebelsky, Gregoretti e Dacia Maraini meditano di lasciare il comitato dei garanti per le celebrazioni dell'Unità d'Italia, liberando quell'impotente consesso dal peso ingombrante della cultura. Perché a questo dovevano servire i festeggiamenti: a restituire agli italiani un minimo di conoscenza della propria storia. Ci si può dividere fra sabaudi e borbonici, unitari e federalisti, partigiani e repubblichini. Ma solo dopo aver saputo chi diavolo fossero tutti costoro. E cosa potrà mai saperne chi, come Bossi jr, afferma che «il tricolore identifica un sentimento di 50 anni fa», cioè gli Anni Sessanta, periodo di contestazioni studentesche nel quale il tricolore era semmai disprezzato come feticcio borghese? O quel sindaco veneto che per la festa della liberazione dal nazifascismo (1945) vorrebbe sostituire «Bella ciao» con le canzoni del Piave che gli alpini cantavano durante la prima guerra mondiale (1915-18)?
    L'ignoranza è la dannazione d'Italia dal giorno della sua nascita. La novità è che adesso la si esibisce con orgoglio, recitando quattro frasi lette su un opuscolo. Come la storia di ogni altra nazione, la nostra ha ospitato orrori ed eroi, la deportazione dei briganti meridionali nelle fortezze alpine, ma anche il sacrificio di tanti giovani morti con l'Italia sulle labbra. Meriterebbero di essere ricordati con più rispetto: per la lingua e la memoria di un Paese che non farà mai i conti col suo passato fino a quando continuerà a oscillare fra il revisionismo e la retorica.

    Ma che storia - LASTAMPA.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: Buongiorno di Massimo Gramellini

    Non si conosce la storia forse perchè da 60 anni nelle scuole propongono la solita pappetta insapore,incolore e inodore.

    All'insegna del tiers mondisme.

  3. #3
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Rif: Buongiorno di Massimo Gramellini

    Citazione Originariamente Scritto da vanni fucci Visualizza Messaggio
    Ma che storia

    Dopo le dimissioni di Ciampi, motivate da diplomatiche ragioni di stanchezza, anche Zagrebelsky, Gregoretti e Dacia Maraini meditano di lasciare il comitato dei garanti per le celebrazioni dell'Unità d'Italia, liberando quell'impotente consesso dal peso ingombrante della cultura. Perché a questo dovevano servire i festeggiamenti: a restituire agli italiani un minimo di conoscenza della propria storia. Ci si può dividere fra sabaudi e borbonici, unitari e federalisti, partigiani e repubblichini. Ma solo dopo aver saputo chi diavolo fossero tutti costoro. E cosa potrà mai saperne chi, come Bossi jr, afferma che «il tricolore identifica un sentimento di 50 anni fa», cioè gli Anni Sessanta, periodo di contestazioni studentesche nel quale il tricolore era semmai disprezzato come feticcio borghese? O quel sindaco veneto che per la festa della liberazione dal nazifascismo (1945) vorrebbe sostituire «Bella ciao» con le canzoni del Piave che gli alpini cantavano durante la prima guerra mondiale (1915-18)?
    L'ignoranza è la dannazione d'Italia dal giorno della sua nascita. La novità è che adesso la si esibisce con orgoglio, recitando quattro frasi lette su un opuscolo. Come la storia di ogni altra nazione, la nostra ha ospitato orrori ed eroi, la deportazione dei briganti meridionali nelle fortezze alpine, ma anche il sacrificio di tanti giovani morti con l'Italia sulle labbra. Meriterebbero di essere ricordati con più rispetto: per la lingua e la memoria di un Paese che non farà mai i conti col suo passato fino a quando continuerà a oscillare fra il revisionismo e la retorica.

    Ma che storia - LASTAMPA.it
    Il fatto che i signori sovraelencati si siano dimessi in blocco, più che togliere cultura, eliminerà viceversa partigianeria quando si parla di questa.
    Comunque adocchiando in giro i programmi di vari enti locali riguardo al 150ennale, questi viceversa abbondano appunto dell partigianerie sopraccitate elargendo considerazioni morali che categorizzando i soggetti rientrano sempre nell'ottica fraticida della divisione sociale/culturale/geografica tra Italiani.
    Bene sarebbe stato, parlando di cultura, evitare i ritriti luoghi comuni (anche se veri) riguardo al "made in Italy che conquista il mondo " o "la nostra cucina è la più buona" accorpandolo malamente con il Risorgimento e cercare viceversa di far intendere quanto siano profonde le radici culturali effettive ed efficaci a livello PanItaliano , lungo il fluire degli ultimi duemila anni di Storia.
    Paradossalmente anche glissando su Roma perchè sembra quasi che ogni concetto d'Unità debba esistere solo in virtù di Roma (è vero , ma viene proiettata l'immagine "dobbiamo essere uniti perchè duemila anni fa lo eravamo) mentre l'Unità non è un saltellare storico da un millennio all'altro ma la semplice constatazione di un continuum temporale e metatemporale.
    Preferisco di no.

 

 

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