Se il Valentino fosse riuscito a unificare l' Italia nel ' 500
Avremmo evitato la decadenza, il lungo predominio spagnolo e asburgico E il nostro Paese avrebbe avuto un ruolo maggiore nella politica europea
Machiavelli non aveva alcun dubbio. Agli inizi del 1503 il Valentino era duca di Romagna e di Urbino: si era formata, cioè, una ragguardevole signoria in terre importanti sia strategicamente per la loro posizione geografica, sia perché erano tra le poche parti d' Italia in cui si reclutavano buoni soldati e fanterie mercenarie ed esistevano tradizioni di esperienza e di arte del comando militare. Di più: la Romagna gli era diventata proprio «amica», e devoti «tutti quelli popoli per avere cominciato a gustarsi el bene esser loro», e cioè perché egli aveva assicurato ordine e pace in terre perennemente agitate e insanguinate da lotte di fazioni, da guerre e dal malgoverno di tirannici signori e signorotti, e vi lasciò, infatti, fama di principe duro e severo, ma giusto. E non era finita lì. Divenuto «assai potente», prosegue Machiavelli, il duca «aveva disegnato diventare signore di Toscana». Egli «possedeva di già Perugia e Piombino, e di Pisa aveva presa la protezione». Le circostanze politiche generali erano favorevoli. Gli spagnoli, battuti i francesi, si erano impadroniti del Regno di Napoli. Il duca aveva iniziato la sua ascesa come alleato dei francesi, dai quali aveva avuto la nomina a duca del Valentinois (d' onde il suo più noto nome italiano); poi si era reso conto che la loro protezione minacciava di tarpargli le ali. Ora, però, la loro espulsione dal Sud li aveva indeboliti, la partita tra Francia e Spagna era in equilibrio, e «ciascuno di loro era necessitato comperare l' amicizia sua». Poco ci voleva, quindi, e il duca «saltava in Pisa», già sua protetta; e «dopo questo, Lucca e Siena cedeva subito, parte per invidia de' fiorentini, parte per paura». A quel punto i «fiorentini non avevano rimedio»: avrebbero dovuto anch' essi sottomettersi a lui; e il Valentino avrebbe raggiunto, così, un grado di potenza tale da diventare indipendente anche dal sostegno pontificio, base prima e maggiore ragione del suo successo. La Toscana voleva dire, infatti, unita alla Romagna e a Urbino e all' Umbria perugina, acquistare il pieno controllo delle comunicazioni fra il Nord e il Sud dell' Italia; voleva dire accoppiare alla forza militare già raggiunta una delle prime potenze finanziarie europee; disporre di uno Stato abbastanza esteso, ricco e forte per proporsi altre conquiste; poter guardare a Milano, «chiave d' Italia», come fu per gli spagnoli, dal punto di vista strategico e centro di una ricchissima economia regionale sia agricola che finanziaria e manifatturiera; poter puntare su Genova, potenza finanziaria non minore di altre in Italia e, per di più, forza navale decisiva per il controllo del Mediterraneo tirrenico. Né erano escluse altre mete, una volta nato uno Stato italiano così esteso, in una fase storica in cui l' Italia godeva ancora di un indiscusso primato in Europa e costituiva l' ago nella nascente bilancia dell' equilibrio europeo. E lo conferma anche il Guicciardini, che parla del Valentino allora «nel colmo delle più alte speranze». Ma chi era il Valentino? Era Cesare, uno dei molti figli che Rodrigo Borgia, nipote del papa Callisto III e a sua volta pontefice dal 1492 col nome di Alessandro VI, ebbe prima e dopo della elezione al soglio di San Pietro. Cesare, nato nel 1475, era stato destinato alla carriera ecclesiastica e, dal padre papa, a soli 16 anni era stato fatto cardinale. L' intento era chiaramente di farne il terzo pontefice Borgia dopo Callisto e Alessandro, mentre al fratello Giovanni, duca di Gandía, erano affidate le fortune politiche della famiglia. Poi nel 1497 Giovanni era morto, si sospetta, a opera dello stesso Cesare, e questi, lasciata la porpora cardinalizia, prese su di sé la cura della potenza politica dei Borgia. Se l' arroganza del potere ebbe mai nella storia una rappresentanza di eccellenza, i Borgia di certo possono impersonarla. Dalla corruzione all' incesto, al tradimento e a ogni altra violenza o inganno, non è breve l' elenco dei vizi e dei delitti attribuiti alla famiglia valenciana, che trovò in Italia tanta fortuna e potenza. Al punto a cui era giunto il Valentino, la definitiva formazione di un grande Stato a cavallo tra l' Italia del Nord e del Centro avrebbe avuto conseguenze incommensurabili per l' Italia, e certo non minori per l' Europa. Ancor più difficile di come accadde, per non dire impossibile, sarebbe stato per i francesi evitare la loro cacciata da tutta l' Italia che gli spagnoli fecero seguire a quella dal Sud e l' Italia si sarebbe confermata, ancora più di quanto non fu, «la tomba dei francesi». Non meno difficile sarebbe stato per gli spagnoli impadronirsi di Milano, come accadde venti o trent' anni dopo, e aggiungerla a Napoli e alle isole italiane. Sarebbe, anzi, stato già molto per essi mantenere la stessa Napoli. I due secoli di predominio spagnolo in Italia - i secoli dell' Innominato e di Masaniello - non vi sarebbero, quindi, stati. Soprattutto, poi, molto verosimilmente, non vi sarebbe stata, o avrebbe assunto tutt' altre forme, la «decadenza» italiana dopo i fulgori del Rinascimento: il problema, cioè, sul quale gli italiani si arrovellano, dopo tanto tempo, ancor oggi e dalla cui percezione nacque nel Settecento lo spirito del Risorgimento. Con l' eventuale acquisto di Milano, a cui non si sarebbe potuto, prima o poi, non mirare, e all' ombra di una monarchia autonoma regnante sulla terza o quarta parte d' Italia, allora la più ricca e fiorente in ogni campo della civiltà, il declino italiano in Europa non vi sarebbe stato neppur esso, perché il primato continentale della penisola avrebbe potuto subire ridimensionamenti anche drastici, ma lasciando al paese una posizione ben diversa da quella che finì con l' occupare in Europa. Ugualmente preclusa sarebbe stata la possibilità delle grandi fortune italiane degli Asburgo di Vienna nel Settecento, e i Savoia sarebbero rimasti una potenza regionale, piemontese. La posizione di potere della Chiesa nell' Italia della «decadenza» - maggiore che in ogni altro paese europeo - avrebbe potuto essere, a sua volta, molto più bilanciata con la presenza nella penisola di un potere statale, che sarebbe potuto riuscire più forte di quello di Venezia, allora e a lungo il più solido fra gli Stati italiani e quello che, almeno in parte, meglio riuscì a opporsi allo strapotere ecclesiastico, ma che con un nuovo Stato italiano, come quello del Valentino, non avrebbe potuto fare a meno di trovare un qualche accordo. La lotta di potenza in Europa avrebbe avuto l' Italia come interlocutore non quasi del tutto passivo, come accadde fino all' unità del 1861, ma attivo e con una sua capacità di influenza sugli esiti di quella lotta. Insomma, che cosa non sarebbe potuto accadere con un Valentino che avesse realizzato il «colmo delle sue speranze»? Invece, tutto crollò quando, nell' agosto 1503, Alessandro VI morì. Il Valentino, malato, non poté neppure tentare di condizionare l' elezione del successore, e senza l' aiuto papale egli non era ancora in grado di reggersi da sé. Né gli potevano bastare «l' animo grande e la sua intenzione alta», per cui Machiavelli lo ammirava e lo vedeva - in un' Italia divisa e perciò corsa, saccheggiata e desolata dai «barbari» d' Oltralpe - come implicito modello di «uno suo redentore». PROTAGONISTA L' astuto Cesare Borgia celebrato da Machiavelli Visto da Machiavelli come il «principe» ideale, energico, astuto e spietato, Cesare Borgia negli anni a cavallo tra il XV e XVI secolo parve in grado di unificare l' Italia sotto il suo potere. Nato nel 1475 dal nobile aragonese Rodrigo Borgia, che nel 1492 divenne papa Alessandro VI, rese importanti servigi al re di Francia Luigi XII, che lo nominò duca di Valentinois (italianizzato in Valentino). Quindi costituì una propria signoria nell' Italia centrale, ma la sua ascesa fu interrotta dalla morte del padre. Costretto all' esilio dal nuovo papa Giulio II, fu ucciso in Spagna nel 1507.
Galasso Giuseppe
Pagina 35
(15 luglio 2004) - Corriere della Sera
Se il Valentino fosse riuscito a unificare l' Italia nel ' 500




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