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  1. #1
    Ricostruire la sinistra
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    Predefinito Possibile che anche noi non facciano una piega??

    Forse ho letto male, ma non ho visto nessun riferimento ad una notizia magari risaputa ma assai importante:
    http://www.corriere.it/economia/08_l...4f02aabc.shtml

    Il rapporto dell'ocse: inoltre gli italiani lavorano più della media

    Italia, salari inferiori del 20%

    Se si confronta il potere di acquisto, la differenza sale al 22%. E si lavora 30 ore all'anno in più degli altri Paesi


    MILANO - In Italia i salari sono inferiori di quasi il 20% alla media Ocse, ma se si guarda il potere d'acquisto il divario sale al 22%. Lo afferma un rapporto dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raggruppa i Paesi più industrializzati del mondo). Il rapporto smentisce un altro luogo comune, cioè che gli italiani lavorano poco. Al contrario nel 2007 in Italia si è lavorato in media 1.824 ore, dieci in più dell'anno prima e trenta in più della media Ocse.
    SALARI - Il salario medio loro annuo in Italia nel 2006 è stato pari a 31.995 dollari, inferiore del 19,5% rispetto ai 39.743 dollari che costituiscono la media Ocse, ma sotto anche la media dell'Europa (37.516 dollari), della Ue-15 (38.759) e anche della Ue-19 (36.706). Se poi si considera il livello dei salari in termini di potere di acquisto, il dato italiano scende a 29.844 dollari, -22% rispetto ai 38.252 dollari della media Ocse e 34.322 della medie europea.
    DRAGHI - Anche il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha lanciato l'allarme salari riprendendo in parte uno dei temi recenti più cari al sindacato, il quale chiede un innalzamento del tetto dell'inflazione programmata (1,7%) per essere più realistico rispetto all'inflazione reale (3,8%), innalzamento che vede contrari governo e Confindustria (secondo la quale il potere di acquisto dei salari è cresciuto e non diminuito) che non vogliono che si inneschi una spirale salari-prezzi, come richiesto anche dalla Banca centrale europea. Secondo l'Ocse, invece, i salari medi reali sono diminuiti dello 0,2% nel 2006 (mentre negli altri Paesi sono cresciuti dell'1,1%), dopo essere aumentati dello 0,8% nel periodo 1995-2000.

    ALTRI PROBLEMI - Tra gli altri problemi dell'economia italiana, l'Ocse segnala l'alto tasso di disoccupazione, e in particolare la forte disoccupazione femminile, e un difficile accesso al lavoro per i giovani. La disoccupazione italiana, dopo essere diminuita dal 6,8% del 2006 al 6,1% dello scorso anno, è stimata in aumento al 6,2% quest'anno e al 6,5% nel 2009, contro una media per gli altri Paesi industrializzati del 5,7% quest'anno e del 6% il prossimo. Ma solo il 46,6% delle donne risulta al lavoro, lontano dal 57,4% che costituisce la media dei Paesi Ocse e dal 59,1% dalla Ue-15: solo Turchia, Messico, Grecia e Sud Corea fanno peggio. Inoltre il rapporto sottolinea come le donne in Italia hanno una minore probabilità di trovare un impiego buono e ben pagato rispetto agli uomini: nella fascia tra i 25 e i 54 anni le italiane con un impiego a tempo pieno guadagnano in media il 18% meno degli uomini per ora lavorata (il 22% in meno nel caso delle donne con un diploma universitario).

  2. #2
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    oggi su Metro Torino intervista ad un esperto di economia della Bocconi.
    Risultato dell'intervista: gli italiani non lavorano troppo e guadagnano poco, semplicemente hanno bassa produttività.

    Sempre la solita cantilena ripetuta.

  3. #3
    Ricostruire la sinistra
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    oggi su Metro Torino intervista ad un esperto di economia della Bocconi.
    Risultato dell'intervista: gli italiani non lavorano troppo e guadagnano poco, semplicemente hanno bassa produttività.

    Sempre la solita cantilena ripetuta.
    Proprio per queste interviste oscene, dobbiamo avere più determinazione e più voglia contro queste ingiustizie.

    Io se fossi un esperto di economia della Bocconi, guarderei quali sono i dati degli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo. Io penso che sia quello il punto da cui ripartire. E anzi, ripartire anche con l'aumento dei salari e investimenti nella sicurezza nei luoghi di lavoro.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    oggi su Metro Torino intervista ad un esperto di economia della Bocconi.
    Risultato dell'intervista: gli italiani non lavorano troppo e guadagnano poco, semplicemente hanno bassa produttività.

    Sempre la solita cantilena ripetuta.
    Quello che si dimenticano di aggiungere alla cantilena (che è comunque vera), è che se la produttività è bassa, la colpa è di tutti tranne che degli operai.

  5. #5
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    molti dimenticano che l'industria italiana raramente ha lavorato su strategie di investimento ad ampio respiro ma è stata tradizionalmente improntata su strategie di rapina, più o meno con l'appoggio statale

  6. #6
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da ferru Visualizza Messaggio
    molti dimenticano che l'industria italiana raramente ha lavorato su strategie di investimento ad ampio respiro ma è stata tradizionalmente improntata su strategie di rapina, più o meno con l'appoggio statale
    io no

  7. #7
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    bè i "molti" di cui parlavo sono i vari bocconiani che questo tipo di valutazioni sono istituzionalmente abituati a non farle.
    chissà perchè poi.
    appena ho un'oretta libera da sto lavoraccio posto un'interessante statistica sull'entità degli aiuti statali diretti e indiretti al sistema imprese negli ultimi 10 anni, è abbastanza sconvolgente

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ferru Visualizza Messaggio
    bè i "molti" di cui parlavo sono i vari bocconiani che questo tipo di valutazioni sono istituzionalmente abituati a non farle.
    chissà perchè poi.
    appena ho un'oretta libera da sto lavoraccio posto un'interessante statistica sull'entità degli aiuti statali diretti e indiretti al sistema imprese negli ultimi 10 anni, è abbastanza sconvolgente
    sono davvero curioso

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    sono davvero curioso
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  10. #10
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    Intanto i lavoratori italiani fanno i conti con questi scenari.


    Industria, 300 mila posti a rischio
    è boom per la cassa integrazione

    di ROBERTO MANIA



    ROMA - Il credit crunch comincia a farsi sentire anche nelle industrie italiane e mette a rischio quasi 290 mila posti di lavoro. L'allarme è della Cgil. Nei primi quattro mesi di quest'anno c'è stato un balzo del 22,40 per cento del ricorso alla cassa integrazione rispetto allo stesso periodo del 2007. In sei mesi le aziende che hanno temporaneamente sospeso tutta o parte l'attività produttiva sono passate dalle 669 del 2007 alle 782 del 2008 con un incremento di quasi il 17 per cento.

    Da almeno tre anni non si assisteva a indicatori tutti così negativi, ma ora stanno arrivando gli effetti della crisi finanziaria mondiale anche sull'economia reale. E i dati del Dipartimento settori produttivi della Cgil non tengono ancora conto della decisione della Fiat di aggiungere alla ferie degli operai di Melfi quattro giorni (dal 28 al 31 luglio) di cassa integrazione, dopo il crollo del mercato automobilistico a giugno (meno 19,5 per cento). A settembre il provvedimento potrebbe estendersi anche ad altri stabilimenti del gruppo del Lingotto.

    Proprio l'arrivo della cassa integrazione alla Fiat è il segnale della profondità della crisi. Giuseppe Berta storico dell'industria alla Bocconi: "Siamo alla vigilia di un altro grosso scrollone. Continua la metamorfosi dell'industria italiana con un suo progressivo "asciugamento". Ma la novità sta nel fatto che sono entrati in crisi, per colpa dell'accentuazione del calo della domanda interna, anche i settori anticiclici, quelli, come l'alimentare, che non ci davano entusiasmo ma ci davano sicurezza".



    Le tabelle della Cgil confermano questa analisi: da gennaio a aprile del 2008 la cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) nel settore alimentare è cresciuta di quasi il 63 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L'impennata più rilevante si è registrata nel settore del legno con un +103,22 per cento. In vetta, tra le regioni, la Basilicata (+399,80 per cento), dove pesa il declino del distretto dei divani, ma anche le Marche (+77,06 per cento), con la crisi dell'industria degli elettrodomestici.

    Nei primi quattro mesi dell'anno sono state autorizzate oltre 50 milioni di ore di cig che suddivise per 173, che sono poi le ore di un mese di lavoro, si arriva a quei 290 mila lavoratori "equivalenti", come dicono gli esperti di mercato del lavoro, che non sono andati a lavorare per un mese e il cui posto non è più sicuro. "Di fronte a un calo dei consumi del 2,8 per cento - sostiene Susanna Camusso, segretario confederale della Cgil - è difficile non vedere la depressione.

    In questa crisi si sommano tante questioni: il limite dimensionale delle imprese italiane che rende complicata la loro competitività sui mercati; la carenza di investimenti in innovazione e ricerca; e poi la riduzione dei consumi con l'aumento dei prezzi delle materie prime. E il ricorso così massiccio alla cig porta con sé, da una parte il rischio per l'occupazione, e, dall'altra, una ulteriore contrazione del reddito disponibile. Diversamente dalla grave industriale crisi dei primi anni Novanta, qui non di vedono le caratteristiche di una graduale riorganizzazione produttiva. Per ora c'è solo la crisi". Che, come sempre, colpisce più gli operai che i "colletti bianchi": nei primi due mesi del 2008 - secondo i dati della Federmeccanica - l'82 per cento delle ore integrate è stata fruita dalle "tute blu".

    (4 luglio 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/01/sez...i-rischio.html

 

 
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