Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Repubblicanesimo, liberalismo e socialismo

    Vorrei proporre al forum ma anche a frequentatori esterni non repubblicani e quindi socialisti e liberali, una discussione sul rapporto tra queste scuole di pensiero.
    Io penso che il repubblicanesimo sia nettamente distinto sia da liberalismo che da socialismo, pur avendo con entrambi punti di contatto.

    Il liberalismo è una teoria politica che incentra il suo pensiero intorno all'individuo e lotta per la sua libertà sia in campo civile che economico.
    Ad esso si associa la libertà negativa, ovvero il desiderio che lo stato (indipendentemente dalla forma istituzionale) interferisca il meno possibile nelle attività dell'uomo, nel mercato e nella vita privata dei cittadini.

    Il socialismo, che nasce dopo il liberalismo, parte dal presupposto che la società è divisa in classi, e si pone in difesa della classe operaia che nasce nel XIX secolo con lo sviluppo industriale.
    Nel XX secolo ha subito diverse trasformazioni e scissioni, da rivoluzionario è diventato socialdemocratico, accettando le istituzioni democratiche per portare avanti i propri obiettivi.

    Quali sono le differenze e le analogie tra repubblicanesimo (mazziniano) e queste due grandi ideologie?

    Le differenze con il socialismo sono evidenti.
    Il primo a criticarlo era proprio Mazzini, perchè nonostante si rivolgesse "agli operai italiani", era contrario alle idee di Marx, alla rivoluzione del proletariato, ed era contrario alla negazione della proprietà privata, anzi la riteneva necessaria proprio agli operai per potersi emancipare e progredire nella società.
    Egli parla di capitale e lavoro nelle stesse mani e invita gli operai a organizzarsi in associazioni e corporazioni così da poter migliorare la propria condizione, ma sempre in un contesto di libero mercato.
    Non ha mai parlato di lotta di classe, ma di associazione, collaborazione (anche tra classi) e umanità.

    Ma Mazzini criticò anche i liberali.
    Essi pensavano troppo ai diritti dimenticandosi dei doveri e della missione dell'uomo, per Mazzini infatti la libertà non è il fine, ma un mezzo per uno scopo più grande, la Democrazia ovvero il progresso dell'umanità.
    Inoltre la concezione di libertà è diversa da quella dei liberali, non si tratta infatti solo di assenza di intervento da parte dello stato, ma si tratta di assenza di dominio e dipendenza dalla volontà di un uomo.
    E' quindi un concetto più potente di libertà e infatti esistono e sono esistiti liberali monarchici.

  2. #2
    repubblicano nella sinistra
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    concordo complessivamente con le osservazioni di Venom.
    Aggiungo due brevi considerazioni sopratutto nella distinzione dai liberali.

    il movimento repubblicano pur non aderendo alle tesi classiste sviluppò forme di autotutela dei ceti più deboli per contrastare "la mano invisibile", sindacati, cooperative, azioni di lotta borderline con le azioni violente ( picchetti, occupazioni, blocco della produzione...).

    Nelle radici del repubblicanesimo risorgimentale c'è il compito delle istituzioni di agire per quello che oggi chiameremmo lo sviluppo umano e sociale

    III principio fondamentale della costituzione della repubblica romana :
    III.La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

    sarebbe interessante anche allargare il confronto alla poltic asociale cattolica ( argomento su cui però non mi sento troppo ferrato)

  3. #3
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    sto per andare via per qualche giorno; come forse ricorderete tale tema ho cercato di affrontarlo in alcuni miei post precedenti sparsdi qua e là.
    Conto di tornarci fra qualche giorno; credo comunque che Venom attribuisca al socialismo posizioni di Mazzini più specificatamente rivolte al comunismo; è per distinguersi da quest'ultimo che Mazzini abbandona anche il termine socialismo. Non dimentichiamo che inizialmente il nostro aderì alla prima internazionale. Credo , ma come vi dico conto di tornarci in maniera più organica, che nel pensiero democratico-repubblicano ( Viroli non me ne voglia per tale espressione) vi siano già le premesse dell'incontro tra lib-lab o se preferite del socialismo liberale. Credo cinoltre che tra le origini del nostro pensiero vi sia quel repubblicanesimo democratico proprio del pensiero protestante francese proprio della seconda metà del sedicesimo secolo. Ma anche il cattolico Feneloninfluì profondamente al formarsi di questa nuova coscienza (e questo per introdurci al rapporto col pensiero democratico cattolico ) , si pensi aL suo mirabile colloquio tra Cesare e Catone. Ma si pensi anche, in tempi più viconi, al rapporto tra cattolicesimo sociale e pensiero corporativo ed al superamento di quest'ultimo dal cooperativismo prevalentemente mazziniano ma a cui pur i cattolici non sono stati indifferenti. Si pensi al rapporto tra federalismo democratico e don Sturzo ( credo a memoria ancora una volta grazie a quel laboratorio di riproposizione del pensiero democratico che fu la rivista di Oliviero Zuccarini). Ma queste mie sono solo idee che certo qualcun altro avrà certamente già meglio sviluppato.
    Francia e Italia, Italia e Francia sono i paesi in cui è più fitto il dibattito sul repubblicanesimo e sulla democrazia. Il fatto che in Francia vi siano spesso stati incontri e federazioni fra repubblicanesimo e socialismo ( si pensi all'adesione al partito repubblican-socialista del giovine Mendes France) dovrebbe forse dirci qualcosa, anche perchè sono state tantalmente tante le osmosi fra i due movimente che distinguere , nei cotenuti, un socialista democratico da un repubblicano di sinistra non è poi sempre così facile. Quanto ai liberali credo che troppo spesso nei liberal-democratici prevalcga il liberalismo ( quando non il liberismo) sul dato democratico. Ma costruzione individuale del pensiero politico e costruzione storica delle grandi correnti non necessariamente si rispecchiano ed alora abbiampo splendidi piberali che sono stati autentici repubblicani senza repubblica, primo fra questi Giovanni Amendola. Ma vedo che mi sto allungando invece di preparare la valigia, sia pure giusto per pochi giorni. Un caro saluto

  4. #4
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    La disamina pur succinta di Venom mi pare abbastanza corretta e concordo anche con le precisazioni di Lucrezio.Detto questo,da allora è passato più di un secolo e certe distinzioni specie quelle con il pensiero liberale,si sono di molto attenuate quando non venute meno.
    omar proietti

  5. #5
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    io vorrei innanzitutto che i repubblicani capissero che sono progressisti, di sinistra e solo di sinistra, cosa che vedo sempre meno chiara nella dirigenza e nei simpatizzanti. repubblicani, liberal-progressisti, social-liberali e socialdemocratici(socialisti) possono tranquillamente creare una sola formazione federata al giorno d'oggi, se non ci fossero corrotti a tal livello in giro da infangare lo stesso nome di socialismo.

    lo stesso liberalismo non ha senso se non limita il potere economico, che si trasforma facilmente in potere politico visto che l'economia monetaria ha sostituito il potere politico-militare vigente fino al feudalesimo. qindi se non si limita il potere economico chi lo detiene può abusare del suo potere infrangento le libertà altrui, se non addirittura non rispettando le regole(berlusconi docet..).
    d'altro canto il liberalismo parla di libertà e merito, chi si impegna è giusto che ottenga...ma non tutti hanno la posibilità di far valere il proprio merito, non si parte dalle stesse opportunità. ecco che per far valere il principio liberale bisogna da una parte garantire le stesse opportunità e possibilità per chiunque, dall altra limitare la potenza economica per mantenere la democrazia tale e per non concentrare la ricchezza in poche mani che costituirebbe una diminuzione dell'efficienza della società, e del suo sviluppo.

    quindi liberalismo e repubblicanesimo si possono toccare in questa visione. il repubblicanesimo allora diventa il perno tra liberalismo(libertà di essere e di fare)e socialismo(libertà dalla povertà e dall'oppressione sociale). il socialismo è la liberazione dell'uomo lavoratore dal sopruso dell'uomo capitalista. siccome che è stata una classe sociale(la borghesia) ad essere protagonista della rivoluzione liberale, questa, impadronitasi del movimento, si è adagiata sugli allori del potere raggiunto. allora il socialismo, in particolar modo quello scientifico di marx, dice che sarà un nuovo ceto sociale, quello operaio, a garantire il nuovo progresso della società sovvertendo la nuova stasi sociale borghese.
    ma mentre il repubblicanesimo vede nella cooperazione, nel mutualismo, nella solidarietà, in un rapporto amichevole con chi detiene proprietà ma non abusa dei lavoratori e del potere economico, il socialismo marxista ha visto nel conflitto di classe e nella dittatura del proletariato(un nuovo sopruso)la soluzione. una nuova dittatura, e una burocrazia che porta avanti il processo socialista ha degenerato nella dittatura della burocrazia. insomma, certo liberalismo e certo socialismo portano con mezzi diversi al mantenimento dell ordine costituito e della stasi sociale, quando entrambi sono nati esattamente per l'opposto. il repubblicanesimo doveva essere ciò che faceva vedere il timone della giusta libertà di entrambi. anche il radicalismo rientra in questo filone a mio avviso.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da ilProgressista Visualizza Messaggio
    io vorrei innanzitutto che i repubblicani capissero che sono progressisti, di sinistra e solo di sinistra, cosa che vedo sempre meno chiara nella dirigenza e nei simpatizzanti. repubblicani, liberal-progressisti, social-liberali e socialdemocratici(socialisti) possono tranquillamente creare una sola formazione federata al giorno d'oggi, se non ci fossero corrotti a tal livello in giro da infangare lo stesso nome di socialismo.
    Il problema è capire cosa si intende per sinistra, ma siccome può assumere mille significati è meglio definirsi semplicemente Repubblicani.
    In ogni caso visto che la distinzione destra-sinistra è tanto usata in Italia, io mi definisco di un'altra sinistra, laica e democratica (così come diceva U. la malfa).

    lo stesso liberalismo non ha senso se non limita il potere economico, che si trasforma facilmente in potere politico visto che l'economia monetaria ha sostituito il potere politico-militare vigente fino al feudalesimo. qindi se non si limita il potere economico chi lo detiene può abusare del suo potere infrangento le libertà altrui, se non addirittura non rispettando le regole(berlusconi docet..).
    Oggi il potere politico limita, controlla e spesso interviene in economia.
    Questo succede in Italia, ma anche all'estero.
    d'altro canto il liberalismo parla di libertà e merito, chi si impegna è giusto che ottenga...ma non tutti hanno la posibilità di far valere il proprio merito, non si parte dalle stesse opportunità. ecco che per far valere il principio liberale bisogna da una parte garantire le stesse opportunità e possibilità per chiunque,
    Sono d'accordo, lo stato dovrebbe infatti garantire pari opportunità a tutti (a partire dalla scuola), ma è giusto che poi solo i meritevoli vadano avanti.
    dall altra limitare la potenza economica per mantenere la democrazia tale e per non concentrare la ricchezza in poche mani che costituirebbe una diminuzione dell'efficienza della società, e del suo sviluppo.
    Questa è una contraddizione, se limiti l'economia limiti lo sviluppo.

  7. #7
    laico di sinistra
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    1- c'è anche il potere politico che riesce a controllare la piccola e media economia, ma il passaggio dalla prima alla seconda repubblica è proiprio il fatto che prima il politico con la sua arroganza faceva le cose se veniva pagato, ora il politico viene pagatose fa le cose che vogliono certi poteri, che il liberalismo dovrebbe combattere invece di fare lo gnorri e l'anticomunista(a mio avviso, problema relativo, un liberale deve essere piu nemico di certa feccia imprenditoriale che di gente che crede genuinamente in un ideale, seppur opinabile, come può esserlo lo stesso liberalismo.

    2-è giusto che i meritevoli abbiano piu dei non meritevoli. ma è giusto che tutti possano vivere dignitosamente la propria vita, l importante è che facciano la loro parte. poi chi piu' da piu avrà, fino al limite secondo cui cio' che hai inficia il sistema in equilibrio. i liberali classici non capiscono questa cosa, non so se in buona fede o meno, ma è un problema grave, che ha fatto si che i liberali fossero minoritari ed elitari.

    3-non è vero. io parlo di limitare la potenza economica di una persona, per garantire un sistema efficiente in cui ci sia maggior sviluppo. chi ha tanti soldi non sa che farsene di quel denaro, invece se parte di quel denaro lo ricevessero persone meno abienti potrebbero investirli meglio per far progredire la società nel suo complesso.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ilProgressista Visualizza Messaggio
    1- c'è anche il potere politico che riesce a controllare la piccola e media economia, ma il passaggio dalla prima alla seconda repubblica è proiprio il fatto che prima il politico con la sua arroganza faceva le cose se veniva pagato, ora il politico viene pagatose fa le cose che vogliono certi poteri, che il liberalismo dovrebbe combattere invece di fare lo gnorri e l'anticomunista(a mio avviso, problema relativo, un liberale deve essere piu nemico di certa feccia imprenditoriale che di gente che crede genuinamente in un ideale, seppur opinabile, come può esserlo lo stesso liberalismo.

    2-è giusto che i meritevoli abbiano piu dei non meritevoli. ma è giusto che tutti possano vivere dignitosamente la propria vita, l importante è che facciano la loro parte. poi chi piu' da piu avrà, fino al limite secondo cui cio' che hai inficia il sistema in equilibrio. i liberali classici non capiscono questa cosa, non so se in buona fede o meno, ma è un problema grave, che ha fatto si che i liberali fossero minoritari ed elitari.

    3-non è vero. io parlo di limitare la potenza economica di una persona, per garantire un sistema efficiente in cui ci sia maggior sviluppo. chi ha tanti soldi non sa che farsene di quel denaro, invece se parte di quel denaro lo ricevessero persone meno abienti potrebbero investirli meglio per far progredire la società nel suo complesso.
    Concordo con le tue affermazioni; il vecchio Cattaneo diceva che i magnati non debbono partecipare alla politica cittadina, perchè darebbero ad ogni cosa l'impronta del capitale. Il primato della politica sull'economia è un'esigenza propria di quel pensiero democratico repubblicano che, come ricordavo nel mio post, si intreccia da sempre con il socialismo democratico.

 

 

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