Dopo aver perso Malamente Roma, il rompiscatole continua a gettare mine ovunque passa:
Rutelli rilancia il "nuovo conio" e guarda all'Udc
Con la sinistra si era già rotto prima delle elezioni. Con l’Italia dei Valori, il feeling è durato giusto tre mesi. Quindi, via libera a nuove alleanze, al cosiddetto nuovo conio. A disegnare un nuovo orizzonte per il partito Democratico è Francesco Rutelli che da Montecatini, dove è in corso l’assemblea dei coraggiosi del Pd, si toglie qualche sassolino dalle scarpe.
Quello che gli brucia di più, come si immagina, è la sconfitta di Roma. Alemanno lo ha battuto e tutti a dire, più o meno sottovoce, «la candidatura era sbagliata», «non dovevamo mettere Rutelli». E il “sindaco in motorino”, quello che ha aperto la decennale stagione della sinistra in Campidoglio proprio non ci sta: «Credo di essere stato autore di un potente e profondo cambiamento negli anni in cui ho guidato la Capitale – ricorda – e se qualcuno volesse rovesciare i fatti reali sappia che troverà pane per i suoi denti. Sono una persona leale – aggiunge – che prende impegni e soffre se non è in grado di mantenerli, una persona che ha una discreta capacità di fare gioco di squadra, che ha preferito per solidarietà verso i gruppi dirigenti accettare la candidatura a sindaco di Roma, cosa che non avevo in testa di fare. Dopo la sconfitta ho svolto un'analisi cruda – conclude – e la mia parte di responsabilità me la sono presa pubblicamente in maniera esplicita».
Per questo Rutelli sente di aver ancora qualcosa da dire e lancia al Pd una sfida coraggiosa: «Dobbiamo essere consapevoli – spiega – che il voto utile dello scorso 13 aprile non sarà necessariamente considerato tale nei prossimi appuntamenti elettorali. Ciò rende indispensabile – sostiene – costruire una nuova fisionomia del Pd, che sia capace di parlare alla totalità dell'elettorato. Fallita la lunghissima coalizione dell'Unione – ricorda – non possiamo nasconderci l'entrata in crisi dopo neppure tre mesi di quella più breve di questo quindicennio». Insomma, con Di Pietro non è andata bene e per Rutelli non resta che guardare al centro, all’Udc.
Rutelli ci tiene anche a dire che bisogna smetterla con il dilemma «dialogo sì, dialogo no»: «Il compito del Pd – prosegue – è fare incursioni, sfondamenti, avere la capacità di formare l'agenda del nostro Paese». Servono «shock indispensabili e inevitabili», va avanti Rutelli, bisogna che «accettiamo di perdere consensi ma cercandoli nell'altro campo e nella società vasta». Non è un attacco a Veltroni, il suo, perché l’attuale segretario «dimostrerà di saper fare» i cambiamenti di cui Rutelli sente il bisogno.
Coglie al volo la palla lanciata dall’ex leader della Margherita Renzo Lusetti, secondo il quale «tutti, col senno di poi, ci interroghiamo se abbiamo fatto bene o male a fare l'alleanza con Di Pietro». Ma l’Idv non è l’unica ancora a cui appigliarsi, «le opposizioni in Parlamento sono tre – ricorda Lusetti – bisogna cominciare a sperimentarle, e le amministrative – propone – possono essere un buon banco di prova». L’ipotesi non dispiace nemmeno al deputato centrista Bruno Tabacci: «Dentro il Pd – dice – ci sono molti che la pensano così, e con questi si può parlare». Ma non gli va di fare da ripiego: «Non è che si possono proporre alleanze – polemizza – solo perché si è in rotta di collisione con qualcun altro, solo perché è accaduto con Di Pietro».
Sarcastico il commento di Antonio Di Pietro: «La voglio vedere – dice – la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro. Il problema non sono le sigle ma le persone – aggiunge – Quindi se qualcuno pensa di allearsi con l’Udc, allora buon viaggio. Non è da noi che si allontanano ma dai loro elettori».
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