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Discussione: Genesi delle civiltà

  1. #1
    Amore vince la morte
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    Lightbulb Genesi delle civiltà

    Credo sia appropriato aprire un nuovo 3d, partendo dalle - io credo - interessanti riflessioni di apostata. Se credete che ci siano degli elementi che potrebbero esser discussi, potremmo continuare qui.


    ___________________________________

    Semplicemente è vero che la gran parte degli uomini possiede qualcosa di brutale ma il compito del filosofo è quello di educare gli uomini a essere meno bestiali e più divini.
    Tutti noi nasciamo con diverse capacità e limiti ma tutti condividiamo una stessa natura che ci identifica come uomini. Tutti aspiriamo in qualche modo a una qualche forma di felicità che è fortemente radicata in noi stessi: c'é chi ricerca piaceri più fisici e chi si diletta nell'indagare sulle verità del mondo ma tutti hanno lo scopo di vivere al meglio delle proprie possibilità.

    I primi uomini decisero di unirsi in società per tutelarsi reciprocamente, mettendo in comune le proprie capacità. Scelsero dei capi tra le persone più abili ed esperte e si lasciarono guidare da queste: fintanto che erano piccoli gruppi ciascuno poteva mantenere una certa autonomia, si adempivano a dei doveri collettivi e una volta spartiti i beni risultanti dalla caccia e dalla raccolta, ciascuno poteva vivere la propria realtà privata. In questo contesto si inseriscono i primi riti, atti a tentare di controllare i momenti "pericolosi" della vita: l'uscire per cacciare e raccogliere, la morte, la nascita, gli sposalizi ecc.
    Il sistema di complicò con l'aumentare della popolazione e pochi abili ed esperti cominciarono a raccogliere sempre maggior potere fino al punto in cui il loro bisogno privato divenne legge per tutti.

    Ciò che spingeva gli uomini era la felicità, garantita da una maggiori libertà d'azione e sicurezza (cacciare da soli aumentava rischi e tempo di lavoro). Soddisfatti questi primi bisogni si crearono spontaneamente i rapporti sociali tra individui: si crearono gruppi che avevano affinità particolari, magari di più abili nella costruzione di utensili, nella caccia o in altre attività. Chi era più abile in guerra poteva accentare in sé maggior potere perché poteva usare la violenza.

    Ma la violenza distrugge la concordia sociale. L'uomo che pretende di imporre come modello la propria felicità riduce gli spazi dell'altro, costruisce leggi che lo privilegiano e che non garantiscono più libertà e sicurezza a tutti gli altri membri della società che in realtà esiste solo per garantire questi due beni all'uomo. Se un uomo non si sente sicuro o libero tenta di fuggire e allontanarsi da chi lo opprime oppure seguendo l'esempio dei primi, usa la violenza per imporsi, l'inganno, la guerra. Per vincere ha sempre bisogno dell'appoggio delle masse brute, deve compiere atti di violenza, uccidere gli oppositori, causare stragi, accontentare chi gli ha fornito appoggio aiutandolo a compiere nuove violenze. In tutta questa confusione gli uomini non hanno il tempo di cercare la felicità: debbono preoccuparsi di tutelare i propri beni, la propria vita, le famiglie, cercare il modo per sopravvivere, mangiare etc.
    Se il controllo delle forze violente arriva poi nella vita privata a cercare di regolarne ogni aspetto, a generare controlli continui e terrorizzare, prima o poi la popolazione si solleverà da sola o appoggiando un gruppo ristretto di persone che li liberi. Questo gruppo ristretto non sarà però molto diverso da un monarca collettivo.

    A questo punto cosa resta da fare? Se il popolo governa da solo, senza limiti cade nel caos perché non riesce a organizzarsi da solo, se uno o pochi governano tendono ad opprimere il prossimo. Rimane il sistema repubblicano.
    I cittadini eleggono dei rappresentanti che amministrino i beni comuni per la massima floridezza di tutti i cittadini. Essi avranno limiti di carica e di poteri in modo tale da non poterne abusare, subiranno dei controlli e delle verifiche sul proprio operato e si baseranno su una costituzione scritta che tutti possano conoscere per sapere come comportarsi di fronte agli abusi. I tecnici saranno tenuti in considerazione quando si dovranno scavare canali, ampliare o abbattere edifici, sfruttare il terreno etc. Gli uomini compiranno la propria quota lavoro, rimarranno poi a vivere la propria vita privatamente alla ricerca della propria felicità. Si baderà a mantenere il giusto rapporto tra territorio coltivato e popolazione in modo da non dover scatenare guerre per fame o per mancanza di spazi. Tutti potranno agire liberamente a patto di non contravvenire alle leggi alle quali tutti si sottomettono. E' facile irridere la legge quando si è tiranni, se non lo si è la si subisce solamente: allo stesso modo gli uomini debbono cercare l'Isonomia, l'eguaglianza di fronte alle norme comunitarie perché il rispetto della libertà altrui garantisce l'intoccabilità della propria.

    Dato che nella violenza nessuno sa se domani sarà servo o tiranno, è meglio essere cittadini liberi e sicuri.

    ____________________________________________


    Provo a sottolineare alcuni punti che a mio modo di vedere sono come minimo problematici:

    1. Sulla violenza

    Ma la violenza distrugge la concordia sociale.

    2. Sulla presunta razionalità (impostazione weberiana e positivistica) nelle scelte degli umani "primi" o "arcaici" o "antichi".


    I primi uomini decisero di unirsi in società per tutelarsi reciprocamente, mettendo in comune le proprie capacità. Scelsero


    3. Sulla genesi dell'uomo

    I primi uomini

    ?? Che significa "primi uomini". Come avviene il processo di ominizzazione? In base a un "atto magico"? Un evento "capitato dal cielo"?


    4. Sui fini dell'umanità

    Tutti aspiriamo in qualche modo a una qualche forma di felicità che è fortemente radicata in noi stessi


    Cosa è questa "cosa"? Che significa "felicità"? E' un istinto ad agire? E' un traguardo? E' un dato connaturato? Di cosa parliamo?

    5. Migliore forma di governo del consorzio umano

    Rimane il sistema repubblicano.
    I cittadini eleggono dei rappresentanti che amministrino i beni comuni per la massima floridezza di tutti i cittadini. Essi avranno limiti di carica e di poteri in modo tale da non poterne abusare, subiranno dei controlli e delle verifiche sul proprio operato e si baseranno su una costituzione scritta che tutti possano conoscere per sapere come comportarsi di fronte agli abusi.


    E' l'idea della politeia aristotelica questa? La forma della polis ai tempi di Pericle, o è qualcosa d'altro?


    Grazie per il testo. Merita attenzione e approfondimento, almeno secondo me.

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  2. #2
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    C'è un'errore fondamentale secondo me: l'uomo (occidentale, ma sappiamo ormai che l'occidente sta imponendo il proprio dominio a livello planetario da molto tempo, sta imponendo il proprio "esser occidentale") nn ricerca innanzitutto la felicità: la condizione originaria e fondamentale dell'uomo è l'isolamento, la sofferenza, il dolore, l'angoscia, e così la caccia, la comunione politica, l'adorazione religiosa, l'idolatrare, il fare artistico, sono il modo in cui l'uomo cerca innanzitutto di allontanare qsta sofferenza.
    Dunque alla condizione, alla struttura originaria si risponde con la potenza, è la volontà di (incrementare) potenza il rimedio umano contro la tragicità dell'esistenza umana, della sua esposizione costante al nulla e innanzitutto contro l'emissario di tale sofferenza (la morte).
    Poi si può dire che la potenza sia essenziale al raggiiungimento della felicità, ma è veramente così? probabilmente questa domanda meriterebbe una discussione intera.
    Poi leggo che "violenza" è "imposizione", certamente la storia dell'occidente è storia di violenza, ma quando si può parlare di violenza? c'è violenza se (e può sembrare una banalità) possiamo parlare di un violentato: combattere una natura precostituita è hybris, andare contro le leggi dello stato ispirate dalla volontà divina o da presunte leggi naturali è hybris, cioè è andare contro l'ordine dell'armonia del creato, della natura..allora se si metteva in discussione il sovrano assoluto e le sue leggi divinamente ispirate si commetteva un hybris, ma la tendenza fondamentale del nostro tempo cosa dice? dice che nn esiste alcuna legge immutabile e che ogni ius è positivum, ogni nomos è fintanto che è, fintanto che serve, fintanto che è utile, non ha alcun carattere di verità incontroverttibile e in quanto tale è eludibile, violabile.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Apostata_tv83 Visualizza Messaggio
    Non è forse la mancanza di sofferenza un motivo di felicità? C'é chi si limita a questa prima forma approssimativa di bene-essere e chi invece cerca di approfondirla ulteriormente.
    Non è così semplice (dal mio punto di vista) definire il concetto di felicità, ogni volta che qualcuno chiede "cos'è la felicità" generalmente si risponde " è mancanza di..(bisogni, paure,problemi, sofferenza) quasi fosse una sorta di teologia negativa..ridurre la felicità a potenza di, capacità di, possibilità di, cioè all'avere o al fare è un'ingenuità, la felicità è qualcosa che si sente..tu dici mancanza di sofferenza..ma S.Francesco soffriva eppure era felice, Nietzsche profetizza il dominio di un uomo disincantato ma non dice alcunchè della felicità..L'amore è sofferenza ma è felicità, la felicità può esserci dunque nella sofferenza? S.Francesco sembrerebbe testimoniarlo.
    Ecco allora io penso che la felicità sia qualcosa di essenzialmente più profondo e strettamente correlato con amore e verità

    La hybris è tracontanza umana rispetto alle leggi divine che gli dei stessi si premurano di punire (a mio parere). Se essi non si sentono offesi dagli atti umani non intervengono e l'offesa rimane limitata al nomos.
    Esatto, ma il pensiero del nostro tempo afferma incontrovertibilmente che nn esiston leggi divine volte a limitare l'agire umano, in qsto senso lo ius naturalis si riduce a positivum

    Qual è però la massima utilitas se non quella pubblica? Quella che garantisce a ciascun uomo la libertà di agire senza infrangere i limiti dell'altrui libertà e la sicurezza di poter agire senza minacciare l'altrui sicurezza?
    ma cos'è lo stato? qual'è la funzione dello stato oggi? ci rendiamo conto che
    la funzione dello stato nazionale è in declino inarrestabile? lo stato moderno nasce creando vasti spazi di mercato ed economia, è stato determinante nello sviluppo del capitalismo ma ora ne è un impedimento, siamo alla crisi del politico, o meglio al suo compimento..il fine dell'uomo è sempre la salvezza, la potenza, in ultima analisi la tecnica e il mezzo è il politico ma se la res pubblica esaurisce il suo ruolo e diventa un limite..cosa fa il politico oggi? cosa fa l'uomo politico? tenta di ridefinire il proprio ruolo e la propria autonomia alla luce dell'esaurirsi del medesimo sapendo di nn poter declinare nelle forme del passato, ma in relazione alle crescenti potenze del nostro tempo che sono insofferenti ad ogni norma contraria alle loro attese..
    Cos'è la politica ormai per queste forze? un costo per l'incremento delle medesime, e il piano statuale e locale nn ha più ragione di esistere perchè nn è più in grado di dettar legge perchè le forze economico-scientifico-tecnologico-finanziari trascendono i limiti nazionali, devono trasgredire questi confini perchè vogliono eternamente se stesse..e allora ecco che si formano le organizzazioni tra nazioni, per grandi spazi omogenei (sud-america, europa, states, cina..)..grandi spazi imperiali..ecco che pensare alla devolution di bossi antiteticamente al tema dell'unificazione europea è sbagliato

  4. #4
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    Fondamentalmente gli uomini si associarono per raggiungere degli scopi: dal cacciare amimali più grandi, al difendersi, ecc..., ciò non significa che l'uomo sia animale sociale, anzi, l'antropofagia si riscontra già a partire dall'australopiteco, in giù fino all'homo sapiens e ciò la dice lunga......
    Ogni gruppo umano creò poi le proprie istituzioni attraverso un processo culturale autonomo: "famiglia", dominio, proprietà, ecc... sono istituzioni, ma se guardiamo alla storia umana nei vari continenti, troviamo una varietà pressochè infinita di forme con cui tali istituzioni si manifstano. Quindi non ha senso parlare di valori universali o leggi universali: niente id umano è universale, ma ogni anifestazione culturale dell'uomo è sempre specifica di un dato gruppo. Basti guardare alla "famiglia" che dovrebbe essere l'istituzione basilare di ogni gruppo umano, abbiamo società monogamiche, poligamiche, poliandriche, patriarcali, matriarcali, società dove non esiste la famiglia: gli uomini vivono da una parte, le donne dall'altra e i giovani sono "di tutta la comunità", ecc... quindi trovare forme universali nella sotria umana è del tutto impossibile, le forme delle istituzioni sono tanto varie quanto le lingue parlate nel mondo.

    Se ci limitiamo alle civiltà indoeuropee, abbiamo algli albori della civiltà la guerra, la lotta e la conquista: gl'indoeuropei sono popoli guerrieri che calano in un'Europa scarsamente abitata da gruppi di agricoltori, anch'essi lungi dall'essere pacifici, ovviamente, basti pensare ai recenti ritrovamenti neolitici in Gran Bretagna, dove in un sito di 5000 anni fa sono stati trovati numerosi scheletri con ferite e punte di freccia!
    Fatto sta che, in parte con la forza militare, in parte con la forza magica, gl'indoeuropei stabiliscono il dominio sul nostro continente e sulla penisola anatolica.
    Questo viene chiaramente trasmesso dal mito di fondazione delle principali civiltà indoeuropee, da quella germanica, a quella celtica a quella romana e anche quella greca.
    In tutte, le forze magico-regali e guerriere si battono contro quelle telluriche e legate alla produzione e alla fecondità. Da questo socntro, nasce poi una nuova armonia, un Kosmos.
    In relatà la similitudine di questi miti rimanda ad un'epoca molto antica, probabilmente alle prime ondate migratorie verso ovest.

    Per andare invece sul tema dello socntro e delal forza, Carl Schmitt, che fu uno dei maggiori giuristi del '900 sostenne che l'essenza del "politico" come categoria, o idea, sta nella distinzione amico-nemico, quindi nel conflitto: il politico sussite finchè può sussistere una possibilità reale di conflitto vero, con la democrazia parlamentare questa possibilità viene negata attraverso l'assorbimento del conflitto nel dibattito parlamentare, il processo poi si amplifica con la deriva umanitarista e pacifista, col trionfo dell'ideologia dell'Uomo e dell'universalizzazione dei diritti umani, non è più possibile la distinzione amico-nemico, nel senso hostis, essite solo la possibilità che qualcuno diventi nemico dell'umanità, in questo caso cessa anche il concetto di guerra regolamentata, tale possibilità sussiste solo all'interno della coppia amico-nemico, quando tale distinzione cessa, allora è la guerra dell'umanità contro il disumano, trasposizione secoalrizzata della lotta per l'affermazione del Regno di Dio.
    Io aggiungo che la coppia amico-nemico è essenziale e si trova alla base stessa di qualsiasi civiltà: qualsiasi idea di identità nasce dal confronto con l'altro e dalla constatazione dell'alterità essenziale, la coscienza dell'Io sorge quando si differenzia dall'altro, qundo vi è riconoscimento che l'alterità è essenziale ed incompatibile con l'identità.
    Con la "scoperta" dell'alterità nasce la distinzione primaria: io e l'altro, ma quella subito successiva è io, noi, l'altro
    Dalla soggettività, si passa all'idea della pluralità, dalal coscenza della diversità a quella della similitudine.
    Ogni civiltà si sviluppa a partire da queste ocnsiderazioni, quando più uomini riscontrnado la propria soggettività iniziano a distinguere tra noi e loro, così nascono le civiltà.

    Inoltre ogni civiltà per sua costituzione riconosce come naturale ciò che le è proprio e come innaturale ciò che è proprio ad un altra civiltà: per noi la monogamia è uno status naturale, non sapremmo concepire altro, ma per altri popoli lo stesso si può dire della poligamia e noi verremmo visti come persone che si comportano in maniera innaturale.
    Quindi si può dire una volta di più che non esiste uno status naturale dell'Uomo, esistono solo status culturali

    Lo status originario dell'uomo è il caos, è l'assenza di ordine e la situazione in cui ciascuno persegue la soddisfazione egoistica dei proprii bisogni, non esiste tendenza alla felicità, essitesolo l'impulso alla soddisfazaione dei bisogni. Da tale condizione la civiltà emerge come Ordine, come è tramandato dai miti cosmogonici indoeuropei, è il Kaos lo stato primigenio del mondo ed il Kosmos s'impone a fatica e sempre sotto la minaccia di cadere.
    L'Ordine è sempre imposto da esseri superiori che riescono a superare la loro istintualità ed imporre con la forza il rispetto delle regole di convivenza.
    Sono le elites che creano la civltà.
    Riprendo ancora Schmitt, ogni sistema giuridico si regge sulla legalità, non sulla legittimità, ovvero ogni sistema giuridico, fin dagli albori dell'umanità sussiste se vi è una forza in grado di far rispettare le leggi, la legalità. quesata forza è autonoma e superiore alla legittimità ovvero al suo possesso legittimo e condiviso.
    Si parla dela forza del diritto, della ua evidenza, ecc... ma in realtà si tratta di mera retorica, è la forza che genera diritto e un diritto senza una forza che lo faccia applicare è nullo.
    Da questo discende che è giusto ciò che può essere applicato con la forza, non ciò che è giusto in astratto

  5. #5
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    Grazie per i vostri ultimi interventi. Ora son di fretta. Appena potrò, darò un qualche contributo a questa che pare abbia tutti i presupposti per essere una "signora discussione". Una da incorniciare (assieme a quella sulla "verità buddhista" di Genyo io credo, ma anche altre).

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio

    2. Sulla presunta razionalità (impostazione weberiana e positivistica) nelle scelte degli umani "primi" o "arcaici" o "antichi".
    Arjuna, credo che questo tuo incipit "gli uomini si associarono per raggiungere degli scopi" confermi in pieno quello che io nel secondo punto ho chiamato "visione positivistica" (aggiungendo weberiana nel caso vi fosse qualche conoscitore più o meno valido del pensiero di quel sociologo tedesco).
    Fondamentalmente, tu e apostata, in questo non vi differenziate. Non credi?

    Grazie

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna Visualizza Messaggio
    Ogni gruppo umano creò poi le proprie istituzioni attraverso un processo culturale autonomo:
    Sono le fondamenta (presupposti) teoretici di questa frase che io questiono.

    Che significa "creò le proprie istituzioni"?
    Che significa "attraverso un processo culuturale"? Che vuol dire "processo culturale"? Spero concorderai con me che la definizione è come minimo troppo ampia per poter esser lasciata lì, senza andare più a fondo.


    ps.

    Cito:
    trovare forme universali nella sotria umana....(...) le forme delle istituzioni sono tanto varie quanto le lingue parlate nel mondo.

    Visto che si è toccato il tema delle forme archetipiche dei consorzi civili comparsi nella storia, anche se per negare a priori ogni possibilità in tal senso (non è questo il punto in discussione, potremmo svilupparlo comunque in un secondo momento, magari sulla scia della antropologia di Levy-Strauss); per non perpetrare, o meglio, per bloccare sul nascere una possibile fonte di equivoci, voglio specificare che il 3d tratta della "genesi delle CIVILTA' umane", e non della genesi umana (concetto vago e indefinito).

    E' sulla genesi delle civiltà (con relative e specifiche istituzioni politico-religiose-giuridiche) che qui - io credo - sia utile che si discuta. Tenendoci a debita distanza da visioni ideologiche o teologiche che siano.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Arjuna, credo che questo tuo incipit "gli uomini si associarono per raggiungere degli scopi" confermi in pieno quello che io nel secondo punto ho chiamato "visione positivistica" (aggiungendo weberiana nel caso vi fosse qualche conoscitore più o meno valido del pensiero di quel sociologo tedesco).
    Fondamentalmente, tu e apostata, in questo non vi differenziate. Non credi?

    Grazie
    Che gli uomini si associno per raggiunger determinati scopi, mi sembra che si possa dare per assodato, quale sarebbe se no il motivo per cui lo fanno?

    Penso però che esista una fondamentale differenza tra la mia visione e quella di apostata, ovvero lui sostiene che questo sarebbe un processo naturale, che l'uomo ha una vocazione sociale e che ciò comporta una ricerca di benessere e felicità.
    Io sostengo il contrario, ovver oche l'uomo ha una vocazione essenzialmente egoistica ed indiviualistica e che le società umane sono in realtà degli accidenti che sono state storicamente mantenute ob torto collo o attraverso un notevole sforzo, ma soprattutto attraverso l'opera di esseri superiori vocati al dominio.
    Il benessere è una compensazione che viene elargita agli uomini per l'aver represso la propria intima natura.
    E' anche vero che le pulsioni distruttive dell'uomo sono sempre state sfogate se non altro in maniera rituale e che nessun tipo di benessere riesce ad eliminarle, nè tanto meno esistono Ordini in grado di mutare questo stato di cose.
    La violenza è ineliminabile, quindi il suo sfogo è salutare e necessario. Una società che pretendesse di bandire ogni forma di violenza è destinata a cadere preda dell'angoscia e a viaggiare verso l'autodistruzione.

    Per altro in proposito mi sembra interessante citare un romanzo di Sebastiano vassalli (autore certo nè conservatore, nè arcaico) "3012" dove s'immagina una società idilliaca in cui non si combattono guerre da 500 anni ed in cui ciascuno ha un tenore di vita più che sufficiente.
    Tale società subisce un processo di autodistruzione morale ed un'esplosione di violenza tra individui che la porta alla distruzione.....

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Apostata_tv83 Visualizza Messaggio
    Più che amico-nemico la società si basa sul sé-altro. Poi tra gli "altri" può esserci l'amico-nemico ma solamente in funzione alla sua utilità rispetto alle aspettative dell'individuo o del gruppo. Comunque in linea generale condivido la tua opinione sull'identità: essa è relativa, nasce dal confronto con ciò che è diverso (altro) da sé.

    Diverso sono sugli status culturali. Essi esistono ma come adattamento a un contesto ambientale a partire da precise caratteristiche biologiche.

    Sicuramente la civiltà è fatta da elites. Se però le elites non usano questa civiltà per migliorare il benessere generale in realtà sono creature che non stanno generando civiltà (che per essere tale dev'essere condivisa da tutti gli uomini che seguono questa elite) e stanno semplicemente sfruttando la posizione di vantaggio per soddisfare i propri bisogni, come farebbe qualunque animale. L'elite ha dunque il ruolo di creare cultura e civiltà, di diffonderla ed elevare gli uomini, non di sfruttare le proprie conoscenze a proprio personalissimo tornaconto, abbandonandosi all'istinto della nostra parte bestiale.

    L'ordine può essere imposto in tanti modi ma se continua a essere imposto non supera alcuna istintività, essendo la legge del più forte riscontrabile in qualunque gruppo animale. La necessità di imporre con la forza una legalità invece che proporla e farla rispettare elevando tutti gli uomini è una pretesa bestiale.

    Chaos vuol dire semplicemente vuoto.
    Sarà una pretesa bestiale perchè l'uomo rimane una bestia.
    Storicamente non esiste nessuna forma di società, negli ultimi 10000 anni che si mantenga senza l'uso della violenza per mantenere le proprie leggi.
    L'idea che l'elevazione dell'uomo è pura utopia ottocentesca e guarda caso proprio coloro che miravano all'elevazione degli uomini istituirono i reigmi più violenti e repressivi.
    Per inciso anche il fascismo mirava all'elevazione degli uomini attraverso lo stato etico, pura utopia romantico-idealistica.

    Il Chaos, secondo i miti indoeuropei, è lo stadio primigenio dell'universo, da cui emergerà un'azione ordinatrice che creerà il Kosmos. Tuttavia ogni Kosmos è precario ed il suo destino è quello di tornare al Chaos.
    Questa è la visione dei popoli indoeuropei, che ritengo sia connessa alla loro visione sociale.
    Choas, l'indifferenziazione totale e la pura potenza primigenia è lo stato primitivo dell'uomo, attraverso una superiore azione ordinatrice, tale situazione viene superata e viene generata una differenziazione sempre più articolata e quindi una gerarchia.
    Quando la forza delle elites che hanno mantenuto l'Ordine si affievolisce, Esso crolla e l'uomo tende a tornare nella sua indifferenziazione primitiva.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Apostata_tv83 Visualizza Messaggio
    Ognuno ha, certamente, la propria visione. Io se parlo di Chaos mi attengo all'origine etimologico: chaino, spalancarsi. A me è parso piacevole il discorso di Sabbatucci in merito, in "Il Misticismo Greco". Se poi vogliamo parlare del tuo Chaos inteso come Archè, per me non c'è problema alcuno.
    Nel mito cosmogonico indoeuropeo di cui è un esempio anche la teogonia esiodea, in orgine vi è il Chaos, ciò non vuol dire che vi è il vuoto, tutt'altro, vi è la pura potenza, ovvero la presenza di tutti gli elementi allo stato indifferenziato. Tale presenza viene rappresentata a seconda dei casi come acque profondissime o voragine senza fondo, da ciò il terminre spalancarsi.
    Dalla voragine o dall'acqua emergono i primi elementi e scatuiscono le prime differenziazioni, quindi il Chaos non può essere vuoto, se no vi sarebbe una creazione ex nihilo
    In realtà invece tutto ciò di cui è composto l'universo è già presente.

 

 
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