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    Predefinito Sul carattere spirituale della Tradizione - riflessione sui "leghismi" odierni

    Salve a tutti,
    come mio primo intervento su questo forum voglio proporvi una mia riflessione sul carattere spirituale della Tradizione e del rapporto che questa mantiene (se lo mantiene) con i vari "leghismi" e altre forze politiche locali ed autonomiste, consacrate nelle ultime elezioni alla guida del nostro Paese.

    L'auspicio è quello di stimolare una riflessione critica pertinente all'argomento, sul quale poi confrontarsi liberamente:


    "Perdere le "proprie radici" non significa "dimenticare" usi e costumi tradizionali della propria terra, per quanto antichi, ma non avere più un Centro interiore da cui far discendere questi costumi, e a cui ricondurne il reale significato simbolico. Come ci ricorda molto bene il Guénon, l'attuale concezione di folklore riposa sulla falsa idea che vi siano delle "creazioni popolari", ovvero prodotti spontanei dalla massa del popolo, mentre "tutto ciò, lungi dall’essere d’origine popolare, non è persino nemmeno di origine semplicemente umana".

    In altre parole, l'uomo non "produce" proprio nulla, non "crea" da sé stesso l'"idea" alla quale rinvia il simbolismo del folklore nelle sue diverse sfumature popolari; la Verità infatti sussiste indipendentemente dalle creazioni dell'uomo, il quale può afferrarne l'essenza solo con uno slancio spirituale, al di là cioè delle fissazioni individuali o collettive.

    Perdere il senso della Tradizione significa dunque perdere questo collegamento con ciò che è eterno. Gli usi, i costumi, le forme e le religioni cambiano nel tempo e nello spazio, la Verità no: essa ricorre trasversalmente nelle idee dell'uomo attraversando le diverso epoche, manifestandosi sempre uguale nelle più svariate produzioni artistiche, architettoniche, culturali e politiche di ogni tempo, talvolta illuminando l'esistenza di coloro che la sappiano scorgere al di là delle apparenze, talvolta obliandosi alla vista di coloro che, disorientati, non ne sono degni.

    Attualizzando e contestualizzando, in Italia, la principale degenerescenza causata da un'errata interpretazione del carattere spirituale della Tradizione è resa ancor più evidente dalla recente consacrazione elettorale di tutti quei movimenti locali autonomisti che, a fronte della crescente immigrazione, fanno del nazionalismo (quando non del comunitarismo) spicciolo e collettivizzante la loro bandiera. Le loro "tradizioni" sono solo propaganda retorica fondata su facili miti di massa da dare in pasto alla gente, bisognosa d'individuare un capro espiatorio appartenente alla cosiddetta fascia "debole" (in questo caso il "terrone", o l'immigrato) sul quale scaricare tutte le colpe della crisi morale ed economica. Ma, ahimè, la "cultura locale" che essi difendono è proprio quella volgarità plebea alla quale spesso ci si dovrebbe ribellare.
    "Vedere" le proprie radici, conoscerne l'ordine trascendentale, è compito assai difficile per coloro che non abbiano il coraggio di osare, l'ardire di bussare, la pazienza di cercare. Chi non chiederà mai otterrà null'altro che la ripetizione del proprio vuoto interiore, senza verità, solo menzogna."

    •   Alt 

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  2. #2
    *Sygn*
    Ospite

    Predefinito

    Gran bel testo non c'è che dire, anche se riservato comunque a una "gens" di una casta universitaria, e quindi quella che meno apprezza le proprie radici, che ai popoli che nel bene o nel male praticano ogni giorno il ricordo e la salvezza delle tradizioni.
    Rimane pero un testo retorico, e anche se verosimilmente fa pensare a un aiuto verso le tradizioni e che le perora, si traduce nella solita solfa, “ignoranti voi siete se la libertà volete”.
    Rimane che la libertà, l’autonomia, l’autodeterminazione, non si raggiunge con quel seme virulento che è la politica, ma con una mirata cultura locale, anche se questa sarà tacciata dai benpensanti cui la libertà altrui porta solo sgomento, come ignoranza, o peggio ancora come menzogna.

  3. #3
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    Predefinito

    Vorrei in una certa misura rettificare il tuo intervento (molto apprezzato), a scanso di equivoci. Innanzitutto, non ritengo affatto che questo mio scritto sia riservato "a una "gens" di una casta universitaria"; difatti, per quanto mi riguarda, questi pseudo-intellettuali solitamente sono portatori di un "sapere profano", accumulato nel corso di studi accademici profondamente anti-tradizionali; in ciò ravviso la ragione del distacco profondo (anzichè del riavvicinamento) dalle proprie radici, che caratterizza questi soggetti del tutto fuorviati.
    Nel mio scritto cerco di porre in evidenza non tanto la "forma", l'esteriorizzazione del simbolismo popolare, quanto il carattere "metafisico", spirituale della Tradizione, a cui questo simbolismo rinvia nelle sue molteplici manifestazioni. E' difatti solo nello Spirito (realtà da cogliersi con un movimento verso l'"interno") che si conservano e si trasmettono le energie uniche e caratteristiche della "razza" (anche se per chiarire adeguatamente questa affermazione non basterebbero certo li spazi consentiti da un forum). In ogni caso, risulta del tutto evidente (a chiunque dotato di buon senso) che il "gesto", quando venga svuotato del suo contenuto spirituale, si presti perfettamente (questo si!) alla demagogia retorica e al populismo di certi benpensanti e politicanti agitatori di folle.

    Concordo con te quando affermi che la libertà, l'autonomia e l'autodeterminazione dei popoli non si raggiungono con quel "seme virulento che è la politica"; ma, a mio avviso, tantomeno le si può raggiungere rinforzando una siffata "cultura locale", tendente alla de-sacralizzazione della Tradizione ed insistentemente votata all'involgarimento intellettuale: in tal caso, quelle sono destinate a rimanere null'altro che belle parole.
    Innanzitutto, vanno salvaguardati (o ripristinati) il patrimonio e la ricchezza spirituale, poichè solo in questo si trova l'orizzonte di senso capace di significare il gesto, altrimenti solo vuota ricorrenza esteriore; la lingua (anche dialettale), altrimenti solo muto insieme di vocaboli; il costume e le usanze tipiche, altrimenti solo vecchi ricordi sbiaditi dei nostri padri; la stessa religione che, svuotata del suo carattere spirituale, ora permane solo come pratica dogmatica farcita di moralismi e sentimentalismi vari; e così via dicendo.

    Tutto ciò è indubbiamente semplicistico e riduttivo; si sfiorano solamente alcuni temi d'importanza cruciale che meriterebbero ben altra attenzione, ma non è certo questa la sede più adatta per discuterne adeguatamente (ad esempio, sul tema della "libertà" che, come vedo, ti sta molto a cuore)."

 

 

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