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    Predefinito Ikea, infortuni a catena. L'azienda: «Lavoratori distratti»

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    LAVORO Denuncia delle Rsu di Corsico, ferito anche un bambino. A Sassari muore un edile di 22 anni
    Ikea, infortuni a catena. L'azienda: «Lavoratori distratti»

    Antonio Sciotto

    Una catena di infortuni nell'ultimo anno (sarebbero 33), tre seri in soli cinque giorni. Si è ferito anche un bambino, il figlio di alcuni clienti colpito in testa da una navetta di legno; un oggetto leggero, ma se dallo scaffale del self service fosse caduto un articolo di diversi chili la cosa sarebbe potuta andare diversamente. Comunque è stata chiamata l'ambulanza. Siamo all'Ikea di Corsico, nel milanese, il centro più grande dei 13 della multinazionale svedese in Italia, che conta 400 dipendenti fissi più 300 precari, concentrati nei periodi di picco. La denuncia arriva da Rsu, Rls (rappresentante alla sicurezza) e Filcams Cgil, che hanno anche raccontato di uno scontro tra le «slitte» (i carrelli di movimentazione merci), tarate su una velocità eccessiva, che ha ferito al piede un dipendente; e di un lavoratore che ha subito una sutura di 21 punti al braccio dopo essere stato ferito da un coltello mal posizionato in un carrello.
    A breve giro di posta è arrivata la replica dell'azienda: «Ikea non scende a compromessi sulla sicurezza. L'oggetto che ha colpito il bambino era stato mal posizionato su un ripiano. Rimandano invece a casualità o distrazione tutti gli incidenti accaduti ai dipendenti». Come dire, ci scusiamo solo con i clienti.
    Intanto, a maggior ragione dopo l'infortunio al bambino, accaduto solo due sere fa, i lavoratori hanno deciso di scioperare e ieri si sono riuniti in assemblea, con fermi anche a fine turno. I delegati parlano di «mancanza di adeguate misure di sicurezza: muletti che cadono dalle ribalte dei camion, porte antincendio sfondate, bancali che precipitano da 8 metri, per non parlare poi dello stress prolungato causato da eccessivi carichi di lavoro». E ancora: «gli addetti di notte lavorano con l'areazione spenta e con le sole luci di emergenza».
    Luca Marchi, Rsu per la Filcams e Rls, spiega che «manca la volontà di investire: non ci sono segnaletiche per il traffico dei carrelli, nè le specchiature angolari, mentre il self service per i clienti rischia di essere pericoloso perché anche ad altezze di un metro e ottanta si piazzano oggetti fino a venti chili di peso». Ma soprattutto, già nei mesi scorsi, Corsico ha scioperato per il «clima di paura - così lo definiscono le Rsu - che si è instaurato: ti controllano ogni mossa, anche in pausa, ti chiedono persino perché vai in bagno». E dire che i soldi per la sicurezza si potrebbero trovare, se è vero che il 31 agosto Corsico chiuderà un fatturato annuo di 150 milioni di euro.
    Dall'altro lato, è difficile organizzare lavoratori con turni molto differenziati, la gran parte part time: la Filcams spiega che la media nazionale dei circa 6 mila dipendenti Ikea è di sole 23,8 ore settimanali.
    Tra gli infortuni accaduti ieri, invece, dobbiamo registrare la morte di un edile di soli 22 anni - si chiamava Pietro Ghiani - schiacciato a Mores (Sassari) da una parete di terra e pietre mentre posizionava dentro un canalone i tubi delle condotte del depuratore del paese.

    www.ilmanifesto.it

    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    Sono anni che si susseguono le denunce con Ikea e che alcuni richiamano il dovere al boicottaggio. Il dramma del capitalismo è proprio che, se da una parte il boicottaggio sarebbe giusto e legittimo, l'unico modo per arredare casa senza spendere molto è proprio Ikea, a meno che qualche fortunato non riesca a costruirsi il mobilio o non lo erediti da qualche altra persona...

    Il dramma, cari compagni, è che allo schifo profondo per il trattamento che aziende del genere riservano ai lavoratori non può sempre corrispondere una coerenza pratica che ci porti a vivere radicalmente contro il capitale stesso.

    Questo è il vero dramma che vivo quotidianamente quando vado a fare la spesa. Mi posso sforzare quanto volete a non acquistare prodotti di aziende che trattano in questo modo i lavoratori, ma solo chi ha buoni stipendi si può permettere di fare scelte etiche al supermercato...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Sono anni che si susseguono le denunce con Ikea e che alcuni richiamano il dovere al boicottaggio. Il dramma del capitalismo è proprio che, se da una parte il boicottaggio sarebbe giusto e legittimo, l'unico modo per arredare casa senza spendere molto è proprio Ikea, a meno che qualche fortunato non riesca a costruirsi il mobilio o non lo erediti da qualche altra persona...

    Il dramma, cari compagni, è che allo schifo profondo per il trattamento che aziende del genere riservano ai lavoratori non può sempre corrispondere una coerenza pratica che ci porti a vivere radicalmente contro il capitale stesso.

    Questo è il vero dramma che vivo quotidianamente quando vado a fare la spesa. Mi posso sforzare quanto volete a non acquistare prodotti di aziende che trattano in questo modo i lavoratori, ma solo chi ha buoni stipendi si può permettere di fare scelte etiche al supermercato...
    Dici una verità importante che dovrebbe far riflettere molto i fanatici del cambiamento dal basso per la via del consumo responsabile.
    E a ciò che dici, a mio avviso, va aggiunto il fatto che l'idea stessa del consumo responsabile rischia di divenire da legittimo complemento di una pratica politica coerente, un suppletivo rinunciatario ed utopistico-economicistico, che vorrebbe sostituire il confronto-scontro politico-ideologico, con il gesto dal basso per la via economica del consumo.
    Un tema davvero attuale.

    Su IKEA niente da aggiungere: una multinazionale interessata ad abbassare al massimo i costi del lavoro, costi quel che costi in termini sociali ed umani.

 

 

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