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  1. #1
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    Predefinito ridurre i debiti statali con le dismissioni degli enti locali

    http://www.ciardullidomenico.it/BIBL...i_pubblici.htm
    ALIENAZIONE DEI BENI PUBBLICI, CARTA BIANCA PER GLI ENTI LOCALI?

    Nessuno ha reso pubblico questo provvedimento, benché dal 25 giugno scorso fosse noto al Palazzo e quindi, si suppone, anche ai parlamentari d’opposizione, anche all’efficientissimo Governo Ombra del PD.

    Ecco il testo dell’articolo tratto dal DL 25 giugno 2008 n. 112

    Articolo 58.
    (Ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni, comuni ed altri enti locali).

    1. Per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni e altri Enti locali, ciascun ente con delibera dell'organo di Governo individua, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Viene così redatto il Piano delle Alienazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione.
    2. L'inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile e ne dispone espressamente la destinazione urbanistica; la deliberazione del consiglio comunale di approvazione del Piano delle Alienazioni costituisce variante allo strumento urbanistico generale. Tale variante, in quanto relativa a singoli immobili, non necessita di verifiche di conformità agli eventuali atti di pianificazione sovraordinata di competenza delle Province e delle Regioni
    3. Gli elenchi di cui ai commi 1 e 2, da pubblicare mediante le forme previste per ciascuno di tali enti, hanno effetto dichiarativo della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli effetti previsti dall'articolo 2644 del codice civile, nonché effetti sostitutivi dell'iscrizione del bene in catasto.
    4. Gli uffici competenti provvedono, se necessario, alle conseguenti attività di trascrizione, intavolazione e voltura.
    5. Contro l'iscrizione del bene negli elenchi di cui ai commi 1 e 2, è ammesso ricorso amministrativo entro sessanta giorni dalla pubblicazione, fermi gli altri rimedi di legge.
    6. La procedura prevista dall'articolo 3-bis del decreto-legge 25 settembre 2001 n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001 n. 410, per la valorizzazione dei beni dello Stato si estende ai beni immobili inclusi negli elenchi di cui al presente articolo. In tal caso, la procedura prevista al comma 2 del suddetto articolo si applica solo per i soggetti diversi dai Comuni e l'iniziativa è rimessa all'Ente proprietario dei beni da valorizzare. I bandi previsti dal comma 5 sono predisposti dall'Ente proprietario dei beni da valorizzare.
    7. I soggetti di cui all'articolo 1 possono in ogni caso individuare forme di valorizzazione alternative, nel rispetto dei principi di salvaguardia dell'interesse pubblico e mediante l'utilizzo di strumenti competitivi.
    8. Gli enti proprietari degli immobili inseriti negli elenchi di cui al presente articolo possono conferire i propri beni immobili anche residenziali a fondi comuni di investimento immobiliare ovvero promuoverne la costituzione secondo le disposizioni degli articoli 4 e seguenti del decreto-legge 25 settembre 2001 n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
    9. Ai conferimenti di cui al presente articolo, nonché alle dismissioni degli immobili inclusi negli elenchi di cui all'articolo 1, si applicano le disposizione dei commi 18 e 19 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001 n. 410.

    Prendo spunto da questo thread aperto sul principale, perchè proprio su questo strano disegno di legge avevo letto una settimana fa un intervento molto interessante di Pagliarini.
    In pratica, da quel che ho capito, il ministro Tvemonti propone agli enti locali un patto istituzionale: dice: siccome la maggior parte del patrimonio immobiliare pubblico vendibile è in mano non allo stato ma agli enti locali, e siccome lo stato ha bisogno del ricavato della vendita di quei beni per abbattere il debito pubblico (per poi rifarlo subito dopo, ma lasciamo stare questo), voi enti locali vendete tutti i vostri immobili ai privati e girate allo stato il ricavato; in cambio, lo stato vi darà il federalismo fiscale, ossia il potere di tassare direttamente i vostri cittadini. Così, le risorse per abbattere i vostri propri debiti le potrete prelevare direttamente dalle tasse comunali anzichè dalla vendita sul mercato dei vostri beni.
    Non mi pare uno scambio molto vantaggioso: lo stato venda i suoi di beni, licenzi i dipendenti pubblici statali per abbattere il suo debito pubblico!
    Pagliarini a questo proposito ha commentato: " E' un testo che ho letto e riletto tante volte, sempre con la speranza di aver letto male e di non aver capito niente".

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  2. #2
    Juv
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    Non ho capito qual'è il punto della legge che prescrive il trasferimento del ricavato allo stato.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da JuvSP Visualizza Messaggio
    Non ho capito qual'è il punto della legge che prescrive il trasferimento del ricavato allo stato.
    Hai ragione, nella parte del DL riportato non se ne parla, ma nell'articolo di Pagliarini apparso su Libero Mercato del 4 luglio 2008 è spiegato chiaramente quale sia il progetto: riporto quello che c'è scritto:

    " Il progetto è spiegato molto bene in una intervista al futuro ministro Tremonti pubblicata sa LaPadania il 3 ottobre 2007. Nella circostanza Tremonti aveva ragionato così: "Dato che la criticità di base della nostra finanza pubblica è il debito, solo un arbitraggio tra Stato ed enti locali, che hanno la parte più grossa dell'attivo pubblico vendibile ma non hanno potere fiscale proprio, può costituire non un fattore di rischio, ma all'opposto un principio di soluzione del problema. In altri termini, il federalismo fiscale non è un rischio, ma una soluzione. E' proprio questo, l'arbitraggio tra i beni pubblici da immettere sul mercato - a vantaggio dell'economia dei territori - e il federalismo fiscale, che era parte costitutiva del nostro programma elettorale del 2006".
    A questo punto il giornalista Carlo Passera ha chiesto: "Dunque lei propone un patto: gli enti locali alienino parte del proprio grande patrimonio per ridurre il debito pubblico e in cambio ottengono il federalismo fiscale". La risposta è stata: "Basterebbe mobilizzare in questo disegno una parte dell'attivo per abbattere una parte consistente del debito pubblico. In cambio, i governi locali avrebbero appunto il federalismo fiscale e proprio attraverso il controllo democratico diretto esercitato dai cittadini la spesa pubblica ecc...ecc....".

    Del programma del PDL in proposito se ne parla anche qui in modo dettagliato:

    http://www.nelmerito.com/index.php?o...d=91&Itemid=77

    JuvSP, la politica portata avanti da quel ministro è proprio il contrario delle istanze federaliste, bisogna ammetterlo

  4. #4
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    UNA CURA DA CAVALLO PER ABBATTERE IL DEBITO
    di Emilio Barucci
    14 marzo 2008

    Per natura i programmi elettorali sono prodighi di dettagli sul lato del dare ma lo sono molto meno sul lato dell’avere. Eppure i conti debbono in qualche modo tornare e quindi qualcosa deve essere proposto sui tagli alla spesa e sul lato delle privatizzazioni per fare fronte all’elevato debito pubblico (104% del pil a fine 2007). I programmi del PD e del PDL non mancano di farlo.


    L’esperienza del governo Berlusconi e del governo Prodi è stata deludente in tema di privatizzazioni non tanto per la loro assenza, si badi bene che le privatizzazioni non sono un ‘‘dovere’’ da pagare alla modernità, quanto per l’assenza di un ridisegno del ruolo dello Stato imprenditore.

    Probabilmente era da prevedere, i governi coalizionali non facilitano i processi di privatizzazione e passata l’impellenza dell’entrata nell’euro un rallentamento era nelle cose anche perché non vi sono più molti assets facilmente liquidabili (1). Il PD e il PDL, che corrono da soli, hanno ripreso il punto proponendo una cura shock di abbattimento del debito pubblico basata soprattutto su una valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico.

    I programmi riportano numeri che vanno presi sul serio. Nel programma del PD si affronta la questione in più punti. Nell’azione 1 si propone una valorizzazione del patrimonio pubblico immobiliare non demaniale che dovrebbe contribuire a ridurre il debito pubblico sotto il 90% del PIL liberando risorse per mezzo punto percentuale di PIL. Il tema è toccato anche in altri punti: l’azione 5 invoca la separazione della rete gas da Eni e l’introduzione della concorrenza nel trasporto pubblico locale e nelle ferrovie che potrebbe aprire la strada anche alla privatizzazione di imprese, discorso simile sulla liberalizzazione per i servizi pubblici locali (azione 9). Nel programma del PDL si parla di liquidare le società pubbliche non essenziali e di collocare sul mercato una quota rilevante del patrimonio dello Stato (aziende, immobili, crediti, concessioni) costruendo un patto con gli enti locali. Come contraltare al piano di dismissioni, ambedue i programmi propongono un rilancio delle infrastrutture e dell’edilizia abitativa pubblica.


    Analizziamo i programmi da tre punti di vista:

    I numeri. E’ difficile fare delle stime, nel complesso l’operazione del PD potrebbe valere 10-15 miliardi l’anno mentre quella del PDL dovrebbe valere il doppio. Nell’arco di cinque anni il piano del PD potrebbe portare a 70/80 miliardi e il rapporto debito pubblico/PIL potrebbe scendere sotto il 100%. Questo primo dato suggerisce che non sarà facile giungere alla soglia del 90%: per arrivarci occorre agire tramite altri canali o accelerare i piani.

    Gli assets. Il PD fa riferimento quasi esclusivamente ai beni immobiliari non demaniali anche se i progetti di liberalizzazione potrebbero prevedere la privatizzazione di municipalizzate e di imprese a controllo statale, il piano del PDL invece interessa tutti gli assets in mano allo Stato. Il PDL stima in 700 miliardi l’attivo che potrebbe essere collocato sul mercato. Il dato forse va corretto al ribasso ma sicuramente abbiamo che circa i ¾ di questi assets è costituito da immobili. Le partecipazioni azionarie in mano allo Stato non arrivano a 100 miliardi (meno di 50 a valore di mercato per le imprese quotate e il resto per le non quotate valutate a valore di libro) e le municipalizzate non arrivano a 20 miliardi. Se guardiamo per bene agli immobili in mano pubblica scopriamo che gran parte sono strumentali (oltre 200 miliardi) e quindi non liquidabili e che buona parte sono in mano agli enti locali. Stime recentemente proposte portano a 20 miliardi di immobili non strumentali in mano allo Stato centrale e a 160 miliardi di euro di beni immobili non strumentali e di edilizia popolare in mano agli enti locali (2).

    Come farlo. I programmi sono scarni su come realizzare il progetto. Sulla stampa aleggia il piano della superholding già accarezzato da Tremonti a suo tempo: creiamo una newco con dentro assets pubblici di diversa natura, la collochiamo sul mercato con lo Stato che ne mantiene il controllo. I programmi non ne parlano esplicitamente anche se quello del PDL gli è assai vicino. Un piano così congegnato sarebbe male accolto dai mercati finanziari e la possibilità di fare ricorso alla buona volontà dei risparmiatori appare essere assai remota. In generale vi sono almeno tre profili di criticità:

    1. liquidabilità/valorizzazione degli assets. Il programma del PD propone la valorizzazione del patrimonio non demaniale: la strada proposta è quella giusta, in effetti l’esperienza delle cartolarizzazioni con valori immobiliari persi per sempre insegna che si deve passare tramite una attenta opera di valorizzazione dei beni immobili cercando di fare incrociare al meglio la domanda e l’offerta senza ricorrere a dismissioni di massa che avverrebbero per forza di cose a sconto;

    2. tempo necessario. Un progetto di valorizzazione necessita di tempo e di una macchina organizzativa diffusa sul territorio che metta insieme competenze diverse. Quanto sarà possibile fare in cinque anni?

    3. rapporto con gli enti locali. Ammesso che si affrontino questi due problemi come riusciremo a fare affluire le risorse dagli enti locali, che sono i proprietari e saranno chiamati a promuovere i progetti di valorizzazione/dismissione, allo Stato che ‘‘detiene’’ il debito?

    Possiamo avanzare qualche considerazione utile per la realizzazione di questi piani. Un piano da 100/120 miliardi di dismissioni in cinque anni può essere raggiunto solo se il governo agirà con decisione, rinuncerà al progetto superholding e lavorerà sia sul fronte degli immobili che sul fronte delle partecipazioni azionarie (comprese alcune concessioni come quelle televisive che non aspettano altro che di essere valorizzate) instaurando un patto con gli enti locali e facilitando le opere di valorizzazione degli immobili.

    Saranno necessari interventi di tipo amministrativo/legislativo che accompagnino il progetto di valorizzazione/dismissione. Con gli enti locali il tema dell’abbattimento del debito dovrà entrare a fare parte della più ampia partita sul federalismo fiscale-patto di stabilità interna. Una partita che non deve essere vista come una tantum ma che deve coinvolgere più legislature. Infine si deve tornare a parlare di privatizzazioni di società in mano allo Stato. Se fatte bene sono un elemento positivo. SACE, ANAS e Banco Posta e qualche società di più piccola dimensione (Tirrenia, Poligrafico) possono essere collocate sul mercato, una partita cruciale sarà infine quella dello scorporo della rete gas.

    Un punto importante deve comunque emergere. Il tema delle privatizzazioni non può essere affrontato isolatamente (e per forza di cose ideologicamente) ma assieme a quello del debito pubblico che limita ogni progetto di sviluppo e di perequazione sociale. Dobbiamo quindi valutare gli ambiti in cui lo Stato può fare un passo indietro con un beneficio per la comunità, gli spazi non sono ampi ma ci sono. Purtroppo gli asset ‘‘facili’’ da dismettere scarseggiano e non si può più sbagliare un colpo come è già successo con alcune privatizzazioni in passato.

    Emilio Barucci


    (1) Non dimentichiamoci che la grande stagione delle privatizzazioni (molte delle quali parziali) dello Stato Italiano (1992-2005) ha fruttato 140 miliardi contribuendo a ridurre il debito pubblico di circa l’8%.
    (2) Si veda ‘‘Invertire la rotta’’ a cura di Guarino, Reviglio, Rodata, Il Mulino 2007.

  5. #5
    Juv
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio

    JuvSP, la politica portata avanti da quel ministro è proprio il contrario delle istanze federaliste, bisogna ammetterlo
    Bah...le illazioni pre elettorali le prendo con le molle.

    E' chiaro che se Tremonti fosse un federalsita sincero avrei votato il PDL. Detto questo, attendo la manovra fiannziaria ed il collegato federalsimo fiscale. Fino ad allora luci e note stonate. Vedremo se saranno compensate.

  6. #6
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    Perfettamente in linea con il "washington consensus". E' ora che ve lo impariate a memoria

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    Perfettamente in linea con il "washington consensus". E' ora che ve lo impariate a memoria
    e non ci dimentichiamo mai che il " nostro eroe" era, e' e restera' il direttore dell' aspen italiano ..

    dal che sembra piuttosto evidente che siamo davanti alla classica strategia del " sistema" di occupare tutte le parti in commedia...

    vorrei infatti far notare che in geoeconomia le cose che ORA dice 3M , prima del 2003 le diceva la lega ... poi " puff" ... c' e stato un " passaggio delle consegne " ..

    cosa significa questo ? semplicemente gli e' che finche' le idee " perniciose" per il sistema non avevano molto seguito nei cervellini della " ggente" le si faceva sostenere ad un " paria" affinche' " lo schifo&ridicolo " suscitato da questo ricoprisse anche queste " idee perniciose" ...
    Quando pero' e' stato evidente che PRENDENDOLO SISTEMATICAMENTE IN TASCA prima o poi qualche cervello meno fuso si sarebbe riconnesso bisognava che questa " reazione" passasse in " mani sicure" .. le mani appunto di 3M...

    il quale appunto e' un maestro nel recitare " la parte" .. non solo fa DA SEMPRE NEI FATTI " l' amerikano" recitando la parte dell' antiglobalista ... ma anche fa DA SEMPRE NEI FATTI " il romano" , recitando la parte del " federalista padano " ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    http://www.ciardullidomenico.it/BIBL...i_pubblici.htm
    ALIENAZIONE DEI BENI PUBBLICI, CARTA BIANCA PER GLI ENTI LOCALI?

    Nessuno ha reso pubblico questo provvedimento, benché dal 25 giugno scorso fosse noto al Palazzo e quindi, si suppone, anche ai parlamentari d’opposizione, anche all’efficientissimo Governo Ombra del PD.

    Ecco il testo dell’articolo tratto dal DL 25 giugno 2008 n. 112

    Articolo 58.
    (Ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni, comuni ed altri enti locali).

    1. Per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni e altri Enti locali, ciascun ente con delibera dell'organo di Governo individua, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Viene così redatto il Piano delle Alienazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione.
    2. L'inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile e ne dispone espressamente la destinazione urbanistica; la deliberazione del consiglio comunale di approvazione del Piano delle Alienazioni costituisce variante allo strumento urbanistico generale. Tale variante, in quanto relativa a singoli immobili, non necessita di verifiche di conformità agli eventuali atti di pianificazione sovraordinata di competenza delle Province e delle Regioni
    3. Gli elenchi di cui ai commi 1 e 2, da pubblicare mediante le forme previste per ciascuno di tali enti, hanno effetto dichiarativo della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli effetti previsti dall'articolo 2644 del codice civile, nonché effetti sostitutivi dell'iscrizione del bene in catasto.
    4. Gli uffici competenti provvedono, se necessario, alle conseguenti attività di trascrizione, intavolazione e voltura.
    5. Contro l'iscrizione del bene negli elenchi di cui ai commi 1 e 2, è ammesso ricorso amministrativo entro sessanta giorni dalla pubblicazione, fermi gli altri rimedi di legge.
    6. La procedura prevista dall'articolo 3-bis del decreto-legge 25 settembre 2001 n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001 n. 410, per la valorizzazione dei beni dello Stato si estende ai beni immobili inclusi negli elenchi di cui al presente articolo. In tal caso, la procedura prevista al comma 2 del suddetto articolo si applica solo per i soggetti diversi dai Comuni e l'iniziativa è rimessa all'Ente proprietario dei beni da valorizzare. I bandi previsti dal comma 5 sono predisposti dall'Ente proprietario dei beni da valorizzare.
    7. I soggetti di cui all'articolo 1 possono in ogni caso individuare forme di valorizzazione alternative, nel rispetto dei principi di salvaguardia dell'interesse pubblico e mediante l'utilizzo di strumenti competitivi.
    8. Gli enti proprietari degli immobili inseriti negli elenchi di cui al presente articolo possono conferire i propri beni immobili anche residenziali a fondi comuni di investimento immobiliare ovvero promuoverne la costituzione secondo le disposizioni degli articoli 4 e seguenti del decreto-legge 25 settembre 2001 n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
    9. Ai conferimenti di cui al presente articolo, nonché alle dismissioni degli immobili inclusi negli elenchi di cui all'articolo 1, si applicano le disposizione dei commi 18 e 19 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001 n. 410.

    Prendo spunto da questo thread aperto sul principale, perchè proprio su questo strano disegno di legge avevo letto una settimana fa un intervento molto interessante di Pagliarini.
    In pratica, da quel che ho capito, il ministro Tvemonti propone agli enti locali un patto istituzionale: dice: siccome la maggior parte del patrimonio immobiliare pubblico vendibile è in mano non allo stato ma agli enti locali, e siccome lo stato ha bisogno del ricavato della vendita di quei beni per abbattere il debito pubblico (per poi rifarlo subito dopo, ma lasciamo stare questo), voi enti locali vendete tutti i vostri immobili ai privati e girate allo stato il ricavato; in cambio, lo stato vi darà il federalismo fiscale, ossia il potere di tassare direttamente i vostri cittadini. Così, le risorse per abbattere i vostri propri debiti le potrete prelevare direttamente dalle tasse comunali anzichè dalla vendita sul mercato dei vostri beni.
    Non mi pare uno scambio molto vantaggioso: lo stato venda i suoi di beni, licenzi i dipendenti pubblici statali per abbattere il suo debito pubblico!
    Pagliarini a questo proposito ha commentato: " E' un testo che ho letto e riletto tante volte, sempre con la speranza di aver letto male e di non aver capito niente".
    finch'è non c'è un completo federalismo, non se ne fa niente!

  9. #9
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    Dato che il crollo dello stato deve essere accompagnato ed originato anche da un crollo economico, questa presa di posizione di vendere è indicativa di una situazione ormai irreversibile.

    Da sempre prima di fallire si cerca di vendere tutto quello che si possiede.

    Si attende l’ampliarsi di questa mossa indispensabile come segnale della partitocrazia di aver intrapreso la strada di non ritorno.
    Adesso tutto dipende dalla BCE fino a quando continuerà , per salvare l’euro, a far finta di non capire esattamente e rendersi edotta circa i bilanci creativi dello stato romano.
    Si chiede all’Europa come cercherà di districarsi da una accusa precisa , di qualcuno interessato, che vi è un componete di grande importanza dell’unione monetaria che improvvisa la sua contabilità.

    E’ una corsa veloce tra lo stato che deve cercare di sostenere la economia e Maroni che si impegna di incamerare il maggior numero di extracomunitari di cui sanare la posizione di clandestini.
    I tempi stringono devono fare tutto con velocità.

  10. #10
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    E lo deve fare prima che i paesi del nord spingano su l' Euromediterraneo.
    Allora ne vedremo delle belle

 

 
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