



Comunque, se non lo si è capito, "quoto" il discorso di Perseo.
D'altronde, come diceva anche il "pagano" Evola, l'universale integra il particolare nel tutto, senza cancellarne la peculiarità.


"Tutto è relativo": è di per se un'affermazione oggettivamente assoluta.
Il relativismo si fonda contraddittoriamente sul suo opposto.
Da consultare:
Murray Newton Rothbard
L'etica della libertà CURA E TRADUZIONE DI LUIGI MARCO BASSANI
PAGINE XLVI - 432 EURO 18,59
Il pensiero neotomista espresso in maniera solida e limpida.
http://www.liberilibri.it


Vorrei porre un attimo all'attenzione dei "relativisti" un fatto.
Adesso EternoOccidente ed io ci siamo soffermati sulle differenze fra la gerarchia sociale cinese e quella (indo)europea.
Che cos'è la gerarchia?
La gerarchia è una serie di ruoli, in ordine di importanza, dove l'inferiore è subordinato al superiore. Il superiore sarà quello più "capace" e "nobile", l'inferiore sarà il meno "capace" e il meno "nobile".
Non è forse un concetto universale questo? Non è forse vero che tale concetto è stato uguale sia nella civiltà indoeuropea che in quella cinese, così come in quella giapponese, araba o, addirittura, nel contesto tribale africano?
E soffermiamoci su un altro concetto: la Giustizia.
La Giustizia non è l'armonia all'interno dello Stato dettata dal fatto che ogni uomo ha un ruolo ben preciso e svolge il suo compito in modo retto? Tale concetto non è forse un concetto universale, dato che non c'è stata civiltà, dalle più primitive alle più "evolute", che non abbia riconosciuto tale concetto?
Sono essi però concetti astratti? In sè e per sè, sì, ma essi hanno ripercussioni sul concreto: noi vediamo la Giustizia in sè e per sè? No. Vediamo le "cose" giuste. Questo significa che non esiste la Giustizia?
Noi vediamo la Gerarchia in sè e per sè? No. Noi vediamo strutture sociali gerarchiche. Ciò significa che non esiste la Gerarchia?
Sarò ancora più banale: noi vediamo la Luce? No. Noi vediamo le cose illuminate. In tal modo, dobbiamo forse affermare che la Luce non esiste perchè in sè e per sè non la vediamo, pur essendoci le cose illuminate?






Le leggi scientifiche sono oggettive, ma non universali, questo l'ha dimostrato Newton. Non esistono grandezze conoscibili universalmente, ma solo calcolabili localmente. Inoltre il principio di Heisemberg dimostra che non è neanche vero che sia possibile conoscere in maniera oggettiva con la precisione voluta due grandezze fisiche in stretta relazione fra loro, da ciò anche l'oggettività delle leggi ifsiche ne risente grandemente.
Se pensiamo poi alla meccanica quantistica entriamo in una situazione di indetermianzione ancora maggiore ed invece di fatti oggettivi e delimitati, arriviamo ad eventi più o meno probabili.
Di più oggi le teorie fisico-cosmologiche più avanzate parlano di paesaggio cosmico, ovvero di uno scenario in cui le leggi e le costanti fisiche che noi conosciamo hanno un valore del tutto locale. In certe sezioni dell'universo sono in una maniera, in altre, diverse, quindi la stessa gravitazione universale o il numero di dimensioni non sono grandezze universali.
Ergo non esiste nessuna verità oggettiva, al massimo si può parlare di affermazioni probabili in determinate circostanze.


Non esistono leggi naturali poichè non esiste l'uomo allo stato di natura.
L'Uomo in quanot tale si può definire solo all'interno di uno specifico contesto culturale, ovvero gli ominidi si staccano dagli amimali appunto nel momento in cui superano la condizione di naturalità ed acquistano la dimesione culturale.
Dato che le culture, enlla sotria umana sono pressochè infinite, è impossibile definire una situazione naturale dell'uomo e quindi uno stato di riferimento.
Inoltre ogni cultura definisce la propria situazione come naturale, è un mero fenomeno psicologico. Nel momento però che una cultura entra in crisi (per l'incontro con culture diverse o per fenomeni interni) e viene sostituita da un'altra, quest'ultima sarà percepita dagli uomini come "naturale" e la prima come innaturale.


Questo non è vero, innanzitutto sulla Terra esistono variazioni locali della massa che fanno sì che sia impossibile conoscere con la precisione desiderata la velocità di caduta di un corpo in ogni punto del pianeta, salvo misurandola.
Inoltre non è detto che leggi fisiche oggettive e verificate diano risultati precisi, tanto per fare un esempio, il sistema tolemaico forniva un calcolo della traiettoria di mercurio che rendeva conto delle misurazioni, anche delle più moderne, con un grado di precisione nettamente maggiore dei valori calcolati tramite la teoria newtoniana o anche tramite la teoria einsteniana. Ergo il sistema tolemaico scientificamente ha un valore maggiore id quello della relatività
Inoltre tecnicamente non è vero che un sasso è sempre caduto nello stesso modo, se guardiamo alla teoria aristotelica la traiettoria di un sasso è lineare, ma se guardiamo a quella galileiana in relatà è lineare per un osservatore sulla Terra e curva per uno fuori dalal Terra.
In realtà nessuna teoria scinetifica è valida unversalmente o oggettivamente, tutte sono frutto di uan serie di assunzioni di base e di condizioni al contorno che ne determinana la validità.
Come ha ben evidenziato Feyerabend nessuna forma di conoscineza è valida in assoluto, ma è fortemente condizionata dai soggetti e dalle condizioni in cu si sviluppa.
Addirittura alcuni linguisti come Whorff sostengono che persone che parlan lingue idverse, messe di fronte ai medesimi eventi, li descrivono in maniera diversa, questo perchè la lingua condiziona fortemente le "categorie" interpretative degli individui e quindi il loro approccio con la realtà.
Le correnti più moderne dell'antropologia, della filosofia, della linguistica e della psicologia, arrivano al costruttivismo radicale: la realtà non ha esistenzap ropria, ma è solo frutto della costruzione mentale di ciascun individuo, costruzione che viene operata in base al rapporto he ogni individuo sviluppa con la realtà nel suo specifico ambiente, durante l'infanzia e che non potrà mai più essere modificato.

