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  1. #1
    Conservatorismo e Libertà
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    Predefinito POLITICA/ Marcello Veneziani su Gianfranco Fini

    Lungamente sospirato, arrivò in un pomeriggio d’agosto all’altare della sinistra perduta, la Sposa del Partito Democratico, al secolo Gianfranco Fini. Due ali di folla che si allargano per far passare il Presidente della Camera con il suo velo invisibile che suscita tra i compagni commossi invisibili lanci di riso. Un tifo caloroso in platea dopo giorni di marcia nuziale su la Repubblica e le sue sorelle, in attesa euforica del Convertito, salutato come antifascista, anticlericale ma soprattutto antiberlusconiano. Poi la Sposa firma autografi ai compagni e si ferma a parlare con loro, come evita di fare negli incontri con il Popolo della libertà. Articolesse di elogi, attestati di ammirazione e fiumi di paragoni in suo onore con l’Orco feroce Umberto Bossi, con l’Assatanato Silvio Berlusconi, e con i sette nani del suo vecchio partito, i suoi luogotenenti costretti a un’indecorosa difesa del cadavere, la destra buonanima. Loro le bestie, lui la Vergine Rifatta, venuta a Genova, città tremenda per chi viene dal Msi, a miracol mostrare. Un tifo della madonna per la nuova sposa che non ha tradito le premesse, limitandosi a tradire i suoi elettori e il suo passato anche più recente.

    Stimolato da Mario Orfeo, nuovo direttore del Tg2, a lui assai caro e non a caso venuto da la Repubblica e da sinistra, Fini ha parlato da prete progressista della legge Bossi-Fini, quel suo omonimo bestiale e razzista di qualche anno fa. Poi ha parlato da laicista progressista del testamento biologico, con implicito disprezzo della pessima accozzaglia cattolico-conservatrice-tradizionalista che fino a pochi anni fa un suo omonimo cercava di rappresentare. Infine ha parlato da leader della sinistra soffusa contro la Lega, Berlusconi e la destra italiana. Con toni misurati, come s’addice al personaggio. Ma a Genova Fini ha perfezionato il suo lungo viaggio da Almirante a ET, l’extraterrestre.

    Non lasciamoci trasportare dall’euforia dei compagni, ricomponiamoci. Dunque, per cominciare, Fini ha fatto bene ad andare alla festa del Partito Democratico. È il presidente del Parlamento, ha un ruolo bipartisan e non può seguire la decisione, discutibile, di Berlusconi e del suo governo di disertare la festa perché i democratici hanno perfidamente alluso ai suoi festini. Fini ha fatto bene ad andarci, come farà bene ad andarci l’altra figura istituzionale, Schifani. Ha fatto bene Fini a mazzolare alcune posizioni radicali della Lega, l’infelice battuta - poi rientrata - sul ripensamento del Concordato con la Chiesa, insomma alcune cadute nel rozzismo. Fa bene Fini a difendere l’unità d’Italia, anche se lo fa in modo assai più moscio di Napolitano e Ciampi, con cadute nell’internazionalismo catto-progressista. E fa bene, dal suo punto di vista, a smarcarsi da posizioni di partito, fa bene a dialogare...

    Però che volete, a me fa qualche impressione vederlo ridotto al ruolo di Cristoforo Colombo della sinistra, scopritore genovese di un Partito che non c’è più. E mi fa impressione pensare che pochi anni fa parlai pubblicamente assieme a Fini proprio lì, a Genova, in quei luoghi precisi dove è riapparso dopo il lifting mentale. Era una festa di Alleanza nazionale e quel Fini lì mi scavalcò, come era ovvio, a destra. Sui temi classici della destra, immigrazione inclusa. O magari sulla legge anti droga, che Fini firmò con Giovanardi; ma evidentemente Giovanardi falsificò la sua firma, perché lui ora dice cose opposte. E così vale per il presidenzialismo, che piaceva da matti a Fini e alla sua destra, fino a pochi anni fa: ma ora il decisionismo è sparito e quel che conta per il Fini bis è il Parlamento.

    Fa impressione incontrare uno che gli somiglia tanto, persino con lo stesso cognome, che ora ti scavalca a sinistra e dice cose opposte a quelle che diceva, non da ragazzo, non da missino, ma da leader della destra moderna italiana del terzo millennio. Era vice di Berlusconi all’epoca in cui parlammo insieme al pubblico di Genova; ora ha fatto carriera e fa il vice di Napolitano o il fratello maggiore di Franceschini che è la sua versione parrocchiale, un Fini minore che ha studiato dalle monache.

    Sono contento che la sinistra abbia finalmente trovato un leader su cui non si divide ma che elogia compatta. È un buon auspicio per le primarie. Fino a ieri ero convinto che Pdl volesse dire semplicemente Partito del Leader, inteso come Berlusconi; e Pd volesse invece dire Partito del, ma non si sapeva di che cosa. Ora finalmente viaggia in Pdf, come Partito di Fini. Sono contento per loro, anche se le posizioni di Fini non sono nemmeno di sinistra, sono neutre come il sapone dei bambini; forse terziste, cerchiobottiste, e approdano nella terra di nessuno.

    Ma sono contento per la sinistra che ha trovato finalmente un leader con cui condivide l’assenza di idee. Meno contento sono per la destra, lo dico ormai da turista curioso e disinteressato. Ecco, vorrei chiedervi: chi è il leader della destra oggi in Italia? Non riesco a trovare una risposta. Mi arrampico e deliro: Ratzinger? Calderoli? Arisa? Non so, non mi sovviene nessun leader della destra, nuova, vecchia, surgelata. Intanto, auguri a Fini l’astronauta per il suo lungo viaggio verso Marte. Come i fascisti di una celebre satira di Corrado Guzzanti...

    FINI TROVA CASA: LA STESSA DEL PD - Interni - ilGiornale.it del 27-08-2009


    Ho letto tutto d'un fiato questa impietosa requisitoria di Veneziani sui voltafaccia e le contraddizioni di Fini. Non vi è nulla di nuovo, niente di particolarmente sconvogente: l'ex delfino di Almirante ci ha abituati da tempo a dichiarazioni filo-progressiste, contraddistinte nella sostanza - al di là delle precisazioni di rito - dal più becero laicismo anticattolico, buone per i centri sociali e per le Feste dell'Unità.

    Eppure, la verità dell'articolo mi ha colpito nel profondo, mi ha lasciato di sasso, mi ha disturbato: come ha potuto Gianfranco Fini tradire così i valori predicati per tutta una vita e condivisi da milioni di elettori? Il tradimento, umano prima ancora che politico, grida vendetta al cospetto di coloro che lottarono prima di Fini, e di quanti oggi costituiscono la base e il cuore di una Destra che non intende scimmiottare i principi propagandati dalla sinistra.

    La sensazione, netta e desolante, è che Fini in realtà punta a conquistare gli sporchi voti degli avversari di sempre pur di assurgere alla più alta carica istituzionale della Repubblica.

    Nel frattempo, però, con i suoi gesti francamente repellenti, con le sue prediche che fanno scattare solo gli applausi della sinistra, Fini sta facendo terra bruciata attorno a sè. Accanto a lui rimangono i fedelissimi, che ormai si possono contare sulle dita di una mano: il Ministro Ronchi, il deputato Granata, l'intellettuale Campi...

    Perfino Gasparri può permettersi di abbandonarlo, e di criticarlo aspramente per le frasi - oggettivamente imperdonabili per un Presidente della Camera, che dovrebbe essere e apparire neutrale riguardo ad ogni legge in discussione in Parlamento - sul testamento biologico. Come se il Senato fosse al soldo della Chiesa! Come se i senatori del PDL fossero pagati per approvare leggi fascio-clericali e assolutiste!

    Fini lascia dietro di se solo una sensazione di disgusto, di vuoto morale e umano. Non vi è traccia del politico combattivo, coerente ed onesto, quando necessario duro ed intransigente, che aveva suscitato grandi speranze e attese fra i sostenitori della destra conservatrice e moderata, una volta chiusa - giustamente - la stagione della nostalgia post-fascista con Fiuggi.

    Che vergogna, Fini. Guadagnati pure col tradimento il Quirinale, ma non credere che la destra italiana sia al tuo fianco. Sei solo, e tale rimarrai.

  2. #2
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    Predefinito Rif: POLITICA/ Marcello Veneziani su Gianfranco Fini

    Veneziani come al solito ci regala un ottimo pezzo. è inutile dire che sottoscrivo in toto l'articolo,si tratta di un tradimento soprattutto per chi,come me,aveva creduto nella svolta di Fiuggi e nella possibilità di fare di Fini un leader conservatore di destra. Ma purtroppo ha dimostrato con il suo atteggiamento di non essere in grado di rappresentare la destra italiana,ormai è apprezzato SOLO dai presunti avversari. Non ci resta che Silvio..:sofico:
    Me ne fregio !
    E.Petrolini

    Non mi dite che sono incoerente,perchè lo so già.

  3. #3
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    Predefinito Rif: POLITICA/ Marcello Veneziani su Gianfranco Fini

    Fini ha potuto fare tutto questo, ed anche di più, perchè per anni in AN, una base adorante, colonelli La Eussa e Gasparri in testa, gli ha permesso di fare tutto quello che voleva, senza contradittorio.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  4. #4
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    Predefinito Rif: POLITICA/ Marcello Veneziani su Gianfranco Fini

    Bello rileggere oggi quest'articolo impietoso

  5. #5
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    Predefinito Rif: POLITICA/ Marcello Veneziani su Gianfranco Fini

    L'articolo è sicuramente gustoso e rispondente al vero.

    Sottolineerei però il fatto riportato da Panorama di ieri in un articolo sull'affaire Fini a proposito dei suoi sostenitori. Panorama indica come suoi supporters 37 deputati e 14 senatori (facendone tutti i nomi).

    Mi domando: a cosa possono servire questi numeri? Quali strade può intraprendere il nostro? Si vocifera anche di un'azione possibile proveniente da Montezemolo quale "nuovo capo taumaturgo" della politica italiana, coadiuvato da Casini, Rutelli e molto centrosinistra mediatico.
    Ultima modifica di primahyadum; 25-04-10 alle 21:10
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

 

 

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