Se il presidente americano ha motivi per rallegrarsi dell’accresciuta considerazione di cui gli Stati Uniti godono in altre paesi, il nuovo sondaggio del Pew Research Center - “The People and Their Government” - disegna una situazione interna fatta di seria sfiducia nei confronti del governo, di “rabbia, scontento e risentimento”.
Una “tempesta perfetta” di economia depressa, “aspre reazioni partigiane” ed “epico scontento” dell’opinione pubblica nei confronti del Congresso e degli eletti che potrebbe esplodere in autunno con le elezioni di medio termine.
Quello che emerge dalle cifre è un popolo ben poco propenso all’idea di un governo interventista, e neanche qui c’è da stupirsi se da quando Obama è entrato in carica la percentuale di chi vorrebbe uno “smaller government” è salita dal 42 al 50 per cento.
Un altro aspetto lo affronta il Wall Street Journal, dove si fa notare che Obama è entrato alla Casa Bianca promettendo un’era di armonia politica ma che, in 15 mesi di mandato, la speranza espressa in campagna elettorale di trascendere le divisioni di parte non ha fatto una gran bella fine.
Al contrario, Mr. Obama ha dimostrato la tendenza a “calunniare gli oppositori sul piano personale” e ad attaccare le loro argomentazioni definendole “disoneste, illegittime e mosse dalla malafede”. Un esempio su tutti: quando a settembre ha parlato della questione dell’health care al Congresso, Obama non si è limitato a esprimere il proprio disaccordo, ma ha accusato chi si opponeva di essere “cinico e irresponsabile”, di “diffondere disinformazione” e di fare affermazioni “false e folli ricorrendo alla demagogia e alla distorsione”.
La politica non è mestiere da mammolette, ma di solito – notano ancora dal Wall Street Journal – la gran parte dei presidenti lascia ad altre figure istituzionali certo genere di attacchi. Perché “il consenso più solido” si costruisce attraverso le nobili arti della discussione e della persuasione e “non con l’isolamento dei bersagli politici né coltivando il risentimento o ridicolizzando le differenze”. Il tutto con una bellicosità degna della più agguerrita Sarah Palin e con una retorica ancor più “dissonante” perché viene da un presidente che continua a ripetere, tra l’uno e l’altro attacco, che sta lottando con tutte le proprie forze per cambiare i toni del discorso politico americano. E se Obama e i suoi si stanno chiedendo perché la storia d’amore con il popolo americano sia diventata così difficile da gestire, farebbero meglio – consiglia il WSJ – a guardare “la condotta faziosa e il disprezzo” che il presidente “troppo spesso mostra nei confronti di chi non è d’accordo con lui”.
Obama è sempre più amato nel mondo, mentre negli USA l'incantesimo è finito | l'Occidentale
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