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CulturaIl contributo degli ebrei al successo dell'Italia fascista
Venerdi 4 Luglio 2008 – 16:20 – Jacopo Barbarito Sin da Sansepolcro e poi dalla Marcia su Roma (cui parteciparono centinaia e centinaia di ebrei) nonché durante tutto il ventennio e addirittura dopo le leggi razziali, vi furono tanti ebrei che ebbero funzioni e compiti di grande rilievo. Il più illustre esempio è dato dal senatore Isaia Levi di cui si tratta più sotto.
Tra gli altri, da citare altresì i membri della famiglia Coen, che diede al Fascismo segretari di varie organizzazioni del regime, in particolare dei Gruppi Universitari Fascisti, dalla seconda metà degli anni ‘30 in poi, anche dopo le leggi razziali.
I. Isaia Levi
Fascista italiano di religione ebraica, Isaia Levi nasce a Torino il 20 novembre 1863 da Donato, commerciante, e Marianna. Egli appartiene a una delle più importanti famiglie della borghesia ebraica d’Italia. Laureato, sposa Nella Coen e alla fine del secolo XIX ha già fondato numerose imprese. Per i suoi tanti successi diventa Cavaliere del Lavoro. Saluta positivamente l’avvento del Fascismo e nel 1925 diviene uno degli esponenti principali della Federazione Torinese del Pnf.
Il 9 dicembre 1933 viene nominato Senatore. Non si dimostra particolarmente ostile alle leggi razziali, in quanto dirette chiaramente alle logge massoniche ebraiche che anch’egli da sempre ha disprezzato e addirittura incrementa la sua visibilità ed attività con notevoli iniziative parlamentari di successo.
Perseguitato invece dall’antifascismo alla fine della guerra, si deve faticosamente difendere in tribunale anche dagli attacchi di molti suoi correligionari. Si ritira quindi a vita schiva e privata, morendo a Roma il 6 marzo 1949.
II. Ettore Ovazza
La famiglia Ovazza, di Torino, era un’importante famiglia della borghesia ebraica.
Ettore Ovazza, nato alla fine dell’800, era uno dei principali banchieri piemontesi ed allo scoppio della Grande Guerra si arruolò volontario. Dopo la Vittoria aderì al Fascismo tra il 1919 e il 1920, partecipando alla fondazione del Fascio Torinese ed all’organizzazione della Marcia su Roma.
Sposato con Nella ebbe due figli, Riccardo ed Elena.
Negli anni ‘20, date le sue competenze in materia, partecipò attivamente all’attività dei Ministeri Economici. Fu il primo ebreo a condannare apertamente il sionismo come corruzione politica della religione ebraica e si batté affinché ciò fosse compreso. Nel maggio del 1934 fondò a Torino “La Nostra Bandiera”, dalla chiara connotazione antisionista, promotrice della sempre più forte partecipazione della parte sana dell’Ebraismo al regime fascista. In questo quadro si inserisce la grande polemica col Rettore dell’Università di Perugia Paolo Orano (1875-1945), autore nel 1937 di un famoso libro dalla forma nettamente antisemita, “Gli ebrei in Italia”, ma nella sostanza, come affermato da Ovazza, concretamente antisionista. Premette affinché le leggi razziali del ‘38 fossero più chiaramente rivolte alla massoneria ebraica. Contrario alle norme si dimise nel 1938, pur continuando a prodigarsi per salvare il Fascismo dalla guerra. Fu assassinato con tutta la sua famiglia ad Intra nell’ottobre del 1943.
III. Guido Jung
Guido Jung nacque a Palermo il 2 febbraio 1876. Di famiglia ebrea benestante dedita al commercio di agrumi e frutta secca, sin da giovane iniziò la carriera commerciale nella sua ditta e nel 1906, dopo essere stato Censore della Cassa Centrale di Risparmio, venne per i suoi brillanti risultati insignito dal Re del titolo di Cavaliere della Corona. Nel 1913 divenne nominalmente presidente della ditta Jung, che divenne una grande azienda che trattava tutti i prodotti agricoli.
Aveva avuto occasione di entrare in contatto con la Banca d’Italia fin dall’inizio del secolo e pian piano di diventarne uno dei principali esponenti. Una volta scoppiato il primo conflitto mondiale Jung aderì al Partito Nazionalista (ANI) di Federzoni e partì per il fronte come Ufficiale volontario. Terminata la guerra prese parte a numerose conferenze per la pace, in cui si fece strenuo sostenitore del concetto di “Vittoria mutilata”. Aderì subito al Fascismo e partecipò alla Marcia su Roma. Divenne subito collaboratore del Ministro delle Finanze Alberto De Stefani, al cui ruolo aggiunse presto la carica di Presidente dell’Istituto Nazionale per l’Esportazione (INE). Abilissimo conoscitore dei mercati e della finanza ottenne ottimi risultati circa l’organizzazione dei rapporti commerciali con i paesi stranieri.
Venne eletto Presidente della Sofindit nell’Assemblea del 30 dicembre 1931, con l’appoggio del Governo Fascista. Grande consigliere del Duce in materia finanziaria, Jung nel 20 luglio 1932 venne nominato ministro delle Finanze al posto di Antonio Mosconi e dovette quindi dimettersi dalla Presidenza della Sofindit. In carica fino al 17 gennaio 1935, impostò la politica finanziaria fascista ottenendo risultati eccellenti anche circa le incertezze che i mercati continuavano a manifestare dopo la “quota novanta”. Ridusse inoltre le spese militari dal 32% al 25% ed aumentò invece i fondi destinati alle costruzioni di grandi opere pubbliche ed il 23 gennaio del 1933 diede il suo assenso alla nascita dell’IRI. Nel 1935 Jung diede le dimissioni per partire volontario per la Guerra d’Africa, dove combatté valorosamente. Nel 1938, estremamente deluso dall’approvazione delle leggi razziali, si ritirò a vita privata. Durante il governo Badoglio fu sottosegretario e Ministro di Stato. Poi si ritirò a vita privata e morì il 27 dicembre 1949, d’improvviso a Palermo
IV. Ugo Ancona
Di famiglia ebrea di antico lignaggio, Ugo Ancona nacque a Ferrara il 6 agosto 1867; intraprese la carriera di ingegnere meccanico, conseguendo la laurea presso il Politecnico di Zurigo (Svizzera) nel 1887. Si dedicò subito all’insegnamento, divenendo nel 1907 professore ordinario di Teoria generale delle macchine all’Istituto tecnico superiore di Milano e, in seguito, direttore della Scuola di ingegneria aeronautica di Roma. Iniziò l’attività politica negli anni ‘10 quando fu eletto deputato come indipendente. Nel 1923 fu nominato senatore del Regno. Aderì quindi al PNF e si occupò in particolare della Commissione Parlamentare delle Finanze e delle Petizioni (1927-1934). Morì a Roma il 2 giugno 1936. Degno di ricordo è un suo studio pubblicato nel 1916, “L’aspetto finanziario della guerra”, nel quale prevedeva una totale trasformazione e un nuovo assetto del mondo economico.
V. Teodoro Mayer
Giornalista di importante famiglia ebrea triestina, nacque il 17 febbraio 1860; fu fondatore (1881), direttore (1881-1938) e proprietario de “Il Piccolo di Trieste”. Nominato Senatore del Regno nel 1920, aderì al PNF e seguì in particolare, come Membro di Commissione, le finanze, la giustizia, i Patti Lateranensi. Divenne ministro di Stato nel 1931. Si oppose alle leggi razziali, dimettendosi dalla direzione del “Piccolo” alla loro approvazione. Morì il 7 dicembre 1942.
VI. Achille Loria
Possidente ebreo mantovano, Achille Loria nacque il 2 marzo 1857; si laureò in Giurisprudenza nel 1877, intraprendendo la carriera universitaria. Nel 1885 divenne Professore ordinario di Economia Politica, quindi socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei (1887), nonché membro di una trentina di Accademie e Società di Studio tra le più prestigiose del mondo. Divenne senatore del Regno nel 1919 e professore emerito nel 1932. Durante la sua attività politica si dedicò in particolar modo alla diffusione della cultura economica tra le masse. Morì a Luserna San Giovanni, in quel di Torino, il 6 novembre 1943.
VII. Maggiorino Ferraris
Maggiorino Ferraris nacque ad Acqui Terme, nell’Alessandrino, il 6 aprile 1856. Laureatosi in Giurisprudenza nel 1876, intraprese la carriera di giornalista. Iniziò l’attività politica negli ultimi due decenni dell’800 quale crispiano. Fu deputato, ministro delle poste e telegrafi (15 dicembre 1893-10 marzo 1896), ministro degli approvvigionamenti e consumi alimentari (18-23 giugno 1919), ministro per la ricostruzione delle terre liberate dal nemico (14 marzo-1° agosto 1922).
Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei (12 luglio 1905), senatore del Regno (1913) e presidente della Lega Navale (13 giugno 1916-3 giugno 1917). Durante il fascismo si occupò del rinnovamento delle Ferrovie dello Stato. Alla sua morte, avvenuta nel 1929, il Presidente Federzoni lo commemorò ricordando che “egli emerse per la solidità della dottrina, per la vivace e versatile intelligenza, per la copiosa facondia, per la cura costante dei grandi interessi dello Stato. Tutti i provvedimenti diretti a rinvigorire l’organismo economico e finanziario del Paese ebbero sempre in lui un difensore competente e fervoroso”.
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